Intervista a Cristian Ricci, l’uomo che ha denunciato le ONG

Filed in Antologia Stampa, italia by del 13/08/2017
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Il 2 agosto scorso: la nave Iuventa della ONG tedesca Jugend Rettet viene scortata nel porto di Lampedusa e messa sotto sequestro su ordine della Procura di Trapani. I magistrati ipotizzano il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, anche se sul registro degli indagati non risulterebbe iscritto (per ora) nessun membro dell’equipaggio. Il sequestro è l’epilogo (o forse soltanto il primo atto) di un’indagine partita dalla denuncia di Pietro Gallo e Ludo Montanino, dipendenti dell’agenzia di sicurezza Imi Security Service, imbarcati sulla nave di una ONG. La Vox Hestia di Save the children.
Per la prima volta, il direttore della società di sicurezza, Cristian Ricci, racconta quanto accaduto sotto i loro occhi nel mare di Libia. In sette mesi di salvataggi. E ricompone intrecci e sospetti della presunta connivenza fra trafficanti di uomini, scafisti e ONG.

cristian ricci ong

Cristian Ricci.

La denuncia alla Squadra Mobile di Trapani (il 12 settembre 2016) subito dopo uno sbarco. E poi la segnalazione all’AISE, il nostro servizio segreto per l’estero. Cosa avete visto al largo di Tripoli che meritasse tanto allarme?
Anomalie? Qualcuno le ha chiamate così, trascurando di specificare che chiunque (attraverso internet o dal satellite) potrebbe vedere (anche ora) e assistere a quel che noi abbiamo denunciato. Cioè una nave (in questo caso la Iuventa) che durante una delle infinite operazioni di soccorso in mare si avvicina alla costa (libica) fino ad arrivarci a ridosso, per fornire supporto agli scafìsti, stando all’accusa, come da programma.

Eravate a bordo di una nave della più importante ONG, una scelta coraggiosa denunciare.
Abbiamo scelto di non essere complici. Tacere, girare la testa, avrebbe significato diventare complici.

Avete perso il lavoro.
Ovvio. Siamo senza contratto. L’armatore non ce lo ha rinnovato. Ci mancherebbe. Ma la nostra coscienza è libera e adesso vogliamo sperare che l’inchiesta non si fermi e porti a galla il resto del marcio. Questo è soltanto una parte, se si continuerà a indagare, si potrà vedere il resto. Sia chiaro, io non sono qui a dire che in generale le ONG sono colluse con i trafficanti o che traggono vantaggi economici dalla tratta dei migranti. Certo è che nel traffico degli essere umani esse hanno il conclamato ruolo del facilitatore. È innegabile. Il fatto che nessuna delle ONG abbia mai denunciato quel che è sotto i propri occhi e che noi abbiamo segnalato, ne è la prova.

Avete lavorato per una di esse, anzi eravate a bordo della Vox Hestia di Save the children, che si dà il caso sia una delle più importanti organizzazioni non governative. Perché non avete discusso del problema con i vertici?
Abbiamo avuto infiniti confronti, contrapposizioni e scontri durissimi. Reiterati. È stato così fino alla vigilia della nostra denuncia. Io e gli altri dipendenti di Security Service abbiamo detto infinite volte che non si poteva chiudere gli occhi davanti allo sfruttamento disumano e alle connivenze con i trafficanti che ci passavano davanti agli occhi. Ma la risposta delle ONG è sempre stata e resta che il solo obiettivo è salvare la gente, portare a terra tutti. L’autonomia, l’indipendenza. Ecco, in virtù di questo le organizzazioni si dicono legittimate a tacere. Se e cosa ci sia sotto io non sono tenuto a dirlo né sono in grado di farlo.

Soldi?
Si dice che il tema sia quello. Io non lo so. Però constato che spesso la ONG di turno rende noto il salvataggio di un bambino e nel farlo scrive “Donare a…”. Le donazioni sono soldi. Troppo spesso si pubblicizzano i salvataggi di uomini. Ma non si racconta di quando vengono fatti sbarcare con la varicella, la tubercolosi o la scabbia; sì, a me sono capitati anche i malati di scabbia.

Il fenomeno è fuori controllo? Qual è la soluzione?
Attenzione: per me e i miei uomini vale anzitutto il principio che quando un uomo è in mare bisogna salvarlo. Si devono salvare tutti. Tutti, tutti, tutti. La nostra missione in mare è questa. I nostri politici invece devono fermarli là i migranti. Vanno bloccati. Non bisogna farli partire. Occorre stracciare gli accordi intemazionali e intervenire sulla Libia, mettendo da parte gli interessi economici. Se necessario. Ma lei lo sa che la maggioranza di quei poveracci non vorrebbe partire?

Scusi, ma se pagano il biglietto pur di scappare e arrivare in Italia o in Europa?
Il fenomeno è più articolato e complesso. Anzitutto esiste una forma di razzismo nero. Il Nord Africa con gli algerini, i marocchini e i libici contro i nigeriani e gli altri subsahariani. Li distingui sui barconi: i primi hanno il giubbotto di salvataggio. Gli altri sono spesso scalzi e molti di loro arrivano denutriti e sfiancati da sei, sette mesi di sfruttamento da parte dei libici. Li costringono a lavorare per loro. Fanno i muratori e altri lavori pesanti. Schiavizzati, picchiati. “Batter, batter”, ripetono che vengono picchiati. Col calcio del fucile, il bastone. Per nulla. O semplicemente per essersi addormentati perché piegati dalla fatica. Questo succede agli uomini. Le donne, si sa, sono vittime di abusi. Si dice siano loro a voler venire a partorire in Europa. In realtà la maggioranza chiede già sulle navi di poter abortire, per eliminare il frutto della violenza subita.
Poi c’è l’Italia, senza futuro. Per nessuno o quasi. Bisogna salvarli, sì. Ma poi? Non si risolve la questione con un falso umanitarismo dietro il quale può nascondersi l’illegalità.

Per mettere un freno a questo falso umanitarismo e costringere le ONG ad agire nella legalità, il Viminale obbliga la sottoscrizione del codice di regolamento. Può servire?
A nulla. Anzi può avere un effetto boomerang.

Gli sbarchi di fatto sono però rallentati.
Senta, il codice di regolamentazione è inutile se non dannoso. Serve solo a certificare le ONG, a legittimarle a fare quel che hanno sempre fatto e ad andare avanti così.

Allora perché c’è chi non vuole aderire e sottoscrivere?
È mi falso problema. Fra le regole c’è quella della presenza della polizia a bordo, ma scusi, sulla nave c’è già un ufficiale che ha anche la funzione di polizia giudiziaria. La guardia armata? Per difenderci da cosa? Il carico è composto da derelitti sfiancati dalla fame. E poi dove si dovrebbero mettere i poliziotti a bordo? Sulle navi non ce posto né attrezzatura adeguata. Il codice per le ONG? Se serve vuol dire che lo Stato non si fida di loro. Se è così le tolga. E stracci gli accordi internazionali. Al contrario questo sistema trasformerà lo Stato stesso nel braccio legale della tratta dei neri.    

  
Cristiana Lodi, “Libero”.

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