La crociata contro gli Albigesi, al di là del mito

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All’alba della sua azione, la “voga passeggera occitana” – come venne definita dallo storico inglese Eric Hobsbawm (1917-2017) – creò artificiosamente un mito “nazionale” fondato su un presunto asse storico tra nobiltà del Mezzogiorno d’Oc, trobadorismo ed eresia catara.
Questa tesi, sull’onda autonomista degli anni ‘70, poggiava le sue fondamenta sulla crociata contro gli Albigesi (1209-1229 ). Si cercava in tal modo di legare etnia feudale ed eterodossia religiosa in una specie di cuis regio, eius religio.

crociata albigesi mito occitano - Croce di Tolosa

Nel 1095 Raymond IV de St Gilles, conte di Tolosa, risponde entusiasta all’appello di papa Urbano II per la prima crociata in Terrasanta e, riunite le sue truppe nei pressi di Nimes, in cerca di un emblema da apporre sulle armi del suo esercito, optò per questa croce. Divenuta simbolo politico dell’occitanismo, è detta anche croce di Saint-Gilles o di Tolosa.

Il catarismo, all’ombra dei castelli del mezzogiorno d’Oc dei Conti di Foix, dei Visconti d’Albi, di Carcassone e Béziers, fece da scuola ante litteram per il sodalizio tra Lutero e i nobili tedeschi, qualche secolo dopo: “Dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. I conti di Foix e i visconti di Trencavel avevano scelto politicamente un atteggiamento di tolleranza verso i catari, ma si guardarono bene dall’utilizzare la nuova religione per modificare i rapporti di potere tra i ceti bassi e quelli alti, o introdurre nuove prassi di tipo sociale o egalitario; proprio come farà l’ex monaco agostiniano nei confronti dei contadini tedeschi, massacrati a Frankenhausen nel 1525.
La posizione della casata dei Sant-Gile, divenuta attraverso il suo stemma comitale l’araldica della cosiddetta Occitania, fu molto più complessa. Raimondo IV di Sant-Gile, conte di Tolosa e marchese di Provenza, era talmente religioso che avrebbe voluto morire in Terra Santa. Raymound d’Aquilers, cronista durante la prima crociata, in Historia Francorum Hierusalem narrerà la delusione di Raimondo IV e la sua rivalità etnica verso gli altri nobili, per la mancata scelta a protettore del Santo Sepolcro andata a favore di Goffredo di Buglione (1060-1100).
Anche Raimondo V di Tolosa fu profondamente cattolico. Ecco un suo giudizio a proposito dei catari: “Questo pestilenziale contagio si è talmente diffuso che ha gettato la discordia fra l’uomo e la donna, fra il padre e il figlio!”
Raimondo VI, al contrario, scelse dapprima di battersi per la sua terra e difendere gli eretici, poi cambiò idea, per poi difenderli nuovamente ed essere quindi scomunicato.
Raimondo VII combatterà contro i crociati francesi, ma nel 1229 si piegherà al trattato di Meaux- Parigi, firmato con re Luigi IX di Francia, e cercherà per tutta la sua vita di riabilitare la memoria del padre scomunicato.

I trovatori e la crociata

È interessante ricordare un momento della conferenza tenutasi a Luserna San Giovanni nel maggio del 1991 sul trovatore Pèire Guilhem; in quell’occasione balzò agli occhi il commento sulla relazione di Anne Brénon (direttrice del Centre Naciounau d’Estùdi Catare) sul Fin’amors et Catharisme da parte del professor Giuseppe Edoardo Sansone, filologo romanzo, critico letterario e poeta, morto nel 2003. In esso si sottolineava come il trobadorismo (a parte l’influsso negativo della crociata) fosse alla fine di un fisiologico percorso lirico, durato per più di due secoli. La tesi evidenziava i segni di una rigidità poetica del meccanismo mentale – lou servici d’amour – che si consumava nella sclerosi della ripetizione.
Tuttavia è necessario bonificare la leggenda rientrando nel quadrato fedele della storia, affermando una volta per sempre che il contatto tra poesia e catarismo fu un fatale incontro a nocumento del territorio, e sottolineare che nessuna tossina spirituale o frutto di quella eresia sono rimasti nelle terre d’Oc.
Se secondo il filologo Francesco Zambon non ci fu un legame tra l’intero mezzogiorno d’Oc e i catari (la setta in effetti si sviluppò quasi esclusivamente nella Lengadò, mentre la diffusione della lirica trobadorica andava dall’Oceano alle Alpi), nella stessa misura si deve escludere, come ha fatto lo stesso René Nelli (1906-1982), un’origine catara della lirica dell’amor cortese.
Guilhem Figuèira (1195-1250), trovatore di Tolosa, nei suoi sirventes (liriche politiche) non esprime una poesia palesemente eretica ma piuttosto una critica contro Roma. Anche Pèire Cardenal nel sirventese Un clerge infame compone una lirica antiromana, Li clerc si fa pastor e son aucizedor, ma senza contenuti eretici.

