Verso un altro scisma tedesco? 

Filed in germania, Vaticanismo by on 17/11/2020

La tendenza radicata in Germania, dal mistico medievale Meister Eckhart, al rivoluzionario Thomas Münzer e all’inquieto Martin Lutero (i più noti), attraverso lo storico pretesto della ribellione a Roma, è sempre stata quella di voler “aggiornare” Nostro Signore Gesù Cristo. Oggi i loro epigoni vorrebbero – addirittura dal recinto di Pietro – in una sorta di ricapitolazione storica già tristemente consumatasi secoli fa, che la Chiesa cambiasse in modo inaudito il Magistero secondo i loro disegni.
Mai sazi di effrazioni dottrinali, mai scoraggiati dai deludenti risultati pastorali ottenuti, mai dissuasi dal secolarismo che ha decimato i loro “fratelli” protestanti, vorrebbero terminare il lavoro iniziato nel post Vaticano II che allora godette dell’accondiscendenza di san Paolo VI. Quando la Germania ebbe la grande occasione di “germanizzare” la Chiesa, nell’episcopato tedesco qualcuno, pur conoscendo Ratzinger, s’illuse che egli da pontefice avrebbe applicato il “nepotismo” nazionale. Benedetto XVI però non era certo prelato tale da abbassarsi a simili livelli: la pensava (e la pensa) in maniera diametralmente opposta al modello di Chiesa che la fazione episcopale progressista insegue. Sulle questioni teologiche Ratzinger non ha mai fatto un passo indietro.
Il defunto cardinale Karl Lehman (progressista), quando dal 1987 al 2008 fu presidente della Deutsche Bischofskonferenz, la conferenza episcopale tedesca, riuscì grazie alla sua grande autorevolezza a contenere la deriva estremista di taluni personaggi.
Oggi il presidente della DBK è il vescovo Georg Bätzing, eletto nel marzo 2020 dopo le dimissioni del cardinale Reinhard Marx, vero deus ex machina dell’autodeterminazione germanica. Egli sembra essere in sintonia con il suo irrequieto predecessore.

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Logo del Synodaler Weg biennale del 2019.

L’instrumentum laboris sinodale

Facciamo un passo indietro e andiamo al 1° dicembre 2019, giorno di apertura del sinodo biennale tedesco fortemente voluto da Marx. L’assemblea sinodale fu organizzata in quattro forum di discussione. Lo spirito antiromano dei prelati progressisti – maggioritari – supportato da 240 teologi tedeschi, avanzò istanze su temi sensibili per la Chiesa: ruolo della donna, vita e celibato sacerdotale, vita di relazione, amore e sessualità (comprese… non potevano mancare… le unioni omosessuali).
Fin qui l’antipasto prima del piatto forte: l’autodeterminazione della conferenza episcopale tedesca, con pretesa di essere un riferimento universale. Stabilendo i princìpi del sovvertimento episcopale e scavalcando il Diritto Canonico, si pensò d’introdurre delibere sinodali atte a modificare materie di stretta autorità e competenza magisteriale romana. Il criterio primario fu l’evangelizzazione come apogeo del rinnovamento. Le strutture e gli equilibri di potere nella Chiesa dovevano essere corretti sulla base del Vangelo. “Vogliamo esercitare il potere e la separazione dei poteri nella Chiesa per diffondere il Vangelo attraverso il Popolo di Dio”. Poi, attraverso l’allegoria delle “radici”, vennero elencati gli organi da dove si sarebbe attinto il “nutrimento” per la vita dell’organismo episcopale.
La prima radice era l’uguaglianza radicale tra i membri del Popolo di Dio: un rinnovamento che regoli il potere a garanzia della partecipazione e il contributo di tutti alla missione della Chiesa. L’uguaglianza sarebbe di tutti i membri, infatti è sancita dai sacramenti del battesimo e della confermazione, espressione del sacerdozio comune di tutti i credenti.
La seconda radice era l’evangelizzazione attraverso il “sacerdozio comune”. La partecipazione dei credenti al triplice ministero di Cristo Re, Sacerdote e Profeta era fondamentale per la differente condivisione del potere.
La terza radice era il senso di fede (sensus fidei fidelium) del Popolo di Dio. Cioè il requisito teologico che consentirebbe ai laici di partecipare al triplice potere di Cristo per mezzo del voto, per deliberare in base a un criterio maggioritario su materie pastorali dottrinali e giurisprudenziali. Diritto non solo delegato dai chierici ai laici, ma “pulito”: vale a dire che non verrebbe sanzionato dal potere dell’insegnamento tradizionale. Si avvisava: “Non si pensi che [nella Chiesa] le cose non possano evolversi, la tradizione non è fissità, ma è scritta nel tempo in cui viviamo”.
A questo punto si minacciava la Totaler Krieg (in breve: la guerra totale) riguardante il potere e la separazione del potere nella Chiesa. Si intimava: “È importante condividere, giustificare e controllare il potere, promuovere e rendere obbligatoria la partecipazione introducendo procedure per l’esercizio del potere della Chiesa, anche attraverso la separazione dello stesso”. Ciò significherebbe che, per esempio, la pastorale, la legislazione e la giurisdizione episcopale sarebbero sottratte dalle sole mani del vescovo e date in pasto alla collegialità di matrice laica, per non dire laicista. Qui viene in mente (di luterana memoria) l’atto nefasto di quei chierici che lasciano aperto il recinto di Pietro alle “bande dei cinghiali che devastano la Vigna del Signore”, disonorando la Chiesa con le loro assurde elucubrazioni mentali.
“I diritti e i doveri degli ordinati e dei i laici, possano essere esercitati durante le consultazioni e le decisioni della Chiesa, dalla nomina di vescovi e alla distribuzione delle cariche, compreso il controllo sulle decisioni in materia di strategia finanziaria, personale e pastorale”. E manco a dirlo, “le leadership, le selezioni dovrebbero essere introdotte sotto forma di elezioni e deliberazioni con la partecipazione dell’intero Popolo di Dio, adeguatamente rappresentato. I leader devono essere controllati e responsabilizzati, nei confronti di organi democraticamente eletti e di una magistratura indipendente”.
Esausti arriviamo alle indicazioni sull’ordine: “L’ammissione ai ministeri e agli uffici ecclesiastici sarà esaminata secondo la giustizia di genere [come non citare anche qui il gender, il prezzemolo del XXI secolo?] basato sulla teologia del battesimo, affinché la Chiesa possa svolgere il compito di proclamare il Vangelo”. Peccato che l’abbia sempre fatto!
Ora, dopo aver scorso, non senza qualche sobbalzo, il distillato delle proposte ecclesiastico-teutoniche, possiamo registrare che esse vanno verso una realtà protestante già “assaporata” dallo scisma del 1517. I documenti e i contenuti del preambolo vanno indagati con acume senza indulgenze per fiutare cosa cuoce nella “pentola” sinodale. Il rischio della loro applicazione ha superato il confine del probabile per entrare sempre più nel possibile.
È vero che passi in questa direzione sono già stati fatti dalla Santa Sede, che non nasconde più l’inquietudine per quanto accade in Germania. Il papa, nonostante le sue ampie vedute, ha intimato al consesso di restare al passo con la Chiesa di Roma.

Marx

Il prefetto della Congregazione dei Vescovi, cardinale Marc Ouellet, incaricò il capo del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, monsignor Filippo Iannone, affinché analizzasse i contenuti dell’Instrumentum laboris del sinodo tedesco. Il Dicastero, dopo averlo esplorato canonicamente, lo giudicò non solo contrario alle istruzioni del papa ma anche non “ecclesiologicamente valido”. L’autorevole Ufficio stigmatizzò senza riserve la premessa sinodale, intravedendo in essa “aperture ai danni dell’insegnamento della Chiesa”. Taluni vescovi sembrano decisi a indire un “concilio particolare” con risoluzioni vincolanti senza le opportune autorizzazioni di Roma”. Nasceva così una disputa tra Vaticano e conferenza episcopale tedesca.
Il cardinale Reinhard Marx, capobranco della setta episcopale, vorrebbe scippare Roma del suo primato magisteriale attraverso una sinodalità decentrata, riducendo la Chiesa a un’assemblea democratica. Egli, incurante dei richiami della Santa Sede, ha confermato che il processo sinodale sarebbe continuato, come previsto, trattando questioni d’insegnamento “universale”. Avverso al giudizio di Roma, ha affermato provocatoriamente che verrà “fatta una consultazione secondo la nostra modalità” e che “non sarà un sinodo tradizionale, ma un unicum fuori dal diritto canonico”. Con questo linguaggio che dovrebbe porlo fuori dal recinto di Pietro, ha minacciato: “I risultati saranno utili per la guida della Chiesa universale e per le altre conferenze episcopali”, non “solo” per la Germania. “Verranno preparate traduzioni in varie lingue ed è intenzione dei vescovi tedeschi dare un esempio da esportare nel mondo”.
Quest’ultimo passaggio rivela – come se ce ne fosse bisogno – ciò che scorre da sempre nel fiume carsico della mistica e dello spirito germanici: quel nazionalismo che vede nel papato l’ostacolo insormontabile all’espansione della vitalità spirituale della Germania. Esso è la prova che parte di quell’episcopato vuole la Totaler Krieg colpendo, come nel XVI secolo, le basi millenarie della Chiesa Universale. Ce ne sarebbe abbastanza per inviare le Guardie Svizzere al “Brennero”!

