Stato di Palestina, la favola bella

Filed in etnismo, geopolitica by del 08/12/2014

Il 30 ottobre, quando il governo svedese ha riconosciuto “lo Stato di Palestina”, il ministro degli Esteri svedese, Margot Wallstrom, si è detta convinta che quella decisione “indica la strada” da percorrere agli altri governi europei. E pare che abbia ragione. Un mese prima, il 30 settembre, il presidente francese François Hollande ha dichiarato che “la Francia riconoscerà presto uno Stato palestinese”. I deputati socialisti francesi stanno lavorando a una risoluzione che va in questa direzione. E il 13 ottobre, il parlamento britannico ha votato a grande maggioranza a favore del riconoscimento ufficiale della “Palestina”, anche se il voto non era vincolante.
Ma i voti non vincolanti possono facilmente portare a decisioni vincolanti.
E così, avverando la previsione della Wallstrom, il Parlamento spagnolo ha fatto la stessa cosa, il 18 novembre: lo stesso giorno in cui è stato sferrato un attacco terroristico contro civili israeliani che stavano pregando in una sinagoga di Gerusalemme.
La Wallstrom aveva aggiunto che il riconoscimento dello “Stato di Palestina” da parte del governo svedese avrebbe contribuito a facilitare la ripresa dei negoziati e a rafforzare le posizioni dei “moderati”. In realtà, però, tutte le recenti dichiarazioni diplomatiche di Mahmoud Abbas 1) e di altri leader palestinesi mirano a ottenere un riconoscimento formale della “Palestina” senza i negoziati concordati, nel rispetto del diritto internazionale, negli accordi di Oslo II e senza alcun accordo di pace.
È proprio questo riconoscimento, in violazione del diritto internazionale, che la Svezia ha concesso all’Autorità Palestinese e che gli altri governi europei concederebbero se seguissero l’esempio svedese.
Nel frattempo, le ultime dichiarazioni del presidente dell’AP, Mahmoud Abbas, e degli altri leader “palestinesi” sull’uso della violenza non mostrano alcuna traccia di “moderazione”.
Sultan Abu Al-Einen, consigliere di Abbas e membro del Comitato centrale di Fatah, di recente, ha detto: “Benedette siano le vostre armi di qualità, le ruote delle vostre auto, le vostre mannaie e i vostri coltelli da cucina [perché sono utilizzati] secondo la volontà di Allah. Noi siamo i soldati di Allah”.
Muhammad al-Biqa’i, un altro dirigente di Fatah, il 7 novembre scorso ha annunciato alla tv ufficiale dell’Autorità palestinese che “Gerusalemme ha bisogno di sangue per purificarsi degli ebrei”.
E ci sono molti altri esempi del genere.
La leadership palestinese è incoraggiata a continuare, rendendosi conto di poter elogiare pubblicamente gli assassini e gli eroi e malgrado ciò essere descritta come “moderata”.
La Wallstrom ha anche sottolineato che il governo svedese ha agito secondo “i princìpi definiti dall’Unione Europea”. Nel dicembre 2009, il Consiglio dell’UE approvò un documento in cui si afferma che lo “Stato di Palestina” dovrebbe essere “riconosciuto ufficialmente” dall’Unione Europea e dai suoi membri “non appena saranno soddisfatte le condizioni”. Il testo sottolinea che i confini del nuovo Stato saranno “i confini antecedenti al 1967” e la sua capitale “deve essere Gerusalemme”. Il documento fa anche notare che l’UE accetterebbe “gli aggiustamenti dei confini” solo con il “pieno accordo tra le parti”, una dichiarazione che in parole povere significa che l’Unione Europea accetterà un aggiustamento dei confini solo se pienamente accettato dai “palestinesi”. Inoltre, nella dichiarazione, la Giudea e la Samaria, che storicamente da 4000 anni sono la patria degli ebrei, sono definite “territori palestinesi occupati”.
Il fatto spiacevole è che i leader europei che hanno approvato questo documento non ignorano la storia. Essi sanno che i cosiddetti “confini antecedenti al 1967” non erano affatto confini ma linee armistiziali tracciate nel 1949. Questi leader sanno che:

  1. La guerra dei sei giorni fu una guerra araba di aggressione finalizzata alla distruzione di Israele.
  2. I territori persi nel 1967 furono persi dall’Egitto, dalla Giordania e dalla Siria e non dalla “Palestina”.
  3. Nel 1967, non esistevano i “territori palestinesi” e non c’era nessun “popolo palestinese”. I leader europei sanno che l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) allora non rivendicava la creazione di uno “Stato Palestinese” e voleva “liberare” solo un territorio: Israele.
  4. Nessun leader “palestinese” ha mai accettato la creazione di uno “Stato Palestinese” che viva in pace, fianco a fianco con lo Stato ebraico di Israele, e, pertanto, non ci sarà mai nessun trattato di pace.
  5. Il “processo di pace di Oslo” avrebbe comportato soltanto un’ondata di attacchi suicidi senza precedenti in Israele.
  6. Il “disimpegno” israeliano da Gaza ha portato alla comparsa di un’entità terroristica che minaccia costantemente Israele e usa gli arabi che vivono nella Striscia di Gaza come scudi umani.
  7. Le linee armistiziali del 1949 sono considerate indifendibili a livello militare dalle forze di difesa israeliane e nessun governo israeliano potrà o dovrà accettare dei confini indifendibili.

E per finire, i leader europei sanno che nessun governo israeliano accetterà di dividere nuovamente Gerusalemme e rinunciare alla sovranità israeliana sulla Città Vecchia e sui luoghi sacri ebraici. Il tentativo è già stato fatto ed è fallito miseramente. Sotto il governo giordano, dal 1948 al 1967, Gerusalemme Est e la Città Vecchia furono chiuse agli ebrei e profanate. Ad esempio, le pietre sepolcrali ebraiche del cimitero sul Monte degli Ulivi furono utilizzate per pavimentare le latrine giordane.
Eppure, gli europei, purtroppo e in modo rivelatore, hanno accolto la versione falsificata della storia diffusa dalla propaganda araba. Gli europei preferiscono assumere posizioni che ignorano del tutto la storia di Israele e le esigenze di sicurezza – pur trascurando i crimini più osceni contro lo Stato ebraico – perché quando i negoziati falliscono, com’è ovvio, solo Israele è biasimato.
Ma la cosa ben peggiore – perché così si coinvolgono i loro Paesi – è che gli europei preferiscono anche dimenticare ciò che separa la democrazia e il totalitarismo, le barbarie e lo Stato di diritto, e ignorare gli obiettivi esplicitamente dichiarati e i mezzi delle organizzazioni terroristiche palestinesi e di altri gruppi terroristici. Sia nello Statuto dell’Autorità Palestinese sia in quello di Hamas si parla di genocidio: non solo di distruzione di Israele, ma di genocidio degli ebrei. 2)
Fingendo di essere neutrali ed equilibrati, gli europei si sono messi al servizio di questi obiettivi. Essi asseriscono di essere amici di Israele, ma parlano e agiscono come partner della “causa palestinese” e come nemici di Israele. Per comprendere la loro posizione occorre analizzare l’evoluzione dell’Europa dal 1945.

Demenza senile dell’Europa

L’Europa fu ricostruita dopo la seconda guerra mondiale sulla base di un presupposto, ossia che lo Stato-nazione e l’identità nazionale sono la fonte di tutti i mali. Israele è uno Stato-nazione e ha una forte identità nazionale, pertanto Israele è necessariamente cattivo.
L’Europa è stata, inoltre, ricostruita all’ombra del senso di colpa europea per l’Olocausto. Agli europei che vogliono liberarsi di questa macchia, l’appoggio ai “palestinesi” permette loro di far credere che gli ebrei israeliani sono dei criminali esattamente come lo erano gli europei al tempo del nazismo. Il vecchio detto che gli europei non perdoneranno mai gli ebrei per Auschwitz rimane immutato: per liberarsi della loro colpa, molti europei hanno trovato un modo per dichiarare che gli ebrei sono colpevoli di qualcosa.
L’Europa è stata poi pervasa da una cultura improntata al relativismo e al multiculturalismo. L’“imperialismo” è stato aggiunto alla lista dei presunti crimini. Non ci sono scuse per l’imperialismo, ma almeno esso ha portato spesso alla disciplina. Quanti Paesi sono ora governati in maniera più responsabile dopo l’uscita di scena degli imperialisti?
Oggi, in Europa, tutte le culture sono considerate uguali. Tuttavia, a causa del suo passato “imperialista”, la cultura occidentale non è considerata alla stessa stregua delle altre. Israele, pur non avendo mai intrapreso alcuna iniziativa diretta allo sfruttamento economico, ma a causa dei suoi valori improntati alla democrazia e alle altre libertà occidentali, è anche segnato dal peccato incancellabile dell’“imperialismo”.
In un continente dove l’idea della “pace a ogni costo” è diventata il valore supremo, come anche la certezza che tutti i conflitti possono essere risolti con l’appeasement, allorché Israele deve rispondere a un attacco con atti di difesa o di resa, i primi sembrano intollerabili.
Un altro fattore importante è il cambiamento della popolazione europea. Poiché il numero delle minoranze musulmane è aumentato, l’Europa si è avvicinata alla visione del mondo islamico. Gli europei hanno paura delle possibili rivolte musulmane nel Vecchio Continente, così essi sembrano disposti a sacrificare Israele sperando in tal modo di mantenere la calma e non suscitare la rabbia musulmana.
La maggior parte dei leader europei sono ostinatamente convinti che “il conflitto israelo-palestinese” è il problema principale in Medio Oriente e la causa della rabbia musulmana. 3) Essi ritengono che il rifiuto israeliano di assecondare tutte le richieste “palestinesi” sia il principale ostacolo che impedisce di trovare una soluzione al problema e che sia altresì l’ostacolo fondamentale a una “cooperazione” armoniosa con il mondo musulmano.

mogherini

Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri, incontra Rami Hamdallah, primo ministro dell’Autorità palestinese, l’8 novembre 2014, a Ramallah. Di recente, Hamdallah ha elogiato una coppia di attentatori suicidi che hanno ucciso 16 persone, dicendo: “Dio conceda loro il Paradiso”.

Licenza di uccidere

Di recente, il nuovo Alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri, Federica Mogherini, si è recato in visita in Medio Oriente. Nonostante gli atti di violenza terroristica e l’istigazione alla jihad da parte di Mahmoud Abbas e dei leader di Hamas o della Jihad islamica, la Mogherini si è detta fiduciosa nella capacità di trovare una “soluzione pacifica”. E ha aggiunto: “Abbiamo bisogno di uno Stato Palestinese” con “Gerusalemme Est” come capitale, “questa è la posizione di tutta l’Unione Europea”. Queste parole sono state pronunciate a Gaza. Lady Pesc non ha condannato gli attacchi contro Israele né gli appelli alla distruzione di Israele. Ha diretto tutte le sue critiche contro il governo israeliano. Due giorni prima, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva definito “irresponsabili” le posizioni europee. Ma a quanto pare alla Mogherini non è importato.
Il prossimo passo negli attacchi contro Israele sarà compiuto molto presto. Mahmoud Abbas e i leader “palestinesi” si recheranno alle Nazioni Unite e chiederanno il riconoscimento di uno “Stato Palestinese” da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Se ci riusciranno, la “Palestina” potrebbe diventare membro a pieno titolo delle Nazioni Unite senza dover fare alcuna concessione a chicchessia… e i suoi rappresentanti saranno liberi di continuare a istigare al terrorismo, a perpetrare atti terroristici e a magnificare chi pratica il terrorismo. Abbas e i leader palestinesi potrebbero poi chiedere al Consiglio di Sicurezza di fissare un termine per il ritiro israeliano ai “confini antecedenti al 1967”.
La Francia e il Regno Unito si asterranno, il che significa che saranno d’accordo. L’unica cosa che potrebbe evitare tutto questo è un veto degli Stati Uniti.
Tuttavia, le relazioni tra gli Stati Uniti e Israele si sono talmente deteriorate dall’inizio della presidenza Obama che molti diplomatici israeliani ritengono incerto un veto americano.
Tenendo conto dell’obiettivo iraniano di sviluppare liberamente armi nucleari, uno “Stato Palestinese” in Giudea, Samaria e Gaza sarebbe una minaccia vitale per Israele. Razzi a corto raggio potrebbero colpire i principali centri abitati israeliani e Israele dovrebbe reagire con fermezza. Ne potrebbe seguire una guerra regionale.
È difficile pensare che il presidente Obama o i leader europei vogliano essere ricordati come quegli stolti che hanno legittimato un’entità canaglia come la “Palestina” o per aver permesso all’Iran di acquisire armi nucleari. Ma proprio come Neville Chamberlain è considerato il più grande zimbello della storia per aver promesso “la pace” con Hitler, così l’eredità di Obama può essere considerata come il retaggio di uno stolto ancor più grande. Chamberlain, dopo tutto, non aveva un Chamberlain che lo ammonisse.

NOTE

1) Tranne una che, sotto coercizione diplomatica, condanna tiepidamente il massacro.
2) Hamas, un’organizzazione considerata terroristica, è in un governo di unità con Fatah. Entrambi i loro statuti (qui quello di Hamas) invocano la distruzione di Israele. Lo Statuto dell’OLP non è mai stato modificato. Le modifiche proposte per rimuovere le clausole che chiedono la distruzione di Israele non sono mai state ratificate.
3) Per comprendere quanto sia ridicola la leggenda secondo la quale il conflitto tra islam e occidente sarebbe basato sul problema israelo-palestinese, è fondamentale questo articolo di Carlo Panella.

Traduzione di Angelita La Spada

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