Tony Blair e l’intollerabile European Council on Tolerance

Filed in News, News ed eventi by del 22/06/2015
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L’ex primo ministro britannico Tony Blair ha accettato l’invito a diventare presidente del Consiglio Europeo per la Tolleranza e la Riconciliazione. L’ECTR vanta un comitato consultivo di cui fanno parte decine di capi di Stato e premier europei. Il gruppo si considera un organismo non governativo che “promuove la comprensione e la tolleranza tra i popoli di diversa origine etnica; educa sulle tecniche di riconciliazione; allevia le apprensioni sociali postbelliche; tiene d’occhio i comportamenti sciovinisti, propone iniziative a favore della tolleranza e soluzioni giuridiche”.
Dietro questo linguaggio tecnico, Blair e l’ECTR promuovono il credo religioso e il dialogo come un mezzo per mettere in discussione l’estremismo e le espressioni di odio. Nelle pagine del “Times”, l’ex premier britannico e Moshe Kantor, leader russo del Congresso ebraico europeo, dichiarano:

È nostra ferma convinzione che non siano di per sé fede e religione a fomentare i conflitti. È l’abuso della religione, che poi diventa una maschera dietro la quale troppo spesso si nasconde chi è intenzionato a portare morte e distruzione. (…) L’ECTR raggruppa i partiti e i leader politici che sono stati al centro di alcuni dei conflitti più spinosi al mondo per promuovere il dialogo. Tra i nostri progetti c’è anche quello di occuparci a fondo dei conflitti, focalizzando l’attenzione sulle cause profonde dell’intolleranza, che in genere sono la mancanza di conoscenza di altre fedi e culture, e pertanto, l’ECTR si rivolge alle scuole e alle università di tutta Europa per incoraggiare la tolleranza e la riconciliazione.

L’obiettivo dell’ECTR è spiegato in un documento intitolato Un modello europeo: lo Statuto nazionale per la promozione della tolleranza. Questo “modello” è attualmente in fase di elaborazione da parte dei parlamenti di tutta Europa. Tuttavia, per Blair e l’ECTR la “tolleranza” sembra non essere una libertà di espressione, ma uno standard orwelliano di comportamento da rispettare in modo rigido e regolato dal governo.
“La tolleranza”, afferma il gruppo, è “il rispetto e l’accettazione dell’espressione, la preservazione e lo sviluppo dell’identità distinta di un gruppo [religioso, razziale o culturale]”.
I fautori della libertà individuale, però, sostengono che per vera tolleranza si intende tollerare le idee diverse dalle proprie. In una società libera, non vi è alcun obbligo di mostrare “rispetto” per tali punti di vista, occorre soltanto accettare il diritto dei popoli liberi di esprimerli.
“Non c’è bisogno”, spiega l’ECTR, “di essere tolleranti degli intolleranti”. Sembra che la tolleranza europea significhi solo tollerare un’agenda politica europea.
Si ritiene che l’idea dei “diritti collettivi” surclassi le libertà individuali. L’ECTR esorta i Paesi europei a introdurre una serie di “reati penali punibili come fossero crimini aggravati”, e facenti parte di uno “Statuto per la promozione della tolleranza”. Tra questi reati dovrebbero comparire:
3) La diffamazione nei confronti di un gruppo…
4) L’approvazione palese di un’ideologia totalitaria, xenofobia o antisemitismo.
5) L’approvazione pubblica o la negazione dell’Olocausto.
6) L’approvazione pubblica o la negazione di ogni altro atto di genocidio, la cui esistenza è stata sancita da una corte o tribunale penale internazionale.
Queste misure sono da considerare sbalorditivi attacchi alla libertà di parola. Particolarmente dannoso è il reato proposto di “diffamazione nei confronti di un gruppo”, ossia il principio che le dichiarazioni diffamatorie pronunciate nei confronti di un gruppo di persone sono impugnabili dai singoli membri di quel gruppo.
Questo tipo di diffamazione non trova alcun fondamento nel diritto britannico. Nel 1993, un tribunale inglese stabilì nella causa Derbyshire County Council contro Times Newspapers che gli enti governativi non possono citare in giudizio per diffamazione poiché ciò porterebbe a restrizioni antidemocratiche alla libertà di parola. Una legge che regolamenti la diffamazione nei confronti di un gruppo, come propone di fare l’ECTR, permetterebbe ai movimenti politici e religiosi estremisti di censurare le dichiarazioni e le critiche mosse alle loro convinzioni.
Nel Regno Unito, i Public Order Acts già perseguono penalmente l’incitamento alla violenza. Se, per esempio, un attivista neonazista affermasse che gli ebrei dovrebbero essere uccisi nelle strade di Londra, probabilmente sarebbe denunciato.

