La jihad e gli squilibrati d’Europa

Filed in etnismo, geopolitica by del 08/06/2015
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Secondo documenti di intelligence trapelati, oltre 30 jihadisti danesi hanno fatto incetta di assegni di disoccupazione per un totale di 379.000 corone svedesi (51.000 euro) mentre combattevano con lo Stato Islamico in Siria.
La frode, di cui l’emittente Television 2 Danmark ha dato notizia il 18 maggio, arriva meno di sei mesi dopo che il quotidiano danese “BT” ha rivelato che la Danimarca aveva pagato indennità di disoccupazione ad altri 28 jihadisti mentre questi si trovavano in Siria a combattere.
Le rivelazioni mostrano che gli islamisti continuano a sfruttare i sistemi europei di previdenza sociale per finanziare le loro attività in patria e all’estero, drenando milioni di euro l’anno ai contribuenti europei.
Secondo Television 2 Danmark, la truffa è stata scoperta dopo che l’agenzia di intelligence danese PET ha iniziato a incrociare i dati dei jihadisti danesi con il ministero del Lavoro per verificare se questi individui stessero percependo assegni di disoccupazione.
Proporzionalmente al numero degli abitanti, la Danimarca ha il più alto numero di combattenti in Siria dopo il Belgio. Almeno 115 danesi sono andati a combattere in Siria e in Iraq da quando è scoppiata la guerra civile siriana nel marzo 2011, secondo un recente rapporto del Center for Terrorism Analysis (CTA), un’agenzia del PET. Nel documento si legge:

Il CTA stima che circa metà di coloro che sono andati all’estero sono ora rientrati in Danimarca, mentre un quarto di loro è ancora nella zona di conflitto. Il CTA reputa che due terzi di questi individui si trovino nell’area di conflitto da oltre un anno. I rimanenti si trovano altrove. Il CTA ritiene che almeno 19 espatriati danesi siano stati uccisi in Siria e in Iraq.

Il CTA riconosce che “il numero potrebbe essere superiore” a 115. Il commento è un tacito riconoscimento del fatto che non si sa esattamente quanti danesi siano diventati jihadisti all’estero.
Ad aprile, è emerso che i genitori di Omar Abdel Hamid el-Hussein – un jihadista danese di origine giordana responsabile dell’attacco terroristico a Copenaghen nel febbraio 2015, in cui morirono due persone – sono beneficiari da oltre 20 anni di assegni erogati dall’assistenza sociale danese. I genitori di Omar hanno ricevuto complessivamente 3,8 milioni di corone tra il 1994 e il 2014, pari a circa 500.000 euro.
La frode ai danni della previdenza sociale del tipo perpetrato in Danimarca si ripete in tutta Europa.

Austria

In Austria la polizia ha arrestato 13 jihadisti, nel novembre 2014, che avrebbero raccolto sussidi sociali per finanziare i loro viaggi in Siria. Tra di loro c’era Mirsad Omerovic, 32 anni, un predicatore islamico estremista che secondo la polizia avrebbe raccolto centinaia di migliaia di euro per la guerra in Siria. L’uomo, padre di sei figli che vive alle spalle dello Stato assistenziale austriaco, ha anche beneficiato di indennità per congedo di paternità (Väterkarenz).
Nell’agosto 2014, la polizia austriaca ha inoltre arrestato altri 9 jihadisti che cercavano di unirsi alla jihad in Siria. Il loro viaggio è stato finanziato con il denaro dei contribuenti austriaci mediante i sussidi sociali.

choudari

Anjem Choudary, predicatore d’odio “britannico” fotografato dal “Sun”.

Belgio

In Belgio, a 29 jihadisti delle città fiamminghe di Anversa e Vilvoorde è stato impedito di ricevere benefit sociali dallo Stato. Il provvedimento fa seguito alla scoperta che costoro accedevano ai loro conti bancari, prelevando denaro presso banche turche appena oltre il confine siriano. Il Belgio ha il più alto numero di combattenti jihadisti che si recano in Medio Oriente: si stima che fino a 400 “belgi” siano diventati jihadisti in Siria e in Iraq.

