Gli israeliani vogliono vincere definitivamente il confronto

Filed in Autori, Daniel Pipes, israele by del 10/08/2017
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Cosa pensano gli ebrei israeliani dell’idea di convincere i palestinesi che hanno perso la guerra secolare contro il sionismo e che la festa è finita? In altre parole, cosa pensano gli israeliani della vittoria?
Per scoprirlo, il Middle East Forum ha incaricato lo Smith Institute di intervistare 700 ebrei israeliani adulti. Condotto il 27-28 giugno, con un margine di errore del 3,7 per cento, il sondaggio rivela l’opinione diffusa che se i palestinesi ammetteranno la loro sconfitta finiranno per riconoscere Israele come Stato ebraico, mettendo fine in tal modo al conflitto. Ecco alcune domande.

Sconfitta palestinese.
Un accordo di pace con i palestinesi sarà possibile solo quando la leadership palestinese riconoscerà la propria sconfitta nella lotta contro Israele.
Complessivamente, il 58 per cento degli intervistati è d’accordo, con una forte polarizzazione in base all’orientamento politico: a destra concorda il 69 per cento, a sinistra appena il 16.

Vittoria di Israele.
Il conflitto israelo-palestinese continua ancora perché nessuna operazione militare o nessun impegno diplomatico con la leadership palestinese ha portato a una vittoria israeliana.
Questo assunto è simile al precedente ma ribaltato, facendo così attestare al 65 per cento le risposte positive dell’opinione pubblica israeliana. I risultati mostrano in modo più sorprendente che, da un capo all’altro dello spettro politico, da destra a sinistra, esiste la consapevolezza che Israele deve vincere. I risultati mostrano anche che questa convinzione è condivisa dalla maggioranza di ogni sottogruppo di elettori: uomini e donne, giovani e anziani, seguaci di ogni forma di ebraismo, sostenitori di partiti politici ebraici rappresentati in parlamento.

Ambasciata americana.
Spostare l’ambasciata americana a Gerusalemme sarà considerata come una disfatta dalla maggioranza dei palestinesi.
La stessa percentuale di intervistati (65 per cento) è d’accordo con questa affermazione, con un sostegno a destra (68) un po’ più alto che a sinistra (58). Non è una sorpresa che gli ebrei religiosi (l’89 per cento di coloro che si identificano con il partito ultraortodosso HaTorah Yahadut) concordino con questo assunto assai più di quelli laici (53 per cento del partito anti-haredim Kulanu). Ciò che sorprende è che ad appoggiare l’idea sia ancora una maggioranza di ogni sottogruppo di elettori.

Stato ebraico.
La vittoria israeliana può essere conseguita soltanto se i palestinesi riconosceranno Israele come Stato ebraico.
Il 67 per cento degli intervistati concorda con la suddetta affermazione, ma come per il primo assunto si evidenzia una spaccatura politica, con il 76 per cento degli intervistati favorevoli a destra contro il 26 per cento a sinistra. Di contro, l’affiliazione partitica non fa nessuna differenza (il 71 per cento dei membri di HaTorah Yahadut come pure di Kulanu), con la sola rilevante eccezione di Meretz (33 per cento).

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Il lancio dell’Israel Victory Caucus della Knesset. Da sinistra: Richard Kemp, Ya’akov Perry, Oded Farer, Daniel Pipes, Gregg Roman.

Come interpretare tutti questi dati? Il fatto che le quattro domande poste ottengano il consenso della maggioranza denota un’evoluzione profonda dell’opinione pubblica israeliana dai tempi della firma degli accordi di Oslo (1992). Gli israeliani non sperano più che i gesti di buona volontà produrranno reciprocità da parte dei palestinesi, non danno più credito ai leader palestinesi o non credono più nell’appeasement. Il robusto sostegno a queste affermazioni (oscillante tra il 58 e il 67 per cento) conferma il fatto che la maggior parte degli ebrei israeliani desidera una politica differente e rigorosa.
La sorpresa sta nella confusione che si cela dietro questi dati. Il divario esistente tra destra e sinistra riguardo a due degli assunti (la sconfitta e lo Stato ebraico) e la mancanza di un orientamento chiaro in merito all’opzione da privilegiare per quanto concerne le altre due asserzioni (la vittoria e l’ambasciata americana) sono di fondamentale importanza per chi condivide l’uno o l’altro assunto. Il sostegno espresso all’ipotesi di trasferire l’ambasciata americana a Gerusalemme e il riconoscimento palestinese di Israele come Stato ebraico sembrano simili, ma le posizioni variano sensibilmente. Per esempio, i sostenitori di Meretz, partito della sinistra radicale, condividono la questione dell’ambasciata con il 67 per cento dei consensi, il doppio rispetto a quelli espressi (33) riguardo all’assunto inerente il riconoscimento dello Stato ebraico.
Il fatto che la maggioranza degli ebrei israeliani adulti desideri la sconfitta dei palestinesi e la vittoria di Israele conferma l’importanza del lancio, l’11 luglio, del Knesset Israel Victory Caucus. Co-presieduto da Forer (Yisrael Beiteinu) e Ya’akov Perry (Yesh Atid), il caucus intende prendere in esame le strategie e le tattiche israeliane da mettere in atto una volta che il governo americano avrà dato il suo via libera a una vittoria israeliana.
Come diceva nel 2013 un ex collaboratore del primo ministro israeliano: “Per la maggior parte degli israeliani, discutere del processo di pace è come discutere del colore della camicia da indossare quando si atterrerà su Marte”. È tempo di accantonare i negoziati inutili e controproducenti per porre fine al conflitto con una formula collaudata: la vittoria.

 

12 luglio 2017 – www.danielpipes.org
traduzione di Angelita La Spada

 

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