L’eresia catara

All’inizio dell’anno mille, anche nelle terre etnicamente d’Oc il clero viveva dentro abbazie che espandevano intelletto e cultura, mentre i preti di campagna si muovevano spesso nell’ignoranza.
Nel periodo che va dal XII al XIII secolo, nella Lengadò si radicò la setta dualista dei catari, dal greco katharoi, “puri”; secondo loro, gli unici portatori della Verità dentro un mondo satanico. (Il catarismo viene assimilato al manicheismo – dal persiano Mani, teorico di un processo cosmico frutto della lotta tra il Bene e il Male – che fu una religione non cristiana, giunta nell’Impero Romano verso il terzo secolo d.C.)
Per tutta la seconda metà del XII secolo costoro si erano insediati nella regione senza trovare grossi ostacoli. Avevano una gerarchia comunitaria: li boun crestian e li perfèt, cioè i fedeli e i ministri del culto. Rifiutavano i sacramenti – in quanto somministrati attraverso la materia – il cibo d’origine animale e l’unione carnale nel matrimonio, se ciò avesse portato alla procreazione.
L’unico “sacramento” dei catari era il consolament, che secondo loro avrebbe dovuto cancellare i peccati, ma che non poteva essere replicato. Per evitare la dannazione eterna o la reincarnazione in un animale sgradevole, il consolament veniva dato solo in punto di morte.
Praticavano anche l’endura, un rituale in cui i “consolati” che non erano prossimi alla morte, e dunque temevano di cadere nuovamente nel peccato, si suicidavano. Le forme d’endura erano diverse: lasciarsi morire d’inedia (le madri cessavano di allattare i neonati), per dissanguamento e per strangolamento.

crociata albigesi mito occitano - Peire-Cardenal
La loro “teologia” si basava su una cristologia eretica. Il Figlio di Dio non era venuto sulla terra per riscattare con la sua morte in croce l’umanità, ma per ricordare all’uomo che aveva dimenticato la sua origine divina. Egli fu inviato dal Dio buono del Nuovo Testamento solo come apparenza d’uomo ma non nella carne; dunque soltanto apparentemente morì sulla croce.
Rifiutando il Signore come uomo, rifiutavano la bontà della creazione, cadendo nello gnosticismo e nell’eresia. Furono un pericolo mortale non solo per il mezzogiorno d’Oc, ma per tutto il cristianesimo. Inoltre cercavano un’alleanza con i Musulmani al di là dei Pirenei.
L’ancor giovane papa Innocenzo III (1161-1216), che sarà poi uno dei più grandi pontefici del medioevo, era molto impegnato a evitare uno scisma. Se non poteva tollerare un clero indolente, ancor meno poteva sopportare la diffusione dell’eresia manichea nel cuore cristiano d’Europa.
A contrastare questa eresia furono impiegati grandi santi, come Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) e Domenico di Guzmán (1170-1221), ma nessuna loro azione pastorale (praedicatio Iesu Christi) ebbe fortuna: i diritti della Chiesa erano disprezzati. La pazienza fu grande, ma la risposta catara violenta; a Béziers fu fortificata la cattedrale per resistere a eventuali assalti.
La vera spinta all’azione militare fu determinata dall’indignazione per l’uccisione del legato papale Pèire de Castèu-Nòu, probabilmente a opera dei catari, nel gennaio 1208 mentre era in procinto di consegnare la scomunica a Raimondo VI di Tolosa.

