Santi e viaggi nella toponomastica dei bretoni

Filed in bretoni, francia, linguistica, toponomastica by del 28/01/2014
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I bretoni erano in origine abitanti delle isole britanniche e solo in tempi relativamente recenti (a partire dal V secolo d.C.) si stanziarono nella Francia nord-occidentale, sospinti dalle invasioni germaniche. Le popolazioni qui preesistenti appartenevano allo stesso ceppo celtico, ma i bretoni finirono per far prevalere la loro lingua e la loro cultura soprattutto col veicolo della religione.
La cristianizzazione dell’Armorica fu opera dei bretoni. Gli evangelizzatori furono tutti monaci e predicatori venuti d’Oltremanica, gallesi o irlandesi, emuli di Brandano e Colombano. Questi di Bretagna furono santi più modesti, evangelizzatori locali che lasciarono il loro nome nell’ambito di un piccolo villaggio, santi titolari solo di una parrocchia (plou) o di una cappellania (tre). Le due parole sono prefissi molto comuni nella toponomastica locale: Plougastel, Plougonden, Ploubazlanec. Tredaniel, Tregastel… e altrettanto comuni sono lann, chiesa, e loc, santuario, da cui: Lampaul, Landernau, Lanvisiau, Locmaria, Locronan, Locmariaquer.
Le storie dei santi di Bretagna si assomigliano tutte. Sant’Efflam, per esempio, era cugino di re Artù, e fidanzato di Enora, figlia del re d’Irlanda. Deciso ad abbracciare la vita monastica, Efflam celebrò il matrimonio per obbedienza alla famiglia, ma non lo consumò: passò la prima notte a leggere alla giovane sposa le vite dei santi, e la convertì alla castità. Il giorno seguente partì, solo, e passò la Manica per andare a predicare tra i pagani.
Sbarcò presso Plestin-les-Grèves in Bretagna, e qui incontrò suo cugino Artù che stava combattendo contro un drago. La lotta durava da tempo, il re era assetato e stanco, ma non aveva di che dissetarsi. Efflam percosse il suolo con il suo bastone e fece scaturire una sorgente (tuttora esistente e meta di pellegrinaggi), mentre il drago si ritirava in un antro nella rupe di Plestin.
Il giorno dopo, re Artù voleva riprendere la lotta, ma Erflam si sostituì a lui usando la croce anziché la spada: chiamò ad alta voce il drago e in nome di Dio gli ordinò di scomparire. La bestia si gettò nei flutti che la inghiottirono, e da allora non ricomparve mai più. Efflam si fermò sul posto, vi costruì un eremo e iniziò la sua predicazione. Più tardi lo raggiunse anche la casta sposa Enora, che fondò un monastero femminile, ed entrambi si prodigarono per evangelizzare quei luoghi sino alla loro completa cristianizzazione.
Anche nelle storie degli altri santi c’è quasi sempre il viaggio per mare dalle coste inglesi a quelle bretoni, lo sbarco, l’incontro con un drago che deve essere vinto, con la spada o con la croce, prima di iniziare la predicazione. C’è un’isola o una penisola solitaria dove il santo costruisce il proprio eremo, e da questo eremo nascerà un monastero, poi una città, un porto marinaro fortunato e prospero. C’è spesso una sorgente sgorgata miracolosamente dalla nuda roccia percossa dal bastone del santo; e spesso una croce piantata su uno scoglio – il luogo dove il santo soleva pregare – che la marea ciclicamente sommerge e scopre. Finché la croce resta visibile, dice la gente, non c’è pericolo; “La croix nous voit”, la croce ci vede. È un onesto idrometro guardato con occhi di credente.
Fra tanti santi ne emergono sette più grandi e più importanti degli altri. Sono i sette santi di Bretagna, i primi vescovi fondatori di altrettante diocesi, santi patroni e titolari di cattedrali, non di semplici plou o tre. È la prima suddivisione del territorio bretone secondo l’ordinamento religioso, ossatura dell’ordinamento feudale che verrà poi. Vediamoli, i sette santi, con le relative città episcopali:
Saint Samson (Dol de Bretagne); Saint Patern (Vannes); Saint Corentin (Quimper); Saint Pol Aurelien (Saint-Pol-de-Leon); Saint Tugdual (Treguier); Saint Brieuc (città omonima); Saint Malo (città omonima).
In Saint Pol Aurelien riconosciamo un bretone totalmente romanizzato, Paolo Aureliano; dietro Saint Malo si cela invece un irlandese di nome MacLow. La supremazia fra le sette cattedrali spetta a Dol e al suo patrono Samson. Il vescovo di Dol fu il primo a proclamarsi arcivescovo di Bretagna, rifiutando la sottomissione all’arcidiocesi di Tours, nel IX secolo. Tale rimase fino al 1801, quando la sede metropolitana fu trasferita a Rennes, che era diventata la maggior città di Bretagna mentre Dol era rimasto un piccolo borgo.
Con Rennes e Nantes, le cattedrali di Bretagna oggi sono nove; ma restano sette le mete del Tro-Breiz, il pellegrinaggio che i buoni bretoni compiono alle antiche cattedrali della loro terra, visitandole una per una e pregando sulle tombe dei loro sette santi.

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