La bomba Calais-migranti

Filed in francia, News, News ed eventi, STATI by del 27/02/2016

Quello che segue – nel filmato e nella sua traduzione scritta – è l’intervento di Simone Héricourt alle Journées Européennes di Saint-Brieuc, il 7 febbraio scorso. Simone, una semplice cittadina di Calais, racconta la spaventosa esperienza dell’invasione, spesso violentissima, dei clandestini che vivono a migliaia stipati nella Giungla, il campo di Calais che costituisce il (tentato) trampolino di lancio verso la Gran Bretagna. L’aspetto osceno di tutto ciò non è tanto la violenza e la sopraffazione cui sono sottoposti i calaisiani, quanto l’arroganza, il menefreghismo e la repressione che i legittimi abitanti di questa ex gradevole cittadina devono sopportare dalle autorità francesi e dalla polizia se solo tentano di protestare.
Il discorso di Simone Héricourt inizia al minuto 3,00 dopo la presentazione dello speaker.

 

Il mio nome è Simone e vivo a Calais. Sono di origine calaisiana. I miei genitori vivevano a Calais. Calais è la mia vita. È dove sono cresciuta e ho sempre vissuto. Calais era una città molto gradevole. Mi piaceva andare a passeggio. Avevamo tranquillità e sicurezza. C’erano sempre un sacco di visitatori, sia in estate sia in inverno, anche se Dio sa che le nostre estati non sono mai così piacevoli e il tempo non è mai granché. Ma era un posto vivo.
Qualche tempo fa a Sangatte sono arrivati i rifugiati. Sarkozy ha deciso di chiudere il loro campo abusivo e i rifugiati sono arrivati a Calais. In un primo momento, anch’io li ho considerati persone sfortunate, prive di mezzi e disinformate, cui si poteva forse dare qualche aiuto. E io non so dire come sia successo, ma da un giorno all’altro abbiamo avuto migliaia, migliaia di migranti. Attualmente se ne contano 18.000 in quella che viene chiamata la Giungla. 18.000. Spaventoso. Hanno addirittura fatto una città nella città. Hanno una discoteca, botteghe, scuole, parrucchieri… Hanno anche… non vorrei dirlo, ma penso capiate che riguarda i bisogni degli uomini. Ovviamente. Hanno fatto strade. Hanno dato nomi a queste strade. Hanno eletto un sindaco. Sì! La polizia non può entrare affatto in quello che chiamano il “quartiere musulmano”. È proibito.
Fino a quel momento avremmo anche potuto sopportare tutto ciò. Ma non possiamo sopportare l’insopportabile, quando vediamo risse esplodere durante la notte, quotidanamente, costantemente. Si aggirano per il centro della città, in 2000, 3000, 4000, ovunque. Fracassano le auto con sbarre di ferro. Aggrediscono persone, persino i bambini. Rubano e violentano. Quello che noi sopportiamo è inimmaginabile. Entrano nelle case della gente mentre le persone sono a tavola, perché vogliono mangiare. Prendono quello che vogliono, a volte picchiano gli abitanti. Rubano quello che vogliono e distruggono ciò che non possono prendere. E quando ti difendi, la polizia se la prende con te. Da tempo la polizia si rifiuta di raccogliere le denunce. Mio figlio è stato aggredito. Stava facendo una passeggiata in centro della città e ascoltava la musica in cuffia. Qualcuno gli dà un colpetto sulla spalla e lui si volta, pensando a un amico. Tre “clandos” lo stavano affrontando… scusatemi: clandestini. L’hanno colpito alla testa con una sbarra di ferro. Mio figlio è un tipo duro ed è riuscito a difendersi. Così gliele ha date. Ma poi ha sentito un rumore vicino a lui: una trentina di migranti gli stavano andando addosso. Essendo coraggioso ma non suicida, è fuggito. Quando ho visto mio figlio tornare a casa, ho pensato che avrebbero potuto ucciderlo. E non è il solo. Aggrediscono i bambini che tornano a casa da scuola, o che ci stanno andando, alla scuola media. Arrivano a salire sugli scuolabus. Il 23 gennaio, hanno fatto un grande tumulto a Calais. È stato orribile. È durato tutto il pomeriggio e tutta la sera. Si sono spinti a imbrattare la statua del generale De Gaulle. Ci hanno scritto “In culo alla Francia”, con sotto la bandiera dell’ISIS.