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Il cardinale Reinhard Marx con il vescovo luterano evangelico tedesco Heinrich Bedford-Strohm.

L’ “intercomunione” con i protestanti

Infine, per non far mancare nulla che potenzialmente rasenti l’eresia, è stata introdotta la proposta di un rito comune “protestante-cattolico”. 1) Ignorando il no del 18 settembre 2020 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (con l’approvazione del papa) sull’ospitalità eucaristica, la DBK ha confermato che proseguirà il cammino verso l’“intercomunione” con il Consiglio della Chiesa evangelica. Conseguentemente, un gruppo di teologi evangelici e cattolici, l’ÖAK, nel settembre 2019 ha stilato un documento a favore dell’intercomunione, ribadito nell’incontro di marzo 2020 dall’episcopato tedesco guidato da mons. Georg Bätzing, nonostante l’ammonimento di Roma che intanto aveva subodorato qualcosa di torbido all’orizzonte.
Bätzing, ad abundantiam, non solo confermò lo svolgimento del terzo congresso ecumenico cattolico-protestante nel 2021, ma aggiunse che in tale occasione sarebbe stata davvero attualizzata l’intercomunione.
Il 18 settembre il prefetto cardinale Luis Ladaria, della Congregazione per la Dottrina della Fede, ammonì Bätzing e l’episcopato tedesco che le differenze sull’Eucaristia tra i cattolici e i protestanti sono di così vasta portata da escludere partecipazioni congiunte alla Messa o all’ultima cena.
Il 6 ottobre 2020, in una dichiarazione congiunta, DBK ed evangelici insistettero su un presunto “desiderio” dei cristiani di esprimere la loro solidarietà nella partecipazione reciproca all’Eucaristia e alla cena del Signore

La realtà pastorale

La verità è che i fedeli, disorientati dalla mancanza di una dottrina chiara, stanno perdendo l’afflato verso una Chiesa Cattolica che in Germania è sempre meno rilevante, con un numero cospicuo di fedeli ormai disposti ad abbandonarla al suo destino con il grave rischio di secolarizzarsi. I vescovi progressisti intendono cedere a volte fette di sovranità (secondo loro, per frenare l’emorragia religiosa!) a ciò che rimane del protestantesimo. Concessioni che aumentano la dicotomia tra progressisti e conservatori, i secondi accusando l’episcopato “liberal” di inseguire l’eresia e lo scisma.
Altro che proposte unilaterali di innovazione e nuova “scossa” al cattolicesimo universale… È proprio grazie alle innovazioni che stanno soccombendo.
In effetti alcune problematiche reali sono da affrontare urgentemente, ma non certo quelle in discussione nei forum “creativi” (una per tutte: benedire le coppie formate da persone omosessuali). In effetti, l’analisi sullo stato di quell’episcopato lo stima in via d’estinzione. I dati del 2018 dicono che nelle 27 diocesi del Paese sono stati ordinati appena 61 sacerdoti. Nel 1995 erano 186. I preti attivi due anni fa erano 13.856, cinque anni fa 14.087. La diocesi di Treviri nel 2017 è passata da 863 parrocchie a 36.
Thomas Sternberg, presidente del comitato dei cattolici tedeschi, che ha sempre soffiato sul fuoco delle riforme, ha ammesso finalmente che la situazione è tragica.

