1945-48: la meteora dell’ASAR scuote il Trentino

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All’indomani del secondo conflitto mondiale prendeva corpo nelle valli del Trentino, espandendosi in breve tempo con un successo travolgente, un movimento che avrebbe prodotto molti frutti: uomini e idee precorritrici dei tempi che, affermando la specificità e il profondo legame fra i popoli alpini, consentirono agli ideali federalisti e autonomisti nella regione di crescere rigogliosi fino ai nostri giorni.

La fiaccola della libertà impugnata da una mano che emerge tra due stelle alpine e s’incunea in un triangolo (il Trentino stilizzato): lo stemma. “Entro i confini dello Stato Italiano, Repubblicano e Democratico, Autonomia Regionale integrale da Ala al Brennero”: il motto. Dalla resa incondizionata dell’8 settembre 1943 sino alla fine della seconda Guerra Mondiale, il Trentino-Sudtirolo era divenuto provincia del Terzo Reich. Hitler aveva voluto ripristinare i vecchi confini, antecedenti alla prima Guerra Mondiale, tra l’impero degli Asburgo e il Regno dei Savoia. Con l’annessione del Trentino-Sudtirolo fino ad Ala e al Lago di Garda, il Führer voleva rinsaldare il sentimento delle popolazioni della regione. In questo momento, a metà della seconda Guerra Mondiale, il Trentino non si ritiene né tedesco né italiano. Si oppone al totale appiattimento etnico imposto dal fascismo e non plaude neppure alle imprese del nazionalsocialismo. Pronti fin dal 25 luglio, il 9 settembre 1943, giorno successivo alla resa senza condizioni, i nazisti occupano Bolzano e Trento. Nominano Franz Hofer Gauleiter della “Operationszone Alpenvorland” (Governatore della zona operazioni delle Prealpi). Rispetto ai fascisti, i nazisti si dimostrano più generosi. Concedono agli abitanti della Val di Fiemme la possibilità di scegliersi i propri governatori. Rendono la Corte d’Appello di Trento indipendente da Venezia (capitale fascista delle Tre Venezie). Costituiscono un corpo di polizia locale, il “Corpo di Sicurezza Trentino”, composto da uomini rigidamente selezionati, “chiamati a difendere e conservare le tradizioni dei padri”. Però, l’oppressore è sempre straniero. L’autonomia politico-amministrativa concessa sulla carta non soddisfa pienamente quella etnica. E neppure le esigenze di libertà. S’incominciano a formare piccoli gruppi estranei alle iniziative della Resistenza e del Comitato di Liberazione Nazionale. In clandestinità, si riuniscono davanti a bottiglie di ottima grappa nelle “canève” (cantine) di molte valli del Trentino. Assomigliano molto ai carbonari della prima metà dell’Ottocento. E, come loro, s’indottrinano al pensiero di un nobile alfiere della nostra tradizione risorgimentale: Carlo Cattaneo. I contatti di questi gruppi con gli Alleati sono molto fitti. All’indomani della tragica conclusione della Guerra Mondiale, i vagiti di autonomia dei gruppi locali si uniscono. È naturale che, non appena si scorgono all’orizzonte le libertà di parola, di opinione, di stampa e di associazione, cancellato il retaggio di due regimi, essi decidano di percorrere la strada dell’autonomia. È questo il momento, quando l’Italia deve ancora organizzarsi, di lanciare l’ipotesi federalista repubblicana. A Castel Toblino, Pergine, Trento, Rovereto, Lavis, Mori, negli oscuri anni dell’oppressione fascista, i gruppi autonomistici si riunivano in clandestinità. L’autonomia si sviluppa proprio nelle valli dove più accanito era stato il processo di italianizzazione. E dove secolare è stata la presenza di popolazioni germanofone. Lungo i primi mesi del 1945, grazie ai nuovi margini di libertà acquisiti, dopo due incontri a Pergine Valsugana e a Lavis (pochi chilometri a nord di Trento) si tessono le fila di un movimento comune. Enrico Pruner, Alfonso Salvadori, l’ing. Bortolotti, Sergio Donati, Valentino Chiocchetti, il 23 agosto 1945 convocano a Trento un congresso. Si costituisce l’Associazione Studi Autonomistici Regionali. Al movimento viene data subito una connotazione culturale. È necessario prevedere una eventuale ipotesi politica di autogoverno. Magari, si potrà anche redigere e proporre uno statuto per la regione. Il 27 settembre 1945 l’ASAR viene ufficialmente riconosciuta dagli Alleati, che accondiscendono alla fondazione del movimento. I convenuti a Trento si trovano unanimi nel condannare la politica etnica del fascismo e il suo sforzo di costante italianizzazione della regione durante i vent’anni di regime. Ma quando si tratta di riunirsi attorno ad un tavolo per redigere un programma politico ben definito, la discussione è accalorata: segno indiscutibile dell’entusiasmo e della passionalità che pulsano all’interno del movimento. II motto dell’ASAR viene partorito proprio a Trento, durante i lavori del primo congresso. Di fronte all’immediato riconoscimento del movimento da parte degli Alleati, si sente la necessità, per non ingenerare sospetti a Roma e nella speranza di una facile approvazione dell’autonomia regionale, di ribadire “il principio dell’integrità territoriale dello Stato”. Difatti, “entro i confini dello Stato italiano” deve organizzarsi l’autonomia che ha radici trentine, aderenti trentini, mezzi trentini e finalità trentine. È, per taluni aspetti, l’applicazione del pensiero di Alcide De Gasperi, che dopo la prima annessione del Trentino e del Sudtirolo all’Italia (il 3 novembre del 1918) aveva ammonito che bisognava conservare l’autonomia delle terre tolte all’Austria. Il futuro statista democristiano, anche quando sedeva tra i banchi del Reichsrat (Parlamento) di Vienna (primo decennio del Novecento), aveva sentito la necessità di tutelare la “coscienza nazionale positiva dei Trentini”. Il sentimento nazionale dei Trentini non è nazionalismo e neppure odio sfrenato per le altre nazioni. Antepone, piuttosto, all’appartenenza allo Stato l’attaccamento alle proprie radici regionali. Difatti, gli Asarini, si sentono innanzitutto trentini. Si battono perché certe definite caratteristiche regionali vengano finalmente, pacificamente riconosciute e tutelate. Ma, proprio in questo periodo, subito dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, a Bolzano sono erroneamente considerati ferventi italianisti.  A Roma patrioti scarsamente affettuosi e poco entusiasti. Il motto dell’ASAR è partorito un anno prima della proclamazione della Repubblica. Malgrado tutto, prevede già, in anticipo, l’abolizione del regime monarchico e la costituzione di uno Stato repubblicano. Perché è questo il momento di andare oltre, di sostenere l’idea repubblicana federalista che avrebbe previsto le regioni precedere lo Stato. Allo Stato sarebbe spettato il compito di risolvere i problemi di interesse comune; alla regione la risoluzione dei problemi regionali (nell’accezione non riduttiva del termine).

