Grup Yorum, la band turca decimata da arresti e torture

Filed in News, News ed eventi, turchia by del 17/03/2018
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grup yorum

Imprigionati per il loro impegno a favore della democrazia e della libertà di stampa, attualmente sono undici i membri ancora in carcere del gruppo musicale Grup Yorum. Già in passato diversi membri della band (fondata nel 1985 da quattro studenti dell’università di Marmara) erano stati arrestati e sostituiti di volta in volta con altri musicisti.
Se nei confronti dei curdi il governo turco sta ormai applicando un autentico genocidio e la pura e semplice pulizia etnica (con sostituzione della popolazione nel nord della Siria), analogamente una dura repressione si è scatenata contro giovani, lavoratori, giornalisti, scrittori, avvocati e dissidenti turchi.
Arresti, detenzioni e torture non sono certo una novità per il gruppo musicale turco (che esprime un “folk di sinistra”, apparentemente ispirato agli Inti Illimani cileni). Per esempio, ancora nel 2002 due donne di Grup Yorum – Selma Altin, cantante e Ezgi Dilanm, violinista – vennero arrestate e torturate dalle forze di sicurezza turche. Ma già da tempo i musicisti venivano perseguitati per il loro attivismo politico, a fianco dei movimenti del dissenso e di protesta contro il regime.
Le due musiciste erano state imprigionate presso l’Istituto Forense di Istanbul, insieme con altri 25 giovani, mentre manifestavano per reclamare la restituzione del corpo di un ragazzo rimasto ucciso nell’attacco a una stazione di polizia nel quartiere di Gazi (attentato poi rivendicato dal Fronte Rivoluzionario per la Liberazione del Popolo, DHKP-C).
Dopo averle “torturate fin dal momento del loro arresto” – come aveva dichiarato all’agenzia France Presse l’avvocato Taylan Tanay – gli agenti avevano rotto un timpano alla cantante e spezzato il braccio alla violinista. Anche il quotidiano turco “Hurriyet” aveva dovuto riconoscere che le due donne erano state “ripetutamente percosse” e le lesioni “procurate intenzionalmente”.
Nella sua denuncia, l’avvocato aveva precisato che le due musiciste “sono state ammanettate, costrette a stendersi per terra e picchiate da molti agenti per diversi minuti. Le torture sono poi continuate in macchina. Gli agenti sapevano che Altin era la cantante del gruppo e le hanno rotto intenzionalmente il timpano, picchiandola ripetutamente sulle orecchie”.
Ordinaria amministrazione. E da allora le cose in Turchia sono soltanto peggiorate.
Dopo il colpo di stato del 2016… quello vero, di Erdogan… in Turchia vige lo stato di emergenza con la conseguente carcerazione di migliaia di persone.
Dalla nascita nel 1985, Grup Yorum ha sempre garantito il proprio sostegno (e la sua presenza) sia alle lotte della popolazione turca sia a quelle internazionali per la giustizia e la libertà, coniugando sapientemente la vena di protesta con le melodie tradizionali. A conferma del suo spirito internazionalista e del rispetto per tutte le culture, le canzoni vengono eseguite sia in turco sia in curdo, arabo e circasso, sostanzialmente in tutte le lingue parlate in Anatolia.

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Selma Altin ed Ezgi Dilanm.

Presenti alle manifestazioni contro il regime di studenti, operai, minatori, contadini, sempre a fianco di tutti i popoli oppressi, i membri di Grup Yorum hanno subìto, oltre alla scontata censura, repressione, galera e tortura per un totale di oltre 400 (quattrocento!) processi. E ricordo che stiamo parlando di un gruppo musicale, non di una banda armata.
Tuttavia, indistruttibile come i popoli, Grup Yorum continua a esistere, a lottare in quanto “strumento della coscienza collettiva” di oppressi, sfruttati, umiliati e offesi. Voce della resistenza e della speranza. Voce di coloro che continuano a rialzare la testa, nonostante tutto.
Il gruppo ha ormai al suo attivo ben 25 album di cui sono stati venduti oltre due milioni di copie. Attualmente i loro concerti (che hanno visto ripetutamente riempire gli stadi con centinaia di migliaia di persone accorse per ascoltarne la musica e il messaggio) sono vietati, oltre che ovviamente in Turchia, anche in Germania.
Recentemente il ministero dell’Interno turco ha invitato a denunciare, in cambio di cospicue somme di denaro – una sorta di taglia – le persone inserite in cinque liste di presunti “terroristi ricercati”, avviando una caccia al dissidente anche sul suolo europeo. Sei musicisti di Grup Yorum sono già stati inseriti nella lista. Inoltre il centro culturale di Idil, a Istanbul, ha subìto diverse perquisizioni con distruzione dei loro strumenti musicali e seri danni ai locali.
Ma, come hanno scritto alcuni militanti della sinistra turca: “Non è distruggendo uno strumento che potrete far tacere la voce di un popolo”.
O anche, come scrivevano i repubblicani irlandesi sui muri di Derry e Belfast negli anni ’70-80: “Potere incarcerare i rivoluzionari, ma non potrete incarcerare la rivoluzione”.

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