Come Facebook è diventato complice dell’invasione africana in Europa

Filed in etnismo, geopolitica by del 30/01/2018
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In Europa – denuncia l’organizzazione di analisi geopolitica Gefira – i social media come Facebook e Twitter stanno continuando a rimuovere post e bloccare gli utenti che si oppongono alla migrazione di massa dal Terzo Mondo, classificando il loro materiale come incitamento all’odio. L’atteggiamento di insofferenza nei confronti delle centinaia di migliaia di africani provenienti dalla Nigeria, dal Marocco o dal Ghana che inondano l’Italia, la Svezia, la Germania, eccetera, è da essi considerato un comportamento estremista.
Nel contempo, però, Facebook e Twitter si fanno strumento del più massiccio esodo umano nella storia moderna. È da un pezzo che questi social non si limitano più a una funzione di comunicazione o di marketing, ma contribuiscono a modificare o determinare situazioni politiche, com’è accaduto con le primavere arabe o l’Euromaidan di Kiev. Questi network sono addirittura diventati il canale che aiuta a organizzare il trasferimento degli africani in Europa.
Nel 2017 un quarto degli abitanti del globo aveva un account Facebook, il 68% sotto i 35 anni d’età. Nei Paesi del Nordafrica questo portale è fruito da quasi metà della popolazione, soprattutto tra le persone con meno di 35 anni. Guarda caso, l’età dell’89% degli individui che entrano in Europa dalla Libia non supera i 40 anni… 1)
Facebook è diventato il canale degli scafisti per raggiungere le persone interessate a trasferirsi dall’Africa in Europa. Come funziona? In primo luogo, i trafficanti creano account e pagine su Facebook, dove pubblicizzano i loro servizi e forniscono i numeri telefonici, consigliando di contattarli tramite l’applicazione WhatsApp, che garantisce la crittografia dei messaggi. Secondo, per dare autenticità alla loro offerta, pubblicano immagini che mostrano i preparativi per il viaggio. Terzo, pubblicano foto e testimonianze di persone che sono riuscite a raggiungere i Paesi europei, al fine di ottenere la fiducia dei potenziali clienti. Importanti informazioni sono contenute anche nei commenti sottostanti, grazie ai quali puoi scoprire, tra gli altri, chi ha utilizzato i servizi dei trafficanti.

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I post di Facebook confermano che la marineria europea svolge un ruolo fondamentale in questo immenso, disgraziato esodo, pubblicizzando la partecipazione di navi da guerra o scafi delle ONG alle azioni di “salvataggio”. Frequentissime le rassicurazioni secondo cui l’unica cosa che gli scafisti devono fare è raggiungere il punto in cui le navi della marina faranno la loro comparsa entro poche ore.

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Questi messaggi la dicono lunga sul coinvolgimento delle ONG e delle forze navali europee. La mappa in alto mostra le posizioni relative alle operazioni di salvataggio svolte dall’organizzazione Medici Senza Frontiere, che nella stragrande maggioranza hanno avuto luogo vicino alle acque territoriali libiche. Le persone soccorse sono state per lo più trasportate in Italia, non in porti africani o maltesi che sono decisamente più vicini. Viene da chiedersi: una nave svedese che partecipasse al salvataggio di un’altra con passeggeri tedeschi a 20-30 km dalla costa tedesca, dove trasporterebbe i sopravvissuti, in Svezia o in Germania?
E sorgono dubbi sul ruolo di Frontex, le cui navi trasportano gli immigrati dalle carrette alla deriva vicino alla costa libica direttamente ai centri situati nell’Europa meridionale. Anche l’operazione “Sophia” che coinvolge navi da guerra desta sospetti. L’obiettivo della marina è combattere i trafficanti nel Mediterraneo e salvare gli immigrati illegali. Ma l’osservazione dei profili degli scafisti sui social network rivela le connessioni tra il salvataggio degli immigrati e il loro trasporto da parte dei trafficanti.