L’ASAR si propone come un movimento sovralinguistico che tuteli quel passato storico comune al Trentino e al Sudtirolo, due regioni mai divise, neppure dalla diversità linguistica, né tantomeno dalla cerniera di Salurn- Salorno. Nel contesto di una completa autonomia regionale, gli Asarini s’impegnano a garantire l’autonomia specifica del Sudtirolo dal Trentino. Quando c’era il Kaiser Franz Josef, l’imperatore d’Austria e Ungheria, il confine con il Regno d’Italia correva nei pressi di Ala. Tutto il territorio della Monarchia che da Ala arrivava al Brennero era il Südtirol o Tirolo meridionale. L’autonomia regionale integrale dell’ASAR presenta il vecchio Sudtirolo come possibile ponte geografico e culturale della regione verso l’Europa, perché, poco oltre il passo del Brennero, c’è il Tirolo austriaco, con la sua capitale Innsbruck. Ma, negli anni successivi alla seconda Guerra Mondiale, l’eredità italianista di Ettore Tolomei disturba il progetto autonomistico: il vecchio roveretano, con la riproposizione dei suoi elenchi sulla toponomastica latina dell’Alto Adige, conferisce rinnovate spinte al nazionalismo italiano nella regione. L’attivismo, l’associazionismo, il movimentismo che animano l’ASAR agli inizi sono testimoniati dall’ardore di giovani e vecchi trentini riuniti attorno alla fiaccola della libertà, noncuranti delle forzate tesi del Tolomei. Nel breve volgere di pochi mesi, nel dicembre del 1945, l’ASAR conta circa 65.000 aderenti. Dall’ottobre 1945 all’aprile 1946 si tengono circa 400 riunioni nelle valli trentine. Sono un’infinità le adesioni spontanee. Lo scarto tra gli iscritti, gli attivisti e i sostenitori del movimento è ampio. Rovereto conta 45 iscritti. Trento 85. Ma alla prima manifestazione regionale dell’ASAR, il 28 dicembre 1945, il Teatro Sociale di Trento non è assolutamente in grado di contenere le persone convenute da tutte le valli.