Che altro posso dire di quello che sopportiamo? Costoro fanno dimostrazioni di protesta contro gli standard di accoglienza che hanno ricevuto. Ma più gli date, più loro chiedono. Non è mai abbastanza. Mai, mai. Quando incrociamo il loro cammino è sempre un “dare i soldi”, “dare il telefonino”. E se non lo fai ti picchiano. E non contate sull’aiuto della polizia. Come ho già detto, neppure registrano più le lamentele. Quando vogliamo dimostrare, la polizia ci blocca. Quando veniamo aggrediti, ci dicono alla stazione di polizia: “Cosa vuole che le dica, sembrano tutti uguali. Non c’è niente che possiamo fare”. Giuro che quanto vi sto raccontando è la verità.
Mi piaceva andare a visitare quello che io chiamo la tomba di mio figlio: il mare. Ho perso mio figlio e abbiamo disperso le sue ceneri in mare, secondo il suo desiderio. Una sera ho chiesto a mio marito di portarmi alla tomba di mio figlio, perché ne avevo bisogno. È qualcosa che non posso fare più. Attraversare semplicemente il centro di Calais di sera significa esporsi al pericolo. Non appena inizia a fare buio, diventa pericoloso. Non posso più andare dove mi piaceva. Non è più possibile. Sono spaventata. E a Calais siamo tanti in queste condizioni.
Un’altra cosa che non capisco è l’atteggiamento dei calaisiani. Ieri c’è stata l’ennesima dimostrazione. Partecipanti di Calais ce ne saranno stati una decina. Dov’erano tutti gli altri? Avere paura non ci preserva dal pericolo. Il governo ci ha abbandonato. Hanno deciso di condannare Calais. Se noi calaisiani non reagiamo a questo, tutti i migranti di Francia finiranno ammucchiati qui, e saremo bell’e morti. I calaisiani sono pecore. Io non li capisco.
Ieri ho partecipato a questa dimostrazione. Ero nel bel mezzo di essa, con mio marito, con mio figlio, con gli amici. C’era il generale Piquemal. Dopo quello che ho visto ieri, non riuscivo a dormire, continuavo a rivedere quelle scene nella mia mente. Televisione, radio e giornali non hanno detto quello che è successo lì. Lo abbiamo visto arrestato e maltrattato come un delinquente. L’uomo è un’icona francese, che merita il rispetto dovuto al suo rango, e l’hanno trattato come fosse racaille. Lo hanno trascinato a terra e un poliziotto gli ha messo lo stivale sul collo. Lo abbiamo visto accadere, lo giuro qui di fronte a voi. Poi lo hanno sollevato e trascinato, i suoi piedi non toccavano nemmeno il suolo. E poi ci hanno caricato, naturalmente. Sono stata fortunata perché mio marito, con una mossa intelligente, ci ha portati dietro i furgoni e i cannoni ad acqua della CRS [la polizia anti-sommossa]. Altrimenti ci avrebbero arrestato e oggi sarei ancora in carcere.
E quale reato ho commesso? Ero venuta lì. Ero venuta per protestare contro l’immigrazione massiccia e invasiva a cui siamo sottoposti. Vi rendete conto che i negozi locali hanno perso tra il 40% e il 60% della loro attività? Prima di questo, Calais era fiorente, vivace, allegra. Gli stranieri arrivavano sempre per le vacanze estive e per le feste di fine anno. Oggi non ne rimane nulla. Nulla. I negozi del centro hanno chiuso uno dopo l’altro. Calais è una città morta a causa dei clandestini che abbiamo qui. Quando calano sulla città armati di spranghe di ferro e anche bottiglie molotov… sì, li hanno beccati a fabbricarle… io non capisco perché non vengono puniti. Perché la polizia li rilascia così in fretta, quando li prendono? Se noi, i francesi, i calaisiani, facciamo un passo oltre la linea, veniamo immediatamente arrestati e sottoposti a interrogatorio. Non abbiamo più alcun diritto.