Il massacro

Per la coscienza cristiana e per la giustizia del tempo si trattava d’un’enormità, poiché un legato era considerato l’alter ego del Papa. Il Pontefice fece dunque un appello a una crociata in terra cristiana, anche contro quei nobili che, per calcolo politico, non combattevano l’eresia sulle loro terre, intimorendo i vescovi della Lengadò. Non aveva trovato nessun’altra soluzione per proteggere la Chiesa dal pericolo spirituale che cresceva insieme all’anarchia sociale.
Re Philippe II Auguste (1165-1223), nel 1208, raccomandò al Papa che solo a lui, Signore del conte di Tolosa Raimondo VI, toccava esporre in preda le terre del suo vassallo ai nuovi crociati. Il comando militare della crociata venne dato a Simon de Monfort (1165-1218), feudatario francese, che batté Raimondo VI di Tolosa. Nel 1213, il re cattolico Pietro II d’Aragona (1196-1213), che fino ad allora aveva fatto da mediatore, morì in battaglia a Muret. Simon de Monfort morì nell’assedio di Tolosa nel 1218.

crociata albigesi mito occitano - Innocenzo III

Papa Innocenzo III.

Un altro personaggio molto discusso, capo spirituale della crociata, fu l’abate cistercense Arnaud Amaury, probabilmente catalano, che nel 1204 venne investito dell’autorità di legato da papa Innocenzo III. Si racconta che in battaglia, allorché i crociati francesi in difficoltà non sarebbero stati in condizione di distinguere i catari dai bravi cristiani, l’abate avesse detto: “Caedite eos. Novit enim Dominus qui sunt eius” (ammazzateli tutti, ché Dio riconosce i suoi); ma oggi qualche studioso, come Vittorio Messori, afferma che la frase non fu mai pronunciata.
Nel 1209 vivevano a Béziers più o meno 200 catari, l’un per cento della popolazione. Le vittime del massacro nelle terre dei Trencavel si dice che siano state 20.000. In verità la chiesa della Maddalena, luogo dell’eccidio, non poteva contenere più di 2000 persone.
Nel 1232 la Inquisitio heretice privitatis, l’inchiesta sull’eresia, venne ufficialmente insediata in Lengadò da papa Gregorio IX (1170-1241), il quale tra l’altro autorizzò i frati Predicatori (Domenicani) e frati Minori (Francescani) a giudicare in materia teologica: gli inquisitori si limitavano a constatare l’eresia, e successivamente l’eretico veniva passato al “braccio secolare”, cioè alle istituzioni laiche, affinché lo condannassero ed eseguissero la pena.

crociata albigesi mito occitano - Montsegur

Il castello cataro di Montsegur, presso i Pirenei, costruito all’inizio del XIII secolo.

Tuttavia secondo la stessa Anne Brenon e altri storici, l’Inquisizione fu lo strumento di difesa di una religione dominante e non un cieco strumento di morte. Prima della sua istituzione, avvenne il massacro di Béziers che non fu autorizzato giuridicamente dalla Chiesa di Roma, ma eseguito dalla podestà laica. Sono conservati più registri sulle inchieste che registri di sentenze comminate.
Lo storico della Chiesa Johann Joseph Ignaz von Döllinger (1799-1890), oppositore alla dogmatica del Concilio Vaticano I, scomunicato nel 1871, dopo aver esaminato gli archivi dell’Inquisizione a Tolosa e Carcassona osservò che “furono più le vittime dell’endura che quelle dell’Inquisizione stessa”.
Secondo Jean Guiraud, un medievista cattolico, “la storia della Chiesa e dei suoi uomini fu, allo stesso tempo, in bianco e nero, ma sarebbe ingiusto dare alla Chiesa la responsabilità totale di una guerra che in effetti non aveva mai diretto”.
Per papa Innocenzo III la crociata era terminata alla fine del 1212 avendo realizzato, a suo avviso, sufficienti successi. Se la guerra durò ancora 16 anni, con fatti sanguinosi, tutto ciò avvenne contro la volontà della Chiesa che intanto aveva perso il controllo della situazione in un territorio dove vennero massacrate vite innocenti, travolte dalla peste d’una eresia straniera e dalla sete di un’annessione etno-territoriale.
Dal 1213 in poi, si trattò di una lotta feudale per aggiungere la Lengadò alla Corona francese, ossia della guerra di un’etnia contro un’altra etnia.


