Heiva 2016, la quarta serata

Filed in Polinesia in diretta, polinesiani by del 08/07/2016

Dopo una pausa di quattro giorni, la Heiva riprende, più splendida che mai! Questa serata del 7 luglio ci porta ben cinque gruppi, tre di canto e due di ballo.
I Tamarii Mahina cantano di come tutte le donne, anche le spose dei grandi capi, si specchiassero nelle acque dei fiumi, chiare e limpide; una notte di plenilunio, la dea Hina arriva alla sorgente e decide di darle il nome che porta ancora oggi: Matavai, “gli occhi dell’acqua”, perché senza gli occhi delle donne non si sarebbe trovata l’acqua della sorgente, senza l’acqua della sorgente non sarebbe stato possibile vedere i begli occhi delle donne.
Nella categoria Hura Ava Tau (amatori) il gruppo Hura Tahiti Nui danza la storia d’amore fra la sirena Meherio e il gueriero Tutehauarii.
Il coro Hei Rurutu canta la stessa leggenda del suo gruppo di danza: come un giovane appassionato di ‘orero, l’arte oratoria, sia riuscito a prendere la parola davanti a tutto il villaggio. O’ Faa’a, corale d’eccezione, canta le gesta avvenute al celebre marae Taputapuatea di Raiatea. La serata termina con il gruppo Hei Tahiti in categoria Hura Tau, professionisti che balla per noi la raccolta delle arance sulle montagne di Tahiti.

Hura Tahiti Nui

La bella sirena Meherio viene inviata sulla terra dal dio dell’oceano Ruahatu con il compito di modificare il comportamento arrogante del grande toa (guerriero) Tutehauarii che, insieme ai suoi uomini, proteggeva le proprie terre sulla montagna di Hauiti (Faa’a) dimenticandosi di ogni principio morale: quando qualche forestiero si avventurava nel loro territorio, lo gettavano in mare dopo averlo malmenato. Ruahatu sostituisce la propria coda da pesce da sirena con un bel paio di gambe. Come si inoltra nella montagna, viene immediatamente avvistata dai guerrieri che la rincorrono e la maltrattano duramente, come loro abitudine. La collera del dio Ruahatu aumenta, ma la bella sirena riesce nella sua missione, il cuore duro di questi uomini si addolcisce e lei riesce a vivere per un certo presso di loro senza problemi.
Un giorno Tutehauarii la accompagna alla punta di ‘Outuaraea; non parlano, ma il guerriero la guarda fisso: l’amore sta nascendo nel suo cuore. Giunto il tramonto, la sirena lo saluta e si tuffa in acqua. Il guerriero ancora non capisce, ma ecco che la bella Meherio riaffiora con la sua coda da pesce, gli rivolge un ultimo saluto e sparisce nelle profondità marine. Tutehauarii si sente colpevole per aver fatto soffrire questa creatura marina, venerata e protetta dagli dèi; le sue ginocchia si piegano, mentre egli piange e invoca perdono, chiedendo al dio dell’oceano di farlo morire.
Il dio decide altrimenti: lo trasforma in un albero bello e maestoso che, resistendo con tenacia alle intemperie, vedrà passare sotto le sue fronde parecchie generazioni. L’albero fiammeggiante – la Caesalpinia pulcherrima – conserva il portamento da potente guerriero, sempre allerta.

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Lo storico “albero fiammeggiante”, diventato una leggenda.

L’amore tra il guerriero e la sirena

Con il passare degli anni l’albero di cesalpinia cresceva. Un gran numero di uccelli cinguettanti venivano a posarsi sui suoi eleganti rami, che fiorivano d’un magnifico colore rosso aranciato. L’albero fiammeggiante invecchiava come gli esseri umani, ma nel suo tronco vegetale batteva l’anima giovane del guerriero; il suo cuore bruciava d’amore per la bella Meherio, la piccola sirena. Per concessione del dio Ruahatu, a ogni plenilunio Meherio raggiungeva Tutehauarii e i due si incontravano con sembianze umane alla sorgente Teoneroa, amandosi tutta la notte, per poi ritrovarsi al successivo ciclo lunare.
Una notte Tutehauarii attende invano la sua innamorata alla sorgente. Non vedendola arrivare, inquieto, sale sulla collina. Ha un brutto presentimento. Il vento si mette a soffiare impetuoso, le onde martellano lo scoglio sottostante di corallo, ogni elemento della natura annuncia un cattivo presagio. Sconsolato, egli scende verso la spiaggia e nota una luce lontana con una persona che gli fa dei cenni. Il chiarore intenso della luna piena sembra invitarlo, si tuffa senza alcuna esitazione nelle acque profonde, accompagnato da Nuutere, lo squalo protettore della laguna. Una volta arrivato, scorge una vecchia che tiene con fermezza una lampada in una mano e con l’altra pesca. La vecchia gli dice: “Benvenuto Tutehauarii, sono la pescatrice di anime, sono stata mandata dal dio Ruahatu per prepararti a raggiungere la tua ultima dimora: Rohotu noanoa, il paradiso profumato”.
Immediatamente Tutehauarii capisce. Le forze lo abbandonano e sviene. In questo stato di incoscienza, sdraiato sulla sabbia umida, il suo cuore si agita, le lacrime gli colano dagli occhi chiusi. Sogna il suo amore e i loro incontri all’ombra dell’albero fiammeggiante che le generazioni future non avranno la fortuna di conoscere. Meherio esce dall’acqua, striscia sulla spiaggia, trascina il corpo del giovane uomo svenuto nel mare, mano nella mano entrambi scompaiono nella profondità dell’oceano. Il guerriero rende l’anima affianco alla sua dolce amata, che continuerà a percorrere gli oceani da creatura immortale qual è. La vecchia accompagna l’anima di Tutehauarii a Tata’a, il punto di partenza per spiccare il volo verso Rohotu noanoa. Nello stesso istante un vento violento abbatte l’albero fiammeggiante, il cui tronco crolla a terra. L’albero leggendario termina la sua vita quella stessa notte.
Vecchi e giovani, tutti amavano ritrovarsi a suonare l’ukulele e a ballare sotto questo albero, considerato il simbolo di accoglienza della cittadina di Faa’a. Salutava l’arrivo e la partenza degli aerei dal sottostante aeroporto, le navi che entravano ed uscivano dal porto di Papeete. Rappresentava da sempre l’incontro tra la popolazione e lo straniero. Veniva considerato un luogo storico: avvenimenti memorabili si sono susseguiti sotto questo albero, sotto le sue fronde sono nate belle leggende che si espandevano in elogi per il creato, all’epoca trasmesse oralmente. Il ricordo dell’albero fiammeggiante è prezioso, la sua storia merita di essere raccontata.

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