Piani demenziali per fronteggiare la catastrofe migratoria dell’Europa

Filed in etnismo, geopolitica by del 20/07/2015

La catastrofe migratoria che sta affrontando l’Europa mostra le profonde divisioni esistenti in seno all’Unione, che i federalisti europei da tempo esaltano come modello per il post-nazionalismo e la cittadinanza globale. Di fronte a una valanga di migranti, un crescente numero di Paesi membri della UE ha deciso di anteporre i propri interessi nazionali al concetto di solidarietà dell’Unione.
Il parlamento ungherese, per esempio, ha approvato la costruzione di una massiccia recinzione lungo il confine con la Serbia, come parte di una nuova legge contro l’immigrazione che dà un giro di vite alle norme in materia di asilo.
Il provvedimento intende impedire a decine di migliaia di migranti provenienti dall’Africa, dall’Asia e dal Medio Oriente di entrare in Ungheria, che è diventata un’importante porta d’accesso per l’immigrazione clandestina nell’Unione Europea.
I funzionari ungheresi dicono che sono necessarie misure drastiche a causa della mancanza di azione dell’UE di fronte a una crisi migratoria senza precedenti, che nei primi sei mesi del 2015 ha visto entrare in Europa più di 150.000 migranti. Nel corso degli ultimi dodici mesi, sono state oltre 715.000 le richieste di asilo nell’Unione Europea.
Il 6 luglio, i legislatori ungheresi si sono detti favorevoli, con 151 voti a favore e 41 contrari, alla costruzione di una recinzione alta 4 metri e lunga 175 km, lungo il confine con la Serbia. La misura mira ad abbattere la cosiddetta rotta balcanica, che costituisce la principale via di terra attraverso l’Europa Orientale percorsa dai migranti che entrano nell’UE dalla Turchia passando dalla Grecia e dalla Bulgaria.
Nei primi sei mesi del 2015, oltre 60.000 persone sono entrate illegalmente in Ungheria, registrando così un aumento di quasi il 90% rispetto allo stesso periodo del 2014, secondo Frontex, l’agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne. Circa il 95% dei migranti che arrivano in Ungheria – la maggior parte proveniente da Afghanistan, Iraq, Siria, Somalia e Kosovo – entra nel Paese dalla Serbia che invece non è un membro dell’Unione Europea.
L’Ungheria fa parte dell’area Schengen, nella quale si può viaggiare senza passaporto, il che significa che una volta che i migranti sono nel Paese, possono viaggiare liberamente nella maggior parte del resto dei Paesi dell’UE senza ulteriori controlli alle frontiere.
Nel 2014, l’Ungheria ha ricevuto più rifugiati pro capite di qualsiasi altro Paese europeo, tranne la Svezia. Sebbene la maggior parte dei migranti che vi entrano prosegua poi il proprio viaggio verso i Paesi più ricchi dell’Europa Occidentale, un numero crescente di profughi decide di rimanere in Ungheria. Nei primi tre mesi del 2015, il Paese ha ricevuto il più alto numero di richieste di asilo in rapporto alla popolazione di qualunque Stato membro.
Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha giustificato le mosse come necessarie per difendere il suo Paese. “Il governo ungherese si è impegnato a difendere l’Ungheria e il popolo ungherese dalla pressione dell’immigrazione”, ha detto. “L’Ungheria non può permettersi di aspettare più a lungo. Naturalmente, noi speriamo in una soluzione europea comune”.
I critici affermano che la decisione di costruire una barriera evoca ricordi della guerra fredda, quando l’Europa era divisa tra Est e Ovest. “In Europa, sono stati di recente abbattuti dei muri”, ha chiosato la portavoce del Commissario UE in materia di immigrazione, Natasha Bertaud. “Non dobbiamo costruirne di nuovi”.
Un anonimo diplomatico europeo ha dichiarato al “Telegraph”: “Questo è scandaloso. L’Ungheria, che è stato il primo Paese comunista a smantellare la Cortina di ferro, sta ora costruendo una nuova cortina sul suo confine meridionale”.
Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha sottolineato le gravi conseguenze di un’immigrazione di massa dai Paesi musulmani. Parlando a una conferenza in onore dell’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl, che di recente ha compiuto 85 anni, Orban ha avvertito che l’afflusso di così tanti migranti è una minaccia per “il volto della civiltà europea” che “non sarà mai più quello odierno”. E ha aggiunto: “Non si può tornare indietro da un’Europa multiculturale. Né a un’Europa cristiana né alle culture nazionali”.

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La barriera tra Bulgaria e Turchia: già completati i primi 33 chilometri, sono in progetti altri 160.

