Provenza: il mistero della croce

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Da circa 40 anni nelle vallate alpine del Piemonte sud occidentale e in alcune alte vallate dell’entroterra ligure della provincia di Imperia, è apparso un simbolo molto particolare e del tutto estraneo alle tradizioni iconografiche del territorio. Si tratta di una croce di foggia originale di cui esiste una definizione propria che noi abbiamo trovato a pag. 252 dell’Enciclopedia Motta alla voce “Croce”.

Essa viene definita:“Croce patente ritrinciata e pomettata o di Tolosa. Croce greca corciata con i bracci romboidali; i dodici vertici esterni terminando con una piccola palla. È l’antico stemma dei conti di Tolosa; appare anche nella bandiera della marina della repubblica quale stemma della repubblica di Pisa.”

La Croce di Tolosa

La Croce di Tolosa

Ma quali sono le origini di questa croce e da dove è arrivata nelle nostre vallate? Nell’XI sec. in Toscana e precisamente a Pisa questa croce diviene simbolo della Repubblica Pisana. Ottfried Neubecker 1) riproduce nella sua opera Araldica una pagina del trattato di araldica di Philip Jakob Spener nato nel 1635 a Rappoltsweiler in Alsazia: in esso la croce di Pisa viene indicata come Croce ritrinciata e pomettata ed è presentata anche nella sua versione “vuota”. Goffredo Crollalanza cita una leggenda secondo la quale sarebbe derivata dall’abitudine dei soldati pisani di costruire croci servendosi delle ossa dei nemici uccisi, in particolare le tibie dalla cui forma deriverebbe così la sagomatura delle braccia della croce. I dodici pomelli risalirebbero poi a dodici importanti battaglie vinte dai Pisani. Solo in ultimo la chiama croce dei Conti di Tolosa.

La provenienza di questo tipo di croce è incerta; o meglio, essa ha una radice antichissima in quanto croce, ma la sua strana forma identificatrice è sicuramente di origine cristiana. Compare dal medio oriente fino alla Spagna su quello che sembra essere stato il cammino dei Visigoti verso occidente, e pertanto alcuni sostengono che sia legata all’eresia ariana ampiamente diffusa in questo popolo. È presente nei Balcani, in Italia, nella Gallia meridionale e in Catalogna dove compare nei capitelli della chiesa di Santa Maria de l’Estany.

In Francia nel X sec. Emma di Venasque, figlia di Roubaud marchese di Forcalquier, erede di Boson conte di Provenza, Emma andò in sposa a Guihen Taillefer, Guglielmo Tagliaferro, conte  di Tolosa, e con i diritti sul Contado di Forcalquier si crede che abbia portato a Guihen anche questo simbolo chiamato in Provenza “croce di Forcalquier”.

Nel 1095 il nipote di Guihen ed Emma, Raymond IV de St Gilles, conte di Tolosa, risponde entusiasta all’appello di papa Urbano II per la prima crociata in Terrasanta e, riunite le sue truppe a Saint Gilles nei pressi di Nimes in cerca di un emblema da apporre sulle armi del suo esercito, optò per questa croce. Essa è detta anche croce di Saint-Gilles, che era allora il porto più importante sull’estuario del Rodano, e l’aveva come stemma.
Raymond non tornerà dalla Terrasanta: vi morì nel 1105 e vi persero la vita anche il figlio Bertrand e suo nipote Alfonso.
Più probabile che sia stato Raimon V ad adottarla come simbolo araldico nel 1165. Nel 1211 si ha una delle prime tracce certe della sua presenza nella Contea di Tolosa in un sigillo comitale.

Gonfalone di Tolosa

Gonfalone di Tolosa

Quindi la croce di Tolosa sembra provenire dalla Contea di Provenza del X e XI secolo. È  rintracciabile sulle monete e sulle armi di alcuni signori fedeli al Conte di Provenza o a quello di Tolosa, quindi come emblema di casate nobiliari fra loro legate da rapporti di sudditanza, e i suoi percorsi sono tutt’altro che semplici da seguire nelle varie vicende dinastiche locali.

