Fonti energetiche: tutto deve cambiare perché tutto rimanga com’è

Filed in ambiente e territorio, geografia by on 30/08/2020 0 Comments

Il cambiamento è costantemente davanti ai nostri occhi, non possiamo evitarlo se vogliamo continuare a camminare. Dalla notte dei tempi, l’uomo ha risposto alle incombenti vicissitudini ambientali designando una nuova rotta. L’evoluzione della vita sulla terra è da sempre dettata dal cambiamento. La realtà che scorre innanzi ai nostri occhi appare fugace e impossibile da incalzare. Tuttavia, durante il corso della storia, ci sono state intuizioni che hanno segnato irreversibilmente nuovi cammini. A grandi linee, potremmo commentare che l’evoluzione umana e sociale dell’uomo, come animale terrestre, è dettata dal susseguirsi di transizioni energetiche. Così come per una stella, la sua morte è in realtà un nuovo inizio, la fine di un’epoca energetica cede il passo a una nuova evoluzione.
Il fuoco fu una scoperta rivoluzionaria, poiché cambiò la dieta degli uomini, i quali individuarono nel fuoco l’elemento per cuocere terre e argille. Inoltre, la scoperta del fuoco e quella della coltivazione dei cereali gettarono le basi per la rivoluzione neolitica. Secolo dopo secolo e transizione dopo transizione, l’uomo torna a essere smosso dalla incessante ricerca di nuovi mezzi che possano rendergli la vita più agevole. Il vento e l’acqua furono impiegati per trasportare le eccedenze alimentari o venivano convertiti in energia meccanica tramite mulini. Un po’ più in là nel tempo, l’illuminazione vide nell’olio di balena la sua sorgente energetica.
Poi scoccò il tempo per l’estrazione del carbone, il quale fu adoperato per mettere in azione i motori a vapore e inaugurare la prima rivoluzione industriale. Il carbone, infatti, rivoluzionò nuovamente la prassi di aggregazione sociale. Nel 1870 rimpiazzò quasi completamente il legno e fu propulsore di uno sviluppo economico senza eguali, fornendo alle nazioni industrializzate di allora il 95% dell’energia. Appare evidente, pertanto, che il carbone abbia aperto le danze a un nuovo scenario energetico fossile cui hanno preso parte il petrolio, prima, e il gas, poi.

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Con la cottura a fuoco di legna del vasellame, le comunità del neolitico iniziano la fase della specializzazione delle attività umane, e quindi la diversificazione degli strati sociali.

Guardare al futuro con un occhio al passato

Il primo ventennio di questo secolo di “crisi” si distingue per l’instancabile messa a punto di una rivoluzione che modifichi l’attuale modo di produrre energia e, di conseguenza, il nostro modus vivendi. Le fonti rinnovabili stanno lanciano falci di luce sul panorama che verrà dopo gli attuali meccanismi non-rinnovabili. Paradossalmente, liberarci dalla dipendenza dei combustibili fossili richiede un ritorno alle origini, a quel brodo primordiale da cui siamo balzati fuori. Siamo figli di un’esplosione avvenuta 15 miliardi di anni fa, la quale ha prodotto un universo costellato da idrogeno ed elio, senza i quali non esisteremmo. Da 15 miliardi di anni l’essenza della vita è il mutamento e l’adattamento. Unendo i pezzi, ci ricordiamo che la parola “rivoluzione” trova le sue radici nel latino tardo revolutio, cioè “rivolgimento, ritorno”. Questo gioco etimologico ci suggerisce la via più setacciata per arrivare a magnifici traguardi umani: analizzare ciò che è già avvenuto per plasmare possibili scenari.

L’ultimo tango delle fonti fossili

Dietro le spalle abbiamo la modernità, la quale è stata alimentata dai combustibili fossili. Come il carbone ha spianato la strada alla rivoluzione industriale, così il petrolio ha dato il via allo spettacolare sviluppo dei trasporti che ha reso il pianeta più interconnesso che mai. Volenti o nolenti, troviamo così arduo scrollarci di dosso i combustibili fossili esattamente perché hanno plasmato il nostro stile di vita così come lo conosciamo oggi. Tuttavia, il futuro è animato da numerose sfide tecnologiche che puntano a de-carbonizzare l’attuale sistema energetico. Dal 2000, l’Italia si annovera il primato per l’installazione di smart grid, ossia contatori elettronici che collezionano e trasmettono dati sulla disponibilità energetica nella rete. Le smart grid non sono il fine ma il mezzo per tele-gestire operazioni di compravendita tra i possessori di modesti impianti eolici e fotovoltaici, senza l’interferenza di operatori energetici. Il fine è coniugare le diverse necessità energetiche dei cittadini, così da snellire le loro spese energetiche. I cittadini, infatti, possono cedere bilateralmente le quote energetiche giacenti ad altri utenti. Il passaggio epocale riguarda il singolo individuo, il quale da consumatore diventa anche produttore, ossia prosumer, mutando il suo ruolo da soggetto passivo a protagonista nella gestione dei consumi energetici.
Come volevasi dimostrare, la rivoluzione non è puramente tecnologica, ma incide squisitamente sull’assetto socioeconomico. Ciononostante, perché tale scambio sia efficiente e proficuo è necessario “democratizzare l’energia”. Parafrasando la boutade sulla rondine, una sfida tecnologica non fa la rivoluzione. Il sostegno politico non è un plus ultra, ma è la conditio sine qua non per sfruttare appieno sistemi energetici innovativi, come quello delle smart grid. La dimensione politica dovrebbe fissare una nuova cornice normativa che faccia fronte al passaggio dal modello centralizzato di offerta energetica a un modello bidirezionale, in cui i prosumer gestiscono il proprio fabbisogno.
In questo scenario, la risposta dell’Unione Europea non si è fatta attendere. Nel 2004, durante la prima Conferenza internazionale sull’integrazione delle fonti energetiche rinnovabili e delle risorse energetiche distribuite (IRED), ricercatori e attori del settore industriali hanno congiuntamente suggerito la creazione di una piattaforma europea che rappresentasse tutti i cittadini interessati a tessere le redini delle smart grid. Così, nel 2005 la Commissione Europea ha colto il momentum per il lancio della European Technology Platform (ETP). Da allora il compito della Piattaforma è quello di sviluppare strategie lungimiranti, che riflettano la realtà cangiante, così da consolidare sia le reti elettriche dei cittadini europei sia la competitività dell’Unione Europea stessa. Scavando sotto le sabbie della smart grid, si rinvengono meccanismi di responsabilità civile e temperanza. Queste reti, quindi, dovrebbero fungere da input per riflettere sulle nostre abitudini e modificarle all’occorrenza.

