La setta dei Mamaia, un esempio di eresia polinesiana

Filed in Polinesia in diretta, polinesiani by del 26/09/2015
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La rivolta dei Mamaia, avvenuta in
Polinesia intorno al 1825, sottolinea l’opposizione del popolo ma’ohi
all’evangelizzazione dei missionari: prima di sposare con fervore i
fondamenti della fede cristiana, i polinesiani avevano per secoli
riposto fede totale nei loro dèi.
Chiamati Mamaia dai missionari loro avversari – con un termine usato per
descrivere il frutto dell’albero del pane caduto dall’albero prima
della maturazione – sono stati perseguitati tanto da doversi rifugiare
nel fondo delle valli, rioccupando gli antichi villaggi abbandonati dopo
l’arrivo degli europei. Qui saranno raggiunti, nel corso degli anni, da
tutti coloro che in un modo o nell’altro dimostreranno di voler
resistere all’“invasore”.
Il loro credo è un sincretismo religioso cristiano-pagano nato da due
protestanti, Teao, diacono a Paofai, e Hue, catechista a Punaunia
(entrambe località dell’isola di Tahiti); la teologia mamaia è basata
sul concetto di non-peccato, e si rifà al libro dell’Apocalisse: “Beati e
santi coloro che prendon parte alla prima risurrezione. Su di loro non
ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e
regneranno con lui per mille anni”.
I Mamaia sono convinti che nel millennio in cui vivono il peccato non
esista più, che si possano commettere atti considerati sacrileghi dalla
religione cristiana come poligamia, adulterio, orge (le manifestazioni
di amore libero che seguiva la danza chiamata ‘upa ‘upa) senza essere
giudicati da Dio.

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Pomare IV (1813-1877), regina di Tahiti.

La regina Pomare IV che sale al trono nel 1827 all’età di 14 anni
sarà un’adepta della setta, con il suo amore per la tradizione e la
speranza di mantenere e ripristinare usi e costumi di una volta, ma
smetterà di sostenerli qualche anno più tardi, per le pressioni degli
Ari’i (capi) di Tahiti che minacciavano di destituirla.
I Mamaia hanno rappresentato un pericolo significativo per la religione
protestante e per il governo di allora. La loro idea di una società
senza leggi era in contrasto con le norme repressive e le severe regole
dettate sia dalla Chiesa che dagli Ari’i. Il suo credo antimissionario
ha attirato membri e fedeli della Chiesa, fermamente convinti di quanto
questi si fossero arricchiti grazie all’olio di cocco ricevuto in dono.
Il movimento raggiunse il suo apice a Tahiti tra il 1826 e il 1828; le
chiese di Papeete e Punaauia erano quasi deserte, anche se gli Ari’i
avevano immediatamente messo al bando i due profeti.
I Mamaia rappresentano una forma di rivendicazione culturale, di ricerca
d’identità per chi fosse rimasto deluso dal protestantesimo puritano.
Cristo rimane un Messia, ma un Messia che presto scaccerà dalle terre
insulari ma’ohi i nemici del popolo polinesiano, in particolare gli
inglesi; i suoi adepti affermano di essere “buoni cristiani”, ispirati
da Cristo, San Giovanni, San Paolo e dalla Vergine Maria, considerata
una profetessa. Sono convinti che il cielo attenda i fedeli del loro
culto.
Dietro il nome, dietro le entità cristiane, si nasconde la figura del
dio ‘Oro e la setta degli Ario’i, con il suo culto agrario e sessuale,
che traduce l’essenza della religiosità polinesiana.
I Mamaia trattengono dalla Bibbia, in particolare dall’Antico
Testamento, gli elementi iniettabili nella loro tradizione orgiastica di
culto della fertilità-fecondità, dove la guerra e l’agricoltura vengono
assimilate: in Polinesia, sono gli uomini a guerreggiare, sono gli
uomini che sventrano la terra scavandola con il bastone, come quando
ingravidano le loro donne; alle quali tocca di consentire la maturazione
del seme e consacrarsi alla raccolta, come al parto. Insistono sul
modello di poligamia di Abramo, Noè e del re Salomone per giustificare
l’usanza di poligamia e poliandria: le donne Ari’i hanno diritto ad
avere più uomini, e in alcune isole, come a Rapa nell’arcipelago delle
isole Australi, sono le donne che alimentano i loro uomini e non il
contrario, spesso li scacciano per sostituirli quando ne sono stanche,
visto che per la maggior parte sono pigri e hanno la tendenza a sparire
per più giorni, come accade anche nelle altre isole polinesiane.
Mascherata, ma non troppo, la riproposizione del culto di ‘Oro, figlio
divino di Ta’aroa che scende sulla terra e risale in cielo grazie a suo
padre, divino creatore di tutte le cose, come intercessore a favore
degli uomini. Il mito di un dio che scompare e ritorna, riporta alla
figura cristiana di Gesù, figlio anch’egli del creatore, benefattore
dell’umanità. La corrispondenza con ‘Oro, elemento pagano, viene
aggiornata ed attualizzata, mentre l’elemento cristiano del figlio di
Dio che dà la vita per amore degli uomini, per poi rinascere, viene
completamente alterato.

