Renaud Camus condannato per aver criticato il colonialismo antieuropeo: ecco il suo discorso

Filed in etnismo, francia, geopolitica by on 18/01/2020 0 Comments

Renaud Camus, lo scrittore famoso per Le Grand Remplacement (2011), è stato accusato di incitamento all’odio per due discorsi pronunciati, uno a Colombey-les-Deux-Églises, l’altro in Ardèche, in seguito alle denunce delle immancabili organizzazioni Licra, Dilcrah e SOS Racisme. Il tribunale francese lo ha così condannato a due mesi di carcere e a un’ammenda di 3600 euro, da versare alle benemerite organizzazioni antirazziste (che non aprono mai bocca di fronte alle violenza islamiche e alle aggressioni contro gli ebrei francesi).
La colpa di Camus è di avere criticato l’immigrazione selvaggia (che secondo il recentissimo parere dei servizi di sicurezza sta portando la Francia verso una guerra civile) e di aver denunciato la politica di “sostituzione etnica” che sta subendo l’Europa per mano del fascismo globalista. E non si tratta affatto di una teoria del complotto, come afferma la stampa di regime, ma di un’operazione alla luce del sole chiaramente illustrata e sostenuta dall’ONU.
Di seguito il testo del discorso tenuto il 9 novembre 2017 a Colombey, presso la tomba di De Gaulle, che segna la fondazione del Conseil National de la Résistance Européenne.

 

renaud camus condannato

 

