Mali: gli “scavatori” del fiume Niger

Filed in geografia, mali, viaggi reportage by on 13/11/2019 0 Comments

foto di Rossana Cisterna

 

 

scavatori del fiume niger

C’è un luogo a Bamako che somiglia in modo impressionante a un girone infernale dantesco. Tra i luoghi scabrosi del Mali, rappresenta più di ogni altro la difficoltà di vivere e, contemporaneamente, la tenacia di uomini e donne in un Paese dove tutto è dura fatica.
Li ho chiamati “scavatori del Niger”.
Li ho conosciuti a Kalaban-Coro, un quartiere di Bamako lungo le rive del Niger dove si radunano pinasse e barconi carichi della sabbia raccolta a mani nude dagli uomini nel letto del fiume. Basta seguire le lunghe di file di camion ai lati della strada per ritrovarsi all’improvviso in un luogo che sembra fuori del tempo, un luogo dove uomini e donne lavorano senza sosta come formiche instancabili.

scavatori del fiume niger
Qui, un catino alla volta in bilico sulla testa, camminando di fretta sulle passerelle che uniscono le barche alla riva, le donne scaricano la sabbia formando grossi mucchi.
Qui gli uomini, a forza di muscoli, la trasferiscono sui camion con il solo uso di pale. Niente macchinari, tutto a forza di braccia e mani. Qua e là sventolano le bandiere delle imprese che permettono ai barconi e agli autisti di individuare il loro luogo di raccolta.

scavatori del fiume niger

Il potere della domanda

Quali sono i motivi di queste attività? Ho potuto vedere con i miei occhi come a Bamako, la capitale, sia in atto un vero boom immobiliare: le nuove costruzioni hanno così provocato un aumento della domanda di mattoni fatti con sabbia di alta qualità scavata a mano dal letto del fiume Niger.
Gli “scavatori” percorrono con le loro leggere imbarcazioni anche più di 100 chilometri dalla capitale per raggiungere un sito di estrazione. Una volta arrivati, si tuffano nel letto del fiume, a volte fino a una profondità di tre metri, riempiendo i secchi a mano. Quando la barca è carica (cioè quando il bordo sfiora il pelo dell’acqua!) si torna a Kalaban-Coro dove le donne attendono con i loro secchi o i loro catini per scaricare il materiale sulla riva. Ne ho vista qualcuna scavare rena sul bagnasciuga con piccoli contenitori per formare il suo personale mucchietto che, forse, riuscirà a vendere per pochi franchi.

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È una sorta di miniera dove non si cerca oro ma sabbia; e che, come tutte le miniere, ha i suoi lati pericolosi, come le correnti insidiose o le tempeste improvvise che possono mettere a repentaglio le fragili imbarcazioni. Il lavoro è non solo massacrante e rischioso, ma anche mal pagato. Dieci tonnellate di sabbia (a tanto arriva il carico massimo di una barca) vengono vendute a circa 80 euro, mentre gli uomini possono guadagnare da 14 a 20 euro per tre giorni di lavoro. Le donne che scaricano la sabbia, come tante formichine infaticabili, non guadagnano più di un euro e mezzo al giorno, giusto il necessario per sopravvivere.

scavatori del fiume niger

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Questa industria sarebbe illegale e il numero di “addetti” è sconosciuto, ma a occhio e croce sembrano essere migliaia. Bamako è una delle capitali africane con la crescita urbana più veloce (uno sviluppo, sembra, del 5,5% all’anno) e la domanda di mattoni è alta. L’industrioso popolo maliano si è quindi inventato un nuovo modo per guadagnare qualche soldo, creando sulle rive del Niger, a Kalaban-Coro, un piccolo mondo economico indotto per soddisfare le necessità di chi ci lavora: mangiare, dormire, vestirsi. I bambini giocano sui mucchi di sabbia che dovranno essere caricati sui camion; le donne, quelle che non sono addette allo scarico, cucinano sotto le tettoie di rami; ci sono i barbieri e chi fa avanti e indietro portando in bilico sulla testa merce da vendere (acqua, frutta, occhiali); i falegnami costruiscono i barconi con le tavole di legno: tutto a occhio, tutto a mano senza macchinari (del resto non ci sarebbe neppure l’elettricità per farli funzionare). Un nuovo villaggio, come i tanti che sorgono intorno alle miniere d’oro, dove ciò che spinge ad andare avanti è la speranza.

scavatori del fiume niger
Ogni tanto una donna si ferma per allattare il suo piccolo, che poi lascerà in custodia ai più grandicelli. Lì, sui mucchi di sabbia, dove si vive e si gioca.
Un luogo dove le emozioni sono forti, un luogo che ci racconta e ci fa toccare con mano la difficile vita del Mali, questo splendido Paese dove l’unica ricchezza degli abitanti è costituita dalle loro tradizioni. Ma ancora per quanto?

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