ECTR

Ma il gruppo di Blair vuole andare oltre. Il documento dell’ECTR spiega che il reato di diffamazione nei confronti di un gruppo, in quanto crimine aggravato, comprenderebbe anche “commenti diffamatori (…) al fine di (…) calunniare il gruppo o renderlo ridicolo”.
Blair sta ripetendo i suoi vecchi errori. Nel 2006, il suo governo fu condannato per i suoi tentativi di perseguire penalmente chiunque “intende (…) fomentare l’odio religioso o è stato incauto riguardo alla possibilità di fomentare l’odio religioso”.
Dopo aver perso la votazione in parlamento, dopo che politici, attori comici e giornalisti ebbero osservato con forza che tali divieti avrebbero censurato le critiche oneste mosse ai gruppi religiosi, Blair fu costretto ad accettare le modifiche alla legislazione.
Rendere reato lo scherno sarebbe disastroso. In una società libera, nessuno ha diritto a non essere offeso. Come disse nel 2006 il deputato conservatore Dominic Grieve, le proposte sono state un tentativo di “rabbonire” alcune minoranze etniche.
Oltre a rendere punibili – in nome della tolleranza – le idee e i punti di vista che l’ECTR considera intollerabili, il gruppo di Blair propone anche metodi di regolamentazione orwelliani per promuovere la sua ideologia della “tolleranza”. E così l’ECTR raccomanda che “il governo deve garantire che le emittenti radiotelevisive dedichino una percentuale prestabilita dei loro programmi alla promozione di un clima di tolleranza”.
Inoltre, gli enti finanziati dallo Stato la imporranno e la faranno rispettare, con il modello proposto dall’ECTR che esorta i governi a “istituire una Commissione che monitori la tolleranza nazionale e agisca come un organismo indipendente – composto da personalità eminenti e non appartenenti a strutture pubbliche – investito dell’autorità di promuovere la tolleranza”. Sarà anche creato un ente governativo indipendente per “vigilare sull’attuazione” dello Statuto per la promozione della tolleranza.
L’ECTR esercita anche pressioni per far sì che siano “disciplinati dalla legge i finanziamenti statali a favore delle istituzioni religiose”.
Ancora una volta, l’ex premier britannico sembra incapace di imparare dalle sue sconsiderate iniziative. Sotto il governo Blair, le autorità hanno versato milioni di sterline nelle tasche di gruppi religiosi che secondo loro avrebbero fronteggiato l’estremismo e il terrorismo. Peccato che tra i gruppi finanziati con denaro pubblico ci fossero organizzazioni islamiste legate ai movimenti terroristici.
L’attuale premier David Cameron osservava già nel 2011:

A mano a mano che emergono le prove riguardo al background di quei condannati per reati di terrorismo, è chiaro che molti di loro sono stati inizialmente influenzati da ciò che qualcuno definisce “estremisti non violenti”, per poi radicalizzarsi al punto da abbracciare la violenza. (…) Alcune organizzazioni che cercano di presentarsi come una porta di accesso alla comunità musulmana vengono inondate di denaro pubblico nonostante facciano poco per combattere l’estremismo. Come altri hanno rilevato, questo è come rivolgersi a un partito fascista di destra per combattere un violento movimento suprematista bianco.

L’Europa ha bisogno di separare lo Stato dai gruppi di interesse oppressivi; non dovrebbe fare l’opposto e abbracciarli ulteriormente.
Le proposte dell’ECTR servono solo a rafforzare le pericolose falle della politica del multiculturalismo. Nell’ambito di tale sistema, le persone sono classificate come membri di gruppi culturali e religiosi, e non come individui singoli, con diritti individuali. Definendo gli individui in base ai gruppi cui appartengono, si negano la loro voce e i diritti di cittadinanza.
In una recente causa dinanzi all’Alta Corte di Londra, un giudice ha stabilito che un immigrato clandestino che aveva percosso il proprio figlio doveva essere perdonato a causa del “contesto culturale”. In altre parole, la legge dovrebbe proteggere solo i bambini bianchi: la sentenza giustifica implicitamente le percosse inflitte ai bambini appartenenti a minoranze, tutto in nome della diversità e della tolleranza. Trevor Philips, l’ex presidente della Commissione per l’uguaglianza razziale, ha descritto la decisione come “l’effettivo abbandono del figlio di una famiglia di immigrati sull’altare del multiculturalismo”.
Ad ampliamento della politica del multiculturalismo, le misure proposte dall’ECTR cercano di tutelare i vari gruppi in base ai quali i Paesi europei classificano i loro cittadini. Tali leggi e regolamenti dividerebbero ulteriormente l’Europa in gruppi tribali, composti da vari movimenti religiosi, etnici, culturali e politici; tutti in competizione tra di loro per ottenere il patrocinio e il sostegno del governo.
Perseguendo penalmente la nostra libertà di criticare i movimenti religiosi o persino di esprimere idee intolleranti, difendendo legalmente i gruppi religiosi dall’ironia o dagli insulti, Blair e l’ECTR distruggerebbero il più importante principio della libertà individuale: la libertà di espressione.
Una società libera non può vietare la tolleranza degli intolleranti. La vera tolleranza presuppone che i liberi cittadini tollerino le idee che non piacciono loro.
E di certo non dovremmo – come sostiene invece l’ECTR – essere costretti a “rispettare” le idee che il governo considera adeguate.
In una democrazia, la legge ha il compito proteggere gli individui dalle mire dei gruppi d’interesse oppressivi. Blair e l’ECTR propongono l’esatto opposto. Sotto la “tolleranza” imposta dal governo, gli estremisti prospererebbero, i critici onesti verrebbero messi a tacere, la libertà di espressione sarebbe criminalizzata e, in segno di rispetto verso i “gruppi”, il singolo perderebbe il suo diritto di essere considerato un individuo.

 

traduzione di Angelita La Spada

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