La Svezia è in guerra, e con un po’ di pazienza lo saremo anche noi

Filed in etnismo, geopolitica, svezia by del 11/09/2019
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svezia in guerra

Secondo un’indagine del quotidiano “Dagens Nyheter”, il 90% degli autori (o sospettati) di crimini violenti in Svezia hanno almeno un genitore nato all’estero, con radici in Medio Oriente e Nordafrica nella stragrande maggioranza dei casi.

 

Lo scorso anno, in Svezia si è registrato un numero record di sparatorie letali: 306. 45 persone sono state uccise e 135 sono rimaste ferite nel Paese, con la maggior parte dei decessi nella parte meridionale dove si trova Malmö. In marzo, il Centro forense nazionale svedese ha stimato che dal 2012 il numero delle sparatorie classificate come omicidi o tentati omicidi sia aumentato di quasi il 100%. Il Centro ha inoltre rilevato che l’arma più usata nelle sparatorie è il fucile d’assalto kalashnikov. “Si tratta di una delle armi più fabbricate al mondo e utilizzata in molte guerre”, ha dichiarato il team manager del Centro, Mikael Högfors. “Quando non servono più, vengono introdotte clandestinamente in Svezia”.
Nei primi sei mesi del 2018, secondo la polizia, quasi tutti i conflitti a fuoco hanno avuto luogo in un’“area vulnerabile”. L’anno prima, un rapporto della polizia intitolato Utsatta områden 2017 (Aree vulnerabili 2017) mostrava l’esistenza di 61 di tali zone in Svezia, con 200 reti di criminalità, costituite da circa 5 mila criminali. La maggior parte degli abitanti erano immigrati non occidentali e i loro discendenti.
Nel rapporto del 2017, la polizia aveva scritto che i conflitti etnici globali si replicavano nelle aree vulnerabili:

La magistratura e il resto della società non comprendono questi conflitti né hanno risposte su come risolverli. La polizia, pertanto, deve avere una maggiore conoscenza del mondo e una migliore comprensione degli eventi per interpretare ciò che sta accadendo nelle aree. La presenza di jihadisti di ritorno, di simpatizzanti di gruppi terroristici come lo Stato Islamico, al-Qaeda e al-Shabaab, e di rappresentanti delle moschee di orientamento salafita, contribuisce alle tensioni tra questi gruppi e altri residenti nelle aree vulnerabili. Dall’estate del 2014, quando un Califfato venne proclamato in Siria e in Iraq, le contraddizioni settarie sono aumentate, soprattutto tra sunniti, sciiti, cristiani levantini e nazionalisti di origine curda”. (p. 13)