Il gonfalone di Tolosa vedeva la croce omonima issata su un’asta dorata, compresa tra il castello di Narbonne a destra e a sinistra la cattedrale cittadina con le tre torri. Al centro, in basso, compare un agnello, con aureola e corona anch’esso argentato. In origine, l’agnello era un ariete, antico simbolo di forza risalente all’epoca romana. Il tutto in campo rosso.

Dopo l’unione della contea alla corona di Francia, avvenuto nel 1271, non esistette più alcun conte di Tolosa, ma i suoi simboli araldici vennero conservati poiché questa figura fu inclusa dal Re fra i sei pari di Francia che dovevano presenziare a ogni incoronazione. In realtà mai nessun conte di Tolosa partecipò alla cerimonia, ma la corte supplì a questa carenza – che poteva determinare l’annullamento dell’incoronazione stessa – designando ogni volta un signore a rappresentare il conte: in tal modo i suoi simboli vennero conservati.La croce tolosana continuò a comparire sui sigilli di alcune città della regione di Tolosa, nel Lauraguais, nel Quercy, nel Rouergue, nell’Agenais e nell’Albigeois

Un simbolo panoccitano

Gli stati detti di “langues d’oc”, dopo il 1360 limitati ai tre siniscalcati di Tolosa, Carcassone e Beaucaire, formano la regione di Languedoc che sopravvivrà fino al 1789. Quindi il simbolo continua a essere usato e compare nello stemma araldico della provincia, cosi come attestato dalle medaglie dei secoli XVII e XVIII.

Il romanticismo linguadociano ottocentesco rivisitò la storia alterandola e trasformando la croce nel simbolo della rivolta tolosana e albigese contro la Chiesa di Roma e l’invasione dei cavalieri del nord. Essa venne quindi definita anche “croce catara”, non tanto perché fosse la loro bandiera (i catari rifiutavano l’adozione di qualsiasi effigie religiosa) quanto perché la crociata albigese avvenne contro gli eretici che vivevano nella regione del Languedoc.

Dopo la fondazione del Felibrige nel 1854, 2) alcuni gruppi e associazioni linguadociane adottarono la croce di Tolosa, quali l’Escolo Moundino di Tolosa che la usò dalla fine del XIX secolo sulla sua rivista “La terro d’oc”. Ma fu la Escola Occitana, fondata nel 1919 da Prosper Estieu, Antoni Perbosc e Joseph Salvat, a pubblicare il simbolo sulla rivista “Gai Saber” nel 1929, per poi riproporlo nel 1936 con una cartina del sud della Francia come sfondo, suggerendo già una sua interpretazione “panoccitana” (risale infatti agli anni ‘30 e ‘40 del secolo scorso l’espressione “croce occitana”).
Nel ‘30 nasce la Société d’études occitanes (SEO), prima associazione panoccitana che diventerà poi l’Institut d’études occitanes (IEO), che nel 1945 riprende la croce di Tolosa condita dalle bande rosso e oro della bandiera catalana.

Stemma della Region Languedoc Roussillon

Stemma della Region Languedoc Roussillon

La croce dei conti di Tolosa viene ripresa nel 1980 come simbolo ufficiale della Region Midi-Pyrénées. Attualmente è presente nei simboli delle regioni francesi Midi-Pyrenees e Languedoc-Roussillon.
Non compare invece nello stemma della Region Provence-Alpes-Côte d’Azur, che riporta le quattro strisce verticali rosse in campo oro derivate dalla Contea di Barcellona, il delfino blu e rosso del Delfinato, e l’aquila rossa della Contea di Nizza, ripresa dall’aquila dell’impero germanico e tuttora simbolo della città costiera.

