Si prepara l’Heiva I Tahiti 2017

Filed in Polinesia in diretta, polinesiani by del 03/07/2017
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Il momento della principale competizione di danza polinesiana si avvicina: dal 6 luglio, via a canti e danze.

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Anche quest’anno fervono i preparativi per la Heiva I Tahiti: dal 21 giugno, solstizio d’inverno nell’emisfero australe, i vari gruppi eseguono la loro prova generale nell’arena di To’atā davanti all’attenta giuria, prodiga di consigli per aiutarli a migliorare. Rispetto allo scorso anno, che ha visto una enorme partecipazione – tanto da portare la durata della competizione a tre settimane, contro le due abituali – la Heiva si presenta più intima e molto indirizzata al canto: sono ben 16 i cori in gara, su 28 gruppi.
5 gruppi in Tārava Tahiti, 5 in Tārava Raromata’i, 6 in Tārava Tuha’a Pae, le tre categorie di canti che si differenziano per sonorità e cadenza. Il gruppo Tamari’i Papara ‘Oire e i Papara To’u Fenua hanno presentato un particolare Tārava Rimatara.
I tradizionali canti polifonici devono lo stile all’isola dalla quale provengono: Tahiti, Raromata’i, le isole Sottovento dell’arcipelago della Società, le Australi, il cui nome in Reo Mā’ohi è Tuha’a Pae. Più le isole sono remote, più i loro canti sono rimasti puri dalla contaminazione delle canzoni d’osteria cantate dai marinai e degli inni ecclesiastici introdotti dai missionari. Basti ascoltare lo stile rallentato del gruppo Tamari’i Rapa No Tahiti, che riunisce i polinesiani originari dell’isola di Rapa abitanti a Tahiti, per rendersene conto.
In categoria Hura Tau, professionisti, si presentano quattro gruppi: Teva I Tai, i guerrieri della penisola di Tahiti, giovani e carichi d’energia; Tamariki Poerani, diretto dalla puamutu (cioè originaria dell’arcipelago delle Tuamotu) Makao Forster, che vede il debutto come coreografo di Franky, favorito nella gara di migliore ballerino lo scorso anno, persa a causa della scivolata sui fiori caduti dai costumi che ingombravano la pista; il loro ‘orero è l’affascinante Vaitua Make, di madre rapa e padre italiano. 1)  Ahutoru Nui che inscena le ture, i precetti, del ari’i Tetuna’e (XV secolo), consegnati dai suoi discendenti, la famiglia Salmon, all’archivio del Bishop Museum di Hawai’i; e Tahiti Ia Ruru-tu Noa, il gruppo di Olivier Lenoir che ha vinto lo scorso anno in categoria Hura Ava Tau e per questo è salito di categoria, diventando professionista.
Otto i gruppi in categoria Hura Ava Tau, amatori, fra i quali spiccano Hi’o Atea che balla sul testo ricco di emozioni scritto da Patrick Amaru; il pupu (gruppo) Nuna’a E Hau, con testo a sfondo politico scritto da John Mairai; Toahiva, fondato da Moon, la brava insegnante di Te Fare ‘Upa Rau (il Conservatorio di Tahiti), sull’importanza della lingua polinesiana.
Un aneddoto curioso: molti ballerini della prima fila, i migliori, hanno rinunciato a partecipare perché allettati da una possibile scrittura a Dubai; purtroppo lo spettacolo negli Emirati Arabi è stato rinviato, forse anche annullato, e i danzatori polinesiani sono rimasti esclusi dalla principale competizione di ‘ori Tahiti.

Un po’ di storia

Dal 1881, in seguito alla cessione di Tahiti alla Francia, la Heiva si balla a luglio, in corrispondenza con la festa nazionale francese che commemora la presa della Bastiglia, per sottolineare la grandeur dello stato colonizzatore. Alcuni sostengono che festeggi piuttosto 29 giugno 1984, giorno in cui la Polinesia francese ha raggiunto lo statuto di autonomia, con il riconoscimento del potere esecutivo locale. Luglio, nell’inverno australe, è il anche il tempo in cui bisogna lasciare riposare la madre terra, raccogliendo esclusivamente le foglie già ingiallite delle piante. Purtroppo così non avviene: per confezionare il costume vegetale, interi squadroni di ballerini fanno man bassa di foglie e fiori freschi.
Anticamente le danze avevano luogo durante l’intero corso dell’anno, sottolineando eventi e avvenimenti vari. Con il tramonto della costellazione delle Pleiadi – che nel 2017 si è verificato il 20 maggio – si entra nel periodo chiamato Matari’i Raro, che corrispondeva alla nostra Quaresima, e metteva a riposo gli ‘Arioi, la classe degli artisti.
Ancora una volta l’intervento del colonizzatore ha finito per stravolgere le sagge abitudini di un popolo intimamente connesso con le forze della natura.

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Gli arcipelaghi della Polinesia Francese.

N O T E

1) Vaitua cerca da anni di rintracciare suo padre, che si chiama Giancarlo Giorgio Augusto Luzzatto, nato a Roma il 3 gennaio 1936, giornalista. Se qualcuno ne avesse notizia può contattarmi tramite “Etnie”.

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