Serve una restaurazione provenzale

Filed in autonomismo, etnismo, italia, provenzali by del 03/04/2018
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Siamo reazionari, non dei sognatori nostalgici d’un passato finito,
ma cacciatori di ombre sacre sulle colline eterne.
Nicolás Gómez Dávila (1913-1994).

L’analisi sulla frammentazione culturale nelle valli provenzali d’Italia è severa, poiché il giudizio negativo sottolinea come causa principale che l’intellettualismo delle associazioni culturali non è espressione di un processo vitale, ma è il prodotto di un’erudizione specialistica. Ormai l’indifferenza nei confronti del fenomeno occitanista non si cela più, neanche da parte degli ex militanti di quella utopia. Dal punto di vista linguistico, le valli vivono in una situazione di diglossia, tra una locuzione alta (piemontese) e una bassa (provenzale), anche se la linea di confine e il contagio fonetico tra le due non sono così netti.
Alla luce di questo si deve restaurare la provenzalità, che per diritto naturale è l’etnia delle valli, e non può essere soggetta a nessuna forma di pluralità semantica. Come in un affresco, per prima cosa bisognerà cancellare i falsi colori e ripristinare quelli veri, far respirare l’autenticità affinché si possa rivedere, nuovamente, la fisionomia della nostra etnia alpina. Ho parlato di provenzalità e non di provenzalismo: quest’ultimo è divenuto l’altra faccia della medaglia ideologica delle valli, la più ingiustamente disprezzata dalle istituzioni regionali.
Non è mai stato così difficile ma così necessario riprendere la via maestra, dopo cinquant’anni d’astrazione etno-culturale in uno spazio di terra che ha bisogno di ritrovare le sue radici autoctone in ciò che resta di vero e di vivo del tessuto umano nelle medie e alte valli del sud Piemonte.
Negli anni, i sapienti delle associazioni culturali ci hanno spiegato in tutte le salse, non senza presunzione e intelligenza rara, quasi tutto della storia di queste valli. I musicisti che girano il mondo e che ormai sono professionisti etno-rock, non vogliono ammettere che la partecipazione ai concerti non ha mai portato un solo militante alla causa identitaria e a una vera salvaguardia delle lingue minoritarie.
In tutti e due i casi la conclusione da trarre è che costoro sono certamente dei bravi intellettuali, dei bravi musicisti, ma non hanno alcun titolo per rappresentarci.
Forse poche azioni, senza nasconderci le chiare difficoltà di successo, possono muovere le cose, partendo per esempio dall’occasione delle elezioni amministrative. Quasi sempre vediamo liste con nomi senza alcuna sostanza autoctona: “Tradizione e futuro”, “Uniti per il futuro”, “Rinnovamento per…”, eccetera. Insomma, senza inventare nulla d’impossibile, si dovrebbero organizzare liste elettorali con chiaro riferimento alla provenzalità. Non una grande invenzione, certo… ma bisognerebbe almeno provare.
La gente ha rapporti con le amministrazioni locali o con le pro-loco, e i comuni sono sempre alla ricerca di qualche idea interessante per dare specificità al territorio, legando tutto ciò al dato economico. Tutti hanno sicuramente la possibilità di sensibilizzare le amministrazioni, suggerendo iniziative intelligenti per valorizzare nella giusta maniera la comunità linguistica provenzale. Tutti, non solamente i cosiddetti intellettuali, possono portare un’idea o un progetto ai sindaci, agli assessori alla cultura per l’installazione di pannelli segnaletici all’entrata dei paesi e delle borgate, unitamente alle nomenclature ufficiali.
Si tratta delle iniziative culturalmente fisiologiche con cui qualsiasi minoranza etno-linguistica fa gli ultimi tentativi di rimanere nel perimetro della storia. Nessuna novità o qualcosa di mai sperimentato; ma oggi, al di là di qualche nobile eccezione, le iniziative sono scarse, anche se sarebbe un diritto-dovere della comunità rendere visibili i veri valori etnici. Le iniziative in questa direzione non entrerebbero in conflitto, né con la legge sul patrimonio storico linguistico della Regione Piemonte, né con la Legge 482/99, giacché la provenzalità non è l’alternativa ideologica all’occitanismo ma è a esso preesistente a esso, così come il dato antropologico è preesistente a quello politico.
Insomma, nelle relazioni con le istituzioni, con i giornali, con i media, sui social, nelle scuole, eccetera, dobbiamo nominare sempre più la provenzalità alpina, facendo così controinformazione. 1)


N O T E

1) Esistono (rari) casi in cui anche la cultura “ufficiale” riconosce correttamente la provenzalità delle valli cuneesi, come si legge in questa voce assai approfondita dell’Enciclopedia Treccani.

 

 

restaurazione provenzale

 

 

VERSIONE IN PROVENZALE

Sian de reaciounàri, noun de sougnadou languisous d’un passat counclu,
mai cassaire d’oumbre sacro sus li coulino eterno.