(Consulenza teologica di Stefania Praglia)

 
crociata albigesi mito occitano - espulsione catari
 

VERSIONE IN PROVENZALE

À l’aubo de sa acioun, la “voga passeggiero óucitano”, come venguè definido defindo pèr l’istourien angle Eric Hobsbawm (1917-2017) creò artificiousamen un mite “naciounau”, acredita sus un presumi asse storico fra nobiltà del Mezzogiorno d’Oc, trobadorismo e eresia catara.
Aquesto tèsi, sus l’oundo autonoumisto an ’70, se pausado sus la crousado contro lis Albigès (1209-1229). Se cercavo de liga etnio e religioun dins un “cuis regio, eius religio” ante litteram.
Lou catarisme, à l’oumbro di castèu dóu mejour, d’Oc di Comte de Foix, dóu Vicomte d’Albi, de Carcassonne e Béziers, faguè d’ensignant, quàqui  siècle après, au liame, entre Luther e li nouble aleman: “Douna à Cesar ço qu’es de Cesar e à Diéu ço qu’es de Diéu-Cesar”.
Quàqui noble terradouren, pèr eisèmple, li comte de Foix, li vicomte de Trencavel, avién chausi pouliticamen un atitudo de touleranço, vers l’eresìo cataro soubre-tout pèr apara e recounquista si territòri, mai l’analiso sus la casado di Sant-Gile, devengudo emé sa bandiero comtalo l’eraudico de la se-disènt Occitania, es mai coumplicado.
Ramoun IV de Saint-Gilles, comte de Toulouso e marqués de Prouvènço fuguè talamen religious qu’aurié vougu mouri en Terro Santo.
Raymound d’Aquilers, fuguè capelan e crounisto dóu comte dins la proumiero crousado envoucado à Clermont pèr papo Urban II en 1095 dins sa obrol’ Historia Francorum Hierusalem, moustrara la delusioun de Ramoun IV e sa rivalita etnico vers lis àutri baroun pèr sa mancado chausido à proutegèire dóu Saint Sepulcre à favour de Goffredo di Buglione (1060-1100).
Ramoun V de Toulouso èro prefoundamen catouli. Vaqui un passage d’uno letro qu’escriguè en 1177 au capitre de l’Ordre cistercien sus li catare: “Aquesto pestilencialo countagioun s’es talamen espandido qu’a jita la discòrdi entre l’ome e la fremo, entre lou paire e lou fiéu”.
Ramoun VI au contro chausi d’en proumié uno bataio pèr sa terro, tamben en defènso dis ereti, pièi cambiè d’idèio (faguè juramen de se batre contro li catare) e après tourno-mai lis apara e fuguè escoumunia. 
Ramoun VII luchara contro li francés, mai en 1229 se plegara au tratat Meaux- Paris, signa emé rèi Luis IX.

Li troubadour e la crousado

Sus la fin dóu troubadourisme, au delai di tragi even de la crousado es interessant remembra un’analiso facho pendent la counferènci tengudo sus lou troubadour di valèio prouvençalo d’Itàli Peire Guilhem de Luserno venguè is iue l’analiso sus la relacioun D’Anne Brénon, alouro direitour dóu Centre Naciounau d’Estùdi Cataredau titre Fin’amors et Catharisme, facho pèr Giuseppe E. Sansone de l’Universita de Turin, filoulogue rouman, critique literàri e pouèto, despareigu en 2003. Dins la relacioun se presentavo (au delai dis efèt negatiéu de la crousado) lou troubadourisme quàsi à la fin d’un fisioulougi parcours istouri ana avans plus de dous siècle e à la fin de sa forço lirico.
La tèsi soulignavo li signe d’uno rigideta pouëtico dóu mecanisme mentau – lou servici d’amour – que se counsumavo dins l’agonia de la repeticioun.
Touto-fès l’elemen mai impourtant es la necessita de bounifica la legèendo pèr rintra dins lou cadre fidèu de l’istòri, e afierma, uno fes pèr sèmpre, que lou counat entre poësio e catarisme, fuguè un fatau rescountre dins l’istòri contro lou territòri e que ges empieta espiritualo, fruch d’aquelo cresènço es dins li terro d’Oc.
Se coume afiermo lou filoulougue Francesco Zambon, noun i’è fuguè un liame entre l’entié miejour d’Oc e lou catarisme, (la sèito fuguè limitado quàsi esclusivamen à la Lengadò, l’espàci de diffusioun  dóu troubadourisme anavo de l’Océano is aup) dins la memo mesuro se dèu esclaure, coum’a fa lou meme René Nelli, que se pousqué douna un’ourigino cataro à la lirico de l’amour courtés.
Guilhem Figuèira (1195-1250), troubadour de Toulouso, pèr eisèmple esprimis pas, dins si sirventes, uno lirico eretico, mai pulèu uno critico contro Roumo. Tamben Peire Cardenal dins Un clerge infame vai sus la lirico anti-roumano:  “Li clerc si fa pastor e son aucizedor”; ma sènso jamai countenguereti. Dounc lou countat entre poësio e eresio, fuguè un fatau rescountre de l’istòri.

