Il giornale degli alpini tifa invasione, e un socio gli manda una lettera di fuoco. Mentre un arcivescovo…

Filed in italia, News, News ed eventi by del 31/10/2018
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Continuano incessanti i rantoli di un invasionismo schiacciato dalla volontà popolare, ma che si rifiuta di morire. Il ridicolo livore dei mondialisti sembra schizzare anche da ambienti umani che uno non si aspetterebbe, come dimostra questa lettera di Alessandro Mazzerelli all’Associazione Nazionale Alpini:  

Al Direttore de “L’Alpino”, Bruno Fusani
Via Marsala, 9
20121 Milano

Ho letto, su “L’Alpino” del mese di ottobre c.a. a pagina 8, una sconcertante lettera dal titolo La rivalutazione del migrante, la scrive un certo Sergio Ganora di Casale Monferrato. La lettera e la sua riposta mi hanno profondamente indignato e addolorato. Lei stesso sembra aver intuito la gravità e irresponsabilità delle affermazioni del Ganora, infatti, nella sua risposta, gli scrive: “Ho tagliato a metà la tua lettera per togliere quella parte esemplificativa che rischiava di essere contestata da molti lettori”. 
Veniamo ora, in estrema sintesi, alla mia doverosa e dolorosa replica.
È un fatto oggettivamente vergognoso che da una rivista che si ammanta di Patria (con la “p” maiuscola) e che si è – almeno dalla fondazione – accreditata per difendere i suoi “Sacri Confini” si esalti l’invasione extracomunitaria, come fa lei insieme al Ganora, giungendo a definire la lettera di quest’ultimo “una delle cosa più belle” che ha “ricevuto”.
Domande: Ma se per l’Associazione Nazionale Alpini (ANA) è cosa “santa e giusta” che non ci siano più confini e che le fecce di tutto il mondo possano comodamente entrare in Italia a delinquere e a vivere sulle spalle dei nostri ultimi (ammalati, anziani, handicappati, disoccupati, senza casa…) a cosa servono e sono serviti gli Alpini? A cosa è servito e serve l’Esercito, se non si può espellere nemmeno gli assassini? A cosa sono serviti milioni di morti? Vi sono forse serviti – sino ad ora – per coprire la retorica ipocrita intorno al “dovere” di difendere i “sacri confini” della “Patria” che, come auspicate, fra 50 anni non ci sarà più o sarà totalmente imbastardita?   
Desidero anche aggiungere che sul comportamento politico di una parte del gruppo dirigente dell’ANA, alcuni seri dubbi sulla sua coerenza mi sono purtroppo apparsi evidenti… Che hanno a che fare con l’ANA gli stretti – talvolta strettissimi rapporti – fra l’Organizzazione e gli amministratori dell’ex PCI (partito democratico) nonché i dirigenti delle Coop rosse, dell’ARCI, dell’ANPI e via di seguito? Lo sanno lei e il Ganora che al Festival Nazionale dell’Unità del 1988 i  “compagni” ebbero a dire:  “Non preoccupiamoci della crisi dell’Est europeo, dal prossimo anno (1989) faremo giungere in massa gli extracomunitari che ci serviranno per rilanciare la lotta di classe e disarticolare l’Occidente e la Chiesa Cattolica”.
Conclusioni: Il Ganora, con il suo plauso, auspica che fra 50 anni gli extracomunitari siano “la nuova classe dirigente europea”.  Ma che bravi! Ma come siete intelligenti… Infatti, se quel che auspicate, per la grandissima disgrazia delle future generazioni, può probabilmente realizzarsi, che fine farà l’ANA? Ve lo dico con la vostra stessa arroganza, si sarà definitivamente rottamata… sarà andata “avanti”, cioè sarà morta anche grazie a gente come lei e il Ganora.
P.S: Ci sarebbero state tante altre cose da dire, ma non voglio che trovi la scusa che è una lettera troppo lunga per trovare il motivo per non pubblicarla…  

Firenze, 31 ottobre
Alessandro Mazzerelli
Socio aggregato
Sezione di Marradi (FI)
Già militare nella Divisione “Ariete” Casarsa della Delizia.

 

alpini rivalutazione del migrante

Ordinaria neoclericalità, invece, nell’appello al meticciato (questa gente è letteralmente ossessionata dalla “razza”) dell’arcivescovo di Ferrara, Gian Carlo Perego. In un’intervista al quotidiano cattolico francese “La Croix” ha affermato che la città deve “iniziare una nuova storia con giovani provenienti da ogni dove”.
La reazione dei cittadini ferraresi è stata ancora una volta piuttosto accesa (il presule è abbonato alle  sparate invasioniste). Gli appartenenti al gruppo degli Insorgenti hanno replicato: “Dobbiamo forse vergognarci di essere ferraresi, italiani, cattolici? Come può un vescovo cattolico dichiarare che siccome i ferraresi sono anziani e non fanno figli, per non scomparire devono rinsanguarsi con giovani provenienti da ogni parte del mondo? Perché non dire qualcosa sui due aborti al giorno che avvengono a Ferrara, senza i quali probabilmente non saremmo una popolazione così anziana e in calo?”.
I cittadini hanno organizzato un presidio nella piazza davanti al Duomo per contestare Perego, accusato di esprimersi con parole che “sarebbero state più adatte a una campagna elettorale”.
“Nell’intervista Perego parla di un effetto devastante su questa ‘terra di sinistra’, rivolgendosi a una generica ‘destra italiana’, come se tutto fosse ricondotto a una faziosità politica, insinuando che ci siamo lasciati sedurre dalla ‘sirena’ Matteo Salvini, come se ognuno di noi non fosse in grado di pensare con la propria testa”.
Inutile negare, secondo i manifestanti, che “il degrado sia inevitabilmente legato all’ondata migratoria incontrollata”, e che Perego “non abbia fatto altro che mortificare un’intera comunità, quella di Santa Maria In Vado, sciogliendo di fatto la congregazione Familia Christi, un esempio primo, fra l’altro, di aggregazione”.
Proseguono gli Insorgenti: “Il completo silenzio dell’arcivescovo sulle speculazioni finanziarie connesse a tutto ciò e la promozione di un meticciato, che annacqua ogni specificità dell’uomo, che rende bella la nostra diversità, e che annienta la storia millenaria della nostra società civile cristiana, ci fa pensare che il monsignore voglia candidarsi alle elezioni. Se è così lo faccia: e noi, saremo lieti di non votarlo”.

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