La tragedia degli stati baltici

Filed in etnismo, geopolitica, lettoni, unione sovietica by del 28/08/1980

Un drammatico appello dei lettoni

Per comprendere la consisten­za dell’oppressione etnica nei paesi baltici è utile ricordare in poche parole i tragici avveni­menti che si svolsero presso il mar Baltico 50 anni fa. Oggi non si parla più di questa tragedia umana, di questo tradimento politico perpetrato all’ombra della seconda guerra mondiale; nessuna voce si eleva per prote­stare contro l’oppressione dei diritti dell’uomo calpestati: solo gli esiliati e le loro organizzazio­ni tentano di far conoscere la di­sperazione di quei popoli.
Oggi si parla molto dell’occupa­zione dell’Afghanistan da parte dei sovietici; ma altro non è che la ripetizione di quello scenario di quarant’anni fa, quando, tra il 15 e il 17 Giugno 1940, l’Armata Rossa invase i tre stati sovrani – Estonia, Lettonia e Lituania – incorporandoli nell’Unione Sovietica.
Non si dovette attendere molto per conoscere il vero volto degli occupanti.
Iniziarono arresti e deportazioni in massa, tanto che si calcola in un milione cir­ca (su 6.000.000 di cittadini bal­tici prima della guerra) il nume­ro dei deportati e degli assassi­nati, sostituiti subito da russi; e i sopravvissuti vengono «sovie­tizzati».
La russificazione conti­nua tuttora in ogni campo: in politica (evidentemente), in eco­nomia, in campo demografico, nell’insegnamento della lingua e della cultura. Per favorire l’im­migrazione straniera – russa in particolare – si costruiscono in Lettonia enormi officine: le materie prime sono importate dalla Russia (3-4.000 km di di­stanza) per poi riesportare il prodotto finito!
Poiché l’emigrazione slava in Lettonia è di quasi 20.000 per­sone all’anno, la percentuale degli autoctoni è in costante di­minuzione. Tale percentuale è espressa dai seguenti dati:

1935: 76%

1959: 62%

1970: 56%

1979: 53%

La percentuale degli slavi au­menta, invece, dal 14% del 1935 al 40% del 1979: continuando così il genocidio potrà ben pre­sto dirsi completo.
La resistenza nazionale contro la russificazione è molto viva in tutti i settori, ma le repressioni sono spietate. Si destituiscono perfino alti funzionari: ministri, segretari di partito, direttori di scuole, dirigenti sindacali, re­dattori che tentano di intralcia­re la colonizzazione. Coloro che protestano apertamente contro questa politica criminale sono internati in cliniche psichiatriche. Persecuzioni e violenze so­no dunque il veicolo usato dai sovietici per distruggere siste­maticamente il popolo lettone.
Termino il mio resoconto invi­tando ciascuno, secondo le possibilità, ad elevare la propria voce contro il genocidio fisico e culturale dei popoli baltici.
Da vent’anni la tendenza al pre­dominio della lingua russa nell’insegnamento è del tutto generalizzata. Un professore universitario dichiara: «Il con­cetto della vita deve essere uni­camente quello insegnato dal partito comunista. La letteratu­ra deve essere quella indicata dal partito.» E durante gli ultimi anni, negli striminziti corsi di lingua lettone, non si studia l’idioma, ma slogans ideologici. La cultura lettone è tollerata solo quando non costituisce osta­colo al crescente ritmo di russificazione. In tal modo gli occu­panti riescono a nascondere i valori culturali sorti all’epoca della Lettonia libera, e con essi le raffinate opere letterarie, artistiche e musicali. La storia stessa è falsificata. La creatività è permessa solo quando favorisce la sovietizzazione.
Per poter effettuare delle pubblicazioni, è necessario essere membri dell’Unione degli Scrittori Lettoni, organismo rigidamente sorvegliato dal partito. La censura letteraria passa per le mani del KGB e molti scrittori, per sopravvivere, sono costretti ad occuparsi della traduzione di opere straniere. Il russo è imposto in ogni ordine amministrativo, professionale e sociale. Il congresso di Taschkenta (1979) sulla lingua russa decide che «bisogna forzare ovunque l’uso della lingua rus­sa, soprattutto presso l’infan­zia». Si raccomanda l’uso del russo in famiglia, e quei giovani che non l’hanno ancora impara­ta sufficientemente sono obbli­gati ad apprenderla durante il servizio militare, che si presta fuori dalla Lettonia (servizio che dura – si noti – da tre a cinque anni). I permessi di pubblicare libri in lettone sono in costante dimi­nuzione. Ecco la percentuale di tali pubblicazioni:

1939: 83%

1960: 64%

1977: 52%

Dei 4 programmi televisivi, infi­ne, 3 canali sono unicamente russi; il quarto è bilingue, con l’idioma locale usato solo per i programmi di minore importan­za.
La resistenza lettone è rappresentata dall’Associazione Mondiale dei Lettoni Liberi, P.O. Box 16, 400 Hurley Avenue, 20850 Rockville, USA.

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