Gran Bretagna

In Gran Bretagna, Terri Nicholson, vice comandante dell’unità di antiterrorismo della polizia metropolitana, lo scorso novembre ha raccontato al quotidiano “Telegraph” che il denaro dei contribuenti veniva riscosso in maniera fraudolenta e utilizzato dagli jihadisti in Iraq e Siria. “Stiamo assistendo a diverse frodi, tra cui una importante online, a un cattivo uso dei benefici del sistema assistenziale e dei prestiti studenteschi, al fine di finanziare il terrorismo”. La Nicholson ha aggiunto che le donne sono sempre più utilizzate per fare uscire furtivamente il denaro dal Regno Unito per finanziare i terroristi all’estero, in quanto teoricamente desterebbero meno sospetti.
Per esempio, nel novembre 2014 Amale el-Wahabi, madre inglese di due figli, è finita in carcere per 28 mesi per aver tentato di trasferire 20.000 euro al marito, combattente jihadista in Siria. La donna ha convinto una sua amica, Nawal Msaad, a trasportare i soldi nascondendoli nella biancheria intima in cambio di 1000 euro. La Msaad è stata fermata all’aeroporto di Heathrow. Si ritiene che il denaro provenisse da sussidi sociali.
Anjem Choudary, l’imam radicale britannico che si fa mantenere dallo Stato assistenziale inglese, ha più volte esortato i suoi seguaci a lasciare il loro lavoro e a chiedere l’indennità di disoccupazione per avere più tempo per pianificare la guerra santa contro i non musulmani.
Choudary ritiene che i musulmani abbiano diritto agli assegni assistenziali perché sono una forma di jizya, la tassa imposta ai non musulmani nei Paesi islamici, per ricordare che essi sono sempre inferiori e sottomessi ai musulmani!
Nel 2010, il “Sun” riportò che Choudary incassava oltre 25.000 sterline l’anno di benefit sociali. Inoltre, l’imam riceve 15.600 sterline l’anno in sussidi statali alle spese abitative per mantenerlo in un casa da 320.000 a Leytonstone, nell’East London. Egli riceve anche un’agevolazione fiscale sulla casa di 1820 sterline, un sussidio al reddito di 5200 e assegni familiari che ammontano a 3120. Poiché i suoi assegni assistenziali non sono tassati, il suo reddito è equivalente a uno stipendio di 32.500 sterline (oltre 44.000 euro). In confronto, nel 2014 le retribuzioni medie annue dei lavoratori a tempo pieno in Gran Bretagna erano di 26.936 sterline (36.747 euro).
Anche se gli analisti sono divisi sul numero degli effettivi seguaci di Choudary, nessuno contesta il fatto che egli non sia il solo a sfruttare il sistema di previdenza sociale britannico.
I contribuenti del Regno Unito coprono le spese per Najat Mostafa, una donna di origine marocchina che è la seconda moglie di Abu Hamza, il predicatore d’odio islamico di origine egiziana, estradato negli Stati Uniti nell’ottobre 2012. La Mostafa vive da oltre 15 anni in una casa con cinque camere da letto da 1 milione di sterline, situata in uno dei quartieri più ricchi ed esclusivi di Londra, e lì ha allevato i suoi otto figli.
Si ritiene che Abu Hamza e la sua famiglia siano costati ai contribuenti britannici oltre 338.000 sterline in benefit sociali. Egli ha anche beneficiato di un’assistenza legale di 680.000 sterline per la sua fallita battaglia giudiziaria contro l’estradizione. Si stima che le spese sostenute per mantenerlo in carcere dal 2004 ammontino a 500.000 sterline.
Il palestinese Abu Qatada, altro predicatore islamico estremista, è costato ai contribuenti britannici circa 500.000 sterline. Egli ha anche ottenuto un’assistenza legale di 390.000 sterline per evitare di essere espulso in Giordania.
Il predicatore islamico Omar Bakri Mohammed, siriano, ha ottenuto benefit sociali per 300.000 sterline prima di essere esiliato in Libano. Il denaro gli è stato erogato per mantenere i suoi sei figli compresa Yasmin Fostok, una ragazza madre che si guadagna da vivere come ballerina di pole dance nei night club di Londra.

Francia

Il governo francese, nel marzo 2015, ha tagliato i sussidi a 290 persone identificate come jihadisti. Il ministro degli Interni Bernard Cazeneuve ha minimizzato il problema: “Non dobbiamo polemizzare su questo argomento, né far pensare alla cittadinanza che non sia stato preso alcun provvedimento. Stiamo prendendo sul serio la faccenda e continueremo a farlo”.

