Un piccolo apologo etnico

Ecco un arguto intervento anonimo apparso sulla testata americana “Frontpage Magazine”. Non sarà difficile capire a cosa si riferisce la metafora.

C’era una volta una famiglia chiamata Blank che decise di costruire una casa in un territorio molto soleggiato. Stavano facendo un gran lavoro, usando materiale di qualità e applicando tutte le migliori tecniche di costruzione.
Vicino a loro abitava un altro clan, gli Swart. I suoi membri vivevano in buche scavate nella terra. Non erano neppure in grado di costruire una casa, né erano interessati a impararlo. Quando gli Swart videro i Blank lavorare alla costruzione della loro nuova casa, si arrabbiarono molto. Dicevano: “Tutta questa terra, nella sua totalità, deve essere nostra perché qui dobbiamo combattere i nostri duelli e pascolare le nostre capre. Uccidiamoli tutti”.
Gli Swart attaccarono i Blank, ma benché assai inferiori di numero questi ultimi resistettero eroicamente e respinsero l’assalto. Per quanto sconfitti, gli Swart non cessarono mai di cercare di impedire ai Blank di costruire la loro casa. Lanciavano loro addosso pietre, si infilavano di notte nel loro cortile e cercavano di bruciare tutto. Ma i Blank erano sempre vigili e gli Swart non ebbero successo.
Alla fine, nonostante tutte le ferite e l’odio subiti, i Blank terminarono la costruzione della loro casa. Gli Swart la osservavano con meraviglia: era magnifica, solida, piena di fiori e decorazioni. Gli Swart si rodevano per l’invidia, sapendo che non sarebbero mai riusciti a costruire una casa come quella. Il capo degli Swart era chiamato Madiba ed era il più intelligente tra loro. Madiba disse ai Blank: “Ehi, quella casa è anche nostra. Noi abbiamo vissuto qui tutto questo tempo ed è giusto che la dividiate con noi. E siccome siamo più numerosi di voi, tocca a noi decidere di chi sia la proprietà dell’edificio”.
“Non se ne parla nemmeno”, replicarono i Blank. “Questa è casa nostra, l’abbiamo costruita noi. Dovete stare fuori”.
E per dimostrare con i fatti che dicevano sul serio, i Blank eressero attorno un alto muro, che chiamarono “di separazione”, per non permettere ad alcuno degli Swart di infilarsi a casa loro.
Per un po’ di tempo le cose andarono avanti così. Poi, un giorno, i Blank ricevettero la visita di cugini che vivevano in un quartiere lontano e si chiamavano Linkse. Uno di loro osservò: “Venendo qui abbiamo visto tutti quegli Swart seduti fuori dal vostro muro di cinta. Uno di loro, una persona gentilissima chiamata Madiba, ci ha detto che li avete trattati molto male. Voialtri dovete permettere a questi poveri Swart di entrare e condividere la vostra bella casa, così piena di stanze”
“Tu non capisci”, risposero i Blank. “Noi non siamo amici loro. Non hanno mosso un dito per aiutarci. Anzi, ci odiano. Se li facciamo entrare ci aggrediranno, se non peggio”.
“Sono offesi perché li avete maltrattati”, insistette Linkse. “Lasciateli entrare e vedrete che diventerete buoni amici, credete a me”.
Ma i Blanks non cedettero. Arrabbiati per il rifiuto dei cugini, i Linkse se ne andarono. Ma ben presto i Blank si resero conto che nessuno li invitava più alle riunioni di famiglia. Pur non capendo perché i cugini avessero preso le parti degli Swart contro di loro, non se ne preoccuparono: avevano tutto ciò che gli serviva e i Linkse abitavano molto lontano.
Con il passare del tempo, i Blank che avevano costruito la casa invecchiarono e morirono. Figli e nipoti presero il loro posto. I più giovani non avevano mai dovuto combattere gli Swart personalmente, essendo protetti dal muro di separazione. Ed erano stufi di prendersi degli “infami” dai cugini e di non essere mai invitati alle riunioni familiari, specie quelle in cui si facevano giochi e partite.
Coraggiosamente, i giovani Blank abbatterono il muro di cinta e dissero: “Venite dentro, Swart! D’ora in poi questa sarà anche casa vostra!”
Madiba fu il primo a varcare la soglia. Disse sorridendo: “Grazie mille, fratelli miei. Ora sì che siamo tutti fratelli. Ora, fratelli, andate pure a vivere tutti nello sgabuzzino delle scope. Il resto della casa spetta agli Swart che hanno atteso così a lungo questo momento. Sono sicuro che sarete d’accordo. Ah, cari fratelli… datemi anche i vostri portafogli”.
Adesso i Linkse invitano i Blank a tutti gli incontri di famiglia. I Blank tendono a non andarci perché hanno paura di lasciare il loro sgabuzzino delle scope… gli Swart trovano esilarante agguantare le ragazze Blank e sbatterle sul pavimento. Inoltre i Blank non riescono a evitare le cacche delle capre che gli Swart tengono dentro casa. E se riescono a raggiungere la loro macchina, scoprono che gli Swart hanno rubato le gomme, la benzina e a volte persino il motore. Ma nessuno chiama più “infami” i Blank (tutt’al più una volta ogni tanto), che così potranno vivere felici e contenti.

Fin qui l’analisi, diciamo così, politico-sociale… È corretta? Sì, no, forse… Destri o sinistri, pensatela come volete. Ecco invece come potremmo riassumere quella etnistica:

MA IL TERRENO SU CUI I BLANK HANNO COSTRUITO ABUSIVAMENTE QUELLA CASA ERA DEGLI SWART!!!

Tags:

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *