UNRWA, 65 anni all’insegna della parzialità

Filed in etnismo, geopolitica by del 14/06/2015

Il 18 aprile scorso, due bombe sono esplose nella Striscia di Gaza. Gli ordigni improvvisati dagli jihadisti salafiti contrari al regime di Hamas ha causato danni pesanti, ma entrambe le esplosioni erano dirette contro le strutture dell’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione per la Palestina. Mentre si è dato ampio risalto all’attentato, si è discusso poco sul motivo dell’attacco da parte degli oppositori di Hamas. La conclusione logica è che agli occhi dei terroristi, Hamas e UNRWA sono due entità che collaborano tra di loro.
Un’autorevole conferma del rapporto tra i due gruppi risale al 2004, quando il commissario generale dell’ONU, Peter Hansen, dichiarò alla Canadian Broadcasting Corporation; “Sono sicuro che ci sono membri di Hamas sul libro paga dell’UNRWA, e non lo vedo come un crimine”. Hansen lasciò il suo posto poco tempo dopo.
Secondo i suoi detrattori, l’UNRWA permette all’Autorità Palestinese e a Hamas di stabilire ciò che verrà insegnato nelle scuole dell’UNRWA, compreso l’incitamento contro lo Stato di Israele, l’aspirazione al martirio e la demonizzazione degli ebrei. Hamas è accusato di controllare il corpo docenti dell’UNRWA, nutrendo attraverso di esso le menti giovani e impressionabili con una dieta a base di indottrinamento antisraeliano e antisemita. L’UNRWA nega recisamente l’accusa.
Ai suoi esordi nel 1950, la definizione UNRWA di rifugiato palestinese era di una chiarezza cristallina: persona la cui “normale residenza era la Palestina nel periodo compreso tra il 1° giugno 1946 e il 15 maggio 1948, e che ha perso la casa e mezzi di sussistenza a causa del conflitto del 1948”.
A seconda di quali cifre si accettino per buone, tra i 600 e i 700mila ex residenti del Mandato Britannico della Palestina lasciarono le loro case in quel periodo. È circa lo stesso numero degli ebrei che furono costretti ad abbandonare le vicine terre arabe vicine per trasferirsi in Israele, in quanto la loro situazione nei Paesi in cui abitavano da tempo era diventata insostenibile.
Secondo il rapporto del Center for near east policy research, The Palestine Papers and the Right of Return (2011), l’UNRWA ben presto ampliò la definizione di rifugiato palestinese fino a includere i “discendenti dei rifugiati.” Sicché, in base a tale considerazione, abbiamo circa 5,2 milioni di profughi palestinesi sparsi tra Gaza, Cisgiordania, Giordania, Libano e Siria, circa otto volte il numero originale di chi ha lasciato la Palestina 67 anni fa.


L’UNRWA sostiene il “diritto al ritorno” dei palestinesi; in altre parole, fino 5,2 milioni di individui avrebbero il diritto di trasferirsi in Israele. Ciò creerebbe una valanga demografica che porrebbe fine all’esistenza di Israele quale patria degli ebrei.
“Secondo la casa madre dell’UNRWA, l’UNHCR, si perde la status di rifugiato se si diventa cittadino di un altro Paese”, ha affermato David Roet, vice ambasciatore delle Nazioni Unite di Israele, in un recente discorso all’ONU. “Ma nel caso palestinese questa limitazione non si applica. L’UNRWA – e soltanto l’UNRWA – permette ai rifugiati di trasmettere il loro status ai figli, e adesso anche ai nipoti”.
L’organizzazione impiega oltre 10.000 persone a Gaza, ha aggiunto Roet. “Dov’erano quando Hamas accumulava migliaia di missili, molti dei quali nelle immediate vicinanze delle strutture UNRWR? Mentre sono prontissimi a condannare Israele, sembra proprio che quando ci sono di mezzo le relazioni con Hamas i dipendenti dell’agenzia diventino ciechi, sordi e muti”,
Nelle scuole dell’UNRWA, “ai bambini palestinesi viene insegnato che l’unica soluzione alla loro situazione è il cosiddetto ‘diritto al ritorno.’ Molte strutture dell’agenzia sono decorate con le chiavi che simboleggiano tale diritto. I bambini imparano che queste chiavi un giorno apriranno loro le porte… ma la verità è che li stanno tenendo rinchiusi in una realtà distorta. Il ‘diritto al ritorno’, chiariamolo, è un eufemismo per indicare la distruzione dello Stato di Israele”.


