Un tranquillo scontro al ministero degli Esteri svedese

Filed in Autori, Daniel Pipes by del 21/11/2014
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La Svezia è senza dubbio il più “europeo” dei Paesi del Vecchio Continente in virtù del fatto di essere una nazione storicamente coesa (“una grande famiglia”), del suo retaggio militarista e socialista, di un’immigrazione libera, di un’ineguagliata correttezza politica e di un’arrogante pretesa di essere “una superpotenza morale”. Queste caratteristiche lo rendono forse il più strano degli Stati europei agli occhi di un conservatore americano.
In tale contesto, ecco una sintesi e una parafrasi di un colloquio da me avuto con due alti burocrati del ministero degli Esteri svedese durante una mia recente visita a Stoccolma. La nostra conversazione cordiale ma arguta si è concentrata soprattutto sul Medio Oriente, su cui non eravamo d’accordo quasi su nulla, come se mi fossi trovato al ministero degli Esteri della Siria o del Sudan.
Qui di seguito le dichiarazioni più pittoresche espresse da funzionari apparentemente misurati, accompagnate dalle mie repliche. Innanzitutto, abbiamo parlato del programma nucleare iraniano:

1. In Iran, il regime di ispezioni dell’AIEA (l’Agenzia internazionale per l’energia atomica) è più rafforzato che altrove; esso prevede l’uso di telecamere per monitorare ininterrottamente gli impianti iraniani, pertanto, sappiamo con certezza cosa accade lì.
La mia risposta: Il ministero degli Esteri svedese come fa a sapere che quelle telecamere sorvegliano gli impianti? Di fatto, Stoccolma e le altre capitali europee non hanno la ben che minima idea di cosa accada lì. Il programma iraniano potrebbe essere più avanzato di quel che si pensi; anzi, Teheran potrebbe avere anche acquistato armi nucleari dalla Corea del Nord o dal Pakistan.
2. La Repubblica islamica dell’Iran nel 2003 ha abbandonato il progetto di costruire bombe nucleari.
La mia risposta: Il governo iraniano, come il suo stesso presidente Hassan Rouhani ha rivelato, non ha interrotto nemmeno per un istante il suo programma nucleare.
3. Se una potenza straniera attaccasse i siti nucleari iraniani, questo indurrebbe Teheran in modo controproducente a infuriarsi e a decidere di costruire la Bomba.
La mia risposta: L’idea che un attacco agli impianti causerebbe una reazione da parte degli iraniani è decisamente stupida. Inoltre, vorrei ricordare che il programma nucleare dell’Iraq e quello siriano furono distrutti da attacchi aerei israeliani.

Abbiamo anche discusso del conflitto arabo-israeliano nell’ambito della recente decisione del governo svedese di riconoscere uno Stato di “Palestina”:
1. Mi è stato detto che questa iniziativa non vuole punire Israele, ma intende incoraggiare quei palestinesi che disperano della soluzione proposta dei due Stati, che vede Israele vivere al fianco della Palestina. In quanto tale, essa non è ostile a Israele (dove il governo e la popolazione sono favorevoli alla soluzione dei due Stati) ma lo è a Hamas (che non accetta questa soluzione).
La mia risposta: In Israele, il governo e la popolazione hanno reagito molto negativamente alla decisione svedese e certamente saranno anche infastiditi nell’apprendere che essa sarebbe stata concepita per il loro bene. Al contrario, Hamas ha accolto bene questa iniziativa e ha invitato altri governi a seguire l’esempio di Stoccolma, per isolare Israele.
2. Gli “insediamenti” israeliani in Cisgiordania (che preferisco chiamare “città”) rendono impossibile la soluzione dei due Stati, che si rende necessaria per evitare la loro espansione.
La mia risposta: Ho riconsiderato la faccenda e ritengo che l’edilizia israeliana sia una pressione costruttiva sui palestinesi affinché essi prendano in seria considerazione la possibilità di porre fine al conflitto. Più i palestinesi rimandano, meno terra rimane.
3. Le numerose dichiarazioni e i manifesti in cui Fatah approva il “car jihad” non sono importanti perché Fatah non è il “governo” palestinese ufficiale. Pertanto, il ministero degli Esteri svedese non deve occuparsi di questa istigazione omicida.
La mia risposta: Fatah, l’Olp e l’Autorità palestinese sono tre nomi della stessa entità. Fare una distinzione legalistica tra loro permette a Mahmoud Abbas, leader di tutte e tre, di passarla liscia.
4. La richiesta che i palestinesi riconoscano Israele come Stato ebraico è una trappola per Abbas, che non può farlo a causa dei numerosi arabi che vivono in Israele.
La mia risposta: Non accettare Israele come Stato ebraico significa rifiutare l’intera impresa sionista. E questa richiesta non è una trappola; piuttosto, essa risponde ai cambiamenti avvenuti nel 2006 da parte degli arabi israeliani. Perché altrimenti Ehud Olmert, allora premier israeliano – che mostrò un fervore simile a quello svedese per raggiungere un accordo con Abbas – si sarebbe fatto promotore di questa richiesta?
Fatah ha espresso il suo appoggio al “car jihad” palestinese in una vignetta che mostra un’auto con la cupola della moschea di al-Aqsa accompagnata dalla frase “Uccidere gli israeliani conducendo a Gerusalemme delle operazioni volte a investirli con le auto”.

Questo totale disaccordo sui fatti, le interpretazioni e le previsioni denota un enorme divario sempre più ampio tra Paesi e governi fondati su valori di questo tipo. In un periodo in cui le file dei nemici proliferano, il fatto che chi dovrebbe essere realista e privo di ostilità preferisce piuttosto perseguire chimere mi lascia scoraggiato in merito al futuro dell’Europa. Che disastro dovrebbe accadere per risvegliare le coscienze degli svedesi, a partire dai loro rispettabili funzionari di politica estera?

 

13 novembre 2014 – www.danielpipes.org
traduzione di Angelita La Spada

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