Austria, nuova legge sull’islam (e la Turchia si straccia le vesti)

Filed in austria, etnismo, geopolitica by del 02/03/2015
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Regensburg: un marocchino appende le bandiere di Turchia e Marocco alla statua di Don Giovanni d’Austria, uno dei vincitori di Lepanto.

Il parlamento austriaco ha approvato una serie di controverse riforme alla secolare legge sull’islam (islamgesetz), che disciplina lo status dei musulmani nel Paese. La nuova legge, che è stata approvata il 25 febbraio, mira a integrare i musulmani e a combattere il radicalismo islamico promuovendo un “islam a carattere austriaco”.
Tra le varie modifiche apportate, la nuova normativa cerca di ridurre l’ingerenza esterna vietando finanziamenti stranieri per le moschee, gli imam e le organizzazioni musulmane in Austria. Essa sottolinea anche che la legislazione nazionale deve avere la precedenza sulla legge islamica della sharia per i musulmani che vivono nel Paese.
Il governo austriaco sostiene che la nuova legge è una pietra miliare e potrebbe fungere da modello per il resto d’Europa. Ma i gruppi musulmani la ritengono discriminatoria e giurano di sfidarla in tribunale.
Il nuovo provvedimento rivede l’originaria legge sull’islam che risale al 1912. Quest’ultima fu approvata per aiutare i soldati musulmani a integrarsi nell’esercito imperiale asburgico dopo che l’impero austro-ungarico annesse la Bosnia-Erzegovina, nel 1908. La legge riconosceva l’islam come religione ufficiale in Austria e permetteva ai musulmani di professare la propria fede religiosa conformemente alla legislazione statale.

Dopo la caduta dell’impero austro-ungarico all’indomani della Prima guerra mondiale, il numero dei musulmani presenti in Austria si ridusse a poche centinaia di persone. Ma dopo il primo conflitto mondiale, la popolazione musulmana aumentò rapidamente con l’arrivo dei “lavoratori ospiti” dalla Turchia e dai Balcani negli anni Sessanta e dei profughi bosniaci negli anni Novanta.
Secondo i dati raccolti dall’Università di Vienna, la popolazione islamica austriaca supera ormai le 574.000 unità (pari a circa il 7 per cento della popolazione totale), in crescita rispetto alle 340.000 unità (il 4,25 per cento) del 2001 e le 150.000 (il 2 per cento) del 1990.
Il grande mutamento demografico e religioso in corso in Austria, che tradizionalmente è un paese cattolico, sembra irreversibile. A Vienna, dove la popolazione islamica supera ormai il 12,5 per cento, gli studenti musulmani sono già più numerosi di quelli cattolici delle scuole medie e superiori e stanno per superare i cattolici nelle scuole elementari.
Allo stesso tempo, l’Austria è diventata una base importante per l’islam radicale. Un recente rapporto dell’Ufficio federale per la tutela della costituzione e la lotta al terrorismo (BVT) ha messo in guardia dalla “radicalizzazione esplosiva della scena salafita in Austria”. Il salafismo è un’ideologia antioccidentale che cerca di imporre la sharia, la legge islamica.
Data la sua posizione geografica, l’Austria è anche diventata un nodo centrale per gli jihadisti europei che cercano di andare a combattere in Siria. Oltre a essere un punto di transito per gli stranieri che vanno a ingrossare le file delle milizie dello Stato Islamico, almeno 190 cittadini austriaci sono diventati jihadisti in Iraq e in Siria.
In un’intervista rilasciata al giornale radio di Österreich 1, il ministro austriaco dell’Integrazione e degli affari esteri, Sebastian Kurz, ha detto che la rapida ascesa dell’islam in Austria ha reso obsoleta la vecchia legge. È necessaria una nuova normativa, ha spiegato, per stabilire in modo più chiaro i diritti e le responsabilità dei musulmani che vivono nel Paese.
La nuova legge (nove pagine) regola almeno una dozzina di questioni distinte, comprese quelle non controverse come le feste islamiche, i cimiteri musulmani, le pratiche alimentari, e le attività del clero islamico negli ospedali, nelle carceri e nell’esercito. A tale riguardo, il governo ha soddisfatto tutte le richieste avanzate dai gruppi musulmani del Paese.
Tuttavia, la legge appena approvata va ben oltre ciò che i musulmani volevano. Per esempio, essa mira a evitare la crescita in Austria di una società islamica parallela disciplinando le moschee e la formazione degli imam, che ora saranno tenuti a padroneggiare il tedesco. La nuova legge comporta anche che le organizzazioni e i gruppi musulmani smettano di assumere clerici con precedenti penali o che “rappresentano una minaccia per la sicurezza pubblica, l’ordine, la salute e l’etica o per i diritti e le libertà altrui”.
Cosa più importante, il paragrafo 6.2 del provvedimento cerca di limitare l’influenza religiosa e politica dei governi stranieri all’interno della comunità musulmana austriaca, vietando ai paesi stranieri – presumibilmente la Turchia, l’Arabia Saudita e i paesi del Golfo – di finanziare i centri islamici e le moschee presenti in Austria.
Le nuove restrizioni – tra cui un divieto di lavoro per i religiosi stranieri residenti in Austria a partire dal 31 marzo 2016 – si applicherebbero in particolare alla Turchia: 60 dei 300 religiosi musulmani che lavorano in Austria sono dipendenti pubblici turchi i cui stipendi vengono pagati dal Diyanet, il Dipartimento per gli affari religiosi del governo turco.
In un’intervista alla BBC, Kurz ha detto che le riforme attuate sono una “pietra miliare” per l’Austria e mirano a impedire che certi paesi musulmani utilizzino i finanziamenti per esercitare “un’influenza politica”. Egli ha spiegato:

Il nostro obiettivo è quello di ridurre l’influenza politica e il controllo dall’estero e dare all’islam l’opportunità di svilupparsi liberamente in seno alla nostra società e in linea con i nostri valori comuni europei.

Il governo turco ha espresso indignazione per il divieto di finanziamento, che sarebbe sinonimo di “islamofobia”. Il responsabile del Dipartimento per gli affari religiosi turco, Mehmet Görmez, ha detto che è stato un “grave errore” perché la nuova normativa riporterebbe “indietro di un secolo” la tradizione di tolleranza dell’Austria verso l’islam. Egli ha aggiunto:

I Paesi si riuniscono periodicamente per discutere dei problemi di sicurezza e cercare di costruire una versione dell’islam che sia specifica per loro stessi, anziché promuovere le libertà che condurrebbero all’unità, eliminare gli ostacoli all’educazione religiosa e all’adempimento delle pratiche liturgiche, e fare uno sforzo per rimuovere i sentimenti antislamici e l’islamofobia.
I Paesi non possono avere una loro versione dell’islam. L’islam è universale e le sue fonti sono chiare. Pertanto, la religione non è una questione di ingegneria. Vorrei ribadire che sono futili gli sforzi compiuti dai capi di Stato per creare una versione dell’islam che sia specifica per i loro Paesi.

Tuttavia, per molti, la parte più controversa della legge concerne il paragrafo 4.2, in cui si afferma che le organizzazioni musulmane “devono avere un approccio positivo verso la società e lo Stato” o chiuderanno i battenti. Secondo il governo, questa enunciazione precisa che il diritto civile austriaco ha la priorità sulla sharia. I gruppi musulmani dicono che questo è iniquo perché getta “un velo di sospetto generale” sull’intera comunità.
Kurz ha difeso la clausola chiosando: “In Austria, non ci deve essere alcuna contraddizione tra l’essere un austriaco orgoglioso e consapevole e al contempo un musulmano devoto. È stato sempre questo l’obiettivo della nuova legge”.
Qualcuno dice che la nuova normativa non andrà abbastanza lontano. Secondo Heinz-Christian Strache, il leader del Partito della Libertà austriaco contrario all’immigrazione, la nuova legge è piena di scappatoie e sarà difficile, se non impossibile, applicarla. Egli ha anche espresso disappunto per il fatto che il provvedimento non preveda il divieto di costruire minareti e di indossare il burqa.
Il portavoce del Partito popolare austriaco, Johann Rädler, ha asserito che la legge è il frutto di compromessi fatti da entrambe le parti in causai. Egli ha aggiunto:

L’obiettivo di questa legge è promuovere un islam a carattere austriaco, senza essere condiscendente e senza dipendere dai contributi finanziari dall’estero. Da un lato, la legge garantisce ai musulmani più diritti, dall’altra serve a contrastare sviluppi indesiderati.

 

(traduzione di Angelita La Spada)

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