Il canto dei meticci canadesi

Filed in canada, etnomusicologia, musica by del 01/07/1982
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All’origine del popolo meticcio della pianura canadese sta anzitutto una coincidenza di interessi economici con quella fascia di colonizzatori bianchi che si dedicava alla caccia e al commercio delle pelli.

Fu necessario per i nuovi arrivati, costretti dalla loro attività a una vita nomade, assumere gli indigeni come collaboratori, come guide e, soprattutto, come maestri di tutte quelle risorse che il nomadismo in luoghi dal clima molto severo richiedeva per sopravvivere. Tuttavia se per vivere il bianco adottò il modo che gli indiani avevano sviluppato attraverso millenni di esperienza, se mangiava, si vestiva e lavorava come loro, conservava del proprio popolo il patrimonio più trasportabile: la lingua, la fede e, quel che a noi soprattutto interessa, la musica.

Si crea così una situazione piuttosto singolare nella storia della colonizzazione bianca dell’occidente: sono i bianchi che devono spogliarsi di molte delle prerogative della loro civiltà per assimilarne molte della civiltà indigena. Perciò devono intrattenere con loro un rapporto di parità e di collaborazione e non di superiorità o di conquista. La comunanza di vita porta come conseguenza a frequente unione di donne indiane con uomini per lo più francesi o scozzesi, in modo che anche un legame di sangue verrà presto a fondere queste due comunità etniche, dando luogo ad una terza con caratteristiche sue proprie, quella appunto meticcia. Nel giro di una generazione si è formata una popolazione che esce dalle foreste insediandosi nelle Pianure.

La gente meticcia d’estate viveva al modo indiano nomade, dedicandosi alla caccia del bufalo ed alla preparazione del pemmican dalla sua carne.

Oltre che cacciatori questi meticci erano anche canoisti negli anni in cui la canoa era il principale mezzo di trasporto; diventano più tardi guidatori della carovane dei carri adibiti al trasporto dalle ferrovie degli Stati Uniti al Red River Colony. L’inverno era la stagione della caccia agli animali da pelliccia, della pesca e anche di prolungate e animatissime feste dove si mangiava e si beveva in comune ma soprattutto si ballava a suon di violino e si cantava.

Erano canzoni allegre dal vivace ritmo di danza oppure ballate dalla musica solenne e dal contenuto serio che narravano avvenimenti collettivi o drammi privati del passato, costituendo la più valida forma di trasmissione storico-culturale da parte di comunità che, soggette a continui spostamenti, non potevano in generale disporre di strutture educative stabili.

Ormai esistono tutte le condizioni perché la gente meticcia divenga un popolo ben definito nella sua fisionomia: la fusione di due razze, di due civiltà, che modificandosi a vicenda ne hanno prodotta una nuova sia dal punto di vista etnico, che economico e culturale.

Lo scontro del 19 giugno 1816, che va sotto il nome di “Massacro delle Sette Querce”, rivela che il fenomeno di cui abbiamo parlato è giunto a maturità. Si trattò, in fondo, della zuffa fra coloni scozzesi, insediatisi di recente come agricoltori (e perciò costituenti un pericolo per la caccia) e un gruppo di meticci sostenuti dal North West Company (una delle grandi ditte di pelli). Zuffa che si concluse con una totale vittoria meticcia. L’avvenimento, limitato in sé, lasciò tuttavia una così rilevante traccia nella saga cantata di questa gente da dimostrare che da quel momento la gente meticcia acquista la coscienza d’essere un vero e proprio popolo. Infatti la sera stessa del massacro, i vincitori si riunirono nella “Pianura delle Rane” e lì un giovane, Pierre Falcon, genero del comandante meticcio Cuthbert Grant, compose una canzone per celebrare la vittoria. Il Falcon fu poi autore di tante canzoni da essere soprannominato il “bardo dei meticci”.

