La grande tradizione della poesia sarda dell’Ottocento e del Novecento nel Circuito Regionale Teatro Etnico

Filed in italia, News, sardi by on 31/01/2020 0 Comments

La memoria ha un ruolo centrale nei processi di costruzione dell’identità etnica, e il senso di appartenenza è sempre sostenuto da un insieme di memorie storiche comuni che mettono in luce un passato che può essere salvato dall’oblio e rendere eterno il carattere di un popolo.
Su questo solco culturale, il cartellone della 29a edizione del Circuito Regionale Teatro Etnico dell’associazione ARTE propone al pubblico la grande tradizione della poesia sarda dell’Ottocento e del Novecento con le performance teatrali Luiginu e gli altri e Peppino Mereu. Nato a Tonara. Poeta, a cura di Giuseppe Podda e Gianfranco Mazzoni per la compagnia Thesis, in scena in Sardegna a Quartu Sant’Elena, Urzulei, Sant’Andrea Frius, Ussana, con il sostegno dell’Assessorato Regionale allo Spettacolo e delle associazioni locali.
Ma chi sono Luiginu e Peppino Mereu citati nei titoli proposti nel circuito di ARTE? Si tratta di Luiginu Cocco, detto anche Giginu, nato a Cagliari nel 1910 e scomparso nel 1997, un poeta
che per decenni nel capoluogo sardo, in una piazzetta del centro storico, vendeva giornali e la cui edicola ha rappresentato un osservatorio privilegiato su un piccolo mondo, uno sguardo melanconico, comico e spesso anche maligno, materia viva nelle sue poesie come in Femmus in su Poettu, dove una donna racconta all’amica di una gita nella spiaggia cagliaritana con la famiglia, conclusasi con una sbornia del marito.
Peppino Mereu (Tonara, 1872-1901) è il poeta sardo più famoso, figura di grande rilievo nel panorama culturale dell’isola; le sue poesie vengono cantate e non solo declamate, e con la sue rime ha affrontato i problemi socio-economici della Sardegna, con vicende di oppressi in un’isola “sottomessa”. Analfabeta, riuscì ad apprendere il latino, studiò la mitologia classica e divenne scrivano comunale.
Tutte storie, queste del Circuito Regionale Teatro Etnico, che fanno parte della memoria culturale dei sardi, perché secondo l’associazione ARTE, attraverso la poesia, i racconti, la descrizione di miti e simboli si può conferire un senso alla comunità che in tal modo consolida una propria identità collettiva, ne fissa l’identità e un senso di appartenenza comune.

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