Il 3 giugno scorso, la polizia ha diffuso una nuova lista che rivela l’esistenza odierna di 60 di queste zone, invece delle precedenti 61. Ciò non significa, tuttavia, che la situazione sia migliorata. Tutt’altro.
Nel 2019, le sparatorie continuano ancora a ritmo serrato. A Malmö – città di oltre 300 mila abitanti, un terzo dei quali è “nato all’estero” secondo le statistiche comunali – il 10 giugno, un uomo di 25 anni è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco davanti a un ufficio dei servizi sociali, mentre lo stesso giorno, alla stazione centrale, la polizia ha sparato a un uomo che avrebbe detto di avere una bomba nella sua borsa e che secondo quanto affermato si comportava in maniera minacciosa. Quella sera, due uomini sono stati uccisi nel quartiere di Lorensborg, sempre a Malmö. Più tardi, quella stessa notte, due esplosioni hanno colpito la città.
A causa dell’aumento del numero di sparatorie, gli impiegati comunali ora si sentono talmente a disagio a lavorare in città che il Comune ha pubblicato delle linee guida per aiutare i dipendenti municipali – soprattutto quelli che lavorano nell’àmbito dell’assistenza domiciliare, della riabilitazione e degli alloggi a breve termine – a rimanere al sicuro mentre espletano le loro mansioni.
Nel documento Sicurezza personale, suggerimenti e consigli su come evitare di ritrovarsi in situazioni indesiderate, il Comune consiglia ai suoi dipendenti di “pianificare il vostro itinerario, conoscere la vostra zona, cercare di ridurre al minimo i tempi da quando parcheggiate la vostra bici/auto fino a quando non arrivate a destinazione”. Inoltre, “prima di lasciare un edificio, date un’occhiata all’esterno e all’ambiente circostante per evitare di ritrovarvi in una situazione indesiderata; tenetevi lontani da persone considerate potenzialmente minacciose o pericolose e aumentate la distanza, se non ci sono altre persone nelle vicinanze”.
Un dipendente comunale, dopo aver ricevuto le linee guida, ha accusato il Comune di ipocrisia: “Ai media, il Comune dice che va tutto bene, anche se non è così. Poi, invia questo genere di messaggi ai propri impiegati”.
Le linee guida dell’amministrazione cittadina sulla sicurezza sembrano appropriate per una zona di guerra civile, come una volta era Beirut, piuttosto che per la città di Malmö, un tempo pacifica.
Beirut viene in mente anche nella città svedese di Linköping, dove ai primi di giugno un’esplosione ha devastato un edificio residenziale, come accade in guerra. Miracolosamente, nessuno è rimasto ucciso nell’esplosione, ma 20 persone sono rimaste ferite. La polizia sospetta che l’episodio sia collegato alle gang. Poche settimane dopo, due uomini sono stati uccisi nel quartiere di Skäggetorp, a Linköping, che risulta appartenere alla lista stilata dalla polizia delle “aree vulnerabili”, le famigerate “no-go-zones”.
Il 30 giugno, altri episodi legati alle bande, con tre sparatorie in tre differenti sobborghi di Stoccolma. Due persone, una delle quali è stata colpita alla testa, sono morte. Uno degli uomini assassinati, un rapper di nome Rozh Shamal, era stato precedentemente condannato per aggressione, rapina e spaccio di stupefacenti, tra le altre cose. Quest’anno, solo a Stoccolma sono già state uccise a colpi d’arma da fuoco undici persone, quante ne erano state assasinate complessivamente nel 2018. Quest’anno in Svezia, più di venti persone sono state finora colpite a morte.
“Questa situazione è inaccettabile”, ha affermato il capo del dipartimento operativo nazionale della polizia (Noa), Mats Löfving. “In molti casi, sono state utilizzate armi automatiche militari. Assistiamo a una riduzione del numero di persone ferite in atti di violenza armata, ma il numero degli omicidi non diminuisce”.
Il 1° luglio, il capo della polizia nazionale Anders Thornberg ha dichiarato che la situazione è “eccezionalmente grave”. Tuttavia, ha affermato, la polizia non ha perso il controllo delle gang e il principale obiettivo è quello di fermare l’aumento del numero di giovani criminali. “Per ogni giovane che viene ucciso ce ne sono altri 10-15 pronti a subentrare”, ha asserito Thornberg. Solo pochi giorni dopo, tuttavia, egli ha aggiunto che gli svedesi dovranno abituarsi ai conflitti a fuoco nel prossimo futuro: “Riteniamo che essi possano continuare per 5-10 anni nelle aree particolarmente vulnerabili. Ci sono di mezzo anche gli stupefacenti. Le droghe sono radicate nella società e la gente comune le compra. C’è un mercato per cui le bande continueranno a combattere”.
Ulf Kristersson, leader del partito dell’opposizione Moderaterna, ha definito la situazione “estrema per un Paese che non è in guerra”.

svezia in guerra
Gli edifici bombardati e le sparatorie non sono gli unici guai ad affliggere la Svezia: le auto vengono regolarmente incendiate. Nella piccola e pittoresca città universitaria di Lund, vicino a Malmö, si sono di recente registrati numerosi episodi di veicoli dati alle fiamme. La polizia non ha ancora identificato i sospettati. “Al momento, assistiamo a un aumento degli incendi delle auto, e ciò è ovviamente preoccupante”, ha dichiarato Patrik Isacsson, responsabile della polizia locale di Lund. Egli ha osservato che gli incendi in genere si intensificano durante i mesi estivi, ma questi episodi sono anche aumentati nel corso degli anni. “Non sappiamo ancora chi siano gli autori, pertanto, posso soltanto fare congetture, ma questo tipo di incendio doloso di solito è appiccato da persone giovani. Che tali atti avvengano durante l’estate può essere dovuto al fatto che i giovani sono disoccupati e ce ne sono molti senza un impiego”.
Ingela Kolfjord, una sociologa del diritto della Malmö University, ha così commentato:

Sono assolutamente convinta che si tratta di giovani che non hanno trovato il loro posto nella società, che sanno di non essere accettati, che il clima si è inasprito e che sono costantemente visti come l’“altro”. Le auto incendiate non sono soltanto un modo per esprimere il loro malcontento, ma anche un modo per mostrare che sono frustrati, disperati e arrabbiati.

Lo scrittore svedese Björn Ranelid non è d’accordo. “La Svezia è in guerra e sono i politici a esserne”, ha scritto sull’“Expressen”.

