Heiva 2018, la sesta serata

Filed in Polinesia in diretta, polinesiani by del 16/07/2018
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Per la sesta serata della Heiva 2018 abbiamo quattro gruppi: per il canto Tama No Aimeho Nui in categoria Tārava Tahiti, Tamanui Apatoa No Papara in categoria Tārava Tua’a Pae; per la danza il gruppo Parata in categoria hura ava tau, amatori, infine il gruppo Nonahere, categoria hura tau, professionisti.

1 PARATA – categoria Hura Ava Tau, amatori.
O Parata teie i te hēe ‘are!
Sono i Parata che avanzano come le onde dell’oceano!

Gruppo dell’atollo di Anaa, isola dell’arcipelago delle Tuamotu. Parata è il nome dello squalo oceanico, soprannome dei feroci guerrieri di Anaa, soliti razziare gli atolli vicini. Dopo aver saccheggiato le Tuamotu centrali, spostarono le loro conquiste verso isole più lontane come Vahitahi, atollo nell’area est dell’arcipelago, ma le razzie più sanguinose furono quelle nelle isole della zona ovest, per il gruppo chiamato Mihiroa che comprende Kaukura, Rangiroa, Tikehau, Mataiva, Arutua, Apataki e l’isola alta di Makatea. Ancora oggi esiste rivalità fra i due gruppi, ho assistito a uno scambio di battute fra il critico televisivo John Mairai, che vanta antenati a Mihiroa, e i Parata, tutt’altro che amichevoli!
Il gruppo ci narra la storia di Fairua e sua figlia che da Anaa fecero rotta sulla piroga Temanu verso le Mihiroa per procurarsi legno di miro, Thespesia populnea, il più appropriato per costruire le lance. Alberi di questa essenza erano comuni a Rangiroa sulla terra dei Tevaro a nord-ovest dell’atollo, in una zona che si chiamava Temiromiro.
Appena arrivati gli uomini di Fairua incontrarono degli anziani che vivevano in un luogo isolato, li uccisero e li impalarono per conficcarne i corpi negli anfratti profondi della barriera di corallo. Venuti a conoscenza del il misfatto, i guerrieri di Rangiroa decisero di vendicarsi, attesero una notte piovosa e di forte vento per sorprenderli con facilità e massacrarli, e ci riuscirono. Li ammazzarono tutti, a eccezione di Fairua e della figlia che volevano fare prigionieri, ma il feroce guerriero si difendeva strenuamente sferrando colpi con la sua lancia a doppia punta. L’unico modo per fermarlo era uccidere la ragazza: come Fairua ne vide il corpo inanimato, la prese fra le braccia e si lasciò uccidere.
I due guerrieri Tutahiriragi e Temanui che erano rimasti a bordo della piroga Temanu tornarono a Anaa per portare la triste notizia. Il guerriero Rongo, infuriato, brandì la sua lancia Pahuga tokerau, radunò un centinaio di grandi piroghe e partì in cerca di vendetta.
Il viaggio dei Parata fu accompagnato da mare e vento forti, i tuoni ruggivano e una fitta pioggia spazzava le onde. Quando li vide arrivare, la gente di Rangiroa esclamò: O Parata teie, ua pau tatou! Sono i parata, siamo perduti!
O Parata teie i te hēe ‘are Sono i parata che avanzano come le onde dell’oceano! Ancora oggi gli anziani ricordano questa frase che sottolinea come i feroci guerrieri di Anaa non avessero paura di affrontare la furia dell’oceano.
Alcuni degli abitanti di Rangiroa furono uccisi, altri si rifugiarono a Makatea, ma vennero seguiti dai Parata e, insieme agli abitanti di quest’isola alta, l’unica dell’arcipelago delle Tuamotu, si rifugiarono nelle profonde caverne delle falesie calcaree. Uno dei modi per stanarli, approfittando della fame che li attanagliava, era di mettere delle mandorle di cocco essiccato all’ingresso delle grotte. Solo Taia, veloce scalatore di falesie, riuscì a fuggire arrampicandosi e non venne catturato.
I pochi che riuscirono a salvarsi si rifugiarono a Tahiti, sempre seguiti da Rongo che veleggiava sulla sua piroga Ragitorea accompagnato dalla sua flotta feroce. Approdarono a Tautira (penisola nella penisola di Tahiti Iti, la piccola Tahiti). Il re Pomare, anche lui originario di Anaa, saputo del loro arrivo, incontrò i guerrieri, ma non cedette alla richiesta di consegnare i fuggitivi, li calmò parlando loro con dolcezza in favore dei vinti e chiese di cessare le spedizioni contro Mihiroa. Rongo conficcò la sua lancia a terra davanti a lui e cantò le strofe della pace. Le guerre ebbero fine e ognuno potè rientrare nella propria isola. Teahio fu nominato rappresentante di Pomare a Anaa, Tufariua delle isole del nord, Tepeva da Tahatiti fino a Fakarava, Hao inclusa, Vaira’atoa da Tahatiti fino a Mataiva.
Così ebbero fine le sanguinose guerre dei Parata nell’arcipelago delle Tuamotu, grazie all’intervento del re Pomare.

