La mano ferma di Netanyahu

Filed in Daniel Pipes by del 14/07/2014
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Il 29 giugno scorso, il primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu ha tenuto un discorso importante presso l’Istituto nazionale per gli studi sulla sicurezza nazionale (Inss) che merita di essere dibattuto. I seguenti brani sono estrapolati dalla traduzione ufficiale postata sul sito web del premier:

Nella nostra regione sta avvenendo un cambiamento storico, con importanti ripercussioni per la sicurezza di Israele e del mondo intero. L’accordo Sykes-Picot, che quasi un secolo fa ha delineato i confini della nostra regione, è cessato. (…) ora intravediamo numerosi anni di conflitti e instabilità.

Convengo che l’accordo Sykes-Picot, un’intesa segreta stipulata dai governi di Gran Bretagna, Francia e Russia nel 1916, sia probabilmente estinto. Ma una cosa è per me fare questa considerazione come storico e analista e un’altra cosa è farla per un premier in carica. Probabilmente non è saggio per il capo di un governo, che è già sufficientemente impegnato, azzardare congetture pubbliche. Esse possono danneggiarlo più che aiutarlo.

[Altro brano estrapolato dal discorso di Netanyahu] A lungo termine, fra decenni, fra mezzo secolo, di certo, fra cento anni, l’Islam radicale sarà in declino (…) perché esso non consentirà la libertà individuale e l’imprenditorialità, che è stata la base dello sviluppo economico, nei secoli passati. L’Islam radicale sarà in declino perché verrà sconfitto dalla rivoluzione delle tecnologie dell’informazione che farà sì che per questi regimi e movimenti sarà difficile mantenere il controllo a lungo termine sulle menti dei giovani.

Ancora una volta, sono d’accordo con questa previsione e continuo a dubitare che un leader politico dovrebbe lanciarsi in previsioni del genere. Certo, lo sviluppo economico e la rivoluzione delle tecnologie dell’informazione sono entrambi molto importanti; ma 1) alcuni islamisti hanno successo in questo (si pensi a Fethullah Gülen) e 2) i fallimenti dell’islamismo sono molto più profondi e terribili rispetto allo sviluppo economico e alla rivoluzione delle tecnologie dell’informazione. Che dire della sua brutalità, della sua crudeltà familiare, del suo inattuabile codice penale e delle sue aggressioni imperialiste?

[Un altro brano tratto dal discorso del premier israeliano] Eppure, cose simili potrebbero anche essere state dette negli anni Trenta riguardo al destino del nazismo nella sua battaglia contro il mondo libero. Tuttavia, sessanta milioni di persone, tra cui un terzo del nostro popolo, sono morte prima che le forze della libertà e del progresso lo sconfiggessero. Pertanto, se come credo ci sarà il declino finale del fanatismo islamico, dobbiamo prepararci ora per le quattro grandi sfide che esso pone.

Ben detto! Queste quattro sfide sono:

1) Proteggere i confini di Israele e in particolare “costruire una barriera di sicurezza a est, da erigere gradualmente da Eilat fino alla barriera che abbiamo già costruito negli ultimi due anni sulle alture del Golan”. Le barriere di sicurezza erette altrove – lungo i confini di Israele con Egitto, Gaza, Libano, Siria e Cisgiordania – hanno dimostrato il loro valore, pertanto, è una conseguenza logica costruirne una anche lungo il confine con la Giordania.
2) Stabilizzare la zona a ovest della linea di sicurezza del fiume Giordano: “In questa zona della Cisgiordania nessuna forza militare può garantire la sicurezza di Israele ad eccezione delle Forze di difesa israeliane e dei servizi di sicurezza”. Questo significa che “in qualsiasi futuro accordo con i palestinesi, Israele dovrà mantenere il controllo della sicurezza a lungo termine del territorio lungo il fiume Giordano”. Pur perseverando nell’idea di una soluzione che preveda l’esistenza di due Stati, Netanyahu qui la sta alterando, e non di poco, negando un controllo da parte di un futuro Stato palestinese sui propri confini. Senza dubbio, gli israeliani hanno ragione a non fidarsi della leadership palestinese.
3) Costruire un asse di cooperazione regionale. I combattimenti in corso offrono l’opportunità di “una cooperazione regionale rafforzata”, fortificando ad esempio la Giordania e sostenendo le aspirazioni dei curdi all’indipendenza. È stato intelligente da parte di Netanyahu sostenere pubblicamente questi due attori, con la speranza che a loro volta essi si rivolgano pubblicamente a Israele.
4) Impedire che l’Iran diventi uno “Stato soglia”, ossia un paese in grado di dotarsi della bomba atomica perché in possesso della tecnologia necessaria. Come negli ultimi anni, questa continua ad essere la massima preoccupazione per la sicurezza di Israele.

Commenti: 1) Tornando al 1999, ho spesso criticato Netanyahu, ma l’eccellente analisi fatta in questo discorso denota una mano ferma al timone. 2) È di fondamentale importanza avere un alleato americano che comprenda le preoccupazioni per la sicurezza quando l’amministrazione Obama non ha idea di ciò che sta accadendo.

 

2 luglio 2014 – www.danielpipes.org
traduzione di Angelita La Spada

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