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Secondo le informazioni pubblicate sui profili Facebook dei negrieri, il costo del trasferimento in Europa è di 400 dollari a persona se il viaggio parte dalla Tunisia, o 1000 dalla Libia (dati di marzo 2016). Le famiglie possono avere sconti. La portata di questo business è illustrata dai numeri. Nel luglio 2017 sono arrivate in Italia dalla Libia 11.500 persone (il numero era due volte più alto nello stesso mese dell’anno precedente). Se il prezzo pro capite ammonta a 1000 dollari, allora in un mese le organizzazioni contrabbandiere (e altre entità coinvolte) possono guadagnare fino a 11 milioni e mezzo di dollari. La portata di queste attività rende lecito chiedersi se non esista un coordinamento superiore. È già stato appurato http://www.krone.at/569097 che i “rifugiati” avevano numeri di telefono di organizzazioni non governative per annunciare i loro arrivi.
Un fatto curioso si è verificato alla fine dello scorso anno. Il 2 dicembre 2017, il profilo Facebook degli scafisti annunciava un “viaggio” dalla Libia verso l’Italia pianificato per il 6 dicembre. Il 7 dicembre, un aggiornamento avvertiva che il trasporto in preparazione sarebbe partito lo stesso giorno. Il post era stato pubblicato nel pomeriggio, quindi si può presumere che l’operazione sia iniziata di sera o di notte. Il giorno dopo, nel primo pomeriggio dell’8 dicembre, Frontex informava sulla sua pagina Twitter che la nave Olympic Commander era coinvolta nel pattugliamento dei confini marittimi e aveva salvato 78 persone da una barca di legno. Naturalmente, non ci sono prove che questi individui siano stati raccolti proprio da quella barca, così come non ci sono prove che Frontex sapesse che ce n’era una in arrivo. I trafficanti di esseri umani avevano trasmesso in anticipo il messaggio che stavano lasciando un porto libico e che sarebbero stati prelevati dalla marina europea e dalle ONG. Ora sorge la domanda se si tratti di un’autentica operazione di salvataggio o di un trasferimento illegale e pericoloso in alto mare. 2)

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A sinistra l’annuncio su Facebook del viaggio, a destra la comunicazione di Frontex relativa al salvataggio di 78 clandestini.

Le ONG e i trafficanti di carne umana seguono la numero 4 delle regole enunciate da Saul Alisnky nel saggio Rules for Radicals: “Obbliga il nemico a giocare secondo le sue regole’’. Il codice della navigazione afferma che “Ogni capitano è tenuto, per quanto possa farlo senza grave pericolo per la sua nave, il suo equipaggio e i passeggeri, a prestare assistenza a chiunque, anche se nemico, si trovi in mare in pericolo di vita”. I trafficanti di esseri umani, l’Unione Europea, le ONG e Frontex si fanno beffe del diritto marittimo, e di ciò dovrebbero essere ritenuti responsabili. La massiccia operazione di trasporto che ha già portato seicentomila persone dalla Libia all’Italia dal 2014, promossa e coordinata da moderni strumenti di comunicazione come Twitter e Facebook, difficilmente può essere considerata un’autentica operazione di salvataggio.
A suo tempo è stata dimostrata la partecipazione di organizzazioni non governative al traffico di immigrati. Attualmente, attraverso i social media, non solo possiamo seguire le attività di queste ONG, ma anche i sistemi di comunicazione tra i trafficanti e i loro clienti. Una situazione inquietante, in cui tutte le cosiddette “operazioni di salvataggio” sembrano essere perfettamente organizzate.

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N O T E

1) Dati tratti da Statista  e DTM Lybia Migrant Report.
2) Nota della redazione: l’interrogativo degli analisti di Gefira rimane validissimo, considerando quanto la loro attività investigativa abbia contribuito a portare alla luce le manovre di alcune ONG. Ma in questo caso sembra proprio che i due episodi non siano neanche lontanamente collegati: il twit di Frontex dell’8 dicembre si riferisce al salvataggio descritto nel sottostante comunicato (riportato l’11 dicembre da alcune testate online):
Alle ore 07.51 del 07.12.2017, RCC (Rescue Coordinator Center) Malta, a seguito di segnalazione dell’areo da ricognizione dell’assetto Frontex “Osprey 01”, avvistava una barca in legno carica di migranti. Alle successive ore 08.06 MRCC Malta dichiara evento SAR e richiedeva di intervenire alla nave norvegese dell’assetto Frontex che si dirigeva verso le coordinate segnalate. Alle ore 10.49 intercettava il natante che era già sotto controllo da parte di due motovedette della Guardia Costiera. Alle ore 12.15 iniziavano le operazioni di trasbordo dei migranti dalle motovedette alla Olympic Commander. Dette operazioni terminavano alle ore 13.42 con il trasbordo di 78 migranti.  Come da disposizioni ricevute, l’unità navale procedeva verso il porto di Pozzallo ove giungeva intorno alle ore 12,00 del 9.12.2017.
La barca era stata individuata tra le ore 7 e le ore 8 del 7 dicembre, mentre su Facebook la “preparazione” della partenza veniva annunciata solo alle 13.55 del medesimo giorno. Inoltre, lo sbarco dei 78 clandestini a Pozzallo (Sicilia meridionale) portava all’arresto di tre scafisti tunisini e si appurava che l’imbarcazione era partita proprio dalla Tunisia, non dalla Libia come afferma il post di Facebook.

Gefira

 

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