Libano: siccome non è coinvolto Israele, l’Onu se ne infischia dei palestinesi

Filed in News, News ed eventi by del 15/09/2015

I rifugiati palestinesi in Libano sono 450.000, molti dei quali alloggiati nei dodici campi profughi del Paese.

Ancora una volta, i palestinesi pagheranno a caro prezzo l’aver consentito ai gruppi terroristici e alle bande armate di operare liberamente in seno alle loro comunità. Ma questo non accade in un campo profughi della Cisgiordania o della Striscia di Gaza, ma in Libano, uno dei tre Paesi arabi che ospitano centinaia di migliaia di palestinesi.
Questo spiega perché i media internazionali e le organizzazioni per i diritti umani mostrano scarso interesse per ciò che avviene all’interno del più grande campo profughi del Libano, quello di Ain al-Hilweh.
Da due settimane, decine di famiglie palestinesi residenti ad Ain al-Hilweh hanno lasciato le loro case dopo feroci scontri scoppiati tra i miliziani di Fatah e i terroristi appartenenti a un gruppo islamico radicale affiliato ad al-Qaeda e allo Stato Islamico.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non sa nulla dei combattimenti ad Ain al-Hilweh. E per questo motivo non ha rilasciato alcuna dichiarazione che esprimesse “preoccupazione” per la difficile situazione dei palestinesi ospiti del campo.
Anche i media internazionali hanno finora mostrato scarso interesse per la vicenda. Perché? La risposta, come al solito, è semplice: Israele non è coinvolto.
I 120.000 palestinesi che vivono ad Ain al-Hilweh sono “sfortunati” perché non sono presi di mira da Israele. Altrimenti la faccenda avrebbe destato scalpore internazionale e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avrebbe indetto una seduta straordinaria per condannare Israele e chiedere un’immediata cessazione delle ostilità. Ma visto che Israele non può essere ritenuto responsabile di ciò, la notizia che i palestinesi si uccidano a vicenda non interessa ai media e alla comunità internazionale.
Gli scontri nel campo profughi di Ain al-Hilweh hanno finora portato all’uccisione di quattro miliziani di Fatah. Sono almeno 35 le persone rimaste ferite nel combattimento, che è stato descritto come il peggiore degli ultimi anni. Secondo i testimoni oculari, le parti rivali hanno usato vari tipi di armi per attaccarsi a vicenda, compresi i lanciarazzi RPG. Le quattro vittime erano Fadi Khdeir, Ala Othman, Rabi Mashour and Hussein al-Saleh.
L’ultima serie di combattimenti ad Ain al-Hilweh è iniziata dopo che i terroristi hanno cercato invano di assassinare Abu Ashraf al-Armoushi, responsabile della Sicurezza di Fatah. In precedenza, i terroristi erano riusciti a uccidere un altro dirigente di Fatah, Talal al-Urduni.
I campi profughi palestinesi in Libano sono sempre stati considerati zone “extraterritoriali”, gestite esclusivamente da vari gruppi armati. La polizia e l’esercito libanese non hanno alcun ruolo nel mantenere l’ordine all’interno dei campi. Come nella maggior parte delle situazioni simili, in cui sono scoppiati scontri armati dentro i campi profughi, all’esercito libanese non resta altro da fare che monitorare la situazione a distanza.
Tuttavia, nel 2007, l’esercito libanese fu costretto a intervenire per fermare gli scontri armati in un altro campo profughi, quello di Nahr al-Bared. Decine di persone, molte dei quali soldati, rimasero uccise nei combattimenti che quasi causarono la distruzione del campo. Circa 30.000 palestinesi furono sfollati e Nahr al-Bared rimane una zona militare chiusa.
I residenti di Ain al-Hilweh temono di fare la stessa fine del campo profughi di Yarmouk, in Siria. Quest’ultimo un tempo ospitava circa 200.000 palestinesi, scesi oggi a 12.000. Nel corso degli ultimi quattro anni, centinaia di residenti del campo sono rimasti uccisi e feriti nei feroci combattimenti tra milizie rivali. L’esercito siriano sta inoltre lanciando bombe a botte sul campo quasi ogni settimana.
Yarmouk, Nahr al-Bared e Ain al-Hilweh continuano a pagare a caro prezzo il fatto di aver accettato di trasformare i loro campi in basi militari. Da tempo la maggior parte dei campi palestinesi in Libano e in Siria fungono da grandi arsenali controllati dalle varie milizie che appartengono a gruppi differenti. Questo accade mentre l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’assistenza ai profughi palestinesi (Unrwa), che è ufficialmente responsabile dei campi profughi, continua a fare finta di niente.
Come mostrano i combattimenti ad Ain al-Hilweh, ancora una volta i palestinesi sono vittime di quello che molti di loro definiscono “il caos delle armi”. È questo tipo di anarchia che ha consentito a Hamas di cacciare l’Autorità palestinese dalla Striscia di Gaza nel 2007. I campi profughi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza sono pieni di armi e uomini armati che appartengono a vari gruppi, come Fatah e Hamas.
Maher al-Shawish, uno scrittore e analista politico palestinese, dice che Ain al-Hilweh si trova a dover affrontare una grave crisi umanitaria a causa dei combattimenti in corso. “Se vedeste la distruzione in seno al campo, capireste di essere di fronte a una vera catastrofe che va immediatamente fermata”, ha asserito al-Shawish. “Gli scontri sono disonorevoli per la causa palestinese”.
Anziché ammettere la loro responsabilità nell’aver trasformato i campi in basi militari, i dirigenti palestinesi spesso preferiscono accusare gli altri, preferibilmente Israele, della situazione difficile in cui versa la loro popolazione.
Ain al-Hilweh presto cadrà nelle mani dei terroristi di al-Qaeda e dello Stato Islamico. Eppure, invece di affrontare questa minaccia e chiedere alla comunità internazionale di contribuire a sventare il piano dei terroristi, il generale Subhi Abu Arab, comandante delle Forze di sicurezza di Fatah in Libano, ha deciso di ritenere Israele responsabile. Va da sé che lo Stato ebraico non ha nulla a che fare con l’ultima serie di combattimenti ad Ain al-Hilweh o con “il caos delle armi” dentro i campi profughi palestinesi.
Tuttavia, gli ufficiali palestinesi come il generale Abu Arab non perdono mai l’occasione per attribuire la colpa a Israele. Essi continuano a mentire al loro popolo dicendogli che dietro lo Stato Islamico c’è Israele. Riferendosi agli scontri avvenuti nel campo di Ain al-Hilweh, Abu Arab non ha mostrato alcuna vergogna nello spiegare che “questo è uno schema sionista per eliminare ‘il diritto al ritorno’, rimuovere i palestinesi e fomentare disordini nel campo utilizzando una quinta colonna”.
Fino a quando i leader palestinesi e arabi continueranno a credere alle teorie del complotto e si rifiuteranno di aprire gli occhi sulla pericolosa situazione esistente nei campi profughi, i palestinesi di Ain al-Hilweh, come quelli di Yarmouk, purtroppo si troveranno di fronte un futuro senza prospettive.

 

traduzione di Angelita La Spada

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