Parliamo anche di Natacha Bouchard. Io la chiamo la lumaca, perché è diventata sempre più grassa da quando è stata eletta sindaco. Lei non ha fatto nulla per gli abitanti di Calais. Ha ricevuto milioni di euro di aiuto destinati a sostenere l’economia locale. La prima cosa che ha fatto con quei soldi è stato costruire container per ospitare i migranti. E questi container non arrivavano nemmeno da Calais, venivano dalla Bretagna. Gli unici posti di lavoro che ha creato a Calais, e lo so da un amico a cui è stato offerto un lavoro di questo genere, sono state cinquanta assunzioni a lungo termine per ripulire i rifiuti dei migranti nella Giungla. Questi sono i posti di lavoro offerti da madame Bouchard. Mi ha bandito dalla sua pagina di Facebook, quindi non posso più lasciarle commenti. Non le piaccio. Il sentimento è reciproco.
Come ha detto Pierre, io non sono un’intellettuale. Non ho avuto una istruzione superiore. Ho perso mio padre da giovane età e ho dovuto lasciare la scuola in anticipo per dare una mano all’attività. Ma questo non significa che sono un’idiota. Vedo quello che sta succedendo e so di cosa sto parlando. Viviamo tutto ciò quotidianamente.
C’è stato un nuovo sviluppo recente: gli attivisti No Border. Sono la peggior feccia sulla faccia della terra. Sono quelli che incitano i clandestini alla rivolta a Calais. E c’è di peggio. Si appostano in tutta la città e coordinano le rivolte utilizzando walkie talkie. Ho visto la CRS lasciare il terreno ai migranti. Il che mi ha fatto piangere. Ho sentito che questo non era normale. Siamo a casa nostra. Questo è il nostro Paese, la nostra città. I migranti avrebbero dovuto essere quelli che si ritiravano, non la CRS.
Perché stanno dimostrando? Vogliono mettersi in tasca 2000 euro al mese. Io non li ho, personalmente. Vogliono una macchina, e anche una casa, naturalmente. Quindi parliamo di abitazioni. Madame Bouchard ha espulso persone a Calais dalle loro case perché erano situate nella zona delle Dune, vicino alla giungla. In effetti questa vicinanza ha fatto sì che venisero derubati e picchiati in maniera regolare. Così lei li ha espulsi, anche se pagavano l’affitto. Io stessa sarò buttato fuori di casa mia il mese prossimo. La mia casa è stato confiscata, anche se siamo sempre stati persone oneste. Sarebbe troppo lungo da spiegare. Un giudice ha deciso di vendere la casa, anche se non abbiamo fatto nulla di male. Mio marito è malato di tumore, ma ciò non cambia nulla. I francesi devono essere calpestati e buttati fuori, i loro beni sequestrati per fare spazio alla marmaglia che ci sta colonizzando.
La marmaglia, ci viene detto, sarà una fonte di arricchimento culturale per noi. Ma mi chiedo dove sia la loro ricchezza culturale. Se tutto ciò di cui abbiamo bisogno è distruggere, abbattere, rapinare, stuprare, e questa è la versione breve, be’, allora i francesi sono perfettamente in grado di farlo da soli. Non avevate che da chiedercelo. Io parlo con il mio cuore e le mie parole.

NatachaBouchart

Gli slogan demenziali del sindaco di Calais.

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