Il movimento esplode

Sull’altopiano di Piné, lungo la valle di Cembra, da Calceranica a Vigolo Vattaro, a Centa, Carbonare, Lavarone, fin quasi ad Asiago, spontanee sono le entusiastiche adesioni. Velocemente viene conquistata anche la sponda destra dell’Adige, dove tra meli e vigneti scorre la Strada del Vino (che da Salorno in su diventa Weine Strasse). Nomi, Pomarolo, Aldeno, Mattarello, Calliano fermentano come il vino che qui si produce. Dopo Trento le radici dell’ASAR penetrano a Mezzolombardo e Mezzocorona, e su, lungo le pendici dell’Anaunia (Val di Non): Tres, Cles, Dermulo, Fondo, fino a sconfinare a Malè e poi in Val di Sole. Percorrendo la valle del Sarca, dopo Toblino, Arco, Riva, Terlago, il movimento arriva a Ledro. Le valli Giudicarie, la Val Rendena, la Valle di Primiero, Canal San Bovo, Tonadico, Transacqua diventano asarine. Si rende necessario un organo di stampa per diffondere a livello regionale e nazionale la deflagrazione. Bisogna indirizzare politicamente i sostenitori. Divulgare la propaganda. Le prime richieste vengono inoltrate a “L’Azione”, organo di stampa del Partito d’Azione, che si dichiara disposto ad ospitare gli articoli degli Asarini. Il più vecchio partito politico italiano, fondandosi sulla nobile tradizione dei nostri padri della patria, poteva a buon titolo ospitare il pensiero degli eredi di Carlo Cattaneo. Ma il 20 novembre 1946 è giunto il momento di stampare a proprie spese un foglio unico a due pagine: “L’Autonomia”. Nel marzo 1946 si svolgono le prime elezioni comunali. L’ASAR vi partecipa con liste compatte, indipendenti da quelle di altri partiti. Ma lascia ai suoi aderenti libertà di voto. Molti Asarini sono iscritti a partiti politici tradizionali e nello stesso tempo simpatizzano per l’ASAR che stimola la loro coscienza di Trentini, perché l’ASAR è un movimento al di sopra dei partiti centralisti del potere romano e del CLN. L’ASAR, priva di fondi per organizzare una precisa e dirompente campagna elettorale, consente il travaso dei suoi simpatizzanti nei voti delle altre liste. I soldi per una decorosa campagna elettorale non ci sono, perché con le loro auto-sovvenzioni pochi iscritti e attivisti devono organizzare delle manifestazioni-fiume che richiedono ingenti spese. Le tariffe di iscrizione all’ASAR sono molto popolari: 100 lire per i soci ordinari; 120 lire per i soci sostenitori; 500 per i soci benemeriti. Ci sono, è vero, altre forme di finanziamento. Qualche volta i simpatizzanti portano nelle sedi dell’ASAR i prodotti delle loro campagne. Nelle feste paesane, patronali e campestri si tengono spesso delle lotterie. Ma sono tutte fonti misere, non quantificabili né costanti. L’ingenuità politica di aver consentito ai propri sostenitori di poter votare i partiti del sistema romano, ha prodotto una campagna elettorale, già misera per mancanza di fondi, quasi inesistente, nulla. I simpatizzanti, avendo deciso di votare per gli altri partiti, non si sentono assolutamente in dovere di propagandare le liste dell’ASAR. Il gruppo di Rovereto, sempre insofferente e intransigente col Direttivo Centrale di Trento, deluso dalla pochezza politica dell’azione, reclamando maggior chiarezza e incisività, si sgretola. Tre membri dell’ASAR roveretano, che avevano sperato in una fusione delle liste asarine con quelle della Democrazia Cristiana (partito molto forte in tutto il Trentino), rassegnano le dimissioni. Non sono iscritti qualunque. Sono il vicepresidente dott. Zanin, il cassiere Carlo Albertani, il Sig. Bertagnin. Ma prevale l’integrità dell’ASAR, che è legata alla sua indipendenza e riesce sempre ad evitare dannosi compromessi. Malgrado tutto, alle elezioni comunali del 24 marzo del 1946 il movimento presenta 18 liste. Ottiene 50 consiglieri comunali: rispetto alle straripanti adesioni delle manifestazioni popolari, il risultato non è troppo positivo. Un mese dopo il parziale successo politico, dal 24 al 29 aprile 1946, il presidente Bortolotti convoca nella Sala della Filarmonica di Trento il primo Congresso Regionale. Salvadori comunica all’assise che il movimento ha raggiunto i 100.000 seguaci divisi in 234 sezioni. È in embrione anche la costituzione di una federazione giovanile dell’ASAR. Difatti, nel luglio successivo, a due mesi dal congresso, nasce il Fronte Autonomistico Giovanile Trentino (FAGT). Ma le sezioni, che al congresso avevano sottovalutato l’idea, non accettano con entusiasmo l’iniziativa. Interpretano il Fronte come un possibile elemento di rottura della compattezza dell’ASAR che, ora come non mai, nei mesi successivi alle elezioni di marzo necessita di unità e convinzione per raggiungere e concretare l’ipotesi autonomistica stesa all’atto di fondazione. È il gruppo di Rovereto a redigere, nel 1946, la prima bozza di statuto. Frattanto, il giornale, “L’Autonomia”, non gode di buona salute. Dopo accalorate discussioni, viene stampato a Rovereto. Cambia la redazione. E lo stesso Chiocchetti, del gruppo di Rovereto, se ne assume la responsabilità direzionale. Cambia anche il formato, diventa più piccolo e in foglio unico. Incomincia a uscire con regolare scadenza settimanale. Da quando viene stampato a Rovereto, la testata diventa la “NostraAutonomia”. “Nostra” perché difende a spada tratta l’ipotesi di statuto proposta dal gruppo roveretano dell’FASAR. Si avvicina il giorno dei referendum tra Monarchia e Repubblica. Si avvicinano le elezioni dei membri che faranno parte dell’Assemblea Costituente.