 

 

2 TAMA NO AIMEHO NUI – categoria Tārava Tahiti, canti di Tahiti.
Ta’inuna o na mo’ora ura i te mata o’o’i
Ta’inuna l’isola delle due oche rosse dagli occhi penetranti

Il tema di questo gruppo dell’isola di Mo’orea per il canto è lo stesso sviluppato nella danza, la leggenda più conosciuta di Mo’orea. Gara di un fratello e sorella gemelli volta a stabilire quale dei due dovesse governare, che causò il buco del monte Muhu e la morte del fratello.
Diverse dal solito le tonalità della voce perepere nell’himene tārava, di tono operistico.
Simpatico il loro ūtē ‘āre’ārea, ben mimato dai due fratelli Faatau che salgono sul monte Rotu’i alla ricerca di piante medicinali e si rendono conto che due foglie di felci li hanno resi euforici… Si sono sbagliati, hanno raccolto piante di cannabis!
La marihuana, il cui uso è largamente diffuso in Polinesia (nonostante sia proibita), è un grave problema sociale. Per nasconderla viene piantata nelle zone incolte, in mezzo alla fitta vegetazione della montagna per non farsi sorprendere dai rilievi aerei, talvolta in vasi appesi ai rami degli alberi più frondosi.

 

 

3 TAMANUI APATOA NO PAPARA – categoriaTārava Tua’a Pae, canti delle isole Australi.
Te vehe raa o te tau aore ra
Le due stagioni (fredda e calda)

Il nome del gruppo significa Popolo del grande freddo del sud di Papara, visto che questa zona di Tahiti vanta una delle più grandi comunità dell’isola minore delle Australi che ha voluto portare la bellezza del tārava Rimatara in scena alla Heiva.
I canti esprimono l’avvicendarsi delle stagioni, il cambiamento della natura e delle relative occupazioni degli uomini.

 

 

 

4 NONAHERE – categoria Hura Tau, professionisti.
Te ‘ā’ai o Matavai
La leggenda di Matavai

Fondatore di questo gruppo Matani Kainuku, presidente della giuria della Heiva I Tahiti negli scorsi due anni, nonché compositore dei canti.
Gruppo bene organizzato, con coreografie complesse di ispirazione hawaiana, specie all’inizio dello spettacolo. Sviluppano con abilità il loro tema astratto, ancorandolo a una storia.
Il mana è una forza particolare, che fa il valore della persona, di un popolo, di un’azione, di un rito, di un oggetto, di una parola. Il testo ha scelto la leggenda di Tehohotauniua e di Ruānu’u per sottolineare gli aspetti del mana.
In una notte buia e silenziosa nell’isola di Hiti, a Ha’avai, era nato Ruānu’u, aveva una testa lunga, simbolo della sua potenza, calva, simbolo della purezza della sua anima e brillante, per sottolineare la sua intelligenza.
Per i polinesiani la testa è la parte del corpo sacra, nella testa risiede il mana.
Il mana è nelle condizioni della nascita, senza alcun mormorio.

‘Āru’i hanihanihia e te nu’u atua.
Una notte accarezzata dagli déi.

