Macron si conferma un fantoccio dell’islam e rinnova la tradizione della Francia come Stato canaglia

Filed in francia, News, News ed eventi by del 19/01/2018
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Ad Abu Dhabi, i membri della vincente squadra nazionale israeliana di judo sono stati costretti a salire sul podio senza inno né bandiera. Pochi giorni dopo, sempre Ad Abu Dhabi, Emmanuel Macron ha denunciato quelli che sostengono che “l’islam è costruito sulla distruzione degli altri monoteismi”. Macron non ha fatto una piega di fronte all’antisemitismo e al razzismo mostrato dalle autorità degli Emirati, spingendosi a elogiare l’islam in un Paese che punisce con la morte i musulmani che si convertono al cristianesimo o che professano l’ateismo.
L’8-9 novembre, rivolgendosi ad alcuni uomini d’affari presso la base navale francese di Abu Dhabi, Macron ha insistito sull’importanza dell’alleanza con gli Emirati Arabi Uniti quali “partner essenziali con cui condividiamo la stessa visione della regione e ovvi interessi comuni”. Un fiotto che sembra andare ben oltre il consueto linguaggio della diplomazia. Macron sta mostrando un’empatia e un impegno a favore del mondo arabo-islamico. La sua affermazione è forse un preludio alla sottomissione?

macron fantoccio dell’islam
Lungi dal difendere i valori giudaico-cristiani sui quali si fondano la Francia, l’Occidente e l’Europa stessa… come le libertà individuali, la libertà di espressione, la separazione tra chiesa e Stato, l’uguaglianza davanti alla legge… nelle ultime settimane il presidente si è abbandonato a un’esaltazione dell’islam davanti ai dignitari arabi musulmani.
Il 7 dicembre si è recato in Qatar; l’anno prossimo visiterà l’Iran, primo viaggio di un capo di Stato francese nella repubblica islamica dal 1971. A Doha, Macron e il Qatar hanno firmato contratti per circa 12 miliardi di euro. E lì, in un Paese che ha promosso apertamente l’antisemitismo nella fiera internazionale del libro di Doha, Macron ha ripetuto di disapprovare la decisione del presidente americano Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele.
Pochi giorni dopo, alle Nazioni Unite, l’ambasciatore del presidente francese ha votato con i regimi arabi e islamici, e questo è stato un brutale tradimento dell’unico alleato democratico dell’Europa in Medio Oriente: Israele. In una sola settimana, la Francia ha votato due volte a favore di risoluzioni promosse dai Paesi arabi contro la decisione degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, prima al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e poi alla sua Assemblea Generale. Come ha detto il viceministro israeliano per la Diplomazia Michael Oren: “Le Nazioni Unite negano i legami di Israele con Gerusalemme”. Al contrario, i legami di Macron con il mondo arabo islamico sembrano molto forti.
Tornato a Parigi, Macron ha accolto re Abdullah II di Giordania nel palazzo presidenziale e ha elogiato il ruolo di Amman quale “guardiano” dei luoghi santi di Gerusalemme. Ma l’obiettivo del sovrano giordano è un altro. Come afferma apertamente, Abdullah II vuole impedire la “giudaizzazione di Gerusalemme”… il che significa combattere la sovranità israeliana sulla città santa.
Durante il suo recente viaggio in Algeria, Macron – il primo capo di Stato nato dopo la Guerra d’Algeria – ha definito i 132 anni di colonizzazione francese nel Paese maghrebino come un “crimine contro l’umanità”. Il presidente francese non ha avuto parole di orgoglio per ciò che i francesi hanno fatto o si sono lasciati alle spalle in questa terra. In un apparente gesto di riconciliazione, Macron ha detto di essere pronto a rimpatriare in Algeria i teschi dei combattenti algerini uccisi dall’esercito francese intorno al 1850, attualmente esposti al Musée de l’Homme di Parigi.
Insomma, ecco il bilancio dei recenti frenetici viaggi di Macron nel mondo arabo: contratti sontuosi, parole di scuse agli islamisti, pentimento per il passato coloniale francese e silenzio sull’antisemitismo e l’islam radicale.
Nel frattempo, in Francia, le autorità erano impegnate a smantellare il retaggio giudaico-cristiano. Il Conseil d’État ha ordinato la rimozione di una croce da una statua di papa Giovanni Paolo II, in una cittadina della Bretagna, poiché il simbolo avrebbe violato il principio di laicità. La suprema corte amministrativa francese ha stabilito che la croce violava una legge del 1905 che impone la separazione tra Chiesa e Stato. In seguito, lo stesso Conseil d’État ha decretato la demolizione del presepe allestito nella sala municipale della cittadina di Béziers. Dopodiché l’inviata speciale di Macron, Stéphane Bern – la quale ha il compito di studiare i modi per salvaguardare il patrimonio francese – ha proposto di far pagare l’ingresso nelle cattedrali e nelle chiese francesi, come se fossero musei.
Tuttavia, di lì a qualche giorno il presidente Macron mostrava tutta la doppiezza e la vuota retorica di tale “laicità”, allorché le autorità consentivano ai musulmani della comunità locale di Clichy La Garenne, alla periferia di Parigi, di pregare in strada. Un centinaio di politici e amministratori francesi hanno manifestato le loro proteste contro la decisione. “Lo spazio pubblico non può essere occupato in questo modo”, ha detto Valérie Pécresse, presidente del consiglio regionale dell’Ile-de-France.
Proprio qui prende forma la tragica impasse della pseudo “laicità” francese: consentire le espressioni pubbliche della religione islamica in Francia, ma vietare quelle cristiane.
A Parigi, l’Arabia Saudita – oggetto speciale della politica estera macroniana – è impegnata in questi giorni a promuovere delle “iniziative culturali”. L’Arabia Saudita è stata coinvolta nella ristrutturazione dell’Institut du Monde Arabe, di Parigi. Jack Lang, il suo direttore, ha scoperto una targa di ringraziamento al regno saudita per la donazione all’istituto di cinque di milioni di euro.
Poi nella cattedrale di Notre-Dame, il luogo di culto più importante per i cattolici francesi, si è svolto un evento insolito. Sotto le sue immense volte, un gruppetto di uomini con i tradizionali abiti sauditi ha ammirato le sculture presenti. La delegazione era guidata da Mohammed al-Issa, segretario generale della Lega Musulmana Mondiale, nominato circa un anno fa a capo di questa organizzazione, con sede alla Mecca e dedita alla promozione dell’islam nel mondo. Come ha osservato il quotidiano “La Croix”,

l’Arabia Saudita è uno dei paesi musulmani più conservatori del mondo. Nessuna religione all’infuori dell’islam vi è riconosciuta. Nessuno che non sia islamico ha il diritto di esercitarvi pratiche religiose, e la costruzione di luoghi di culto diversi dalle moschee è proibita.

Le autorità cristiane francesi, dunque, stanno aprendo i loro luoghi più sacri agli islamisti sauditi. Laddove costoro, però, proibiscono ad altri di praticare la propria fede in Arabia Saudita. È questo Le suicide français¸ il suicidio della Francia, che dà il titolo al libro di Éric Zemmour.
Un principe saudita ha acquistato il mese scorso a un’asta il dipinto di Leonardo da Vinci Salvator Mundi per la cifra record di 450 milioni di dollari. Gli Emirati Arabi Uniti hanno poi twittato che l’opera “sta arrivando al Louvre di Abu Dhabi”, di recente inaugurato da Macron. Cos’altro darà via, l’Europa, del proprio patrimonio?

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