Corsica: il dramma della colonizzazione

Filed in autonomismo, corsi, etnismo, francia by del 17/01/1985

La situazione politica in quella che è stata la prima repubblica costituzionale parlamentare della storia moderna.I dati drammatici del processo di colonizzazione francese nell’ambito demografico, economico e sociale. I risultati delle elezioni del 1984.

Dopo l’elezione di F. Mitterrand alla presidenza della Repubblica la situazio­ne politica in Corsica (cfr. “Etnie” n. 3) richiede un aggiornamento. Le pri­me elezioni per l’Assemblea regionale, in attuazione dello Statuto, come pre­viste nell’impegno elettorale del leader socialista vittorioso, videro per l’asse­gnazione dei 61 seggi ben 17 liste, pro­poste ai 200.000 elettori, raggruppabi­li in quattro schieramenti: la sinistra e la destra, profondamente divise nel lo­ro interno (occorre però tener conto che questi termini non hanno qui sempre il loro significato tradizionale, e che, al­la base delle divisioni, ci sono più mo­tivi di clan e clientele che ideali); gli au­tonomisti; le liste indipendenti o cor­porative.

 Le votazioni del 1982

La sinistra presentava ben tre liste del MRG (Mouvement radicaux de gauche, radicali di sinistra), diviso in MRG pour une région démocratique (o MRG – Nord, di Prosper Alfonsi, presidente uscente del vecchio Consiglio regiona­le a elezione indiretta); Unité et démocratie MRG (o MRG-Sud, di Nicolas Alfonsi, già segretario nazionale del MRG, sindaco di Plana e deputato); Union réplubicaine de défense et de promotion de la Corse (di Don Philip­pe Semidei, dissidente MRG). Due li­ste socialiste: il PS (di Ange Pantalo­ni) e la dissidente Liste socialiste pour le vrai changement (di Carlo Santoni, già segretario del PS per la Corsica-Nord). Anche i comunisti ebbero la lo­ro dissidenza, poiché, oltre al PCF (Do­minique Bocchini), si presentò anche la lista Gestion et Justice pour tous (di Camille Simonpietri, ex PCF). La destra: Rassemblement pour la Cor­se dans l’Unité nationale (di Jean-Paul Rocca Serra, uomo di Chirac, sindaco di Portu-Vecchiu, raggruppante i gol­listi RPR, una parte dell’UDF, il Co­mitato centrale bonapartista ed il Cen­tro nazionale degli indipendenti); la Union regionale pour le progrès (com­posta da dissidenti dell’UDF – Union démocratique frangaise facenti capo a José Rossi, vicepresidente del vecchio Consiglio regionale della Corsica-Sud); e il Renouveau de la région Corse (gol­listi dissidenti di Jean-Louis Albertini, ex RPR). Gli autonomisti: Unione di u populu corsu (UPC, già ARC: è la più vecchia formazione autonomista, di Edmond Simeoni), e il Partitu populari corsu (PPC, nazionalisti di sinistra di Domi­nique Alfonsi). Infine le liste indipendenti: Renaissan­ce corse (Philippe Ceccaldi). Rassemblement démocratique pour l’avenir de la Corse (Denis de Rocca Serra), Union pour la défense de l’economie corse (Si­mon Cruciani), Corse voix nouvelles (Jean-Gaston Susini).