Stemma della Region Midi-Pyrenees

Stemma della Region Midi-Pyrenees

 

Stemma della Region Provence-Alpes-Côte d’Azur

Stemma della Region Provence-Alpes-Côte d’Azur

 

Ma che c’entra con la Provenza Alpina?

Ricordiamo ora che nella vallate del Piemonte sud-occidentale e della Liguria occidentale non è mai stata rilevata la presenza di questa croce nell’iconografia religiosa locale, ove è molto diffusa invece la croce latina semplice e la croce greca anche nella sua versione copta.

Ma improvvisamente eccola comparire nelle nostre zone… Non in raffigurazioni antiche, non in chiese, monumenti, edifici, né nelle foto d’epoca o su libri e giornali dell’800, ma su “supporti” contemporanei come volantini, pubblicità, manifesti, marchi di aziende e associazioni.

Come c’è arrivato, qui da noi, questo simbolo?
La storia comincia negli anni Sessanta, con l’arrivo in Valle Varaita (CN) di un personaggio sconosciuto a tutti, un politico francese di nome François Fontan. Autodidatta, sedicente linguista, fondatore dell’“etnismo” – disciplina che studia la suddivisione dell’umanità in gruppi etnolinguistici e i rapporti tra di loro – convinto che a ogni lingua corrisponda una nazione, Fontan  (1929-1979) approdò in seguito alla teoria del cosiddetto “umanesimo scientifico”, fondata sulla sintesi dell’etnismo e della sociologia marxista.

Definito dai suoi seguaci “il primo nazionalista occitano cosciente”, fondò a Nizza nel 1959 il Partit nacionalista occitan (PNO), formazione politica che ancor oggi promuove con altro nome l’ideologia nazionalista occitana, volta alla creazione dell’“occitania granda”, una nazione estesa dalle Alpi del Piemonte sud-occidentale all’Oceano Atlantico.
Incarcerato in Francia nel 1962, due anni dopo viene allontanato dal Paese e si rifugia in Piemonte, nel paesino montano di Frassino in Val Varaita. Qui comincia a predicare la sua dottrina occitanista.

Fontan cerca di convincere delle sue opinioni l’Escolo dòu Po, un gruppo di giovani studiosi di lingua provenzale alpina che si era riunita a Crissolo in Valle Po, per fondare una “scuola felibrenca” per la rinascita della lingua e cultura provenzale in Italia. Ma l’Escolo non accolse i principi teorici di Fontan, che nel 1968 con alcuni giovani cuneesi ripiega sulla fondazione del Movimento autonomista occitano (MAO), un vero e proprio partito politico che si prefisse chiari obiettivi nazionalisti e ideologici.
François Fontan dimorò in Piemonte fino alla sua morte nel 1979, a Cuneo.
Fu proprio lui a importare in Italia le parole “occitania” e “occitano”, allora totalmente sconosciute nelle nostre vallate (così Dino Matteodo, uno dei suoi allievi, nell’introduzione alla sua opera Etnismo). Ma c’è di più: quando nel 1959 fondò il PNO, elesse a simbolo del partito proprio una bandiera con la croce di  Tolosa gialla in campo rosso, con l’aggiunta in alto a destra di una stella gialla a sette punte, di colore giallo, che nella simbologia fontaniana rappresentano le sette regioni occitane.

Bandiera "politica" dell'Occitania

Bandiera “politica” dell’Occitania

In conclusione, la croce di Tolosa è stata inserita in una bandiera totalmente inesistente in Piemonte e Liguria prima del 1959, creata ed esportata dalla Francia da un politico e per motivi politici, e non è un simbolo presente nella nostra tradizione civile o religiosa.

 

 

 

 

 

NOTE

1)  Ottfried Neubecker, Heraldry: sources, symbols and meaning, 1976 McGraw-Hill.
2) Circolo fondato nel 1854, a Mallaine in Provenza, da sette celebri poeti provenzali guidati da Frederì Mistral per la rinascita e la valorizzazione della lingua e della cultura provenzale.

 

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