Ci sono etnie oppresse (come baschi o tibetani) che godono di grande e giusta attenzione da parte dell’opinione pubblica democratica, ma purtroppo nessuno parla di alcuni piccoli popoli che subiscono violenze inaudite, sono vittime di repressioni e non hanno diritto ad autodecidere il proprio destino.
Fra i dimenticati della storia ci sono i nuclei albanesi del Kosovo che negli anni novanta vedevano il proprio futuro all’interno d’una nuova Iugoslavia, ma furono barbaramente eliminati dalle milizie armate nazionaliste che godevano della benevola protezione delle potenze occidentali. E fu un massacro.
La tenace resistenza di popolazioni albanofone e di genti serbe del Kosovo Metohiia contro le forze armate che volevano imporre con la forza la disgregazione dei loro legami storici, é oggi documentata in un drammatico libro bianco di Enrico Vigna dal titolo Kosovo 1999, Albanesi e Milizie kosovare albanesi di Autodifesa, che hanno lottato per la Iugoslavia.
Quelle di Vigna sono davvero pagine di “una storia mai raccontata, obliata, scomoda. Ma una storia tragicamente vera, vissuta e pagata dai suoi protagonisti con prezzi durissimi e cruenti”.
Vi si documentano con dovizia di drammatici particolari, cifre precise, esempi ineccepibili e descrizione di crimini impressionanti, gli atti efferati addebitati ai nazionalisti “grandalbanesi” di cui, prima del lavoro di Vigna, da noi non si sapeva praticamente nulla.
Si resta a bocca aperta scoprendo che quelli che Vigna bolla come terroristi, ben oltre le idee nazionaliste, erano implicati nel narcotraffico mondiale. Fa orrore leggere che le loro vittime erano soprattutto pacifici popolani che tentavano di respingerli armi alla mano, mentre i villaggi venivano saccheggiati e gli albanesi filo-iugoslavi uccisi senza pietà. Ma si resta di stucco scoprendo che fino al 1998 proprio i gruppi che per i nostri mass media conformisti diventavano i “liberatori del Kosovo”, fino a quel momento erano

un’organizzazione indicata dal Dipartimento di Stato usa e dalla cia come formazione criminale e terrorista, composta di alcune migliaia di criminali, dedita all’omicidio, al traffico di droga, di armi e donne, per poi assurgere a “Combattenti della libertà” in poche settimane.

Siamo alle solite: come durante l’invasione alleata della Sicilia del 1943, i peggiori mafiosi si riciclavano sotto la bandiera a stelle e strisce. Lo zio Sam perde il pelo ma non il vizio di arruolare per la bisogna di volta in volta la schiuma della terra. In Kosovo, dietro lo scudo nato.


Tuttavia, la faccenda é complessa e intricata, e non va dimenticato che nella recente storia degli scontri interetnici dopo la disgregazione iugoslava si vedono i tragici retaggi del fascismo italiano, colpevole anche d’aver innescato una bomba nazionalista fomentando gli appetiti skipetari nel mitizzare la “Grande Albania”, da imporre anche con la violenza e la sopraffazione ad altri popoli.
In fondo in fondo, le azioni criminali dei nazionalisti albanesi di oggi hanno le loro radici ideali nella “Seconda Lega Priznen”, creata il 16 settembre 1943 all’insegna del littorio e della svastica.
Poi la nato ha fatto il resto.