I risultati, che pubblichiamo nel pro­spetto a parte, videro un sostanziale equilibrio tra “sinistra” e “destra” e una forte affermazione degli autonomi­sti, che conquistarono ben 8 seggi (7 UPC e 1 PPC), divenendo così deter­minanti. Nelle votazioni per il presidente, Prosper Alfonsi (MRG) ebbe 23 voti, com­presi quelli dei comunisti e dei sociali­sti; la destra di Rocca Serra, 20. Gli au­tonomisti e il gruppo URP (J.Rossi) vo­tarono i rispettivi leader. Gli autono­misti consentirono comunque la mag­gioranza di sinistra, ma il loro gruppo si indebolì nel 1983 con la perdita del­l’avvocato Lucien Nelli, che costituì un gruppo con l’unico eletto del PPC, D. Alfonsi, e con l’ex PS Carlo Santoni, passato all’autonomismo di sinistra. La maggioranza di sinistra non riuscì pe­rò a governare, a causa delle lotte dei clan e del passaggio all’opposizione de­gli autonomisti, che avevano anche de­ciso di non partecipare più ai lavori del­l’assemblea; non fu possibile stendere il bilancio e così l’organismo rappresen­tativo fu sciolto d’ufficio. I dati drammatici dello spietato proces­so di colonizzazione denunciano il fallimento della politica governativa: ogni anno vi sono 3.000 emigranti in più, con un tasso del 44% tra i 20 e i 30 an­ni; 1 abitante su 4 è forestiero; la Cor­sica, tra tutte le regioni francesi, è la meno popolata (26 abitanti per kmq) e ha la metà della sua popolazione con­centrata ad Ajaccio e Bastia; ha la po­polazione più anziana: più del 17% ha passato i 65 anni; in zona rurale, 1 su 5 ha oltre 80 anni, e 1 su 3 oltre 65 an­ni; la Corsica interna continua a spo­polarsi; ha la maggior mortalità della Francia, e la più debole natalità (nel 1981, 9,7% contro il 16% nel continen­te). Se confrontiamo la Corsica con le due isole indipendenti del Mediterra­neo, abbiamo: Malta, la cui superficie è soltanto 1/20 della Corsica, con 380.000 abitanti; Cipro, la cui popolazione con­ta 800.000 abitanti, come due secoli orsono.

L’aggravarsi della situazione coloniale

L’agricoltura e l’allevamento decresco­no con l’aumento della desertificazio­ne dell’interno; il turismo, privo di ogni programmazione, è un’attività “di ra­pina” interagente con la speculazione edilizia, controllata dal capitale stranie­ro. L’industria è pressoché inesistente (cfr. L. Nelli, Le problème corse et le statut particulier, in Les régions périphériques frontalières d’Europe, Pres­se d’Europe, Paris-Nice, 1983). La vittoria di Mitterrand ebbe come conseguenze positive, in Corsica, la soppressione del tribunale speciale (Cor­te di sicurezza dello Stato), l’amnistia per i detenuti nazionalisti, l’attuazione dello Statuto speciale regionale. Con queste misure il governo intendeva apri­re un dialogo con l’ala riformista cor­sa (gli autonomisti moderati di E. Simeoni, dell’UPC), e nel contempo emarginare i nazionalisti radicali del FNLC (Fronte nazionale di liberazio­ne corso). Tuttavia la liberazione dei prigionieri apparve all’opinione pubbli­ca come risultato delle battaglie popolari più che una “concessione” del nuo­vo governo. La situazione coloniale è andata sempre più aggravandosi: i di­soccupati sono diventati 12.000, 50% in più rispetto al 1981; un Corso su 1 è senza lavoro (dati dell’agosto 1984); il turismo è diminuito del 20%, l’edili­zia è in crisi e ciò scontenta anche sulla destra i commercianti di origine conti­nentale e la borghesia compradora fo­restiera. Il FNLC rompe la tregua, riprendono le nuits bleues: sparatorie, attentati e azioni dimostrative. Parigi invia ad Ajaccio uno dei suoi superpoliziotti, Robert Broussard, il “prefetto di fer­ro” che, secondo la denuncia dei na­zionalisti, mette in atto un processo di “gangsterizzazione” di cui sono vitti­me i patrioti corsi, di cui si vanno riem­pendo le carceri. Guy Orsoni, militan­te nazionalista, è assassinato nell’esta­te 1983: il governo non è stato in gra­do di far luce sul delitto, né di rispon­dere alle rivendicazioni del popolo cor­so, preferendo, come il vecchio regime, continuare ad appoggiarsi sui clan e sul­le clientele; i nazionalisti sono crimina­lizzati, e ciò, invece di portare all’emar­ginazione dei nazionalisti, rafforza la tesi per cui soltanto la guerriglia può li­berare il paese. Nel 1983 si costituisce il Muvimentu cor­su per l’Autodeterminazione (MPC), che è l’“ala politica” del FLNC “mili­tare” (strutturatosi come l’IRA irlan­dese e l’ETA basca). Il 18 giugno 1984 è scarcerato Jean Simon Alfonsi, uno degli imputati dell’assassinio Orsoni; proprio mentre la giustizia “coloniale” si scatena contro i nazionalisti, la libe­razione di uno dei maggiori protagoni­sti dell’assassinio di Guy Orsoni è sen­tita come una vera provocazione. Il FNLC compie un raid nelle prigioni di Ajaccio e vendica Orsoni; Alain Orso­ni (fratello di Guy) e Leo Battesti, due leader del MCA, vengono arrestati per “apologia di reato” e cioè, sostengono i nazionalisti, per un delitto di opinione. Il MCA, che ormai va soppiantando i moderati autonomisti dell’UPC, de­nuncia che il governo non ha prospet­tato alcuna soluzione per decolonizza­re l’isola, mentre lo Statuto speciale si va svuotando di ogni contenuto. Il po­tere cerca, secondo i nazionalisti, di snaturare la lotta, tentando di far ap­parire i patrioti corsi come dei gangster mossi da interessi personali che utiliz­zerebbero, per loro copertura, l’etichet­ta nazionalista; nelle carceri i detenuti sono vittima di torture. Una tale stra­tegia della tensione servirebbe a stor­nare l’attenzione dell’opinione pubbli­ca dai vari problemi economici che uc­cidono l’isola. I leader più prestigiosi dell’indipendenza corsa rischiano di es­sere eliminati fisicamente, come avven­ne per Guy Orsoni, prelevato, tortura­to e assassinato “da sicari al soldo del colonialismo” (discorso del leader del MCA, Petru Poggioli, a Corti, agosto 1984). Il FNLC proclama: “Fintanto che ci si rifiuterà di affrontare il pro­blema nazionale corso, la violenza dei patrioti corsi sarà giusta, legittima, sto­rica. Noi chiediamo il riconoscimento del popolo corso come una sola comu­nità di diritto, e cioè:

“volontà politica del governo di fer­mare il processo di colonizzazione, met­tendo i Corsi nei pubblici uffici dell’i­sola, favorendo il ritorno degli emigrati e la partenza dei funzionari continen­tali; incentivi di tal sorta sono necessa­ri anche nel settore privato;

“lingua corsa obbligatoria dalla scuola materna all’università, e priori­tà alla cultura corsa;

“scioglimento dell’assemblea regio­nale e nuove elezioni [il che è avvenu­to, ndr];

“partenza di tutte le forze militari di repressione, e liberazione di tutti i de­tenuti.

“Perché, se si vuol far cessare la violen­za, si tace su queste proposte politiche,nascondendole? Se il potere socialista non vuole tradire i suoi ideali politici, de­ve affrontare questa problematica e so­stenere le soluzioni conseguenti. Soltanto allora saranno garantite al nostro popolo le prospettive per poter sopravvivere, e cambieranno i dati politici di questo pae­se” (documento FLNC del 6 febbraio).

Le organizzazioni autonomiste

Accanto alla vecchia UPC di E. Simeoni (che continua a pubblicare il giorna­le “Arritti!”), nasce dalla Consulta di i comitati nazionalisti (l’organizzazio­ne pubblica della lotta di liberazione, fa­vorevole a una soluzione politica del problema corso), il Muvimentu corsu per l’autodeterminazione (MCA, otto­bre 1983), strutturandosi come contro parte e punto di riferimento per la lot­ta a ogni livello (nascita delle Associ di l’artigiani, di l’agrigultori ecc.). “U Ri-bombu” (il rimbombo, riprendendo una parola dell’inno nazionale corso: Disce­da la speranza, a voce di columbu, chjama di u so ribombu a santa libertà…), vecchio giornale fondato dalla Consulta di i studenti corsi (CSC) a Nizza nel1974 (quadrimestrale), poi stampato in Corsica dal 1976 divenendo l’organo della Consulta di a ghiuventù naziunalista corsa, e che nel 1979 si intitola “Ghjurnale naziunalista corsu”, dal di­cembre 1980 diventa mensile e dal mar­zo 1984 settimanale, è praticamente il portavoce del MCA (B.P. 115, 20292 Ba­stia Cedex). Il MCA indice tre grandiose manifestazioni nel 1984: 31 marzo a Ba­stia, 23 giugno ad Ajaccio e 25 agosto ancora a Bastia (sempre con una par­tecipazione superiore alle 10.000 persone). Il Partitu populari corsu continua a far uscire “Populu Corsu”. Più radicali an­cora del MCA sono i Cumitati naziunalisti populari (CNP), che pubblicano il periodico nazionalista “U Populu”; costoro non hanno aderito alla lista di Unità naziunalista promossa dal MCA, convinti che le elezioni siano una “trap­pola” e che l’unica a contare sia l’atti­vità rivoluzionaria (direttrice del perio­dico è una donna, M.me Giovanangigli, Mazzetta, Porti-Vecchiu). Anche sul piano culturale nel 1984 si è riscontrata una serie di boicottaggi go­vernativi che hanno preso di mira spe­cialmente i gruppi musicali (I Muvrini, I Chjami aghialesi, Canta u populu cor­su) vittime di proibizioni emanate da sindaci “allineati con il colonialismo” (“U Ribombu”, n. 73) con i più svaria­ti pretesti. Contro questi attentati alla libertà d’opinione sono state organizza­te manifestazioni dall’URFR (Union régionale des foyers ruraux, che riunisce 50 associazioni culturali ed economiche del mondo contadino), il Comité régional de liaison du Mouvement associa­tif rural, la FALCE (federazione di 48 associazioni e gruppi culturali corsi). Vi è poi A riscossa, organizzazione uma­nitaria di aiuto ai prigionieri politici, e il MCD (Muvimentu Corsica democra­tica), costituitosi l’8 febbraio 1984. La nuova legge elettorale, stabilendo il limite minimo del 5% per poter acce­dere alla ripartizione dei 61 seggi, ha tentato di escludere dall’assemblea le forze indipendentiste e ha scoraggiato molte formazioni minori, cosicché le li­ste in lizza sono scese a dieci.

