Come si importa una pandemia. La situazione in Polinesia francese al 23 marzo 2020

Il covid-19 non sta risparmiando la Polinesia francese. La prima persona positiva al virus è stata la deputata polinesiana Maina Sage: lunedì 16 marzo il presidente Edward Fritch ne ha dato l’annuncio in televisione, parlando con voce solenne, subito dopo la diretta di Macron dalla Francia. La deputata era rientrata il sabato precedente da Parigi dove aveva partecipato a una riunione sulla situazione sanitaria, rimanendo contagiata. Maina Sage ha lasciato l’Europa già in stato di malessere e ha avuto la conferma di essere positiva al Covid-19 dopo essersi sottoposta al test presso l’Istituto Malardé di Tahiti. Questo malgrado fosse necessario produrre un certificato medico per imbarcarsi e nonostante i controlli all’arrivo, dove veniva presa la temperatura corporea a ogni persona. Positivo il suo compagno che, appena rientrato in patria, ha assistito a una competizione di surf contribuendo a diffondere il virus.
Sul loro stesso aereo viaggiava un turista svizzero di 70 anni, diretto a una crociera in catamarano: si è sentito male appena arrivato nell’atollo di Fa’afaite ed è l’unico paziente al momento in rianimazione. Una barca veloce era andata a prenderlo per trasportarlo da Fa’afaite all’atollo di Fakarava, dove quel giorno era previsto un volo di linea, ma il trasferimento era stato inutile in quanto il comandante dell’aereo aveva rifiutato il passeggero. Il turista è stato poi trasportato in elicottero all’ospedale Taone di Tahiti, costringendo però le due famiglie dell’equipaggio della barca a mettersi in quarantena.
I passeggeri dell’aereo su cui hanno viaggiato la deputata e il turista svizzero non sono stati sottoposti al test né messi in isolamento, nemmeno quelli che condividevano la business class con Maina. In più le elezioni previste il 15 marzo in Francia come in Polinesia francese non erano state rinviate, generando festosi assembramenti con bandiere colorate.
In seguito si è scoperta positiva una donna francese che vive a Mo’orea, appena rientrata dalla Francia, e un funzionario di Tahiti appena tornato dagli Stati Uniti, probabilmente quello che ha sparso il contagio al ministero dell’Istruzione, facendo mettere in quarantena varie persone tra cui il ministro Christelle Lehartel, risultata positiva proprio oggi.
Infine è toccato a un turista spagnolo a Tahiti da due giorni, pronto a partire per una crociera se non si fosse ammalato prima di imbarcarsi. In ospedale sono ricoverati il turista svizzero (in rianimazione, ma pare stia meglio) e da oggi quello spagnolo. La deputata non è entrata nella fase critica, ha la febbre ma non è grave e si cura a casa insieme al suo compagno.

coronavirus polinesia francese
Impossibile comperare le mascherine: il governo ha costretto le farmacie a restituirle ai grossisti per confiscarle e distribuirle al personale sanitario. Le numerose sarte del posto le realizzano con i locali tessuti fiorati.

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Il giornalista francese in preda all’ansia si protegge come meglio crede, senza sapere che la maschera da snorkeling di Decathlon non ha sufficiente filtraggio, e che proteggere il volto va bene, ma mano e telefonino sono pericolosamente vicine alla bocca dell’intervistato…

Fra le misure prese dal governo, la chiusura delle scuole, anticipando le imminenti vacanze di Pasqua e facendo rientrare gli alunni nelle varie isole. Così il virus si è sparpagliato ovunque: per esempio, non è possibile constatare se il tredicenne arrivato a Takaroa dal suo internato scolastico di Manihi sia positivo perché non ci sono test nelle isole. Così il ragazzo e la sua famiglia sono in quarantena. Esemplare come sempre la remota isola di Rapa la più a sud dell’arcipelago delle Australi: quando i ragazzi sono sbarcati dal cargo nessun genitore li attendeva sulla banchina del porto, nonostante la forte voglia di abbracciarli, e sono stati condotti in una scuola appositamente attrezzata dove trascorreranno le due settimane necessarie a verificare il loro stato di salute. Le mamme consegnano loro i pasti lasciandoli davanti al cancello e i ragazzi si tengono occupati con studio e attività fisica. Non hanno dimenticato come la popolazione dell’isola sia stata decimata dai virus importati dai navigatori due secoli fa, sorte comune a molte isole del Pacifico.
I casi aumentano, i test effettuati sono pochi, riservati solo a chi abbia seri problemi respiratori. Da notare che al 22 marzo i casi “importati” sono pari a quelli secondari e la pandemia si sta diffondendo.

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Oggi, 23 marzo è il terzo giorno di confinamento: è proibito allontanarsi oltre i 2 km dalla propria abitazione, provvisti di auto dichiarazione stampata o ricopiata a mano: non è consentito mostrarla su cellulari o tablet ai numerosi posti di blocco che tentano di contenere gli esuberanti polinesiani.
Oggi primo caso a Rapa Nui, l’isola di Pasqua.
È stata proibita la vendita di alcool in tutta la Polinesia francese per non fomentare la violenza familiare su mogli e figli, ora che si deve vivere in spazi ristretti.
Siamo nella stagione delle piogge, ma quest’anno il sole splende anche se il cielo è a volte velato, rendendo più difficile accettare la chiusura delle spiagge e dei parchi. Anche se il confinamento è stato ufficialmente imposto da poco, questa è la mia quarta settimana di isolamento: con le notizie che arrivano dall’Italia non ho certo voglia di rischiare.
Mi limito a passeggiare nel camposanto vicino casa, circondato dalla foresta tropicale, sperando ogni giorno di non trovarne chiusi i cancelli.

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