Al referendum, in Trentino, Casa Savoia ha 33.728 voti. La Repubblica 191.450. È un successo in parte dell’ASAR, che ha votato compattamente per la Repubblica, nell’illusione che ad essa poi sarebbe stato aggiunto anche l’aggettivo “federale”. Il 2 giugno, invece, alle elezioni per l’Assemblea Costituente, l’ASAR si inserisce nelle liste comuni di PRI e Partito d’Azione. Ma il tentativo di mandare a Roma Chiocchetti, autorevole rappresentante del movimento, che dovrà tutelarne le richieste e proporre lo statuto autonomistico redatto dal Direttivo, fallisce. Proprio come i voti mancati di pochi mesi prima (marzo). Anche a giugno, alcune sezioni fanno blocco compatto attorno al candidato; altre, invece, disperdono i voti nelle urne degli altri partiti. Tutto perché l’ASAR ha lasciato i suoi sostenitori e simpatizzanti liberi di scegliere. Se tutti gli Asarini avessero votato per Valentino Chiocchetti, l’ASAR avrebbe occupato uno scranno a Roma, all’Assemblea Costituente, all’atto di discutere e approvare la Costituzione della neonata Repubblica Italiana e lo Statuto Speciale del Trentino (ma questo è il senno di poi). Durante i lavori della Costituente, viene demandato al CLN trentino il compito di redigere lo statuto dell’Autonomia Regionale. Poi viene coinvolto il Movimento Autonomistico Regionale di Bolzano (MAR). Quindi il Prefetto Innocenti di Bolzano. Ma tutte queste bozze di statuto vengono bocciate. Allora l’incarico viene demandato al Direttivo Centrale dell’ASAR. Si deve redigere un manifesto delle aspirazioni della Regione da sottoporre alla visione e all’approvazione di tutte le autorità politiche regionali. Lo Statuto proposto dal Direttivo dell’ASAR prevede la costituzione di un certo numero di “distretti” per evitare una forma di centralismo locale. Conferisce alle Curie la possibilità di tutelare i diritti etnici. In seno al governo regionale, diviso paritariamente e non proporzionalmente, le decisioni devono essere prese a maggioranza di due terzi dei presenti. Il Presidente di Polizia e il Commissario Dirigente di Carriera devono essere di nomina regionale e non statale. Il rappresentante dello Stato nella regione è il Presidente della Corte d’Appello. L’autonomia fiscale è completa. Ma, qualora il gettito non sia sufficiente, lo Stato deve contribuire attraverso cospicui interventi economici. I fermi propositi da difendere sono la sovranità della Regione sullo Stato e la sovranità dei gruppi etnici sulla Regione. Quando lo Statuto andrà a Roma, verrà incluso nella nuova Carta Costituzionale. Perché lo Statuto proposto dall’ASAR venga accolto sotto i migliori auspici, per dare a Roma l’immagine della totale adesione trentina all’ASAR, il 15 settembre si convoca a Trento una manifestazione. Pochi giorni prima, il 5 settembre 1946, a Parigi il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana, Alcide De Gasperi, firma un trattato sull’Alto Adige con il Ministro degli Affari Esteri d’Austria Karl Gruber. L’accordo sarà allegato, quale clausola di completamento, alla Pace che l’Italia ha stipulato in precedenza, sempre a Parigi, con le potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale. E non è un caso che la manifestazione di Trento del 15 settembre cada mentre l’atmosfera politica italiana ed internazionale è turbata dai lavori della Costituente sullo Statuto e dal patto De Gasperi-Gruber. Nelle due circostanze il contendere è rappresentato dal Trentino e dal Sudtirolo e l’ASAR si sente in dovere di tutelare le istanze anche di quest’ultimo. Sono 10.000 (voce della stampa ufficiale) o 25.000 (voce della stampa asarina) i Trentini che sfilano compatti per le vie della città “del tridente”. La stampa ufficiale sottolinea la compostezza e il civismo dei manifestanti. Un elogio è rivolto anche alla serietà e alla lealtà dei rappresentanti dell’ASAR che dopo il corteo si incontrano con il Prefetto di Trento per discutere dello Statuto. Il grande numero di adesioni all’iniziativa pone i rappresentanti asarini in una posizione molto favorevole durante le trattative. La manifestazione ha dimostrato – e questo era l’obiettivo – che per qualunque decisione da prendere sulla questione trentina, bisogna tenere in considerazione la posizione dell’ASAR che, in questo momento; rappresenta tutta la provincia. Ma dopo la manifestazione, la domenica sera, un gruppo di Asarini, che nel pomeriggio avevano sfilato in corteo, s’imbatte in un gruppo di iscritti all’ANPI. Dopo le provocazioni verbali dei partigiani, che accusano l’ASAR di offendere e distruggere quanto loro hanno ottenuto durante la Resistenza, scoppia tumultuosa la rissa. Il giorno seguente, la stampa italiana non si fa sfuggire l’occasione di evidenziare i disordini e gli scontri di Trento. I dirigenti dell’ASAR, sempre lunedì 16 settembre, sporgono denuncia contro i partigiani. L’episodio lascia una traccia indelebile. Ai successivi incontri asarini, il costante presidio militare di Stato verrà intensificato, generando nei manifestanti l’irritazione e il malcontento. Il 16 ottobre 1946 si celebra a Trento il cinquantenario dell’erezione del monumento dedicato a Dante Alighieri (generosamente concesso dalle “oppressive” autorità austriache nell’ottobre del 1896). L’ASAR decide di non partecipare alla festa dell’Italia nazionalista. L’occasione, travalicando i limiti della celebrazione, può rovinare tutti gli sforzi asarini diretti a ribadire al governo di Roma l’autonomia cercata e voluta dalla Regione. La risposta dell’ASAR in difesa dell’autonomia non tarda ad arrivare. Il 3 novembre (anniversario dell’occupazione di Trento da parte delle truppe italiane nel 1918) Rovereto è destinata ad ospitare gli Asarini. Ma nottetempo, il 2 novembre, elementi nazionalisti imbrattano le storiche mura della città della quercia, inneggiando all’Austria. Il giorno dopo, una strana tensione pervade gli animi di uno dei più prestigiosi e attivi gruppi asarini. Anzi, tutti i convenuti a Rovereto si mostrano irrequieti. I carabinieri che scortano l’immenso corteo di 4.000 persone appaiono particolarmente nervosi. Sono pronti ad intervenire anche per un nonnulla. Difatti, l’asarino Cassol viene incarcerato per una piccola rissa che si crea in coda al corteo. Ma verrà rilasciato il giorno successivo.

Si apre il 1947. La politica asarina si caratterizza nel tentativo di essere il trait d’union tra la Südtiroler Volkspartei e gli altri partiti politici trentini. Difatti, nel breve volgere di poco tempo, frequenti saranno le partecipazioni dei delegati dell’ASAR ai convegni degli altri partiti regionali e viceversa. Nel 1947 si verifica anche il tentativo di colmare, o ridurre parzialmente, lo scarto, interno al movimento, tra iscritti e attivisti da una parte e aderenti alle grandi manifestazioni dall’altra. Molto pochi i primi. Tanti, forse troppi, i secondi. La mobilitazione di massa ad ogni manifestazione pretende un’organizzazione capillare, precisa. Pochi attivisti difficilmente sono in grado di fornirla. La carente organizzazione si individua soprattutto con la mancanza di un vero capo carismatico del movimento. Se verso gli altri partiti c’è stato un netto avvicinamento, con la SVP, purtroppo, si verifica un lento allontanamento, almeno per ora. Il rifiuto di redigere insieme lo Statuto di autonomia regionale, la diffidenza reciproca, rendono sporadici i contatti tra autonomisti sudtirolesi e trentini. La SVP tutela innanzitutto l’autonomia del Sudtirolo. L’ASAR invece, nel contesto dell’autonomia di tutta la regione, promette uno speciale riguardo per i problemi del Sudtirolo. Il 20 aprile 1947 si organizza un’altra manifestazione per attirare l’attenzione sullo Statuto che l’ASAR ha spedito a Roma. Partecipano tutti i partiti politici regionali, escluso il Partito Liberale. Le persone contate quel giorno in Piazza Fiera a Trento sono 35.000 (versione ASAR) oppure 20.000 (versione stampa ufficiale, sempre impegnata a ridurre le dimensioni reali del movimento). I delegati di tutti i partiti si esprimono a favore dello Statuto dell’ASAR. Il fatto è da rilevare. Mai come in questo momento l’ASAR riesce a unificare e rappresentare il Trentino legale (i partiti) e il Trentino reale (il popolo). Ne rappresenta la voce. Ne difende le richieste.

