Aveva fatto scalpore, il Natale scorso ad Ajaccio, l’aggressione presso i Jardins de l’Empereur di un gruppo di pompieri e poliziotti. Gli aggressori erano arabi islamici. E fin qui nulla che non accada impunemente ogni giorno in Europa. Ma stavolta la reazione dei corsi era stata ben più ferma. Centinaia di cittadini si erano riversati nel quartiere inveendo sia contro gli invasori, sia contro il governo coloniale che li aveva spediti sull’isola senza alcuna giustificazione economica. Non era mancato l’uso della forza, e una moschea era stata data alle fiamme.
Da allora – malgrado la stampa italica non ne abbia fatto cenno – si sono ripetuti episodi di reciproca “guerriglia”, e oggi si può dire che l’indipendentismo corso, al di là delle diverse screziature ideologiche, è compatto contro l’invasione islamica (anzi, con innata sensibilità etnica, “araba”). Sui muri della Corsica compare ovunque la sigla IAF, acronimo di “i arabi fora”.

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L’ultimo episodio di una certa gravità si è registrato a ferragosto su una spiaggia di Sisco, nel nord, allorché un gruppo di maghrebini ha aggredito i turisti che, fotografando la battigia, commettevano il misfatto di riprendere le donne in burqini. Ai turisti, attaccati con spranghe e bottiglie, ha subito dato man forte un gruppo di giovani del luogo.
Il sindaco socialista ha poi affermato che i turisti e i locali avevano pieno diritto di fotografare quello che volevano e, anzi, ha poi emanato un’ordinanza che vieta il burqini sulle spiagge comunali, definendolo una provocazione che non rispetta i costumi della comunità corsa.
Il giorno seguente l’aggressione, la gente del posto, inferocita, ha dato la caccia ai Maghrébins (che secondo il procuratore locale “auraient passé leur journée à agresser tout le monde”) e ha incendiato le loro auto.


La particolarità di questo episodio, contrassegnato da una reazione violenta a un’aggressione violenta – quindi non affidata ai soliti fiumi di parole – non è sfuggita ai commentatori più attenti. “Le Figaro”, per esempio, ha ammesso che la rixe de Sisco “testimonia le tensioni identitarie del Paese”. E – con un piglio ingenuo da far sorridere qualsiasi etno-autonomista, più che mai se corso – elegge l’isola ad anima della Francia, dove lo “spirito nazionalista e tradizionalista si è mantenuto intatto”, mentre il resto del Paese è ormai soltanto un vuoto parolame.
Il problema è che le forze politiche disposte a liberare la Francia dall’islam sono anche quelle più dichiaratamente centraliste (le altre lo sono altrettanto, ma fanno finta di no), sicché la battaglia del popolo corso sembra davvero ardua. Da una parte i (nazional)socialisti filoislamici di Parigi, che spediscono i loro amici a bivaccare sui litorali corsi per piegare la cultura isolana; dall’altra il lepenismo, che ai corsi quantomeno salverà la pelle, ma non certo l’identità.

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Manifestazione ad Ajaccio contro le aggressioni islamiche.