Il governo peruviano contatta la “tribù proibita” dei mascho piro

È una vicenda che ricorda un po’ troppo quella di Daniza e di altri orsi del Trentino, che difendiamo e tuteliamo finché qualcuno di loro non mette la zampa fuori dal suo ideale recinto e allora diventa un pericolo e bisogna fare qualcosa: munirli di collari, deportarli, persino sparargli. Qualcosa di simile, che però coinvolge comunità di Homo sapiens, sta accadendo nella foresta pluviale amazzonica, dove abbiamo talmente assediato i nativi con le avanguardie della nostra civiltà – alcol, turisti, missionari, taglialegna, seringueiros – da dover proibire qualsiasi contatto tra noi e loro. Per il loro bene, intendiamoci, il governo peruviano ha in elenco una dozzina di tribù indie “incontattate” a cui nessuno si può avvicinare, se non altro perché il loro sistema immunitario non reggerebbe di fronte a una delle “nostre” malattie più innocue.
Con “incontattate” o “perdute” si intendono quelle comunità – un centinaio nel continente – che, almeno sulla carta, non hanno alcun rapporto con il mondo esterno.
Una di queste, i mascho piro, hanno però cominciato a effettuare sortite sempre più frequenti al di fuori di quelli che “noi” consideriamo i loro limiti territoriali, all’interno del Parque Nacional del Manu, in cerca di attrezzi, come i machete, e cibo. Finché, nel maggio scorso, un gruppo di mascho ha attaccato la comunità di Shipetiari uccidendo un giovane con archi e frecce. Il villaggio è abitato dall’etnia machiguenga, diffusa nel bacino dei rii Urubamba e alto Madre de Dios.

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A questo punto il governo peruviano ha deciso di inviare gli antropologi per verificare la situazione e tentare di rimediare. E le malattie? Nessun problema, secondo il ministro della Cultura: il clan “incontattato” ha già avuto a che fare abbondantemente con turisti e missionari cristiani, ricevendo abiti e cibo, e “gli unici a non aver avuto contatti con loro sono i rappresentanti dello Stato”!
L’iniziativa ha incontrato l’immediata opposizione della Federación Nativa del Río Madre de Dios y Afluentes, che giustamente fa notare come la violazione di questa, diciamo così, privacy antropologica si sia già dimostrata catastrofica in passato per ogni clan isolato.
D’altra parte, come rincara un’esponente di Survival International, “i mascho piro vivono nell’area dalla notte dei tempi e sono stati sospinti progressivamente dalle foreste verso le sponde fluviali dai missionari e da altri indigeni cristianizzati. Hanno ricevuto pentole, padelle e coltelli, e adesso ne vogliono sempre di più”. Comincia quindi a essere chiaro di chi sia la colpa di questa “svolta” nel comportamento dei mascho piro.

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