Le lezioni della guerra di Gaza

Filed in Autori, Daniel Pipes by del 16/08/2014

Nel momento in cui le operazioni militari contro Hamas si esauriscono, ecco sette riflessioni su questo conflitto che infuria da un mese.

Lo scudo missilistico. La superba performance dell’Iron Dome, il sistema di difesa missilistico che è riuscito ad abbattere quasi ogni razzo lanciato da Hamas che minacciava beni e persone, ha delle importanti ripercussioni militari per Israele e per il mondo intero. Il suo successo denota che il programma conosciuto come “Star Wars” (come è stato battezzato in modo malevolo dagli avversari alla sua comparsa nel 1983) può in effetti proteggere dal lancio di missili e di razzi a corto raggio e presumibilmente anche a lungo raggio, cambiando potenzialmente il futuro della guerra.

I tunnel. Scavare tunnel dai quali infiltrarsi dietro le linee nemiche non è affatto una nuova tattica; in passato, essa ha avuto successo, come nel caso della battaglia di Messines del 1917, quando le mine inglesi uccisero 10.000 soldati tedeschi. Le Forze di difesa israeliane (IDF) erano a conoscenza dell’esistenza dei tunnel di Hamas ancor prima dell’inizio delle ostilità dell’8 luglio ma non sono riuscite a stimarne i numeri, la lunghezza, la profondità e a valutarne la qualità di costruzione né la loro sofisticazione elettronica. Come ha scritto il “Times of Israel”, Gerusalemme ha rapidamente compreso che “la supremazia aerea, terreste e sul mare di Israele non si riflette sottoterra”. Le IDF hanno dunque bisogno di più tempo per raggiungere il dominio sotterraneo.

Il consenso in Israele. L’implacabile barbarie di Hamas ha creato un raro consenso fra gli ebrei israeliani a favore della vittoria. Questa semi-unanimità rafforza la mano del governo nelle sue relazioni con le potenze esterne (il premier Netanyahu ha ammonito l’amministrazione americana di non contestarlo mai più) e probabilmente sposterà il centro di gravità della politica interna israeliana decisamente verso destra a favore del campo nazionalista.

La reazione del Medio Oriente. A eccezione dei protettori di Hamas (la Turchia, il Qatar, l’Iran), i terroristi islamisti non hanno trovato alcun sostegno fra i governi della regione. In un esempio eclatante, il sovrano saudita Abdullah ha asserito riguardo al fatto che Hamas uccide gli abitanti di Gaza: “È vergognoso e ignobile che questi terroristi [mutilino i corpi di innocenti e si vantino pubblicamente delle loro azioni] in nome della religione”. Come conosce bene il suo nemico mortale!

Il crescente antisemitismo. L’antisemitismo è venuto alla ribalta soprattutto in Europa ma anche in Canada e in Australia, principalmente da parte dei palestinesi e degli islamisti nonché dai loro alleati di estrema sinistra. Con ogni probabilità, questa reazione intensificherà l’immigrazione verso i due porti sicuri per la vita ebraica, Israele e gli Stati Uniti. Al contrario, i musulmani del Medio Oriente si sono mantenuti tranquilli a eccezione dei turchi e degli arabi che vivono sotto il controllo israeliano.

I contrasti tra le reazioni delle élites e le reazioni popolari. Non capita tutti i giorni che il segretario generale delle Nazioni Unite e tutti e ventotto i ministri dell’Unione europea siano dalla parte di Israele contro il nemico arabo, ma è successo. Nel Congresso americano, il Senato ha approvato all’unanimità e la Camera dei rappresentanti ha espresso 395 voti a favore (solo 8 contrari) dello stanziamento di altri 225 milioni di dollari destinati al programma Iron Dome. Al contrario, tra il grande pubblico, il sostegno a Israele è diminuito quasi dappertutto (ma non negli Stati Uniti). Come spiegare questa disparità? Ecco la mia impressione: i leader pensano cosa farebbero di fronte a un nemico che lancia razzi e costruisce tunnel, mentre l’opinione pubblica si concentra sulle foto dei bambini morti a Gaza.

I bambini morti. Il che ci porta all’aspetto più complesso, impensabile e strano dell’intero conflitto. Poiché le IDF godono di un vantaggio schiacciante rispetto a Hamas sul terreno militare, il loro scontro armato è sembrato più un’operazione di polizia che una guerra. Pertanto, gli israeliani sono stati giudicati principalmente in base alla chiarezza delle dichiarazione pubbliche dei loro leader, all’uso giudizioso della forza e all’utilizzo delle prove. Di conseguenza, l’attenzione dei media si è spostata immancabilmente dalla sfera militare verso questioni relative alla proporzionalità, ai principi morali e alla politica. La più grande arma strategica usata da Hamas per tentare di nuocere alla reputazione di Israele e ostracizzarlo non sono i razzi né i tunnel ma le foto strazianti dei civili morti, presumibilmente uccisi dalle IDF.

Questo porta alla strana situazione in cui Hamas cerca la distruzione dei beni palestinesi, costringe i civili a subire ferimenti e la morte, gonfia le cifre delle vittime e può anche attaccare intenzionalmente il proprio territorio, mentre alle IDF si addossa la responsabilità delle morti ingiustificate per evitare di recare danno ai palestinesi. Il governo israeliano va oltre, fornendo cure mediche e aiuti alimentari e mettendo in pericolo i tecnici per assicurarsi che gli abitanti di Gaza continuino a usufruire in modo gratuito dell’energia elettrica.
È una guerra curiosa in cui Hamas celebra la miseria palestinese e Israele fa del proprio meglio per permettere al suo nemico di mantenere una vita normale. In effetti è strana, ma questo è tipico della guerra moderna, in cui gli articoli di opinione spesso contano più delle pallottole. Come diceva lo stratega prussiano Carl von Clausewitz, il centro di gravità della guerra si è spostato dal campo di battaglia alle relazioni pubbliche.
Complessivamente, le forze civilizzate e morali di Israele ne sono venute fuori bene in questo faccia a faccia con la barbarie. Ma questo non basterà ad evitare, a lungo termine, un nuovo assalto.

9 agosto 2014 – www.danielpipes.org
traduzione di Angelita La Spada

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