Il mana è nel nome del bambino, che spiega la sua origine e ne definisce la personalità, il nome Ruānu’u ha due significati, il luogo di nascita dei guerrieri che partono in battaglia e non indietreggiano davanti a nulla.
Crescendo si innamorò della bella figlia del grande capo di Ha’anu’u, Tehohotauniua.
Il mana è nell’appartenenza della ragazza alla casta dei capi protetti dal dio della guerra ‘Oro, il che le dà potere sul suo popolo; il mana è nella bellezza della ragazza che rende folle il guerriero.
Ma, dubbioso del suo aspetto, su consiglio di sua madre, parla alla ragazza con parole d’amore e quando lei lo lascia entrare chiede di spegnere la luce, dicendo di avere gli occhi affaticati.
Il mana è nelle belle parole che piegano la ragazza. Il reo mā’ohi, come le altre lingue polinesiane, è dono del dio creatore; è la lingua che definisce il popolo, la sua maniera di pensare, le sue usanze, la sua essenza.
I due si amano. Ruānu’u soffre per l’inganno che ha teso alla ragazza, ne parla con sua madre che gli risponde:

Te huru te reira o te mana o te ‘aito tei
mateono i te purotu.
Non essere imbarazzato, questo è il potere
del guerriero che desidera la sua bella.

Il mana è nella persona che non indietreggia davanti a nulla , non tiene conto del giudizio degli altri.
Il mana è in chi pensa al bene altrui, come Ruānu’u che vuole svelarsi a Tehohotauniua per non lasciarla nell’ignoranza. Il mana è nell’amore, amare una persona per come è, e non per l’aspetto fisico.
I fratelli della ragazza trovano strano che questa non presenti in famiglia il suo innamorato; un giorno incontrano Ruānu’u e capiscono che l’uomo misterioso è lui, lo sbeffeggiano per l’aspetto della sua testa, ma il ragazzo reagisce, battendosi e tagliando la lingua a entrambi.
Il mana è nella parola, prodotto del pensiero; un bel pensiero genera belle parole che fanno di una persona una bella persona. Al contrario, parole cattive diffondono vibrazioni malvagie. Il mana si trova nella forza del guerriero che lotta.
I fratelli tornano a casa, non possono più parlare, ma prendono una zucca ben liscia a forma di testa e le fanno capire chi è il suo amato. Tehohotauniua arrabbiata non vuole più vedere Ruānu’u, che vergogna aver amato un essere deforme!
Il mana è nel decidere il proprio destino.
Il ragazzo, sempre su consiglio della madre, va da a farsi massaggiare la testa per rimpicciolirla, cerca dei capelli da far crescere.
Il massaggio della testa libera il mana, la testa è sede della conoscenza, dell’intelligenza.
Succede qualcosa di strano a Ha’anu’u, nel giardino della ragazza improvvisamente, le piante fioriscono fuori stagione. Ruānu’u tenta il tutto per tutto, si unge il corpo e i capelli con olio profumato, confeziona belle corone per il suo capo con i fiori della sua terra Niufā, porta in dono i gamberetti di Tūa’uru.
Il mana si manifesta attraverso segni, come il fiorire delle piante, che la ragazza non capisce.
Il mana è nella ricchezza della terra, l’olio profumato, i fiori, i gamberetti, doni che ci provengono dal creatore. I Mā’ohi devono aver coscienza della loro ricchezza dovuta alla terra.
Torna dalla figlia del capo che non faceva che respingerlo. Esasperata, gli scaglia contro il mostro Mō’iri.
Il mana è nel potere di Tehohotauniua che scaccia Ruānu’u.
Tehohotauniua esce e vede un bel guerriero, tale è stata la mutazione di Ruānu’u, che non tornerà mai più da lei, anzi, decide di partire per le isole Hawai’i.
Tehohotauniua cerca di trattenerlo invano, non le resta che piangere a lungo. Le sue lacrime scaveranno la baia di Matavai.
Il mana è nella decisione di Ruānu’u di lasciare la sua isola per un’altra, senza rimpiangere la bellezza di Tehohotauniua, portando con se il proprio mana. È il potere che ha ognuno di noi di scegliere la propria strada.

 

 

 

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