Magia del folklore germanico

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Lo straordinario patrimonio di usanze, riti, cerimonie del mondo germanico, fra maschere, cortei, balli, gare: retaggio delle antiche pratiche magiche druidiche, celebrate fra le selve del Grande Nord agli albori della storia.

Malgrado la frantumazione della regione germanica in isole folkloriche assai diverse tra loro, originate dallo sviluppo dell’industrializzazione e dell’urbanesimo – nel 1925 erano già appena il 25 % i Tedeschi dediti all’agricoltura ed attualmente risultano soltanto il 3,4% -, tuttavia un patrimonio folklorico ancora imponente e ricchissimo, il più ricco d’Europa e, forse, del mondo, permane nelle tradizioni delle genti germaniche, nonostante venga continua-mente minacciato dal poderoso moto di riassestamento che ha colpito la Grande Germania dopo la fine della seconda guerra mondiale. È un patrimonio di alta e straordinaria ricchezza di usanze, di credenze magico-religiose a carattere popolare, che trovano la loro antichissima origine nelle magie druidiche che avvenivano nella notte della preistoria e protostoria europea tra le selve germaniche. Anzitutto, particolari usanze accompagnano i momenti principali della vita nel loro susseguirsi. Nell’infanzia vigono riti di protezione per il neonato e per i ragazzi; nella pubertà incipiente, ecco le associazioni, per classi d’età, tra gli adolescenti, rigorosamente ripartite tra associazioni maschili e femminili. Al momento del matrimonio si registra una vasta serie di cerimonie nuziali, che vanno dal corteo, nel corso del quale si espongono a tutti i capi di abbigliamento del corredo nuziale, alla chiassosa serata di addio al celibato da parte del prossimo sposo, alla danza di nozze ed alla fiaccolata finale. Nell’estremo momento dell’addio alla vita si realizzano la veglia funebre, il banchetto funebre ed i simbolici doni al defunto, come, per esempio, un paio di scarpe che devono servirgli per il viaggio oltretomba. Si arriva persino, a volte, ad usare il bianco quale colore del lutto: ricordo del tempo in cui in epoca protostorica i popoli d’Europa indossavano drappi bianchi nelle cerimonie funebri. D’altronde, ancora oggi, specie in Asia, molte popolazioni usano il bianco quale colore che simboleggia la morte. Innumerevoli sono i riti che accompagnano il lavoro, specie nei campi, e le feste stagionali. Anche in questo caso, l’evolversi delle usanze folkloristiche si snoda lungo l’arco dei dodici mesi. In inverno fanno la loro comparsa le figure mascherate, bellissime, numerose, suggestive oltremodo, che accompagnano le usanze carnevalesche. Ricordiamo, per esempio, le maschere dell’Erbsenbär (l’Orso dei piselli), del Pelznickel (lo Gnomo dalla pelliccia), Klaus (San Nicolò), Krampus (il piccolo Diavoletto), Knecht Ruprecht (il Servo Ruprecht), lo Schimmelreiter (il Cavaliere dal bianco cavallo), Habergais (la Capra), Klapperbock (il Caprone), Narro (il Buffone), Schellenrührer (lo Scuotisonagli). Soprattutto queste figure mascherate portatrici di sonagli sono impressionanti ed altamente spettacolari. La corsa delle maschere con i sonagli nella Germania occidentale e meridionale, specialmente nella località di Rottweil, diventa un avvenimento quasi incredibile: nel rito denominato il “Salto dei Buffoni” prendono parte ben trecento Narro, cioè trecento “Buffoni”, ciascuno munito di 60 sonagli; per cui si assiste allo scuotimento contemporaneo, a passo di danza, di ben diciottomila sonagli! Non meno straordinaria è la rappresentazione ad Elzach. dove gli Schuddig festeggiano con salti acrobatici, ruggiti e scoppio fragoroso di vesciche di maiale il Carnevale, mentre circolano per le strade con i loro rossi vestiti d’Arlecchino e le orride maschere di legno teriomorfe. A Mitterndorf in Austria, è Krampus (il Diavolo Beone), che invade le strade della regione dell’Aussee, accompagnato da uno stuolo di dèmoni rappresentati da figure avvolte nella paglia, munite di corna lunghe circa un metro e sul volto maschere ricavate dall’intaglio di pelli d’animale. Nella notte dal 5 al 6 gennaio appaiono le Perchte, altre figure mascherate che danzano per le strade il difficile ballo denominato Ländler: un’esecuzione di gruppo in cui regolarità ed improvvisazione si alternano con grande suggestione. Le Perchte, con i loro vestiti bianco-rossi, i visi nascosti da una frangia di nastri ed i grandi cappelli con 40 penne di gallo bianche, rappresentano indubbiamente un magnifico colpo d’occhio. Da ricordare un particolare: la parte finale della danza dei Ländler, con la danza, in tondo, da parte di coppie isolate una dall’altra, ha dato origine a suo tempo, al celebre ballo del Walzer. In tutto il Tirolo, i cortei di maschere si succedono quasi senza interruzione durante l’intero inverno. Ricordiamo, a tale proposito, le danze degli Huttler (i Cappelloni), degli Schellenschlager (gli Agitatori di Sonagli), degli Schleicher (gli Striscianti), degli Zoltler (le Maschere Piumate) e, soprattutto, nelle località di Imst e di Nassereith, la magnifiche e terrificanti danze degli Schemen, ovvero degli Spettri. Anche nella Svizzera tedesca i cortei mascherati invernali presentano grande varietà. Nei giorni che precedono il Natale e fino a Capodanno i Klaus marciano scuotendo campanelli e suonando corni bovini. A Küssnacht si svolge la danza degli Iffeler con le maschere luminescenti. Nel Lötschental i Tsäggete corrono per le strade con il viso coperto da terrificanti maschere. Numerosissime risultano le “corse mascherate”: a Schwyz i Nüssler, a Rothenturm i Tiroler, ad Einsiedeln gli Joheen, a Laufenbach i Narronen simili ai Narro della Germania, ad Altstatt i Butzen, a Zurigo i Sechseläuten. Tornando all’Austria, ricordiamo le magnifiche maschere scolpite nel legno dagli abitanti della Carinzia e della zona di Salzburg. Queste maschere vengono indossate dalle donne che sfilano per il paese in due cortei ben distinti: quello delle “belle” e quello delle “brutte”. Cortei mascherati, misure magiche “di protezione”, tavole imbandite “per gli Spiriti” ricorrono nel Natale germanico, mentre l’incendio sul rogo, il seppellimento o la cacciata di una tipica figura rappresentante “l’inverno” che se ne deve andare, sottolineano l’avvento della primavera che fa fuggire la Strega, la Morte, la Sofferenza, l’Orso. Procedendo nel corso dell’anno abbiamo, non soltanto in Germania, ma altresì in Svezia, Danimarca e persino in Olanda, i caroselli di giovani a cavallo – le cosidette cavalcate di primavera– e l’albero di Maio e, più avanti con la stagione, le innumerevoli competizioni di antichissime tradizioni: il tiro agli anelli, lo spennamento delle oche – chi riesce a spennarne, in un certo tempo, il numero maggiore –, la corsa dei galli, la rottura delle botti. Balli, come la danza dei nastri, processioni, ballo dei galli, ballo dei montoni, chiudono infine l’ultimo periodo dell’anno, nel corso dell’autunno. Questa la secolare magia del folklore germanico: sovrano di tutto il folklore dell’Europa centro-settentrionale, signore, oscuro e affascinante, del Grande Nord.

 

 

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