L’eresìo cataro

Au debut de l’an Mile, tamben dins li terro d’Oc, lou clergié èro dins abadié emé uno’ grand espansioun inteleitualo, mentre li preire de campagno, li pauvre, se boulegavon, souvènti-fes, dins l’ignourànci.
Enterin, lou tèms que vai dau XII au XIII siècle dins la Lengadò s’espandiguèron li catare, en grè katharoi “pur”, segound éli “li soulet” pourtaire de la Verita, dins un mounde satani.
Fuguè uno religioun, noun crestiano, arribado dins l’Empèri Rouman vers lou tresen siècle d.C.: lou  manicheisme, dau persian Mani teouri dóu proucès cousmi fru de la lucho entre Bèn e Mau.
Pèr touto la segoundo mita dóu XII siècle s’èron répandu sènso trouba oustacle dins la la zono ounte avien uno ierarchìo: “li boun crestian” e ”li perfèt” emé, fidéu, ministre dóu culte, evesque.
Refusavon li sacramen perqué douna à travers la matèri, refusavon lou minja d’ourigino animau e l’unioun carnalo dins lou matrimòni se aurié pourta à la procreacioun. L’uni “sacramen” di catare èro lou consolament qu’aurié degu escafa li peca, mai que noun pourrié èstre replica pèr evita la danacioun eterno, vo la “reincarnacioun” dins un marrit animau.
Lou consolament venié douna soulo en punt de mort, pèr èstre segur de l’assoulucioun di peca, mentre se praticavo l’endura, rituau pèr aquéli que, “counsoula”, avien pòu de toumba tourno mai en peca.
Li formo d’endura èron: se laissa mouri (li maire quitavon de douna lou la di mamello i fiéu), mai tamben pèr saignement, emé de ban càudi e aigo jalado, vo pèr estrangouiament.
Soun teoulougìo se basavo sus d’uno cristoulougìo eretico; pèr éli, pèr eisèmple, lou Fiéu de Diéu èro pas vengu sus la terro pèr recoumpra, emè sa mort en crous, l’umaneta, mai pèr remembra is ome, qu’avien oublida soun “ourigino divino”. Jèsu Crist segound aquelo eresìo, venguè sus la terro pèr lou Diéu bon dóu Nouvèu Testamen, souto l’aparenço d’ome, mai noun dins sa carn e soucamen en aparenço moriguè sus la crous.
En refusand lou Segnour coum’ome, refusavon ansin la memo creacioun, en toumbant dins lou gnousticisme e l’eresìo, dounc un pericle mortau, pas soucamen pèr lou miejour d’Oc, mai pèr lou crestianisme entié. 
La sèito, toulerado pèr l’aristoucracìo terradourenco, intravo à cade nivèu e cercavo un’alianço emé li Musulman au delai di Pirenèu.
L’enca jouve papo Innoucènt III (1161-1216) un di plus gràndi pountife de l’Age-Mejan,  forço engaja à evita un chismo se pousquè pas toulera un clergié endigne, mens encaro pousquè soufri la difusioun de l’eresìo dins lou cor crestian d’Europo.
À countrasta l’eresìo i’è fuguèron gràndi sant, coume Bernard de Clairvaux e Domenico de Guzmán, mai ges contro acioun pastouralo (praedicatio Iesu Christi) agué fourtuno, li dre de la Glèiso fuguèron mespresa, la decimo ignourado, la paciènci de la Glèiso fuguè grando, mentre la responso cataroforço vióulènto.
À Béziers, li clerc avien fourtificala catedralo pèr resiste is assaut di catare. Mai la poussado à l’acioun militàri fuguè l’enorme endignacioun pèr la tuado dóu legat, de Pèire- de Castèu-Nòu, proubable pèr li catare, lou jenié  1208 en camin de pourta l’escomunico à Ramoun VI de Tolosa,
Pèr la counsciènci crestiano e pèr lou dre dóu tèms se tratavo d’uno enourmita, perqué un legat papau èro counsidera l’alter ego dóu Papo.
Se lou pountife avié envouca l’apèu à la crousado tamben contro li noble que se refusavon de coumbatre lis eresìo sus soun terro, fuguè perqué noun agué ges d’autro soloucioun pèr proutegi la Glèiso e la Paraulo de Diéu dau pericle espirituau que mountavo ensèn à l’anarchìo soucialo.