marae

Il
marae Arahurahu, il più grande di Tahiti. Il marae è un luogo di
riunione e preghiera presente in tutte le società polinesiane.

Il pericolo di questo culto profetico è facilmente comprensibile: i
Mamaia non si limitavano all’attesa passiva del paradiso terrestre e
alla predicazione, ma rivendicavano i rituali guerrieri degli antenati
come nei passati tempi gloriosi ritenendoli fondamentali: è in nome del
dio ‘Oro che si combatte ferocemente con grande spargimento di sangue a
Tahiti e nelle Isole della Società tra il 1830 e il 1836. Teao si
proclama Cristo egli stesso, taumaturgo come lui. Il crescente
malcontento verso la London Missionary Society (missionari anglicani e
di altre confessioni inglesi, riunitesi per affrontare insieme le spese
del grande viaggio agli antipodi) attira molti proseliti che dovranno
affrontare le terribili persecuzioni, per rafforzare, attraverso il
martirio, le credenze della setta e per fruire della beatitudine eterna
nel paradiso Ario’i.
Nel 1828, dopo la guerra contro l’eresia di Tamatoa IV scoppiata a
Raiatea a causa della distruzione del simulacro di ‘Oro e del suo
santuario – l’importante marae Taputapuatea a Opoa – i Mamaia trovano un
alleato di alto rango nella regina Pomare IV, Aimata, convinta
sostenitrice degli antichi modi di vita, e in Tapoa, suo marito, re
dell’isola di Tahaa, situata nella stessa laguna di Raiatea.
Una volta terminata la guerra contro il culto, questo continua comunque a
diffondersi, nelle condizioni storiche di una guerra molto più vasta,
quella per la supremazia nel Pacifico tra Francia e Inghilterra: la
rivalità tra le missioni cattoliche e protestanti mette in secondo piano
la guerra pagano-cristiana. Quando il console, il pastore George
Pritchard, vieta qualsiasi religione non protestante a Tahiti, il culto
mamaia viene abolito e in contemporanea vengono espulsi i missionari
francesi.