Germania

In Germania, un’indagine sui circa 450 jihadisti tedeschi che combattono in Siria ha rilevato che oltre il 20 per cento di loro riceveva sussidi dallo Stato. Inoltre, i 150 jihadisti che sono rientrati in Germania possono ricominciare a ricevere assegni assistenziali.
Il ministro degli Interni della Baviera, Joachim Hermann, ha dichiarato:

Non dovevamo arrivare a questo. Il denaro dei contribuenti tedeschi non avrebbe mai dovuto finanziare direttamente o indirettamente il terrorismo islamista. I sussidi di questi parassiti terroristi dovevano essere tagliati subito. Non lavorare e diffondere il terrore a spese dello Stato tedesco non è solo estremamente pericoloso, è anche la peggior provocazione e infamia!

Uno studio condotto dal Cologne Institute for Economic Research ha rilevato che gli immigrati musulmani hanno avuto maggiori probabilità di essere disoccupati e di farsi mantenere dallo Stato assistenziale rispetto a qualsiasi altro gruppo di immigrati in Germania.
Secondo questo studio, il 55 per cento degli immigrati dal Libano è disoccupato, come lo è il 46 per cento di chi arriva dall’Iraq, il 37,5 per cento dall’Afghanistan, il 37,1 per cento dall’Iran, il 27,1 per cento dal Marocco e il 21,5 per cento dalla Turchia. In termini assoluti, gli immigrati provenienti dalla Turchia (140.000) costituiscono il maggior numero di disoccupati. Il documento afferma che la causa principale degli elevati tassi di disoccupazione è la mancanza di istruzione e di formazione.

Olanda

Nei Paesi Bassi, uno jihadista olandese di nome Khalid Abdurahman è apparso in un video di YouTube con cinque teste mozzate. Originario dell’Iraq, l’uomo ha vissuto per oltre dieci anni grazie al welfare, prima di unirsi allo Stato Islamico in Siria. I servizi sociali olandesi lo hanno dichiarato non idoneo al lavoro e i contribuenti gli hanno pagato i farmaci per il trattamento della claustrofobia e della schizofrenia.
Nel frattempo, i consigli comunali dell’intera Olanda stanno cercando di aiutare piuttosto che perseguire penalmente gli jihadisti che fanno ritorno nel Paese. Nella città di Delft, per esempio, i politici locali utilizzano il denaro dei contribuenti per “reintegrare” gli jihadisti e aiutarli a “ricostruire le loro vite”. La televisione pubblica olandese ha spiegato la faccenda in questo modo: “L’idea è che le autorità locali non vogliono isolare i reduci per mezzo di un approccio repressivo che potrebbe portare a una loro ulteriore radicalizzazione”.
Diverse organizzazioni di marocchini olandesi hanno inviato una lettera al Partito Laburista (Partij van de Arbeid, PvdA) in cui minacciavano di esortare la loro comunità a smettere di votarlo se avesse accettato la proposta del ministro degli Affari sociali, Lodewijk Asscher, di tagliare i sussidi ai marocchini che non vivono nei Paesi Bassi. Asscher ha accusato l’organizzazione di usare “una minaccia elettorale impropria”.

Spagna

La polizia spagnola ha arrestato nei Paesi Baschi cinque musulmani che avrebbero intascato gli assegni assistenziali di Redouan Bensbih, un immigrato marocchino morto a marzo sul campo di battaglia in Siria. Nonostante non vivesse più in Spagna, Bensbih continuava a ricevere sussidi di 836 euro, che i sospettati sono accusati di aver spedito in Marocco.
Anche un rete di oltre 250 macellerie, negozi di alimentari e call center telefonici è stata accusata di finanziare lo Stato Islamico e al-Qaeda. Il network usava il cosiddetto sistema hawala, che secondo l’Interpol trasferiva denaro senza però muoverlo, con un sistema informale e di fatto non tracciabile.
Secondo il quotidiano “El País”, “la rete segreta hawala in Spagna consta di quasi 300 hawaladar – la maggior parte di loro è di origine pakistana – che gestiscono uffici clandestini a Barcellona, Tarragona, Lleida, Bilbao, Santander, Valencia, Madrid, Logroño, León, Jaén e Almería, e in altre città con grandi comunità pakistane”. Essi gestiscono i risparmi di oltre 150.000 musulmani, molti dei quali percepirebbero i sussidi erogati dallo Stato spagnolo senza alcuna vigilanza giuridica.
La rete avrebbe pagato gli stipendi degli jihadisti spagnoli in Siria: essi percepivano circa 800 dollari se erano celibi e 1200 dollari.
A febbraio 2015, un coppia pakistana residente a Vitoria/Gasteiz, la capitale dei Paesi Baschi, è stata accusata di aver falsificato documenti d’identità per ottenere indebitamente assegni assistenziali per una decina di individui fittizi. L’uomo riceveva sei diversi sussidi e la moglie quattro. Ogni assegno percepito ammontava tra i 6000 e i 10.000 euro al mese. La polizia rende noto che in tre anni la coppia ha frodato i Paesi Baschi di oltre 395.000 euro. I Paesi Baschi sono conosciuti per le loro politiche di welfare sociale: tutti i residenti, compresi gli immigrati illegali, hanno diritto a ricevere sussidi. Nel 2012, una massiccia ondata di immigrati provenienti dal Marocco e dall’Algeria è arrivata nei Paesi Baschi per “vivere di prestazioni sociali senza lavorare”, come ha detto un politico del luogo.
Secondo gli osservatori locali, oltre il 65 per cento degli immigrati dal Marocco e dall’Algeria riceve sussidi statali. I revisori dei conti hanno rilevato che solo nel 2012 i Paesi Baschi hanno erogato 86 milioni di euro (95 milioni di dollari) di dubbie prestazioni sociali.

Mona Sahlin

La stupidità all’ennesima potenza: Mona Sahlin, “coordinatrice nazionale svedese della lotta contro gli estremisti violenti”, posa con i soldati svedesi in Afghanistan, nel luglio 2010. Il governo vuole imporre una tassa speciale per finanziare un programma finalizzato a inserire nel mondo del lavoro gli jihadisti che rientrano dai combattimenti. Nel contempo, le forze armate sostengono che quanto accade ai loro soldati di ritorno dalla guerra non è un problema che riguarda l’esercito!

Svezia

In Svezia, l’agenzia governativa del lavoro, Arbetsformedlingen, ha messo fine a un programma pilota volto ad aiutare gli immigrati a trovare lavoro. Erano emerse informazioni che i dipendenti musulmani dell’agenzia stessero aiutando chi cercava lavoro ad arruolarsi come jihadisti per lo Stato Islamico. Gli operativi dell’Isis pare abbiano anche corrotto – e in alcuni casi emesso minacce di morte – i dipendenti dell’agenzia nel tentativo di reclutare combattenti svedesi.
Sempre in Svezia, il governo ha detto di voler imporre una tassa speciale per finanziare un programma finalizzato a inserire nel mondo del lavoro i jihadisti che rientrano dai campi di battaglia. Il progetto si basa su uno schema utilizzato dalla città svedese di Örebro, dove i soldi pubblici vengono usati per aiutare gli jihadisti a trovare un impiego. Il consigliere comunale Rasmus Persson ha detto:

Abbiamo discusso di come dovremmo aiutare questi ragazzi per evitare che tornino sui campi di battaglia. Essi devono essere aiutati a elaborare le esperienze traumatiche che hanno vissuto.

Il progetto è stato contestato da Fredrik Brandberg, un soldato svedese dispiegato in Afghanistan, il quale ha detto che una volta rientrato in patria probabilmente aveva ricevuto meno aiuto rispetto ai jihadisti tornati in Svezia. Egli ha scritto:

Sarebbe stato meraviglioso se dopo il mio ritorno a casa avessi avuto a che fare con un programma analogo, perché mi sarei sentito sicuro di trovare un regolare lavoro, con uno stipendio mensile e una situazione sociale stabile nella società in cui non avrei avuto bisogno di chiedermi se mi volessero o no.

Ma un portavoce delle forze armate svedesi ha replicato che quanto accade ai soldati al loro ritorno dalla guerra non è problema che riguardi l’esercito.

 

traduzione di Angelita La Spada

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