Questo suo primo canto, che fu come il grido di esultanza della raggiunta identità di un popolo, divenne l’inno nazionale meticcio. I meticci, dunque, si sentono ormai popolo. Lottano concordi per difendere il loro modo di vita nei territori che lo consentono. Ma il Canada dei bianchi, cioè centro-orientale, a causa dell’afflusso crescente di nuovi coloni, tende ad allargare verso ovest gli insediamenti agricoli, sottraendo terre alle popolazioni nomadi. Si susseguono perciò per i meticci anni di scontri con forze ineguali e perciò con inevitabili sconfitte inframmezzate da qualche temporaneo successo; tale, ad esempio, la nascita nel 1870 della provincia autonoma di Manitoba, che però resterà ben presto nelle mani di una popolazione stabile mentre quella nomade è costretta a trasmigrare. La sconfitta finale per i meticci venne poi nel 1885 con la cattura del loro capo Riel e la caduta di Batoche che pose fine alla Ribellione del North West. In questi anni di dure tensioni etnico-territoriali si vennero formando alcune divergenze che da allora dominano la vita politica canadese quale il contrasto fra zone anglofone e francofone e, ancora più forte, quello fra l’est (Canada Centrale) e l’Ovest. Ne fu interprete in modo particolare Louis Riel che ebbe un ruolo primario negli anni delle due ribellioni. Meticcio, mandato all’Est per studiare in seminario, fu un uomo con aspetti molteplici ed anche contraddittori: silenzioso, soggetto a periodi di squilibrio mentale che lo condussero più volte in casa di cura, visionario acceso di passione messianica, ma dotato a tratti di pensiero lucidissimo, di una mente degna di un capo e di un legislatore. Devoto al suo popolo che lo ripagò con uguale fedeltà, odiò l’uso della forza eppure finì di morte violenta sulla forca. Alla domanda di come si debba giudicare quest’uomo, le cronache del tempo rispondono: un patriota, un martire, un poeta per gli uni, un traditore per gli altri.

Ai nostri occhi egli è caso esemplare di quella lacerazione che ancora oggi si avverte fra le diverse parti del Canada. Quanto ai meticci, con la morte di Riel tramontò anche la loro speranza di un avvenire come popolo autonomo.

Per quanto riguarda la tradizione musicale meticcia, essa si può articolare in tre gruppi di canzoni:

1) canti popolari nati nella terra di Francia, importati da coloni di questo paese e diventati presso i meticci una specie di patrimonio mitico tramandato senza alterazioni di rilievo. Ne è esempio il “Depart du soldat” che parla di un giovane che va a combattere in Italia; come si vede vicenda del tutto estranea nei luoghi e nei fatti alla gente meticcia.

2) Canti di lingua francese ma nati localmente nel Quebec, come “Le canadien errant” che si riferisce alla ribellione dei canadesi dell’Est contro il governo inglese.

3) Canti di origine propriamente meticcia che si richiamano a fatti pubblici e privati di questa nuova unità etnica.

Ne sono esempio i canti di un Falcon nel primo ’800 e di un Riel negli anni delle ribellioni.

Sui canti che ho solitamente in programma vorrei mettere in rilievo un particolare, secondo me, molto importante; molti di essi li ho raccolti io (e poi trascritti) personalmente dal vivo, dalle labbra cioè di un meticcio di 93 anni, il signor Gaspard Jeannotte, che attraverso una nonna si è imparentato con la famiglia di quel Falcon di cui abbiamo parlato. Cresciuto nella casa dei nonni, il signor Gaspard ha appreso da loro fin dall’infanzia questi canti. Il nonno che gli fu maestro morì più che centenario nel 1904, perciò il signor Gaspard, anch’egli quasi centenario, ci consente d’avere una testimonianza diretta risalendo di una sola generazione.
A questo ultimo esemplare di giullari meticci ed alla sua famiglia dedico il mio tentativo di diffondere la loro tradizione.

 

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