Come gli USA spiano – rispiati – l’amico Israele

Filed in Autori, Daniel Pipes by del 30/09/2015

Intervista a Daniel Pipes di Machla Abramovitz per il “Mispacha Magazine”.

Fino a che punto gli Stati Uniti spiino i paesi amici, tra cui Israele, è stato mostrato nel 2013 dall’ex consulente della Cia Edward Snowden. Quasi quattro anni prima, in un documento top secret, il Tribunale di sorveglianza dell’intelligence straniera approvò la certificazione che conferiva all’Agenzia per la sicurezza nazionale (NSA) il diritto di sorvegliare oltre 190 governi e organismi esteri.
Pertanto, mentre Jonathan Pollard è stato condannato all’ergastolo per aver passato informazioni riservate a un alleato (Israele), le rivelazioni dell’NSA cosa implicano in merito al fatto che gli Usa spiino Israele? Il politologo Daniel Pipes ha esaminato in modo approfondito questo punto debole delle relazioni nascoste tra gli Stati Uniti e Israele. Dalla sua camera d’albergo a Stoccolma, ci ha spiegato la complessa natura di questo rapporto, così come le attività di Pollard e la sua successiva condanna, inserendole in questo contesto più ampio. M.A.

Alla luce della rivelazioni dell’NSA, la condotta di Pollard andava considerata come il solito comportamento tra amici? Perché gli è stata inflitta una condanna all’ergastolo senza precedenti per aver spiato un Paese amico, pena che il governo finora si è rifiutato di ridurre?

Inizierei col dire che Pollard ha commesso un reato e andava punito per questo, ma in modo proporzionato. Il suo operato è stato particolarmente insignificante rispetto a quello di spie come John Anthony Walker, che per decenni ha fornito ai sovietici informazioni altamente riservate.
La dura reazione della corte può essere attribuita in parte al segretario alla Difesa Caspar Weinberger, che ha indotto gli avvocati americani a rifiutare un patteggiamento che Pollard aveva chiesto. Ma Weinberger non fu il solo a insistere e a pretendere una sentenza che infliggesse una pena del massimo rigore.
Secondo l’ex direttore politico dell’AIPAC, si ritiene che il controspionaggio dell’FBI abbia rivelato che Israele si era infiltrato nell’intelligence americana e questa rete di spionaggio doveva essere smantellata. Pollard era considerato la parte visibile di questa rete. Questa teoria potrebbe spiegare perché tutti gli agenti dell’intelligence americana abbiano continuato a dire che Pollard non doveva essere rilasciato, anche dopo che Weinberger non era più segretario alla Difesa.

Il 29 agosto 2013, Edward Snowden ha reso pubblico un documento pubblicato dal “Washington Post” che rivela i finanziamenti americani elargiti alla sua vasta rete spionistica. Nel documento, risulta che Israele, insieme alla Russia, alla Cina, all’Iran e a Cuba, erano gli obiettivi prioritari. Questo evidenzia ulteriormente l’ipocrisia degli Stati Uniti nei confronti di Pollard?

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Condoleezza Rice ha avuto un ruolo di primo piano nell’attività spionistica degli Stati Uniti nei confronti di Israele.

Le reciproche attività spionistiche degli Stati Uniti e Israele risalgono a molto tempo fa, ancor prima della creazione dello Stato ebraico. A metà degli anni Ottanta, ci fu anche un caso Pollard al contrario. Yosef Amit, un maggiore dell’intelligence israeliana che aveva stretti rapporti con lo Shin Bet, fu reclutato dal funzionario della CIA Tom Waltz, fornendogli in seguito informazioni riservate in merito alle attività di formazione delle truppe e alle politiche riguardanti i Territori e il Libano. Nel 2004, la marina israeliana intercettò un sottomarino-spia americano e lo cacciò fuori dalle proprie acque territoriali.
Una delle prove più schiaccianti dell’attività spionistica degli Stati Uniti nei confronti di Israele va ritrovata in un memorandum del 2008, rivelato da WikiLeaks, in cui risulta che il segretario di Stato Condoleezza Rice firmò una serie di informazioni militari e politiche altamente riservate relative alla sicurezza israeliana. Le rivelazioni di Snowden, però, rimangono le più complete e specifiche. I documenti dell’NSA da lui resi disponibili rivelano la forte collaborazione esistente tra l’NSA e l’Israel SIGINT National Unit (ISNA), e da essi si apprende che l’NSA ha consegnato alla controparte israeliana dati grezzi e informazioni non filtrate da analizzare. E allo stesso modo tali documenti mostrano come l’agenzia abbia monitorato “gli obiettivi militari israeliani ad alta priorità” come i droni e il suo sistema di missili Black Sparrow, e il fatto che un National Intelligence Estimate collochi i servizi di intelligence israeliani al terzo posto per aggressività contro gli Stati Uniti.
Anche il premier Netanyahu è stato preso di mira in prima persona. Sapendo questo, egli si è volutamente reso invisibile. Non ha un telefono privato, non invia email e non ha un computer in ufficio. Le sue conversazioni riservate si tengono nella sede del Mossad e anche in questo caso egli tende a usare il linguaggio dei gesti, a scrivere gli ordini e a parlare in codice, senza però spiegare cosa significhi il codice, con grande costernazione dei funzionari israeliani.

Nel corso degli anni, il caso Pollard continua a essere motivo di irritazione costante nei rapporti tra Israele e gli Stati Uniti. Il rilascio di Pollard allenterebbe le tensioni tra i due paesi?

No, non servirebbe a niente. Se fosse avvenuto quando la posta in gioco era più bassa, l’amministrazione Obama avrebbe potuto usarlo in qualche modo per cambiare opinione. Ma vista la portata dell’accordo con l’Iran e la sua futilità, non riesco a capire come si potrebbe approvare l’Iran Deal sulla base di questa mossa.

 

5 agosto 2015 – www.danielpipes.org
traduzione di Angelita La Spada

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