Le elezioni del 12 agosto 1984

Per la sinistra si presentavano i radica­li (MRG) di Francois Giacobbi, i socia­listi di Nicolas Alfonsi (ex dissidente MRG), i comunisti (PCF) di Domini­que Bucchini; a destra, la lista di Pa­scal Arrighi, che ha come referente a Parigi il Front national del neofascista Jean-Marie Le Pen, e in Corsica il CFR (Corse française et républicaine), feroce nemico dei nazionalisti, e la lista dell’Opposition nationale, guidata da Jean-Paul de Rocca Serra, dove erano ammassati parte dei gollisti e dei giscardiani, bonapartisti e indipendenti. Al­tra lista di destra era quella di Chiarel­li. Gli autonomisti si ripresentavano con l’UPC di E. Simeoni, e i naziona­listi, presenti per la prima volta, con la lista di Unità nazionale (sostenuta dal MCA di Petru Poggioli); era sceso an­cora in lizza il PPC, guidato questa vol­ta dal socialista Carlo Santoni, unitosi a Domenicu Alfonsi nel gruppo dei nazionalisti di sinistra. L’avvocato L. Felli, uscito dall’UPC, non si era più presentato. Ancora una volta la politica governa­tiva ha fallito lo scopo: l’assemblea ri­mane ingovernabile; gli autonomisti moderati dell’UPC sono rimasti soltan­to in 3 (perdendo 4 seggi), mentre i na­zionalisti hanno superato imprevedibil­mente il limite del 5%, portando all’Assemblea regionale tre consiglieri (Petru Poggioli, Iori Stella e Domenicu Gallet), e cioè una forza ormai pari a quella dell’UPC. I tre nazionalisti hanno già dichiarato che usufruiranno dell’assem­blea soltanto come di una cassa di ri­sonanza per denunciare il colonialismo patito dai Corsi; non appoggeranno quindi alcun esecutivo, e nemmeno par­teciperanno ai lavori delle commissio­ni; sedendo sui banchi dell’estrema si­nistra, non avranno contatti con altri gruppi a eccezione dell’UPC. Né C. Santoni, né D. Alfonsi, entrambi del PPC (nazionalisti di sinistra), sono stati rieletti. La sinistra ha complessivamente 25 seg­gi, cui si possono aggiungere i 3 auto­nomisti dell’UPC; la destra ne ha 30, inclusi però 6 neofascisti di Arrighi. La politica corsa è paralizzata da que­sta antinomia: da una parte la Francia, che costituzionalmente non può andar oltre l’autonomia, e non è così in gra­do di “smontare” il processo colonia­le; dall’altra una “nazione proibita” (“corsa” e non “italiana”) che da se­coli ha combattuto per la propria indipendenza (contro Lucchesi, Genovesi, Francesi) e ha dato alla storia moder­na il primo modello di repubblica co­stituzionale parlamentare, perfettamen­te funzionante fintanto che non fu tra­volta dagli invasori e oppressori conti­nentali.

Tags: , , , , , ,

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *