Gli attacchi del 13 novembre a Parigi non sono una sorpresa assoluta. Molti individui provenienti dalla Francia e da altri Paesi europei si sono recati in Siria per unirsi ai gruppi estremisti. Come hanno dimostrato anche gli attentati di Charlie Hebdo, esiste un rischio continuo di azioni terroristiche nel nostro continente. Un aspetto assai importante da chiarire per il futuro è se questi attacchi abbiano radici nel territorio, o se gli assalitori si siano mossi dietro istruzioni e assistenza dall’estero da parte di strutture come lo Stato Islamico o al Qaeda. C’è poi il rischio che nel recente afflusso di rifugiati provenienti da luoghi come la Siria si siano intrufolati membri dei gruppi jihadisti al fine di condurre attacchi in Europa.
In un discorso alla nazione, il presidente Hollande ha detto che il Paese chiuderà le frontiere. Le immediate priorità del governo sono mettere sotto controllo la città, proteggere i civili e catturare gli aggressori. La mossa successiva sarà bloccare i trasporti e i confini per evitare la fuga dei colpevoli. Infine cominceranno a indagare per estirpare alla radice i responsabili degli attacchi. Hollande ha ufficialmente dichiarato lo stato di emergenza.

Coinvolta l’immigrazione siriana

Gli attentati di ieri avranno sicuramente conseguenze politiche. Si sono verificati cinque giorni prima che l’unica portaerei francese, la Charles de Gaulle, salpi per il Golfo Persico per condurre operazioni contro lo Stato Islamico in Iraq e la Siria. La Francia effettua attacchi aerei in Siria dalla fine di settembre. Se gli attentati verranno attribuiti alla centrale operativa dell’ISIS, la Francia probabilmente aumenterà il suo coinvolgimento nelle operazioni in Siria e in Iraq, in un momento in cui il quadro bellico, in particolare siriano, sta diventando affollato e caotico.
Dal punto di vista politico, gli attentati riportano in superficie i vecchi attriti etnici dell’Europa, dopo che per alcuni mesi l’attenzione si è concentrata sul vicino tedesco. Un numero elevato di immigrati sono entrati in Germania da est e da sud, pochissimi dei quali hanno proseguito per la Francia. Di conseguenza, il governo di Parigi ha mantenuto un profilo relativamente basso nei suoi sforzi di arginare il flusso di migranti, anche se è stato presente a numerosi vertici sul tema e ha sostenuto la spinta della Germania per la ridistribuzione degli asilanti in tutta l’Europa. Tuttavia, è logico aspettarsi che i fatti di ieri rafforzeranno le tesi dei gruppi che hanno chiesto l’interruzione del flusso di immigrati e la chiusura delle frontiere, in Paesi come la Germania, la Svezia e gran parte dell’Europa centrorientale.

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Crescita delle destre

Sulla scia di questi attacchi, Marine Le Pen e il suo Fronte Nazionale potrebbero godere di un ulteriore aumento di popolarità. Le Pen mantenuto un profilo basso dopo la sparatoria di Charlie Hebdo in gennaio, mentre è cresciuto il gradimento del suo partito grazie alle tesi antimigratorie. Hollande ha goduto di un breve aumento di popolarità dopo Charlie Hebdo per come ha reagito agli eventi, ma ciò difficilmente si ripeterà: la gente ora comincerà a chiedersi se le misure antiterrorismo approvate quest’anno siano realmente efficaci. Il leader dei repubblicani, Nicolas Sarkozy, ha per tradizione una posizione forte in tema di sicurezza, tanto che solo la settimana scorsa ha condotto una campagna proprio su questo argomento. Dovrà vedersela con il più moderato Alain Juppé per la candidatura alle presidenziali 2017, e gli elettori di centrodestra, dopo questi attentati, potrebbero schierarsi al fianco dell’ex presidente.

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(Autorizzazione di Stratfor)