Per cinque notti di fila, molte automobili sono state date alle fiamme nella città universitaria di Lund. Tali atti irresponsabili sono avvenuti in centinaia di occasioni in vari luoghi della Svezia, negli ultimi quindici anni. Dal 1955 al 1985, non è stata bruciata nessuna auto a Malmö, Göteborg, Stoccolma o a Lund. Quando una sociologa della Malmö University spiega che i crimini sono una conseguenza del fatto che i giovani sono frustrati dice cose senza senso. Ripete cose che potrebbero essere dette da un pappagallo. Nessuno di questi criminali è affamato o non ha accesso all’acqua potabile. Tutti hanno un tetto sopra la testa ed è stata offerta loro l’istruzione gratuita per nove o dodici anni. Non vivono in case fatiscenti. Tutti loro hanno avuto uno standard materiale più elevato nelle loro case rispetto a diverse migliaia di giovani e bambini che sono cresciuti a Ellstorp, a Malmö, dove ho vissuto dal 1949 al 1966 insieme ai miei genitori e a due fratelli, in 47 metri quadrati, in due piccole stanze e una cucina.

E Ranelid ho così concluso:

Si chiama educazione, e migliaia di ragazze e ragazzi oggi ne sono sprovvisti nelle case svedesi. Non è una questione di denaro o di dove si nasce nel mondo. Non ha nulla a che fare con la politica o con l’ideologia. È una questione di etica, moralità e convivenza tra le persone. 1)

Il fenomeno delle auto in fiamme, frequente e diffuso, è solo uno dei nuovi aspetti della vita nella ex città idilliaca di Lund. A gennaio, un cosiddetto minore non accompagnato proveniente dall’Afghanistan, Sadeq Nadir, ha cercato di uccidere diverse persone nella città investendole con un’auto rubata. Sebbene il giovane abbia detto di essersi convertito al cristianesimo, il materiale trovato nel suo appartamento ha mostrato che voleva darsi alla jihad e diventare un martire. Ha dichiarato alla polizia che il suo intento era quello di uccidere. L’episodio è stato inizialmente classificato come un tentato attacco terroristico, ma poi l’accusa formulata è stata cambiata in tentato omicidio di dieci persone. Anche se Sadeq aveva ammesso la sua intenzione di uccidere, la Corte distrettuale svedese non ha ritenuto che il giovane potesse essere condannato per terrorismo o per tentato omicidio. Il Tribunale ha argomentato che l’imputato non stava guidando “abbastanza velocemente” da causare un concreto rischio di morte. Nella stessa ottica, sebbene fosse stato appurato che Sadeq aveva scritto dei testi sulla jihad e sul martirio e aveva detto di agire per Allah, la Corte non ha rilevato che il giovane avesse agito per motivi di terrorismo religioso. È stato meramente dichiarato colpevole di aver causato pericolo ad altri e di averli minacciati.
Ma che cosa ne pensa il governo svedese di questa situazione violenta e instabile? Il primo ministro Stefan Löfven ha condannato le recenti sparatorie:

Abbiamo considerevolmente rafforzato diverse sanzioni, tra cui le pene per la detenzione illegale di armi ed esplosivi come le bombe a mano. Abbiamo altresì conferito alla polizia maggiori poteri per le telecamere di sorveglianza e la raccolta di informazioni.

Il 2 luglio, il governo ha presentato una serie di proposte per contrastare la violenza armata, comprese pene più severe per detenzione impropria di materiali esplosivi e nuovi poteri da conferire ai funzionari doganali per bloccare pacchi sospettati di contenere armi o esplosivi. Secondo l’opposizione, le proposte sono arrivate troppo tardi. “Si poteva farlo anche un anno fa. Non ci sono mai state così tante sparatorie in Svezia. Penso sia ovvio per la maggior parte della gente che quanto fatto dal governo non è abbastanza”, ha dichiarato Johan Forssell, membro del partito d’opposizione Moderaterna.
Solo il 6 giugno, in occasione della Festa Nazionale svedese, il premier Stefan Löfven, pur ammettendo che la Svezia “ha ancora gravi problemi sociali”, aveva osservato: “Pochissime cose erano migliori in Svezia” prima:

Ma pur pensando ai vecchi tempi come a un idillio, con cottage rossi e prati verdi, pochissime cose erano migliori prima. Durante la celebrazione della Festa Nazionale, credo che dovremmo festeggiare proprio questo, quanto abbiamo conseguito come Paese. Abbiamo costruito un Paese forte, in cui ci prendiamo cura gli uni degli altri. Dove la società si assume la responsabilità e nessun uomo è lasciato solo.

Purtroppo, molti svedesi si sentono terribilmente abbandonati a se stessi in un Paese che assomiglia sempre più a una zona di guerra.

 

N O T E

1) Ovviamente è soprattutto questione di etnia – diremmo noi – visto che sono gli immigrati a delinquere… ma in Svezia non è consentito affermarlo [NdR].

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