L’avvicinamento delle forze politiche regionali all’ASAR e la rinnovata partecipazione di PCI, PSLI, PSI, PRI, DC alle assemblee e alle manifestazioni, appare agli Asarini come una palese approvazione dello Statuto. Anzi, tutti i partiti difendono le posizioni dell’ASAR. Soprattutto i partiti di massa del Trentino difendono a spada tratta l’autonomia, non per un preciso disegno politico, quanto piuttosto per corteggiare i partecipanti alle manifestazioni asarine e depistarli su DC, PSI, PCI che in Trentino non godono di molti consensi e molta popolarità venendo necessariamente identificati col potere centralista romano. Maturano intanto i tempi per il secondo congresso. La domenica successiva alla manifestazione di Piazza della Fiera, il 27 aprile, nella sala della Filarmonica di Trento, i 56.781 iscritti all’ASAR sono rappresentati da 212 delegati. Il presidente Bortolotti sottolinea le poche concessioni fatte dal governo di Roma. Suggerisce una posizione del movimento più combattiva. L’ASAR, che sin dalla nascita si mantiene costantemente “super partes”, per far approvare lo Statuto di Autonomia deve scontrarsi con il centralismo romano. Ma da Roma, nel settembre del 1947, giunge la risposta negativa allo Statuto proposto dell’ASAR. Allegata alla lettera c’è una copia dello Statuto elaborato dalla Commissione dei “sette saggi”, ben lontana dai problemi specifici della regione e dalle priorità autonomistiche da rispettare. Le illusioni e le speranze disattese creano rabbia e delusione all’interno del movimento. La mancata approvazione della bozza di Statuto asarino è il frutto di un rapporto eccessivamente chiaro, corretto e leale con i partiti politici, impegnati nei loro sottili e funambolici giochi di potere. L’ASAR non è mai stata un partito. E si è sempre dimostrata inadatta a trattare con loro. Ma, di fronte a questi espliciti attacchi, il movimento incomincia a barcollare. Al suo interno si formano le correnti degli intransigenti sull’unità autonomistica della regione e dei favorevoli al dialogo con gli altri partiti regionali per dividere l’autonomia tra Trento e Bolzano. A Mori (tra Rovereto e Riva del Garda) è indetta per il 14 ottobre 1947 una manifestazione. Si cerca di ribadire l’avversione allo Statuto appena giunto da Roma. “Al raduno di Mori ci trovammo letteralmente circondati da carabinieri, polizia, reparti dell’esercito. C’era perfino una camionetta con una mitragliatrice”. L’accordo con le forze dell’ordine è quello di non portare le bandiere tirolesi. Ma, forte della sua ignoranza, il capitano dei carabinieri Zancan scambia l’aquila dello Statuto “Innocenti” con l’“aquila tirolensis”. Fa arrestare i tre alfieri, colpevoli di aver ostentato democraticamente il vessillo dell’autonomia. Con loro viene arrestato il segretario Denfant, responsabile del tentativo di alcuni infiltrati di ammainare la bandiera tricolore issata dai nazionalisti italiani sul pennone del paese. La stampa e le autorità sottolineano i disordini, i pestaggi di Mori, che hanno creato un’atmosfera tesa e pesante per tutti, per la pacificità del movimento e la tranquillità della regione. In questi giorni, lo Statuto proposto da Roma viene approvato da tutti i partiti trentini. Quello che si consuma nei confronti dell’ASAR è un vero e proprio tradimento (del resto arma lecita e legittima della prassi della lotta politica). Al momento di esprimere un parere, l’ASAR è l’unico partito a dichiararsi contrario allo Statuto di Roma. Quando l’eco della questione dello Statuto non è ancora smorzata, viene convocato il terzo congresso. Il 22 febbraio 1948, nella solita sala della Filarmonica di Trento, è presente anche Ebner, autorevole esponente della Südtiroler Volkspartei. Non è assolutamente una presenza casuale. E neppure di cortesia. Prende corpo in questo periodo l’ipotesi della confluenza dell’ASAR nella SVP, dopo un chiarimento e una convergenza delle reciproche posizioni. Incontri e trattative avevano precorso il congresso. Il presidente Bortolotti, nella relazione, delineando una breve storia del movimento, evidenzia anche le lacerazioni interne attorno alla questione dello Statuto. È stato il gruppo asarino di Trento a proporre la confluenza. Ma l’assise, ai voti, si esprime per ora contro la confluenza e sollecita l’intensificazione della lotta contro lo Statuto proposto da Roma. All’orizzonte, frattanto, s’intravedono le elezioni politiche del 1948. Considerati e analizzati gli infelici schieramenti asarini alle precedenti ternate elettorali, il dibattito è intenso. Chiocchetti propone la lista indipendente. Altri propongono in tutta Italia una lista comune di tutte le forze autonomistiche. Altri ancora propongono la lista con la Südtiroler Volkspartei. Quest’ultima proposta viene votata all’unanimità. Autonomismo trentino e autonomismo sudtirolese sono affiancati nella lotta contro il centralismo e contro i partiti che in Trentino-Sudtirolo fanno il gioco di Roma. Questa scelta crea, però, qualche defezione. Si dimettono Luigi Bertoldi e Valentino Chiocchetti, in disaccordo con la maggioranza. Se ne vanno anche Salvadori e Calovini. Si sciolgono i gruppi della valle di Cembra, di Civezzano, di Riva e di Arco.

