Breve analisi etnica del referendum scozzese

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I britannici la chiamano The Vow, ed è la promessa di devoluzione fatta in extremis dai leader politici unionisti – David Cameron, Ed Miliband e Nick Clegg – per scongiurare la vittoria indipendentista al referendum scozzese del 2014. Una recentissima analisi del voto, che nel settembre scorso ha sancito la vittoria dei NO alla separazione dal Regno Unito, chiarisce oggi che questa promessa di maggiori poteri e risorse economiche alla Scozia non ha influito che per il 3,4% sulla decisione di restare britannici.
Quali sono, dunque, i veri motivi della sconfitta referendaria? L’indagine condotta dalle università di Edimburgo e dell’Essex, pubblicata il 27 marzo 2015, fa capire che (oltre a tutta un’altra serie di considerazioni politico-economiche, com’è ovvio) hanno contato parecchio il “senso di appartenenza” dei votanti e la loro etnia di provenienza.

demo1Il grafico sovrastante indica che tra gli scozzesi “puri” prevalgono i SÌ, mentre tra coloro che provengono da altre zone della Gran Bretagna (RUK) stravincono i NO. Curiosamente – ma solo in apparenza – gli stranieri veri e propri (OUK) hanno una percentuale di adesione all’indipendenza decisamente più alta dei britannici. L’analisi dei ricercatori non affronta questo aspetto, e tutto sommato non ci stupisce, ma è probabile che molti allogeni abbiano trovato attraenti le politiche di Alex Salmond in favore dell’immigrazione. L’ipotesi è rafforzata dall’elevata adesione di chi professa una religione “altra” rispetto alle tre confessioni cristiane rappresentate, tenendo conto che già nel censimento 2011 buddisti, indu e sikh costituivano lo 0,7% della popolazione e i musulmani, che aumentano inesorabilmente di anno in anno, l’1,4%.
Allo stesso modo – e lo mettevamo in rilievo prima del referendum – è possibile che molti scozzesi abbiano fatto fallire l’impresa proprio per paura delle scriteriate politiche migratorie di Salmond. Chi trovi azzardata l’ipotesi, si sforzi un attimo di considerare in quale situazione catastrofica versi la Gran Bretagna, soprattutto l’Inghilterra, per quanto riguarda l’invasione straniera e la violenza islamica, e immagini cosa possa provare un cittadino scozzese nel sentirsi dire dal suo prossimo leader che in caso di vittoria ribalterà l’atteggiamento di “chiusura” di David Cameron…

In un comunicato crudamente intitolato Cosa comporterà il SÌ per l’immigrazione, Pete Wishart, dirigente del Partito Nazionalista Scozzese, scriveva:

Abbiamo in programma un sistema a punti per supportare la migrazione di lavoratori qualificati a beneficio dell’economia della Scozia. Una Scozia Indipendente avrà un approccio inclusivo in termini di cittadinanza e un approccio umano verso richiedenti asilo e rifugiati.
Gli scozzesi sono esposti alla stessa retorica anti-immigrati della stampa di destra, e Nigel Farage è onnipresente sui nostri televisori esattamente come a sud del confine.
In Scozia dobbiamo sopportare le leggi inappropriate di Westminster leggi sull’immigrazione, che, ci dicono, dovranno diventare ancor più restrittive per proteggerci dalle varie “ondate di stranieri” che stanno distruggendo il nostro modo di vivere.
La Scozia vota per un governo a Holyrood [il parlamento scozzese] che non potrebbe essere più diverso da quello britannico dei Tory in materia di immigrazione, e noi siamo un Paese migliore per questo. La differenza nel modo in cui i due governi vedono l’immigrazione è dimostrata dalle diverse reazioni al censimento annuale del saldo migratorio.
In Scozia, quando vediamo un aumento della nostra popolazione, data la nostra storia di spopolamento, lo festeggiamo come una buona notizia. A Westminster i politici si disperano.
Noi scozzesi stiamo diventando sempre più consapevoli delle nostre esigenze demografiche. Solo una ventina d’anni fa temevamo che la nostra popolazione sarebbe scesa sotto i cinque milioni. Sebbene ora stia crescendo a un ritmo salutare, sappiamo che il nostro equilibrio demografico resta più fragile che a sud del confine.

Ci sarebbe di che spaventare chiunque con questo cumulo di banalità, tra l’altro fuori tempo massimo di almeno 15 anni e in uno Stato – di cui bene o male la Scozia fa ancora parte – dove lo stesso establishment affine politicamente al PNS, cioè il passato governo laburista, ha ammesso di avere alterato volontariamente la composizione antropologica per prendere più voti. Roba da genetica nazista.
Non pago, il solerte funzionario di partito si aggrappa al solito vecchio argomento demografico, oggi contestato da molti che vedono nel sovrappopolamento un pericolo ben più grave del suo contrario. E, in linea con tanti opinionisti nostrani, non si limita ad auspicare un aumento delle nascite, ma caldeggia la crescita della popolazione purchessia, con apporti da chi c’è c’è. Alla faccia della cultura e delle fiere tradizioni gaeliche. Ovvio che alla prospettiva di avere “scozzesi” di seconda e terza generazione che tirano molotov nelle banlieu di Edimburgo al grido di Allahu akbar, molti cittadini hanno preferito rimandare l’indipendenza a tempi (e indipendentisti) migliori.

 

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