Awali e una cerimonia misteriosa

Filed in geografia, niger, viaggi reportage by on 03/12/2019 0 Comments

Awali è un giovane abitante del villaggio di Dagarka poco lontano da Birni ‘n Konni, nel Niger Centrale. A causa di un sortilegio non riesce a trovare moglie. Una complessa cerimonia sarà sufficiente a rompere l’incantesimo?


 
 


Seduto sotto una pesante coperta di lana grezza, Awali sta entrando in uno stato di trance. La musica tradizionale dal forte potere ipnotico, suonata a un ritmo sempre più incalzante, ha già sortito il suo effetto. Da alcuni minuti tre donne, spinte da forze apparentemente occulte, si agitano e vagano tra la folla assiepata in uno spiazzo alla periferia del villaggio di Dagarka, nel Niger centrale. Brandendo pesanti asce sopra la testa, si avvicinano alla gente con lo sguardo vuoto; dopo un piccolo balzo sul posto seguito da un grugnito, continuano a danzare.
D’improvviso Awali esce dal suo “rifugio”. Gattonando lentamente verso i musicisti, rotea la lingua nell’aria come fosse un rettile. Raggiunge un grosso catino pieno d’acqua sistemato di fronte al gruppo musicale. La gente lo circonda. Immerge la testa scuotendola a destra e a sinistra per parecchi secondi, prima di rialzarsi sulle ginocchia guardando fisso nel vuoto. Sembra che stia impersonificando la dea dell’acqua, Mami Wata. La musica accelera il ritmo mentre Awali immerge la testa per una seconda volta.
Intanto, appartate dalla scena, le donne in trance conficcano le asce una dopo l’altra in un punto del terreno. Gli spiriti, per mano loro, hanno stabilito il luogo dove sarà sacrificato il montone… Ma prima accade qualcosa di misterioso al centro dell’arena, qualcosa che neanche la mia guida Ibrahim riesce a spiegarmi. Awali viene vestito di abiti bizzarri; di fianco a lui il montone da sacrificare, attorno decine di persone. La luce del giorno comincia a svanire. Alla fine di uno strano rituale il montone viene condotto sul luogo del sacrificio. Gli spiriti aspettano impazienti il suo sangue. Nel frattempo Awali é tornato tranquillo, seduto tra i familiari. È quasi buio. Poco lontano un marabut, un religioso musulmano venuto appositamente per la cerimonia, sta cercando qualcosa in un mazzo di fogli di carta assistito da altre due persone.
Alla luce della mia lampada frontale il marabut legge ad alta voce ciò che secondo lui è scritto su questi fogli. Una bava biancastra gli esce dalla bocca, forse prova dell’assunzione di allucinogeni. Io vedo soltanto disegni astratti e incomprensibili, ma sia lui sia la donna accanto a me leggono come se si trattasse di frasi compiute. Stanno cercando qualcosa, i fogli vengono passati rapidamente in rassegna: ognuno è diverso dall’altro, ma tutti sono pieni di disegni, figure geometriche e antropomorfe.
Poi tutto finisce, e nel buio della notte la gente comincia a ritornare alle proprie abitazioni.

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