Arriva il giorno delle elezioni: il 18 aprile 1948. Nonostante il buon successo, nessun rappresentante dell’ASAR inserito tra le stelle alpine della SVP risulta eletto. Nel tentativo di far sopravvivere il movimento, si costituisce una commissione interna per definire la strategia politico-economica dell’ASAR, nel palese tentativo di farla diventare un partito politico. Il quarto congresso, nella Sala della Filarmonica di Trento, ne rappresenta il testamento. Il movimento, in balìa di se stesso è incontrollabile. Il nuovo presidente Gualdi viene nettamente sconfitto durante i lavori del congresso dalla sudtirolese Marchetto. La Marchetto porta ai voti la mozione di fusione dell’ASAR con la SVP, proseguendo quel disegno politico iniziato all’epoca del terzo congresso regionale dell’ASAR e concretato alle elezioni del 1948. 1261 delegati sono favorevoli alla fusione, 556 sono contrari, 534 si astengono, 28 annullano la scheda. La maggioranza del movimento, ritenendo di non avere forze sufficienti per sopravvivere e, soprattutto per condurre vittoriosamente la battaglia autonomista, decide di confluire nella SVP e di legare la propria lotta a quella certamente più forte, più popolare e più appoggiata sul piano internazionale, dei Sudtirolesi. La mancata chiarezza interna al movimento, il grande rispetto per iscritti e simpatizzanti che ad ogni tornata elettorale erano liberi di votare qualsiasi partito e qualsiasi uomo, l’instabilità dell’ASAR che ha sempre avuto pochi iscritti, ma tanti amici, tanti simpatizzanti che non perdevano un’occasione di sfilare in corteo per reclamare l’autonomia per il Trentino e per l’Alto Adige, sono state le cause della mancata affermazione dell’ASAR. È stata una meteora: in breve tempo ha raggiunto consensi e straripante popolarità, e altrettanto velocemente si è appannata. Ma come per tutte le meteore, la sua parabola ha brillato di luce viva e intensa. Quando l’Italia ufficiale pullula di incontri celebrativi sui quarantanni della Repubblica, e polemizza sulla paternità del tricolore, noi, a quarant’anni di distanza, ricordiamo la nascita di un movimento che non se la sentiva di far parte di un sistema politico che già allora si preannunciava lottizzato, partitocratico, clientelare, corrotto e corruttore, incapace di governare, capacissimo di “manovrare”. Un movimento che voleva l’Italia federale, ideale non ancora in grado, in quei tempi, di resistere alle pressioni di un’Italia burocratica e accentratrice. La sua eredità è stata però, raccolta ed è tuttora patrimonio della SVP e di coloro che, non confluiti in essa nel 1948, hanno costituito il PPTT (Partito Popolare Trentino Tirolese) che (insieme allo UATT in questi ultimi anni) farà comunque dell’alleanza con il partito sudtirolese l’asse portante delle sue scelte politiche. I due movimenti trentini si sono di recente riunificati, dando origine al Partito Autonomista Trentino Tirolese (PATT).

