Francia, l’uguaglianza negata

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L’Esagono, con la sua celebre rivoluzione, dettò le regole del moderno Stato nazionale europeo: un centralismo etnico in cui tutti sono uguali, tranne i diversi.


francia centralismo - ghigliottina
Se lo Stato è l’organizzatore dell’ordine e della pace, la Nazione dovrebbe essere il legame della gente di un territorio specifico attraverso nascita, lingua, valori comuni e tradizioni nei quali l’uomo cresce fin dalla prima infanzia.
Il termine Nazione nel senso moderno della parola non esisteva prima della Rivoluzione francese, anche perché il governo dei cittadini non si basava sull’identità tradizionale ma sull’appartenenza politica. Lo scopo dei rivoluzionari, oltre al totalitarismo, fu quello di creare uno Stato attraverso l’oppressione del sistema centralista in cui, tra l’altro, l’uso delle lingue autoctone era proibito; cosa che nel quadro legislativo francese ancor oggi è un dogma di fede da adorare sull’altare laico della Repubblica.
A questo proposito è ben ricordare le parole del “prete cittadino“ abate Grégoire, capo della chiesa francese di Stato, che fece una guerra dichiarata alle lingue locali a favore della “purezza” del francese: 1)

Nous ne voyon pas qu’il y ait le plus inconvénient à détruire notre patois, notre patois est trop lourd, trop grossier, l’anéantissement des patois importe à l’expansion des Lumières.

Grazie alla professione di fede civile “aperta e laica”, attraverso una lingua livellata sul francese, fu creato il prototipo dei totalitarismi di ogni epoca: la manipolazione strumentale e politica del linguaggio, quella con la quale molto spesso si è scritta la storia dei vincitori.
La parola “patriota” è l’eredità rivoluzionaria della fine del XVIII secolo, in uso a coloro che lottarono per l’indipendenza di tredici colonie americane e che daranno vita nel 1776 (attraverso il genocidio dei nativi) agli Stati Uniti d’America, mentre in Europa rappresenterà coloro che lottarono contro l’Ancien régime.
La borghesia al comando dello Stato, attraverso il terrore rivoluzionario, fu fondamentale per cambiare a fondo la fisionomia politica continentale. Nel passaggio dall’Europa dei Principi all’Europa degli Stati-nazione, coloro che mostrarono scarsa vocazione rivoluzionaria in qualche modo furono “convinti” attraverso la ghigliottina. Sotto quella lama, oltre alla nobiltà e al clero, passarono le popolazioni autoctone che spesso non compresero affatto il “valore” politico dei “lumi” in generale, e in particolare la centralizzazione forzata dei territori.

francia centralismo - Abbe-Gregoire

L’abate Grégoire.

Per changer la nature de l’homme, i giacobini trasformeranno le persone in cittadini anche con la cancellazione del metafisico e dell’incarnazione storica del Logos Eterno, per abbracciare la “spiritualità” laicista passando attraverso il genocidio etnico in Vandea del 1793-1794 (mai ammesso dalla Francia), compiuto addirittura contro persone appartenenti allo stesso Stato.
Ma la storia, un po’ come la natura, prima o poi restaura il suo corso, e oggi il concetto astratto di Stato-nazione è sottoposto a severe critiche poiché la società, come un fiume che ha raccolto le acque avvelenate dagli affluenti di quell’epoca, è – come disse Zygmunt Baugman – diventata liquida. Dalla mancanza di riferimenti certi derivano molte contraddizioni che caratterizzano il dibattito sullo Stato e sulla sua forma di legame con l’etnia, la nazione, il nazionalismo e la nuova presa di coscienza sul comunitarismo.
La differenza fra Stato di derivazione giacobina e l’appartenenza etnica a una comunità territoriale linguistica è di sostanza, e quest’ultima dovrebbe tenere la distanza da ogni legame con le forme etiche del primo. Allo Stato giacobino mancherà sempre il consenso di una parte territoriale del suo perimetro politico perché ogni comunità autoctona, fiera della sua specificità, non si riconoscerà mai in ciò che non fa parte della sua natura.
La Francia etno-politica, che insiste su gran parte dello spazio etnico d’Oc, dovrebbe astenersi dall’intromettersi sulle questioni culturali di quella comunità etno-linguistica, cosa che invece fa a tal punto dal rifiutarsi di armonizzare la sua legislazione con le direttive europee.
Questo a dimostrazione che in quello Stato pomposamente liberale, volterriano e gollista, il gruppo politico maggioritario non ha mai rispettato in termini di principio e soprattutto in termini di diritto il ruolo di rappresentante di tutte le identità autoctone dello Stato.
Le istituzioni  francesi, durante uno degli ultimi dibattiti al Senato della Repubblica prima dell’avvento del novello “Jupiter” Macron sulla Carta Europea della lingue regionali o minoritarie del 1992 – mai ratificata con la reiterata scusa che si dovrebbe modificare l’articolo 2 della Costituzione – hanno dimostrato ancora una volta che quella inventata nel 1789 è in realtà una falsa uguaglianza.