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I padri cattolici francesi si sono ben stabiliti nelle Gambier dal
1834. La loro vocazione missionaria li fa arrivare a Tahiti il 20
novembre 1836 per estendervi l’influenza cattolica. Vengono accusati di
mescolare i valori spirituali con sentimenti nazionalisti. Il
protestante Pritchard ottiene dalla regina Pomare IV la loro espulsione
dall’isola con i loro “leader”, i padri Caret e Laval. Espulsione che
diventa il pretesto utilizzato dal governo francese per poter agire in
modo più pressante negli affari del regno di Tahiti.
Il culto mamaia è un crogiolo in cui colano tutte le resistenze, che si
rinnova e rimane sempre vivo e carico di una sempre nuova potenza
esplosiva di culti pagani, che né la repressione esercitata dai
missionari inglesi dal 1797 al 1828, né la soppressione della Compagnia
degli Ario’i nel 1822, hanno potuto completamente sradicare. Bisogna
prendere in considerazione una costante: la tendenza guerriera per le
competizioni dinastiche all’interno dell’aristocrazia polinesiana, in
seno alle classi ereditarie del comando, che determina le gerarchie tra
le tribù. Un esempio concreto è quello della guerra dinastica di Tati,
re cristiano di Papara, contro i Mamaia e gli altri i pagani che
sostenevano i Pomaré.
Mai le congregazioni missionarie che hanno sostituito i vecchi clan,
riusciranno a rimuovere i rapporti di guerrieri che strutturano da
sempre la società polinesiana.
Allo stesso modo, un altro fenomeno permette di comprendere meglio il
culto di liberazione dei Mamaia: l’identificazione di Cristo con il dio
‘Oro, che deve essere visto nel quadro di una società dotata di una
casta sacerdotale ereditaria strapotente e altamente privilegiata: gli
Ario’i. La complessa teologia dei polinesiani è in realtà il prodotto
culturale immediato dell’organizzazione sacerdotale. La gerarchia
politeista che si instaura con un essere divino, ‘Oro, che soppianta gli
altri, può essere interpretata come specchio e ipostasi della gerarchia
sociale dove un Ari’i Nui, re dei re, deve affermarsi. Il contenuto
teologico biblico-cristiano si rimodella in senso chiaramente pagano a
contatto con l’ideologia ancestrale e penetra il sistema teologico
polinesiano.
Nonostante l’errore dei profeti, che avevano predetto la vittoria dei
seguaci della nuova religione, nonostante la proscrizione della setta e
le persecuzioni, nel 1834, alcune sacche di Mamaia resistono, in
particolare la comunità di Teao a Faa’a, sulla costa nord-ovest di
Tahiti. Teao, profeta taumaturgo, raccomanda ai membri della setta di
impegnarsi per ottenere guarigioni attraverso la preghiera, unica
pratica loro rimasta.
I loro sacerdoti pretendono di sanare con le loro preghiere le malattie,
proprie e di altre comunità, che arrivano da altre isole per sottoporsi
alle cure a Faa’a, come il capo Tere, giudice supremo di Moorea. I
Mamaia curano anche i non adepti, che hanno contratto malattie veneree e
non osano parlarne ai missionari. Tere di Moorea riceve, insieme alla
cura, l’insegnamento mamaia. Soddisfatto, anche se perde la vista e
l’uso delle membra, di ritorno nella sua isola insieme alla sua famiglia
e a un sacerdote della setta, prima di entrare in Afareaitu, dove abita
all’interno di Mo’orea, dorme insieme agli altri in una casa dove una
persona è affetta di vaiolo, ma sono certi della protezione divina e
dell’efficacia dei propri rimedi. Quando raggiungono Teavaro il
sacerdote mamaia presenta i primi sintomi e muore in pochi giorni; Tere
perderà la moglie e dodici membri della sua famiglia.
I missionari vaccinano a tutta forza, ma i seguaci della setta
sostengono la superiorità delle loro preghiere e dei loro incantesimi e
si rifiutano di “essere trafitti”.
I sacerdoti che praticano i rau, i rimedi ancestrali, hanno come specialità la cura dell’oniho,
una semplice eruzione cutanea, e sono convinti di poter curare anche il
vaiolo. Quando il fratello di Tere, sacerdote di Mamaia, torna a Faa’a
sull’isola di Tahiti, porta la malattia con sé e la comunità viene
decimata. Pare che i Mamaia restino isolati e i loro ultimi
sopravvissuti, morenti, vengano divorati dai maiali. Fra le vittime lo
stesso Teao.

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Pastori con le loro mogli nelle isole Cook.

I missionari inglesi non potevano che vedere in tutto questo un segno
della Divina Provvidenza! Poco si sa della fine degli altri sacerdoti
della setta. Hue, l’altro profeta fondatore del movimento, in esilio
nelle isole Sottovento, annega a Tahaa mentre – si dice – stava cercando
di nuotare fino a Huahine. I contemporanei lo ricordano ubriaco con
l’intenzione di “camminare sull’acqua”! La setta si estingue
progressivamente: alcuni seguaci restano uccisi durante conflitti e
persecuzioni; altri ritornano, pentiti, nelle loro chiese.
I missionari perdoneranno la loro momentanea deriva e riuscirono a
completare la loro evangelizzazione, rapida, efficiente… e durevole.
I riti pagano-cristiani conservano le credenze di epoca precristiana che hanno ereditato: in particolare il concetto di pahapa, i peccati commessi dai genitori che ricadono sui figli, e quella del kaitipa,
allorché gli spiriti dei morti ritornano per tormentare i vivi. Per
contrastare questi “spiriti maligni”, in altri tempi, si ricorreva alla
setta di saltimbanchi strettamente legati alla nobiltà: la Compagnia
degli Ario’i, nell’Arcipelago della Società; i Kai’oi alle Marchesi con
la famosa Koka, festa comunitaria, durante la quale si praticavano riti
di passaggio dei giovani Ari’i nella classe adulta; la Hula alle Hawaii…
Libertà, dissoluzione, danze oscene, sono la base di tutti questi
rituali.
Il credo mamaia è stato sepolto, ma di esso resta ancora un barlume di
vita, come un fuoco sotto le ceneri che non vuole estinguersi.

N O T A

La storia e la tradizione dei Mamaia sono state recentemente messe in
scena a Tahiti in uno stupendo spettacolo patrocinato del locale
conservatorio. Qui testo e immagini dell’evento.

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