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Politicizzare il cambiamento

I sempre più insistenti movimenti neo-ambientalisti suggeriscono che l’entusiasmo crescente verso stili di vita ecologicamente sostenibili stiano innescando, a loro volta, virtuosi meccanismi di frugalità e austerità che mutano il nostro approccio verso il consumo quotidiano e il mito della crescita. Affinché il progetto globale di un mutamento rinnovabile non degeneri nel buco nero dell’inconsistenza, è necessaria una spinta politica che aumenti il raggio di azione su ogni settore coinvolto.
Nello scenario semi-distopico disposto dal Covid-19, appare evidente che quello del turismo è uno dei settori più coinvolti nel cambiamento climatico, così come nella sostenibilità ambientale. In quanto “animali razionali”, come ci descriveva Aristotele, possiamo prendere decisioni e, pertanto, farci domande del tipo: “Durante il mio viaggio, che tipo di risorse sfrutterò”, “Che azioni posso intraprendere affinché il mio dilettevole errare porti beneficio alle comunità che mi ospiteranno?” E così via.
Allo stesso tempo, le risposte a queste domande dovrebbero essere appoggiate e alleggerite tramite un’azione globale di “politicizzazione della crisi ecologica”. Se la politica non si facesse ecologica, il rischio inaugurabile sarebbe l’annichilimento degli sforzi dei singoli, che svanirebbero sotto le sabbie dell’oblio. Politicizzare il cambiamento climatico significa anche – e soprattutto – muoversi con piedi di piombo verso la transizione energetica, dato che questa può influenzare sonoramente lo spettro delle disuguaglianze economiche e sociali. I tafferugli creati dai Gilets Jaunes sono uno degli effetti derivanti dalla miopia di chi lascia in secondo piano l’intersezione tra cambiamento climatico e diseguaglianze. Inoltre, il circolo vizioso dell’intersezione fa sì che gli individui con un reddito più basso, i quali contribuiscono in maniera marginale all’incremento della temperatura globale rispetto ai più abbienti, siano tuttavia i più esposti al mirino delle sciagure ambientali. L’acuirsi delle diseguaglianze sociali ed economiche prodotte dai cambiamenti climatici sono un assordante grido di politicizzazione per il cambiamento radicale.

Multilateralismo: la via redentiva verso la transizione energetica

Il contagio mondiale dipanato dal Covid-19 sta facendo risaltare l’inadeguatezza del singolo di fronte calamità di portata globale. L’attuale e asfissiante pandemia ci rammenda come l’intersezione socioeconomica, così come l’ineguagliabile interconnessione raggiunta, si muovano sul filo di un rasoio. Propiziamente, la cooperazione internazionale e il multilateralismo tessono il fil rouge che unisce l’intersezione e l’interconnessione su cui si fondano i nostri moderni stili di vita.
Per affrontare prontamente l’incombente cambiamento climatico, oggigiorno è più che mai importante che l’esortazione a superare le divisioni geopolitiche tramite cooperazioni ecologiche non diventi retorica stucchevole e vacua. Sarebbe profittevole che la comunità internazionale si stringesse attorno a standard globali per assicurare attività eque e sostenibili basate su fonti rinnovabili. Il compito di tali standard è quello di garantire ai cittadini il loro diritto alla salute, come sancito dall’Articolo 12 della Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali. Sull’onda del mutamento come condizione unica di evoluzione, i governi dovrebbero essere più responsabili nei confronti dei loro cittadini sotto una cornice normativa globale e, dall’altra sponda, noi cittadini dovremmo sentir fremere dentro la nostra responsabilità civile, così da agire in funzione del bene della società. L’innesco longevo di questo circolo virtuoso spianerebbe la strada a nuovo modus operandi che, a seguire, ci renderebbe protagonisti interconnessi di un rinnovato progetto globale nel rispetto dell’ambiente. Se in origine energia e combustibili fossili sembravano essere un binomio inossidabile, nel futuro energia e rispetto dell’ambiente si legheranno fino a fondersi.

 

BIBLIOGRAFIA

Bonneuil C. & Fressoz J-B., La Terra, la Storia e Noi. L’evento Antropocene, Ist. Enciclopledia Italiana, 2019.
ETP SmartGrids sito web.
Gosh A., The Great Derangement. Climate Change and the Unthinkable, Berlin Family Lectures, 2016.
Nicolazzi M., Elogio del Petrolio, Feltrinelli, 2019.
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