N O T E

1) L’abate Henri Baptiste Grégoire (1750-1831), sacerdote giansenista, partecipò all’Assemblea Costituente. Pur aderendo alla rivoluzione, non ne condivise gli eccessi (era contrario alla pena di morte) e l’anticlericalismo. Difensore del suffragio universale e dei diritti civili, fiero avversario della schiavitù, fu tuttavia tra i più attivi nella persecuzione delle lingue locali a favore del francese.

 

francia centralismo

VERSIONE IN PROVENZALE

Se l’Etat es lourganisaire de l’ordre e de la pas, la Nacioun déurié èstre lou liame di gènt d’un territòri à travers neissènço, lengo, valour coumun, e  tradicioun, pèr lou quau l’ome crèis fin de l‘enfanço.
Fau dire que lou mot Nacioun, dins lou sens moudern, esistavo pas avans la Rivoulucioun de la fin dóu siècle XVIIIen Franço.
Disèn pas de gràndi causo se remembren qu’aquèu gouvernamen di ciéutadin se basavo sus un’identita noun pausado sus li tradicioun, mai sus l’apartenènci poulitico. En efèt lou councèt èro d’agué, dins l’Estat, pèr l’óupressioun dóu  sistèmo centralisto, rèn d’autre qu’uno nacioun, mentre la poussibleta d’usage di lengo diferènto dóu francés èro enebido, causo que dins lou cadre legislatiéu de vuei es encaro un dogmo de fe de la Republico. uno guerro declarado di caratère terradouren.
Fau remembra li paraulo dóu nivelaire de l’epòco, lou prèire ciéutadin l’Abat Grégoire cap de la glèiso d’Estat e mesprèsaire di lengo loucalo, que pourtè dins li territòri uno guerro declarado di caratère terradouren:

Nous ne voyon pas qu’il y ait le plus inconvénient à détruire notre patois, notre patois est trop lourd, trop grossier, l’anéantissement des patois importe à l’expansion des Lumières.

Dounc, gramaci à la proufessioun de fe civilo “douberto e laïco”e à travers uno lengo nivelado sus lou francés fuguè crea lou foundamen elitàri- toutalitàri e la manipulacioun dóu lengage.
La paraulo “patrioto” fuguè un’eredita di tèms rivouluciounàri de la fin dóu siècle XVIIIen, utilisado d’aquèli que se batègueron pèr l’independènci di trege coulounïo americano e que dounaran vido, en 1776 (à travers lou genoucide di natiéu) is  Estat Uni d’Americo, mentre dins lou vièi countinent representaran aquèli contro l’Ancien régime.
La bourgesié à la testo de l’Estat à travers la terrour rivouluciounàri fuguè foundamentalo pèr cambia la fisiounoumio poulitico countinentalo.
En passant de l’Euroupo di prince à l’Euroupo de l’Estat-nacioun fuguè necessàri de counvincre, pèr li còu-trenca, aquèli que moustravon  gaire estacamen revouluciounàri. Fuguè propre lou cas di  poupulacioun terradourenco qu’en generau fuguèron gaire à favour d’aquelo patrio fourmalo e seguramen contro  aquelo  centralisacioun fourçado.
Pèr changer la nature de l’homme , li jacoubin trafourmèron li persouno en ciéutadin, tambèn à travers l’escafamen dóu metafisi e l’incarnacioun istourico dóu Logos Eterne, pèr embrassa  l“espiritualita” laïcisto e tout acò bèn segur en passant pèr lou genoucidi terradourenc en  Vandeo 1793-1794.
Mai l’istòri, en pau coume la naturo, sabèn proun qu’en quàqui maniero restauro la verita e à l’ouro d’aro aquéu councèt, gaire clar de nacioun, vèn bouta tourno mai en discussioun propre à la lus d’aquèu evenimen.
D’aquesto manco de claresso derivon forco countradicioun que vuei caraterison, sèmpre de mai, lou debat sus l’Estat e l’estré ligame emé la Nacioun, lou naciounalisme e la nouvello realita dou coumunitarisme.
La diferènço entre Estat-nacioun jacoubino e l’apartenènci etnico à-n-uno Coumunauta territourialo lenguistico es de sustànci e qu’aquesto darriero deurié teni li distanço de chasque ligame emé li formo etico dóu proumié. A’ l’istutucioun jacoubino mancara sèmpre uno partido territourialo dins soun périmètre pouliti-istituciounau, perqué la Comunità terradorenco, fièro de sa especificeta respèt à-n- aquelo fourmo d’ Estat, noun poudra jamai se ricounèisse dins ço que non fai partido de sa propro naturo.
La Franço etnico-poulitico, que pèr uno bono part ensist sus l’espaci terradouren d’Oc déurié pas poudè metre lou nas sus li questioun  culturalo di Coumunauta terradourenco lenguistico, causo que au contro fai sèmpre.
Tout acò pèr demoustra, qu’en aquest Estat poumposamen liberau e voluterian, lou group majouritàri, respete pas, nì pèr dre, nì pèr prìncipi lou role de representant de tòuti lis  identita terradourenco.
En efèt, lou coumpourtamen dis istitucioun  franceso, pendènt lou darrié debat au Senàt de la Republico sus la ratificacioun de la Charto éuropenco di lengo regiounalo e minouritàri dóu 1992, avans lou Jupiter Macron, a demoustra mai d’un cop, qu’aquèu liame enventa en 1789 es rèn d’autre qu’uno soutilo fausseta.

 

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