Felipe II Auguste (1165-1223) en 1208, recoumandavo au Papo qu’à-n-éu, segnour dóu comte de Toulouso Ramoun VI, ataca, li terro dóu soun vassau. Lou coumand militàri de la crousado fuguè douna à Simon de Monfort, (1165-1218) féudatàri francés, que vincre Ramoun VI de Toulouso e en 1213, rèi Pèire II d’Aragoun – lou catouli – (1196-1213), mort en bataio à Muret, que fin alouro avié jouga lou role de mediatur.
Simon Monfort moriguè dins l’assègi de Toulouso en 1218, e à Béziers, Minerve, Montségur, e Agen se countunie soun “estile” militàri.
Un autre persounage discuti, cap espirituau de la crousado fuguè l’abat cistercien Arnaud Amaury, belèu catalan, qu’en 1204 fuguè investi de l’autorita de legat pèr papo Innoucènt III. Se dis que, pendent l’acioun, quouro li crousa franchimand fuguèron pas en coundicioun de destingui li catare di bràvi crestian, l’abat Arnaud Amaury aurié di: “Caedite eos. Novit enim Dominus qui sunt eius”,  “Fau tua tòuti, perqué Diéu counèis li siéu”. Vuei quàqui istourien afiermo que la fraso proubablemen noun venguè jamai dicho.
En 1209 vivien à Béziers, mai vo mens 200 catare, l’un pèr cènt de la poupulacioun: li vitimo dóu massacre avengu dins lou territòri dóu vicomte Trencavel sarien estado, 20.000 persouno. Mai en verita la glèiso de la Madaleno, liò dóu massacre noun  poudrié aculiguè plus de dous milopersouno.
Siegue que siegue, li catare aurién espourta dau miejour d’Oc à touto Europo uno espiritualita qu’aurié campa dins la pauto, pas soucamen la noblesso, e civilisacioun de la Languedò, mai lou pople terradouren.
En 1232 l’Inquisitio heretice privitatis, l’enquèsto sus lis eresìo, venguè óuficialamen enracinado en Lengadò pèr papo Gregòri IX (1170-1241), qu’investi lis fraire Predicadou e Minour d’inquisi e judica sus l’eresìo.
Touto-fes, segound la memo Anne Brenon, fuguè l’estrumen de defènso d’uno religioun douminant e pas un bòrni estrumen de mort, Avans de sa istitucioun, pèr eisèmple, i’è fuguè lou massacre de Béziers que noun venguè autorisa juridicament pèr la Glèiso de Roumo; d’efèt soun counserva plus registre d’enquèsto, que registre de sentènci publicado.
L’istourian de la Glèiso Johann Joseph Ignaz von Döllinger (1799-1890), óupousaire dóu Councile Vatican I, escoumunia en 1871, en eisaminant lis archiéu de l’Inquisicioun à Toulouso  e Carcassouno, afiermavo: “Fuguèron plus li vitimo de l’endura que li de l’Inquisicioun”.
Segound Jean Guiraud, lou grand medievisto catouli, “l’istòri de la Glèiso e di sis ome fuguè, au meme temps, en blanc e negre, mai sarié injuste, douna à la Glèiso, la respounsableta entiero d’uno guerro que d’efèt noun avié jamai dirèit”. Pèr Innoucènt III la crousado èro finido à la fin dóu 1212 aguènt realisa, segoundo éu, sufisènt sucès.
Se la guerro duro encaro 16 annado, emé chaple sanguinous, tout acò avenguè au delai de la Glèiso qu’enterin avié perdu lou countourrole de la situacioun, dins uno terro ounte vengueron matrassado vido innoucento, toumbado entre la pesto d’uno eresìo estrangièro e lou cahple francés.
À parti dóu 1213, fuguè pulèu uno lucho feudalo pèr jougne la Lengadò la Courouno , mai es tamben vrai que lou pople disié que la Crousado èro un coumbat de raço contro raço, bèn au de foro de l’ascetisme religious.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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