Nicolás Gómez Dávila (1913-1994).

L’analiso sus l’aparcelamen culturau dins li valèio prouvençalo d’Itàli es sevèro perqué lou judici negatiéu souligno coume causa principalo l’inteleitualisme dis assouciacioun culturalo, noun espressioun d’un proucès vitau, mai proudu d’un erudicioun especialisado.
Desenant l’indiferènci vers lou fenoumène óucitanisto es evidènto, tambèn dins lis ex-militant d’aquèlo utopio.
Dau poun de visto lenguisti, li valèio vuei soun dins uno situcioun de digloussio, entr’uno loucucioun auto piemounteso e basso prouvençalo, tambèn se la lineo de “counfin” e la countagioun founeti entre li locucioun, es pas ansin neto.
À la lus de tout acò, se dèu restaura la prouvençalita, que, pèr dre naturau es l’etnio istourico di valèio que noun può èstre soumiso à-n-aucuno fourmo de pluralita semantico.
Coume dedins uno pinturo, d’en proumié faudra escafali fausse coulour e redouna li verai, faire respira l’autenticita perqué se pousquè revèire, tourno mai, la fisiounoumio de nostro raço aupino.
Ai parla de prouvençalita e pas de prouvençalisme perqué aquest darrié es devengu pecaire l’autro caro de la medaio ideoulougico di valèio, la mai injustamen mespresad pèr lis istitucioun regiounalo.
Noun es jamai esta ansin dificile, mai ansin necessàri reprene nosto vìo, apres cinquant’ an d’astracioun etno-culturalo, dins un espàci de terro, qu’ besoun de retrouba si racino terradourenco, dins ço que rèsto de vrai dóu teissut uman di mejano e auto valèio dóu sud Piemount.
Dins aquèstis annado li saberu dis assouciacuioun culturalo nous an bèn esplega en tòuti li sausso, emé soun auturouso presouncioun e inteligènci raro, quasimen tout de l’istòri di valèio.
Li musicaire que viron lou mounde e que soun desenant tòuti proufessiounisto etno-rock, volon pas ametre que la partecipacioun i concert a jamai pourta un soulet militant à la causo identitari e à-n-uno veraio sauvo-gardo di lengo minouritàri.
En tòuti e dous li cas la counclusioun es que, bèn segur, soun intelèituau de gros grum, de bràvi musicaire, mai’an pas lou titre, pèr nous representa.
Dounc belèu gaire, simple acioun, sènso escoundre li dificulta, pousquen boulega en pau li causo. En partènt, pèr eisèmple, pèr lis eleicioun amenistrativo. Quàsi sèmpre veiren listo emé de noum sènso soustanço terradourenco: “Tradizione e futuro”, “Uniti per il futuro”, “Rinnovamento per…” ecc. Dounc sènso enventa rèn d’mpoussible, se deurié ourganisa listo eileitouralo, em’un clar refirimen à la prouvençalita. Pas uno grando envencioum bèn degur, mai faudrié aumen prouva.
Li gènt, an de raporte emé lis amenistracioun loucalo, vo emé li Pro-loco e lis istitucioun soun sèmpre à la cerco d’idèio d’interessanto pèr douna l’especificeta dóu liò à li gènt, en ligant tout acò à l’ecounomio.
Tòuti, bèn segur, an la poussibleta de sensibilisa lis amenistracioun à faire d’iniciativo, inteligènto pèr valourisa, dins l’eisato maniero, la coumunauta lenguistico prouvençalo. Tòuti, pas soucamen lis intelieituau, pousquèn sugeri i sèndi, vo assessour à la culturo l’ istalacioun de panèu segnalisacioun à l’intrado di païs e di bourgado, ensèn au noume óuficiau.
Tou acò fai part de la fisioulougìo culturalo dins la qualo uno minouranço etno-lenguistico fai li darrié tentatiéu de resta dins lou perimetre istoric. Pas de nouvello, vo quacarèn de mai prouva, mai, à l’ouro d’aro, foro de quàqui noblo eicecioun, se boulego gaire tambèn s’es un dre-dève de la coumunata territourialo d’ ajuda à rendre visible li valour terradouren.
Lis iniciativo intrarien pas en counflit, nì emé la lèi sus lou patrimòni istouri lenguisti de la Regioun Piemount, nì emé la Lei 482/99 perqué la prouvençalita es pas l’alternativo ideoulougico de l’óucitanisme, mai es pre-eisistent à-n-éu, ansin coume l’elemen antroupoulougi es pre-eisistènt à-n-aquéu pouliti.
Dins li relacioun emé lis istitucioun, emé li journau, emé li media, dins li social, dins lis escolo, devèn nouma sèmpre de mai la prouvençalita aupino, en fasènt ansin countro-enformacioun.

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