Politologo progressista scopre che Samuel Huntington aveva ragione sullo scontro di civiltà

Filed in Antologia Stampa, italia by on 02/09/2019 0 Comments

Era ora: la sinistra si accorge che con l’islam è scontro di civiltà. E scopre con un po’ di ritardo lo studioso di Harvard, Samuel Huntington, per anni coperto di critiche per le sue tesi sul mondo musulmano. Proprio come Oriana Fallaci.

pasquino huntington scontro di civiltà

Samuel Phillips Huntington (1927 – 2008).

Ed ecco che, la bellezza di 22 anni dopo, ci vengono a dire che sì, in effetti lo scontro di civiltà esiste ed è pure un rischio per l’ordine globale. Sull’ultimo numero della Lettura del “Corriere della Sera” il professor Gianfranco Pasquino, uno dei più celebri studiosi di scienza politica del mondo, notoriamente di sinistra, spiega che il capolavoro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine globale è, in verità, un capolavoro. Come noto, i progressisti di tutto il globo hanno trattato quel libro come una sorta di novello Mein Kampf. Huntington, scomparso a 81 anni nel 2008, è stato accusato di essere un servo dei Bush, un teorico del “fascismo americano” quasi peggiore dei neoconservatori, poiché più subdolo.
Il politologo di Harvard fu massacrato dai liberal soprattutto per via delle sue pesanti critiche al mondo islamico. Huntington parlava esplicitamente di intolleranza dei musulmani. E scriveva: “La politica globale contemporanea sta vivendo l’èra delle guerre islamiche. I musulmani combattono tra loro e contro altri popoli con frequenza assai maggiore rispetto ad altre civiltà. Le guerre islamiche, subentrate alla guerra fredda, rappresentano oggi la principale forma di conflitto internazionale, e comprendono atti di terrorismo, guerriglia, guerre civili e conflitti tra Stati. Queste diverse forme di violenza potrebbero accorparsi, provocando uno scontro di vaste proporzioni tra l’Islam e l’Occidente, o anche tra l’Islam e il resto del mondo”.
In verità, il professore non stava teorizzando la necessità di una guerra globale tra islam e occidente. Sosteneva che lo scontro frontale su vasta scala fra le due civiltà non fosse “una prospettiva inevitabile; anzi, molto probabilmente la violenza che coinvolge i musulmani continuerà a esplodere con frequenza, ma in forme variabili e disperse”. Infatti, la storia gli ha dato ragione.
A dirla tutta, forse Huntington sottovalutava un poco l’aspetto prettamente religioso dell’aggressività islamica, preferendo enfatizzarne le ragioni politiche. Però aveva perfettamente colto nel segno quando scrisse che “in tutto il mondo islamico, e in particolare tra gli arabi, è diffuso un profondo senso di amarezza, risentimento, invidia e ostilità nei confronti dell’Occidente e della sua ricchezza, potenza e cultura”. Per questo fu sostanzialmente trattato come un pazzoide guerrafondaio alla stregua di Oriana Fallaci. E come la Fallaci oggi viene rivalutato da sinistra.
Intendiamoci: Pasquino ha perfettamente ragione quando spiega che Huntington segnalò rischi reali, ed è anche coraggioso nel riprendere in mano un pensatore così controverso. Il punto è: speriamo che riesca a farsi capire dalla sinistra italiana. Gli intellettuali di area progressista, infatti, sono noti per la lungimiranza: scoprono con anni di ritardo verità già note da anni alla destra truce e incolta, quindi le presentano come intuizioni geniali.
Vale la pena di ricordare a tal proposito il caso sollevato proprio dal Corriere sul libro di Raffaele Simone sull’immigrazione. Lo studioso in questione ha teorizzato che l’invasione è un problema. Poi si è sorpreso del fatto che i grandi media ignorassero la sua pubblicazione. Beh, benvenuto. È parecchio tempo che un altro uomo di sinistra, Luca Ricolfi, scrive cose sagge sull’argomento migratorio e viene per questo ferocemente contestato.
Ci auguriamo allora che Simone e pure Pasquino riescano, pur in grande ritardo, a far rinsavire i progressisti. Soprattutto ora che sta ricominciando il grande circo dell’accoglienza complice la contingenza politica. Lo scontro di civiltà è un dramma non solo a livello globale ma anche all’interno dei singoli Paesi. Se qualcuno riuscisse a farlo capire ai numerosi fan delle Ong e delle frontiere aperte, si meriterebbe il Nobel. Quello per la medicina, area psichiatrica.

 

Francesco Borgonovo, “La Verità”.

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