La Kirchensteuer

A differenza di come si procede altrove, in Germania, “grazie” alla legislazione risalente alla Repubblica di Weimar, si deve versare ogni anno una parte del proprio reddito allorché si dichiara allo Stato di appartenere a una confessione religiosa. Per quella cattolica, la tassazione è fissata all’8% o 9% dell’imposta lorda versata. Il “Sinodo biennale” tra i suoi punti ha proprio la volontà di rivedere quella regola. La tassa riguarda tutte le religioni, ma chi tra i cristiani non la paga non ha il diritto a ricevere i Sacramenti (battesimo, cresima, matrimonio, estrema unzione e funerale) e può essere accusato di evasione.
La tassa ha aumentato enormemente le casse della Chiesa tedesca. Per esempio, nel 2015 il patrimonio della diocesi di Colonia era di tre miliardi di euro: “una somma oscenamente elevata”, scrisse indignato sulla “Frankurter Zeitung” Daniel Deckers, il biografo del cardinale Karl Lehmann.

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Un modo alternativo per dire “simonia”…

Non sono tutti pecoroni

Non tutti i prelati tedeschi sono dell’avviso di sposare tali cambiamenti e di contraddire apertamente il Magistero. Cercando di circoscrivere l’incendio creato dall’episcopato ultra-progressista, alcuni sono scesi in campo. Cito, per brevità, le voci più importanti in distonia con la maggioranza del gregge sinodale tedesco.
L’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede cardinale Gherard Müeller e il suo collega Walter Brandmüeller si sono espressi contro lo sviluppo di un processo scismatico provocato dal “concilio interno”. Il cardinale americano Raymond Leo Burke ha chiesto esplicitamente che il sinodo venisse annullato, in quanto minerebbe l’unità della Chiesa. Il vescovo Juan Ignacio Arrieta della curia romana ha stigmatizzato l’episcopato tedesco per aver indetto un sinodo senza alcuna autorizzazione da Roma. Il cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia, in una dichiarazione del 17 settembre all’agenzia di stampa KNA ha diffidato il sinodo dall’affrontare “un percorso solitario” con il rischio di creare una Chiesa nazionale che, de jure, esca dalla comunione con la Chiesa Universale, affermando: “La Chiesa non è un’entità sociologica, ma il Corpo di Cristo”.
Un altro oppositore risoluto del percorso sinodale tra i vescovi tedeschi è monsignor Rudolf Voderholzer, vescovo di Ratisbona. Egli dissente, sul piano dei contenuti, dalla formulazione dell’Instrumentum laboris che difetta di ogni spessore teologico. In modo patente, ha accusato il documento anche sotto il profilo teologico: “Con sorpresa ho dovuto leggere nel testo: Gesù ha discepole e discepoli, non ordina nessuno. Che razza di affermazione è questa? A questo punto, allora, tanto varrebbe dire che Gesù non battezza nemmeno qualcuno, non cresima nessuno, non va neanche a messa la domenica, eccetera”.
Anche la base episcopale ha manifestato ì i suoi malumori per la corrente “creativa” all’interno della Chiesa tedesca. I sacerdoti del gruppo Communio veritatis all’inizio del 2019 chiesero le dimissioni del cardinale Marx quando era ancora presidente della Conferenza Episcopale Tedesca. Lo accusarono di “abusare del suo ufficio spirituale e di considerare i Sacramenti della Chiesa come beni personali”. Communio veritatis si era formata un anno prima quando in Germania si parlava di concedere alle mogli protestanti dei cattolici la possibilità di ricevere l’Eucarestia, e il gruppo di sacerdoti si era opposto a questa trovata.
Sempre nel 2018 Marx fu criticato dal gruppo per aver stigmatizzato Markus Söder, il governatore bavarese che aveva ordinato l’esposizione dei crocifissi nei luoghi pubblici. All’epoca, Marx disse di essere “molto triste” e che si vergognava” di quella decisione, sostenendo che Söder stava causando “divisioni, disordini e animosità” e che avrebbe “espropriato la croce in nome dello Stato”.

Incertezza sul futuro

Che fare? Attorno al quesito ruota il futuro del potenziale scisma tedesco. Sono stati e verranno pubblicati ancora documenti eterodossi rispetto al Magistero della Chiesa Universale, ed è normale che la Santa Sede replicherà, ammonirà fino ad arrivare a un punto di non ritorno. Il 2021 sarà l’anno fatale dello scontro finale? Non lo sappiamo; possiamo almeno immaginare che il pericolo di uno scisma sarebbe mitigato soltanto da una marcia indietro dell’estremismo tedesco.
In caso contrario si prospetterebbe una Germania privata del cattolicesimo così come fino a oggi è stato inteso e conosciuto.

 

N O T E

1) Ovviamente queste cose non succedono soltanto in Germania: vedi qui [NdR].

 

 

 

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