Roet ha fatto le sue esternazioni all’ONU in pieno festeggiamento del 65 ° anniversario dell’UNRWA, per controbattere le affermazione del commissario generale dell’agenzia, Pierre Krahenbuhl, secondo cui i palestinesi a Gaza e in altre parti del Medio Oriente “stanno affrontando una crisi esistenziale su molti fronti”. Eppure l’UNRWA sembra consentire all’Autorità Palestinese e a Hamas di dettare i programmi scolastici, anche se, in qualità di ente teoricamente apolitico, avrebbe potere di vero sull’istruzione,
Due anni fa, dopo l’uscita del documentario Camp Jihad: Inside UNRWA Summer Camp Season 2013, che ha mostrato il palese indottrinamento degli scolari palestinesi in alcune delle sue scuole, il portavoce Chris Gunness ha vigorosamente negato che la sua agenzia ceda il controllo educativo a Hamas, sostenendo che le scuole “insegnano i diritti umani e la risoluzione dei conflitti, e lo fanno fin dall’anno scolastico 2003”.
L’organismo ha ribadito la pretesa nel suo Programme budget 2014-2015: “UNRWA si impegna pertanto a eliminare la violenza nelle scuole, prevenire la violenza basata sul genere e abusi sui minori, per promuovere la conoscenza dei diritti individuali attraverso i diritti umani a lungo termine e la tolleranza”.
Ma in uno schiacciante resoconto pubblicato lo scorso agosto-settembre, il tenente colonnello in pensione Jonathan Halevi, esperto israeliano di islam radicale, ha riferito che in tutte le scuole, comprese quelle gestite dall’UNRWA, c’è un rappresentante di Hamas che “funge da collegamento con il gruppo ed è responsabile dell’arruolamento degli studenti al Blocco Islamico, oltre che dell’organizzazione di attività scolastiche e doposcolastiche”.
Il Blocco Islamico, secondo Halevi, è “l’ala ufficiale di Hamas, che opera nelle istituzioni educative della Striscia di Gaza (e in Cisgiordania), dalle scuole elementari alle medie (comprese quelle gestite dall’UNRWA), fino alle superiori e all’università”.
Le attività del Blocco “sono uno strumento fondamentale per effettuare l’indottrinamento delle nuove generazioni, sia nelle scuole statali sia nelle scuole UNRWA nella striscia di Gaza, aprendo la strada al reclutamento degli studenti nelle fila di Hamas e, infine, delle Brigate Al-Qassam”.
Ci fu un periodo in cui il contenuto dei libri di testo dell’UNRWA e delle scuole palestinesi era migliorato e con contenuti meno incendiari, sostiene Arnon Groiss, ricercatore indipendente e assistente della Broadcasting Authority israeliana per la radiotelevisione araba. Ma, aggiunge, la situazione è di nuovo peggiorata dopo la salita al potere di Hamas 2006.
L’istigazione contro Israele e gli ebrei è ancora presente nei libri di scuola palestinesi pubblicati di recente, nel 2013-14, ci ha detto Groiss. “C’è una carta geografica in cui trovi i palestinesi della Cisgiordania, di Gaza, e quelli della diaspora nel 1999, ma non ci sono ebrei. Sei milioni di ebrei sono svaniti! Nel testo, l’oriente è una regione che comprende la Palestina, la Giordania, l’Egitto, la Siria e il Libano, ma non Israele. Gli ebrei non hanno luoghi sacri nel Paese; il Muro Occidentale, per esempio, è un sito islamico. Israele e gli ebrei sono demonizzati come se avessero intenzioni genocide nei confronti dei palestinesi”.
“Ho contato circa 35 capi d’accusa contro Israele e gli ebrei, nei testi scolastici palestinesi”, aggiunge Groiss, “e il diritto al ritorno vi è fortemente caldeggiato.”


Anche i critici più feroci dell’UNRWA ammettono la necessità di un’agenzia internazionale per i rifugiati, per affrontare le numerose e complesse questioni politiche legate all’assistenza dei palestinesi a Gaza e altrove. Ma molti ritengono anche che, dopo 65 anni, l’UNRWA deve sottostare a una profonda revisione delle sue finanze e dei suoi rapporti – stretti per scelta o per necessità – con organizzazioni ufficialmente terroristiche come Hamas. Va anche affrontata la sua palese mancanza di imparzialità nei confronti delle tensioni in corso tra Israele e Gaza, che negli ultimi sei anni hanno portato a tre sanguinosi conflitti.

 

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