 L’ACCORDO

Vi proponiamo la traduzione in italiano del testo originale, redatto in inglese, dell’accordo De Gasperi-Gruber, firmato il 5 settembre 1946 alla Conferenza di Parigi e conservato nell’Archivio di Stato di Vienna.

 

1) Gli abitanti di lingua tedesca della provincia di Bolzano e quelli dei vicini comuni bilingui della provincia di Trento godranno di completa eguaglianza di diritti rispetto agli abitanti di lingua italiana, nel quadro delle disposizioni speciali destinate a salvaguardare il carattere etnico e lo sviluppo culturale ed economico del gruppo di lingua tedesca.

In conformità dei provvedimenti legislativi già emanati od emanandi, ai cittadini di lingua tedesca sarà specialmente concesso:

a) l’insegnamento primario e secondario nella loro lingua materna;

b) l’uso, su di una base di parità, della lingua tedesca e della lingua italiana nelle pubbliche amministrazioni, nei documenti ufficiali, come pure nella nomenclatura topografica bilingue;

c) il diritto di ristabilire i nomi di famiglia tedeschi che siano stati italianizzati nel corso degli ultimi anni;

d) l’eguaglianza di diritti per l’ammissione ai pubblici uffici, allo scopo di attuare una più soddisfacente distribuzione degli impieghi tra i due gruppi etnici.

2) Alle popolazioni delle zone sopraddette sarà concesso l’esercizio di un potere legislativo ed esecutivo autonomo, nell’ambito delle zone stesse. Il quadro, nel quale detta autonomia sarà applicata, sarà determinato consultando anche elementi locati rappresentanti la popolazione di lingua tedesca.

3) Il Governo italiano, alto scopo di stabilire relazioni di buon vicinato tra l’Austria e l’Italia, si impegna, dopo essersi consultato col Governo austriaco ed entro un anno dalla firma del presidente trattato:

a) a rivedere, in uno spirito di equità e di comprensione, il regime delle opzioni di cittadinanza quale risulta dagli accordi Hitler-Mussolini del 1939;

b) a concludere un accordo per il reciproco riconoscimento della validità di alcuni titoli di studio e diplomi universitari;

c) ad approntare una convenzione per il libero transito dei passeggeri e delle merci tra il Tirolo settentrionale e il Tirolo orientale, sia per ferrovia che, nella misura più larga possibile, per strada;

d) a concludere accordi speciali tendenti a facilitare un più esteso traffico di frontiera e scambi locali di determinati quantitativi di prodotti e di merci tipiche tra l’Austria e l’Italia.

 

 

 

 

 

Bibliografia

 

Piero Agostini, Trentino Provincia del Reich, Trento, 1975;

Piero Agostini e Alessandra Zendron, Quaranta anni tra Roma e Vienna, ERI edizioni Rai,

Torino, 1987;

Carlo Battisti, Il problema politico dell’AIto Adige, tip. Giuntina, Firenze, 1945;

Romano Bracalini, L’A B C dell’Alto Adige, Longanesi, Milano, 1968;

Umberto Corsini, Il colloquio De Gasperi-Sonnino, Monauni, Trento, 1975;

Domenico Fedel, Storia dell’ASAR, 1945-1948, Pezzini, Villalagarina (TN), 1980;

Maurizio Ferrandi, Ettore Tolomei, l’uomo che inventò l’Alto Adige, Publilux, Trento, 1975;

Alfons Gruber, L’Alto Adige sotto il fascismo, Athesia, Bolzano, 1979;

Edio Vallini, La questione dell’Alto Adige, Parenti, Firenze, 1961;

Trentino da ricordare 1948-1978, Manfrini, Calliano (TN), 1978;

Democrazia Cristiana – centro informazioni, Il Partito Popolare Tirolese Trentino, Trento, 1952; Democrazia Cristiana – centro informazioni, Non ingannare la povera gente, Trento, 1965; Südtiroler Volkspartei – direzione – Südtiroler Volkspartei 40 anni 1945-1985, Bolzano, 1985; Discorso del Presidente della Giunta Provinciale di Bolzano, dott. Silvius Magnago, tenuto il 30 settembre 1986, in occasione del quarantesimo anniversario dell’accordo di Parigi;

“Il Trentino”, anno XXIII, Trento, ottobre 1986, n. 123, Speciale Autonomia,

Supplemento de “L’Alto Adige”, De Gasperi- Gruber, l’accordo quarant’anni dopo.

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