Una visione profetica del “Londonistan”

Filed in Daniel Pipes by del 05/06/2014
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Esattamente un secolo fa, il celebre scrittore britannico G.K. Chesterton (1874-1936), considerato dai suoi ammiratori il più grande scrittore e pensatore del XX secolo, pubblicò un romanzo curioso intitolato L’osteria volante. Alla vigilia della Prima guerra mondiale, egli immaginò che l’Impero ottomano conquistasse la Gran Bretagna e imponesse la Shari’a, la legge islamica.
Chesterton cavalca questo scenario inverosimile come un mezzo per ridicolizzare il progressismo: quello stesso approccio arrogante, “scientifico”, gerarchico e di sinistra che caratterizza l’èra di Obama. “Il compito dei progressisti è di continuare a commettere errori”, spiegava a ragione Chesterton e L’osteria volante mostra in modo caustico le loro debolezze. Man mano che la trama del libro si sviluppa, la visione di una Gran Bretagna islamizzata presenta dei tratti distintivi che meritano la celebrazione del suo centenario.
Chesterton racconta di una guerra in cui “il più grande dei guerrieri turchi, il terribile Oman Pasha, egualmente famoso per il suo coraggio in guerra come per la sua crudeltà in pace”, consegue una famosa vittoria sulle forze britanniche, che porta all’occupazione dell’Inghilterra, al controllo della polizia da parte dei turchi e a una crescente influenza di “un eminente mistico turco”, un certo Misysra Ammon, che si fa paladino dei costumi islamici come l’astensione dal consumo di carne di maiale, la proibizione di immagini rappresentative, il dover togliere le scarpe e lasciarle vicino alla porta e la pratica della poligamia.
Ma il costume islamico più importante, e quello attorno a cui ruota L’osteria volante, è l’ordine emanato da Oman Pascià di distruggere i vigneti e di mettere al bando le bevande alcoliche. Lord Philip Ivywood, un dhimmi progressista e sostenitore di Ammon, approva nel 1909 un divieto di consumo delle bevande alcoliche con qualche rara eccezione: gli edifici che espongono all’esterno le insegne delle osterie (in attesa della loro scomparsa universale) e due famosi pub, il Claridge’s Hotel e il Criterion Bar, (ovviamente) riservati ai membri del Parlamento. Tutti gli altri pub devono servire bicchieri di limonata, tazze di tè e ciò che Chesterton chiama “bibite saracene”.
Approfittando di una di queste rare eccezioni, un intrepido marinaio irlandese e un locandiere inglese se ne vanno in giro per il paese portando con loro l’insegna del pub “Old Ship”, un barile gigante di rum e una grossa forma di formaggio cheddar. Le loro gesta etiliche e la furia crescente di Lord Ivywood, sono il fulcro di questo romanzo fantasy, che culmina in una rivolta inglese contro Ivywood, il Londonistan, le forze di polizia turche che indossano il fez e contro la loro scelta di non bere bevande alcoliche. Detestare il fatto di essere “annientati dalle armi di uomini dalla carnagione olivastra e gialla (…) aveva reso gli inglesi quello che non erano da secoli”. La loro eroica insurrezione lascia Oman Pascià a terra morto “con il viso rivolto verso la Mecca” e permette la riapertura dei pub.
Sebbene la sua lettura rappresenti una sfida, questo racconto esagerato anticipa misteriosamente l’alleanza dei nostri tempi tra la sinistra e gli islamisti, un fenomeno altrimenti quasi invisibile fino al 1980. Precedendo George Galloway e Carlos lo Sciacallo, il sinistroide Ivywood definisce l’Islam “una grande religione” e “una religione del progresso”. Egli fa anche appello alla piena unità fra il Cristianesimo e l’Islam, da chiamare Chrislam (un termine realmente in uso nel 2014), mentre un prete trendy vuole che la Cattedrale di Saint Paul ostenti “una specie di duplice emblema (…) una combinazione della croce con la mezzaluna”.
Apprendiamo, in modo divertente, che Ivywood ha scritto una biografia del tirannico sultano ottomano Abdul Hamid II per la serie Sovrani progressisti, anticipando (tra gli altri libri) la biografia artefatta di Hafez al-Assad. La sinistra di oggi trova delle scusanti per la mutilazione genitale femminile e Ivywood abbandona al loro destino le ragazze occidentali rapite e condotte negli harem turchi perché “i legami amichevoli o domestici che sono stati creati non siano nuovamente disturbati”. Facendo eco ai progressisti di oggi, egli sostiene che le donne turche godono della “massima libertà”, sminuendo la condizione delle loro omologhe inglesi.
Chesterton ha inoltre anticipato altre questioni allora inesistenti e che ora sono d’attualità. Ivywood specula sulla nostra epoca: “in un secolo o due”, egli dice, “potremo vedere la causa della pace, della scienza e delle riforme appoggiata dappertutto dall’Islam”. In quest’ottica, egli vede “l’Asia in Europa”, qualcosa che l’immigrazione musulmana ha conseguito.
Il mistico turco Ammon diffonde “qualche ubbia riguardo alla civiltà inglese che è stata fondata dai turchi e sembra ritenere che presto gli inglesi dovrebbero tornare a questo modo di pensare”. Infatti, nel 2014 è banale sentire gli islamisti proclamare che i musulmani hanno raggiunto le Americhe nel X secolo d.C. e che l’Islam ha avuto un ruolo di primo piano nella stesura della Costituzione americana.
L’osteria volante delinea in modo memorabile un quadro preliminare dell’Islam in Gran Bretagna, delirante e bizzarro, offrendo un’immagine che sembra molto più reale oggi rispetto a quando il romanzo è stato pubblicato, in un’epoca molto diversa.

 

4 giugno 2014 – www.danielpipes.org
traduzione di Angelita La Spada

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