Altre barriere

L’Ungheria non è l’unico Paese ad aver costruito o fortificato muri e barriere per tenere fuori i migranti.
La Bulgaria ha costruito una recinzione di filo spinato, alta 3 metri e lunga 33 km, al confine con la parte sudorientale della Turchia nel tentativo di contenere l’ondata di immigrati dalla Siria e da altre aree del Medio Oriente e del Nord Africa. Il ministero degli Interni ha dispiegato più di un migliaio di poliziotti per pattugliare il confine turco.
La Grecia ha eretto una barriera di 10,5 km di filo spinato lungo il suo confine con la Turchia. Si dice che questo muro greco provochi la deviazione delle rotte dei migranti verso la vicina Bulgaria, che di conseguenza ha costruito la propria recinzione.
La Spagna ha fortificato le recinzioni delle due enclavi nordafricane di Ceuta e Melilla, dal momento che numeri senza precedenti di migranti scavalcano le reti dal vicino Marocco. Nel 2014, la polizia di frontiera ha registrato più di 19.000 tentativi di scavalcare la recinzione di Melilla, tentativi che sono aumentati del 350% rispetto al 2013, secondo il ministero degli Interni. Nel 2014, quasi 7500 immigrati sono riusciti a entrare a Ceuta e Melilla, e 3305 di questi erano siriani.
Il Regno Unito costruirà oltre 3 km di recinzione alta 3 metri all’imboccatura di Calais del tunnel sotto la Manica, nel tentativo di fermare migliaia di immigrati clandestini che cercano di salire sui camion diretti in Gran Bretagna. Attualmente, più di 3000 migranti sono accampati a Calais e sperano di poter raggiungere l’Inghilterra. Tra il 2014 e il 2015, a oltre 39.000 immigrati clandestini è stato impedito di attraversare la Manica, più del doppio rispetto all’anno precedente.

gavdos

Nell’aprile di quest’anno, 140 immigrati clandestini sono sbarcati sull’isola greca di Gavdos (che ha appena 152 abitanti).

Misure d’emergenza in ordine sparso

Gli Stati membri dell’UE stanno attuando altre misure di emergenza per fermare il flusso dell’immigrazione.
A partire dal 13 giugno, l’Austria ha interrotto la procedura delle richieste di asilo per cercare di rendere il Paese “meno appetibile” ai migranti rispetto agli altri dell’Unione Europea. Secondo il ministro degli Interni austriaco Johanna Mikl-Leitner, Vienna deve “fermare il treno espresso per l’asilo”, visto che il tempo medio per l’iter di una domanda di asilo è di 4 mesi, una procedura più veloce rispetto a quella di qualsiasi altro Paese dell’UE. Nei primi cinque mesi del 2015, le richieste di asilo per l’Austria sono aumentate di circa il 180%, e ne sono state registrate 20.620, che entro la fine dell’anno potrebbero diventare 70.000.
Il 1° luglio, la Danimarca ha annunciato che avrebbe tagliato i benefit per i richiedenti asilo, per tentare di ridurre il numero di profughi che arrivano nel Paese. Di recente, è emerso che 3 profughi su 4 arrivati in Danimarca nei primi anni del 2000, a dieci anni di distanza risultano disoccupati.
La Francia e l’Italia litigano su chi sia responsabile delle centinaia di migranti africani bloccati a Ventimiglia, dopo che la polizia francese ha rifiutato di farli entrare nel Paese. La Francia ha accusato l’Italia di non rispettare il cosiddetto Regolamento di Dublino, che prevede che la richiesta di asilo venga fatta nel primo Paese europeo in cui si mette piede. I funzionari italiani sostengono che i migranti considerano l’Italia come una tappa di transito.
Il 23 giugno, l’Ungheria ha annunciato in maniera unilaterale la sospensione dell’applicazione del Regolamento di Dublino, secondo cui i magiari dovrebbero riprendersi i profughi che sono entrati in Europa attraverso l’Ungheria e poi si sono spostati in altri Stati membri.

Un piano demenziale

Nel frattempo la Commissione Europea – il potente braccio burocratico dell’Unione – il 27 maggio ha annunciato un controverso “piano di delocalizzazione”, in base al quale nei prossimi due anni gli Stati membri dovrebbero accogliere 40.000 siriani ed eritrei richiedenti asilo, che attualmente si trovano in Italia e in Grecia.
Questo in aggiunta a un separato “piano per il reinsediamento” volto a distribuire 20.000 rifugiati che attualmente vivono nei campi profughi in Medio Oriente.
La proposta di ripartire i migranti tra i Paesi dell’UE è volta ad alleviare il peso crescente che incombe sull’Italia e sulla Grecia, due Paesi che – oltre all’Ungheria e alla Spagna – sono le principali porte d’accesso migratorie.
Molti ritengono che le decisioni in merito alla concessione dei permessi di soggiorno dovrebbero essere prese a livello nazionale e che, imponendo unilateralmente agli Stati le quote di ripartizione dei migranti, i burocrati non eletti di Bruxelles stanno cercando di costringere i politici eletti democraticamente a sottomettersi al loro diktat.
I ministri degli Interni dell’UE, riunitisi a Lussemburgo il 9 luglio, non sono riusciti a raggiungere un consenso sul piano delle quote. Ci proveranno ancora il 20 luglio.
L’Austria, la Germania e la Svezia, che insieme accoglieranno la quota più elevata di profughi, assieme all’Italia e alla Grecia, sono favorevoli al piano sulla distribuzione dei migranti. Il Belgio, la Francia, la Spagna e altri Paesi baltici e dell’Europa Orientale sono contrari. Il Regno Unito, la Danimarca e l’Irlanda sono esentati dal piano.
Il premier ungherese Orban ha così criticato il suddetto piano: “La proposta sul tavolo della Commissione europea è assurda, rasenta la follia. È un incentivo per i trafficanti di esseri umani e dice semplicemente alla gente: forza, cercate di attraversare il Mediterraneo, a tutti i costi”.

 

Traduzione di Angelita La Spada

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