L’immigrazione è diventata invasione; l’invasione, sommersione migratoria. Francia ed Europa sono cento volte più colonizzate, e più gravemente, di quanto non lo siano mai state. L’unica colonizzazione irreversibile è quella demografica mediante il trasferimento di popolazione.
Alcuni sostengono che non esiste colonizzazione poiché non esiste alcuna conquista militare. Hanno torto. L’esercito conquistatore sono i piccoli e grandi delinquenti, tutti coloro che rendono impossibile la vita ai francesi danneggiandoli in ogni modo immaginabile, dalle ben note manifestazioni di inciviltà, al terrorismo, che di fatto non ne è che un’espressione. Tutti gli autori di attacchi terroristici hanno debuttato nella delinquenza comune. Anzi, non ci sono nemmeno i terroristi. C’è un occupante che di volta in volta ammazza qualche ostaggio, come hanno sempre fatto gli occupanti. Chiamo occupanti tutti coloro che si dichiarano tali, o come tali si comportano.
Lo spostamento dei popoli, il rimpiazzo etnico, la Grande Sostituzione, costituiscono l’evento più importante nella storia del nostro Paese da quando esiste, poiché con un’altra popolazione la storia, se continuerà, non sarà più quella della Francia. La Francia ha sempre mirabilmente assimilato gli individui che volevano essere assimilati; non può assimilare interi popoli, tanto meno i popoli che si mostrano ostili, esigenti, pieni d’odio e di brama di conquista. Ci vuole una immensa vanità e una completa ignoranza di cosa sia un popolo per immaginare che con una popolazione rimpiazzata la Francia sarebbe ancora la Francia. Nella situazione attuale tutte le parole sono mendaci, ma la più bugiarda di tutte è “francese”. Non esistono jihadisti “francesi”, per esempio: se sono jihadisti non sono francesi.
Credere che in Francia ci siano soltanto francesi è un’illusione totale. Ci sono invasori e invasi, colonizzatori e colonizzati, occupanti e occupati.
È impossibile porre fine alla colonizzazione senza che i coloni se ne vadano: l’Algeria a suo tempo lo ha dimostrato duramente a noi francesi, ahimè (una buona occasione, ora, per sottolineare la differenza di comportamento tra noi e loro).
Non puoi porre fine a un’occupazione senza la partenza dell’occupante. Non c’è altra soluzione che il rimpatrio. Le persone che lo dichiarano impraticabile sono le stesse che vogliono portare quaranta milioni di migranti in Europa, se non duecento milioni. L’umanità, proclamano, è entrata in un’èra di migrazione generale. Lasciateli emigrare e rimpatriare, allora. Ciò che è possibile in una direzione dovrebbe esserlo anche nell’altra, con più mezzi e rispetto.
Non c’è più tempo per politica, elezioni, partiti. Le elezioni del 2022 sono troppo lontane. La sostituzione per allora sarà troppo avanzata, i sostituti saranno gli arbitri della situazione, se non diventeranno loro stessi i capi. E in ogni caso non esiste alcuna possibilità di vincere una partita in cui l’avversario ha tutte le carte e di cui ha stabilito tutte le regole. Il potere, le sue banche, i suoi giudici e i suoi media vogliono la sostituzione etnica. Non hanno la minima intenzione di proteggerci da essa. Al contrario, la organizzano e la promuovono. Hanno drogato la gente per fargliela accettare, attraverso l’insegnamento dell’oblio, della deculturazione, della censura, della repressione e dell’autodisprezzo. Costoro non importano lavoratori, soprattutto perché il lavoro non c’è e ce ne sarà sempre meno. Importano futuri consumatori, i quali non fanno più nemmeno lo sforzo di passare per rifugiati, ché la stragrande maggioranza di questi migranti proviene da Paesi in cui non c’è ombra di guerra: orfani, malati, giovani avventurosi o con brame di conquista, adolescenti che litigavano con i genitori o si mettevano nei guai con la polizia, commercianti falliti.
Voi sostenete che questi futuri consumatori non hanno soldi. Sveglia: domani avranno i vostri, poiché i cosiddetti trasferimenti sociali sono, in realtà, nulla più che trasferimenti etnici. L’Europa è il primo continente a pagare per la propria colonizzazione.
Uno spettro ossessiona l’Europa e il mondo. È il sostituzionismo, la tendenza a rimpiazzare tutto con il suo doppio normalizzato, standardizzato, intercambiabile: l’originale con la sua copia, l’autentico con la sua imitazione, il vero con il falso, le madri con madri surrogate, la cultura con il tempo libero e l’intrattenimento, la conoscenza con i diplomi, la campagna e la città con la banlieue universelle, il nativo con l’allogeno, l’Europa con l’Africa, l’uomo con la donna, l’uomo e la donna con i robot, i popoli con altri popoli, l’umanità con una post-umanità disordinata, indifferenziata, standardizzata, intercambiabile a piacere.
Di tutte le forme di manipolazione genetica, la Grande Sostituzione – una sorta di maternità surrogata applicata all’intero pianeta – è la peggiore. Il genocidio sostitutivo, come diceva Aimé Césaire, 1) è il crimine del XXI secolo contro l’umanità. È parecchio insolito, inoltre, che gli ambientalisti escludano gli esseri umani dalla loro lodevole preoccupazione per la biodiversità.
Il sostituzionismo si considera ormai abbastanza forte da assumere direttamente la gestione della specie umana, senza intermediari. In Francia, Emmanuel Macron – che con il canadese Justin Trudeau ne è il rappresentante più quotato – ha già neutralizzato il microcosmo politico, rimandando a casa i principali attori della vita politica francese dell’ultimo trentennio, popolando l’ Assemblée di mercenari sul suo libro paga, costruendo un governo a sua immagine e somiglianza, frantumando i principali partiti. Egli non governa: gestisce, come farebbe con una banca o una società per azioni.
Macron si è posto al di fuori della politica attraverso l’economia, la finanza e la gestione aziendale. Noi vogliamo uscirne attraverso la storia. La questione dell’indipendenza o della sottomissione di una grande nazione, della sopravvivenza o della scomparsa di una grande civiltà, non appartiene alla politica ma alla storia. Charles de Gaulle – che celebriamo oggi dinanzi alla sua tomba, nell’anniversario della sua morte – Charles de Gaulle a Londra non era politica. Jean Moulin a Lione non era politica. Né Giovanna d’Arco a Chinon, né Gandhi a Calcutta, né chiunque si sia sollevato per l’indipendenza del proprio Paese e per la dignità della propria gente.
Ciò di cui abbiamo bisogno oggi non è un nuovo partito, tantomeno un’unione delle destre: il rifiuto del totalitarismo sostituzionista non è né di sinistra né di destra. Ciò di cui abbiamo bisogno è l’alleanza di tutti coloro che si oppongono all’islamizzazione e alla conquista africana. Ciò che serve è un Consiglio Nazionale di Resistenza, di resistenza europea, giacché tutte le nazioni europee sono invitate a combattere al nostro fianco la battaglia per la salvezza della nostra civiltà comune, celtica, slava, germanica, greco-latina, giudaico-cristiana e laica.
Il mio amico Karim Ouchikh, presidente di SIEL, 2) e io, Renaud Camus, abbiamo deciso di costituire proprio questo, un CNR o CNRE. Chiederemo pubblicamente l’adesione a tutte le personalità che ci sembrano animate dallo stesso desiderio di salvare il nostro Paese e allargheremo così il nostro comitato, per cooptazione. Ma tutti i francesi e tutti gli europei che la pensano come noi sono invitati a contattarci e a darci il loro sostegno. L’obiettivo è quello di costituire una forza tale che sia virtualmente inutile usarla.
Detto questo, se per disgrazia dovesse emergere che l’unica alternativa possibile è tra la sottomissione o la guerra, allora sia guerra, cento volte. Non sarebbe affatto una guerra civile, nonostante il numero di collaborazionisti e traditori. Piuttosto, si inserirebbe nella grande tradizione di lotta per il diritto dei popoli all’autodeterminazione, per la liberazione del territorio e per la decolonizzazione. Dobbiamo finalmente uscire dall’èra coloniale, quella che i nostri colonizzatori disprezzano tanto mentre ci colonizzano. È necessario bloccare una buona volta, se possibile al sopra del Mediterraneo, la folle alternanza tra colonizzazioni e contro-colonizzazioni.
Viva la Francia libera. Vive la civiltà europea.

 

N O T E

1) Aimé Césaire (1913-2008) è stato un poeta e scrittore martinicano molto impegnato sul fronte anticolonialista.
2) SIEL (Souveraineté, identité et libertés) è un partito sovranista fondato nel 2011.
Versione di Etnie.

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